Film stasera in tv: LA RAGAZZA DEL LAGO (giov. 12 luglio 2018, tv in chiaro)

La ragazza del lago, Rai Movie, ore 21,10. Giovedì 12 luglio 2018.
Ragazza_del_lago_0107_800_800Un film italiano del 2007 – diretto da un regista, Andrea Molaioli, alla sua opera prima – per il quale ci fu uno sbandamento generale. Recensione tripudianti, buonissimo e inatteso successo di pubblico, premi in quantità, compresa un’overdose di David di Donatello. Bene, a qualche anno di distanza cosa rimane di quel gran botto? Rimane un buonissimo film, poco italiano, o se preferite poco cine-romano, nelle sue atmosfere nordiche e già in odore di Mitteleuropa, che però non ce l’ha fatta davvero ad affermarsi come un nostro classico-moderno al pari, per dire, di certe cose di Sorrentino o Garrone.
Molaioli al suo film successivo, Il gioiellino, non è riuscito a ripetersi, e nel suo terzo, Slam, tutto per una ragazza, ha sorpreso per come ha stravolto il modo di girare rispetto al suo esordio (la storia, da Nick Hornby, racconta – ancora! – di una coppia adolescente con bambino in arrivo. Tutto girato mimando i modi del cinema ipergiovanile, mdp barcollante, ritmi fernetici, piani sequenza in soggettiva ecc. Un film che, devo dire, che non mi ha fatto impazzire). Tratto da un thriller norvegese e sceneggiato da Sandro Petraglia (senza Stefano Rulli), La ragazza del lago è stato abilmente delocalizzato nell’alto Friuli zona Tarvisio, villaggi alpini lindi e ordinati, molto legno dappertutto, aria tersa, cascate di gerani alle finestre, un’aria da qui-regnava-Francesco-Giuseppe lontana da ogni disfacimento italo-mediterraneo. Lo scenario perfetto di un delitto perfetto e misterioso, a suggerire il caos che si agita sotto l’ordine apparente. Difatti il corpo nudo di una ragazza viene ritrovato ai bordi di un sinistro lago di montagna. Cos’è successo? Chi l’ha uccisa? Il commissario Sanzio, disincantato e chiuso alla vita – anche in seguito alle sue complicate faccende familiari -, comincia a indagare. Naturalmente gli si oppone il paese tutto, come compatto a difendere i suoi segreti più o meno confessabili, secondo il classico schema narrativo dell’estraneo (Sanzio viene dal Sud) che cerca di penetrare faticosamente nel labirinto di un mondo ripiegato su di sé. Naturalmente molto non è come sembra, si aprono una dopo l’altra finestre su abissi che non ti aspetti. Molaioli azzecca parecchio, grazie anche all’impeccabile costruzione narrativa. Il clima gelido e cupo, innanzitutto. L’uso della detection story per scardinare la costruzione dell’ipocrisia sociale. Il saper imprimere al film un tempo interno, un andamento costante e omogeneo che gli conferisce una compattezza, un’unità rare. Fa recitare molto bene una compagnia di attori capitanata da Toni Servillo, che è un Sanzio come introflesso, imploso, e che comprende Fabrizio Gifuni, Valeria Golino, Marco Baliani, Anna Bonaiuto, Omero Antonutti. Resta la sensazione a momenti di un gelido esercizio registico. Bisogna davvero aspettare l’opera terza di Molaioli per capire se abbiamo trovato un autore. A me questo La ragazza del lago ha ricordato un lontano e bellissimo film degli anni Sessanta dal titolo simile, La donna del lago di Camillo Bazzoni e Franco Rossellini. Anche lì c’erano delitti in riva a un cupo lago alpino, anche lì il caos insidiava l’ordine di un tranquillo villaggio. Chissà se, girando il suo, Molaioli ne ha tenuto conto.

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