Il film imperdibile stasera in tv: QUELLI DELLA SAN PABLO di Robert Wise (sab. 14 luglio 2018, tv in chiaro)

Quelli della San Pablo di Robert Wise, RaiMovie, ore 21,10. Sabato 14 luglio 2018.
Amo molto il cinema hollywoodiano dei primi anni Sessanta ancora fieramente consapevole della propria grandezza e centralità, ancora classico nei linguaggi e fondato sulla supremazia degli studios e del potere divistico, mirato allo spettacolo e agli incassi ma anche capace di progetti enormi, fuori scala, perfino visionari e irragionevoli. Un cinema moribondo ai suoi ultimi bagliori, segnato dalla decadenza, che di lì a qualche anno sarebbe stato spazzato via dal naturalismo e dal minuto realismo quotidiano e antieroico della rivoluzionaria New Hollywood, ma ancora capace di meravigliare. A quell’estrema stagione classica che già presagiva la proprie fine, a quel crepuscolo appartiene questo poderoso, monumentale Quelli della San Pablo, anno 1966, uno storico-bellico come tra anni Cinquanta e Sessanta se ne producevano copiosamente per un pubblico che ancora conservava una qualche memoria storica dei fatti della seconda guerra mondiale, o del tormentatissimo periodo entre deux guerres. Più precisamente, Quelli della San Pablo si inserisce in un sottogenere rigoglioso che andava a scandagliare e ricostruire attraverso messinscene epiche e ad altissima spettacolarità (e con budget sontuosi) le tensioni tra le potenze d’Occidente e una Cina al risveglio dal suo lungo sonno coloniale e in cerca dell’indipendenza. Con sullo sfondo il Giappone a coltivare mire egemoniche e espansionistiche sulla stessa Cina. Titoli come 55 giorni a Pechino di Nicholas Ray, La locanda della sesta felicità di Mark Robson, Missione in Manciuria, l’ultimo John Ford. E Quelli della San Pablo, del 1966: un progetto talmente complesso e costoso, tratto da un bestseller di qualche anno prima, che impegnò il suo regista Robert Wise in anni di preparazione. Tant’è che la 20th Century Fox chiese a Wise di riempire i tempi morti con un altro film, e fu Tutti insieme appassionatamente, destinato a diventare un classico e a surclassare, negli incassi e nella memoria collettiva, lo stesso Quelli della San Pablo che pure si sarebbe rivelato un successo.
Siamo nel 1926, una vecchia cannnoniera americana (sequestrata decenni prima al nemico durante la guerra ispano-americana) controlla le coste della Cina all’altezza del Fiume Azzurro. Fatti epocali stanno cambiando il paese, e la storia. Chiang Kai-shek ha incominciato la sua guerra di indipendenza cercando, oltre che di liberare, di unificare il paese, in quella fase diviso in aree sotto il controllo di signori della guerra, ma compatto nel comune risentimento verso gli stranieri. Situazione difficile, sulla nave. I rapporti con i coolies, i sottoproletari cinesi ingaggiati a basso prezzo come ciurma e forza lavoro, si deteriorano giorno dopo giorno, una ribellione strisciante si sta propagando nel ventre della cannoniera. Su questo sfondo si stagliano le figure maggiori: il duro, tosto e coraggioso capomotori Holman, il bravo marinato Frenchy che si innamora di una ragazza cinese e la sposa, il capitano della nave Collins. Più la giovane missionaria Shirley di cui ovviamente l’eroe Holman si innamorerà. Lungo tre ore (il critico di Life fece sua una citazione di Andy Warhol per dire i suoi sentimenti contradditori verso il flm: “Adoro le cose lunghe e noiose”), maestosamente condotto da Robert Wise alternando i piani narrativi delle microstorie con la Grande Storia della Cina nel suo farsi, Quelli della San Pablo si costituisce attraverso la guerra di frizione in un universo chiuso tra americani e cinesi, presentati come infidi e pericolosi. Fino allo scontro finale. Come nel coevo 55 giorni a Pechino non c’è straccia di visione antimperialista, il film si situa fermamente dalla parte dell’Occidente e dei suoi valori. Il che, se giudicato con i parametri odierni, lo fa sembrare un ferrovecchio ideologico di antica scuola militarista-inteventista. Ma è sempre discutibile proiettare sul cinema del passato le visioni culturali del presente, meglio penetrare nel testo filmico, affondarci dentro, e con uno sguardo interno seguire le traiettorie dei personaggi, e le linee e le fratture drammaturgiche. La recensione di allora del New York Times (faticosamente rintracciabile in rete) acutamente rilevava come quel lontano conflitto tra una nave armata americana e ribelli cinesi più che il passato raccontasse il presente di quel 1966 in cui il fim fu realizzato, e naturalmente l’allusione era alla guerra in corso in Vietnam. Insomma, sono moltissimi i livelli di lettura, oggi, di questo prezioso manufatto cinematografico. Da vedere anche per le performance di Steve McQueen che è Holman e per il ruolo ricevette la sola nomination all’Oscar della sua vita. Senza vincerlo. Richard Attenborough vinse invece il Golden Globe con il suo marinaio innamorato, mentre brilla ancora oggi la bellezza perfetta, da icona Wasp, di Candice Bergen quale ragazza della missione. Film di un respiro epico oggi impossibile. Perché allora Hollywood credeva nell’Ameria e nei suoi valori e li celebrava senza vergognarsene, mentre oggi tutt’al più lo fa, e tra defatiganti distinguo, in film minori se non marginali come l’appena uscito 12 Soldiers.

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