Il film imperdibile stasera in tv: QUINTO POTERE di Sidney Lumet (giov. 19 luglio 2018, tv in chiaro)

Quinto potere (Network) di Sidney Lumet, Italia 7Gold, ore 21,10. Giovedì 19 luglio 2018.
Uno dei classici del cinema sui media e il loro (presunto) potere manipolatorio, un film del 1976 che molto anticipiò e profetizzzò di quanto sarebbe successo nelle decadi successive, e ancora succede. Un furibondo pamphlet in forma di film arrabbiatissimo e darkissimo contro la televisione e la sua pervasività e la sua capacità di lavare cervelli e plasmare coscienze, quando ancora non si parlava di tv cattiva maestra, quando ancora Karl Popper non aveva scritto il suo famoso e anche equivocato j’accuse, quando il berlusconismo catodico era ancora inimmaginabile e altrettanto inimmaginabile lo sdegno di tanta Italia auroproclamantesi antropologicamente superiore. Ispirato assai liberamente a un caso di cronaca, Quinto potere (ogni riferimento al Quarto orson-wellesiano è voluto) ci immette dentro la tv americana ipercommerciale e già ossessionata dagli indici di ascolto, dallo share, dalle altalene dei fatturati pubblicitari, una tv che allora, anni Settanta, in Italia era completamente sconosciuta, anche se di lì a non molto la rivoluzione sarebbe incominciata.
Un anchorman di nome Howard con gloriosa carriera alle spalle sta per essere licenziato causa crollo di ascolti della sua trasmissione. Per invertire il trend, annuncia che di lì a una settimana si suiciderà indiretta, e gli ascolti ovviamente ricominciano a salire, mentre lui si trasforma in una sorta di ossessiva vox populi, di megafono dell’America profonda accusando in diretta poteri forti e meno forti, facendosi interprete dei più bassi umori popolari. Una sorta di tribuno populista della ipermodernità trasmutato in superpotenza dal medium televisivo. Dietro le quinte, a guidare la cinica operazione recupero ascolti, una giovane jena in carriera senza scrupoli. Scritto dal glorioso Paddy Chayefsky, drammaturgo e sceneggiatore venuto dall’America leftist anni Cinquanta, Quinto potere gronda moralismo e spirito di rivolta anti-élite da ogni fotogramma, ma la sua rude carica anrcoide e ribellistica qualche grosso bersaglio riuscì a colpirlo e ancora colpisce: anche se oggi la centralità dele tv sta per essere sostituira da quella della rete e dei social network. Tra l’altro: Network è il titolo originale, e allora sembrò troppo difficile per il pubblico italiano. Oggi nessuno si sognerebbe mai di cambiarlo, per dire di come il nostro paese non sia più quello. A Peter Finch, morto poco dopo la fine del film, fu assegnato, postumo, l’Oscar di migliore attore. Ma il film è anche di Faye Dunaway, epocale quale cinica signora in carrierissima, madre matrice di infinite belve in tailleur che poi si sono affacciate sulla scena. Sidney Lumet, maestro del cinema civile all’americana, firma uno dei suoi risultati più alti. Vedere e rivedere.

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