Venezia Festival 2018. Recensione: THE SISTERS BROTHERS, un film di Jacques Audiard. Molto applaudito, possibile Leone

The Sisters Brothers, un film di Jacques Audiard. Con Joaquin Phoenix, John C. Reilly, Jake Gyllenhaal, Riz Ahmed, Rutger Hauer. Venezia 75 Concorso.
Uno dei film di questa Mostra più amati dal pubblico (ma anche la stampa ha apprezzato). Il primo western del regista di Un prophète. Con due fratelli killer, un ambiguo pistolero, un cercatore d’oro molto speciale. Un pretesto per Audiard per imbastire uno dei suoi racconti sull’avidità, il potere, la lotta animale per la sopravvivenza. Ma stavolta con toni da commedia picaresca. Voto 7+
Il primo western di Jacques Audiard. Il suo primo film in inglese. Ma ancora e sempre europeo. Girato difatti in Spagna – come uno spaghetti western reloaded – e con produttori tra cui figurano i fratelli Dardenne e perfino Cristian Mungiu. Un ricalco molto ben riuscito e convinto, da cineasta che molto ha visto e moto ha rielaborato, delle storie della frontiera che sono storie universali di tutte le frontiere. Il West come landa più o meno desolata che si fa teatro di tutto l’umano. Gran successo di stampa e pubblico, e di sicuro questo nuovo Audiard è nella lista dei possibili Leoni, solo che quest’anno l’elenco dei premiabili è corposo, la lotta sarà dura e molto dipenderà anche dagli equilibri geopolitici in giuria (per dire: il presidente di giuria è messicano e dal Messico vengono due dei film del concorso, peraltro bellissimi, intendo Cuaron e Reygadas). Sarà contento, Audiard, che ha preferito esporsi a Venezia e non a Cannes che è sempre stato il suo festival di riferimento, territorio in cui ha vinto una palma con il malcompreso e sottovalutato Dheepan (credettero molto nel film i fratelli Coen, in quel Cannes presidenti di giuria, e qui a Venezia stavolta diretti concorrenti di Audiard per il Leone). Devo dire che The Sisters Brothers è buono davvero, smentendo le perplessità della vigilia (un western? Da Audiard?). E chi mai si aspettava tanti applausi, soprattutto da una platea a prevalenza italiana che non ha mai granché amato il regista di Dheepan e Un prophète. Solida storia di fratelli killer di nome, incredibilmente, Sisters, uno malvagio l’altro meno e pronto a ubbidire ai richiami del Bene non appena si palesi. Dal perfido committente da loro chiamato The Commodore (un minaccioso Rutger Hauer che si intravede appena) ricevono il mandato di inseguire e ammazzare un certo Johnson. E comincia la caccia, mentre vediamo la preda, il Johnson, fare amicizia con uno strano utopista con in tasca tanto di formula chimica per trovare l’oro (col ricavato vuol mettere su un falansterio con gente da Europa e America: googlare Charles Fourier). Naturalmente tutti hanno un segreto, tuti cercano di ingannare gli altri, sicché son ribaltamenti e colpi di scena, mentre il confine tra Bene e Male si fa sempre più indistinto. Ma il focus narrativo resta sui due fratelli, il cattivo e il meno cattivo, sulle loro avventure picaresche, sulla loro forse possibile redenzione. I luoghi canonici del wetsrern ci sono tutti, dal saloon-bordello alla San Francisco intossicata dalla febbre dell’oro e nuova Babilonia. Audiard attraversa tutti i cliché con la solita energia, con la fluidità narrativa di cui è capace, cosnegnandoci uno dei suoi esemplari racconti sul potere, l’avidità, la sopraffazione, la lotta quasi animale per la sopravvivenza. Solo la parte finale non gli appartiene granché, e difatti è quella che rischia di infiacchire un film per il resto assai riuscito. Joaquin Phoenix e John C. Reilly, anche coproduttore, sono i due fratelli, a voi indovinare chi sia il buono e il cattivo (è facile). Jake Gyllenhaal è l’obiettivo della loro caccia, Riz Ahmed l’utopista. Gran cast insoma, di queli che fanno red carpet. Sarà un successo, comunque vada con la giuria.

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