Venezia Festival 2018. Recensione: ACUSADA (The Accused), un film di Gonzalo Tobal. Un courtroom movie abbastanza qualunque. Ma perché metterlo in concorso?

Acusada (The Accused), un film di Gonzalo Tobal. Con Leonardo Sbaraglia, Lali Espósito, Inés Estevez, Daniel Fanego, Gerardo Romano, Gael García Bernal. Venezia 75 Concorso.
Dall’Argentina una storia che somiglia al caso Amanda Fox (ma è tutta fiction). Una ragazza di 21 anni, buona famiglia borghese, buoni studi, è accusata di aver ammazzato la sua migliore amica. Colpevole? Innocente? Ritorna il classico dilemma di tanti courtroom movies, da Testimone d’accusa in giù. Guardabile, ma abbastanza qualunque. Era proprio il caso di portarlo a Venezia? Voto tra il 4 e il 5
Non brutto, ma qualunque. Un courtroom drama come ne abbiamo visti a decine, non particolamente originale né appassionante, e non si capisce perché questo Acusada (Imputata) sia stato portato a Venezia, oltretutto messo nel concorso massimo. Un specie di caso Amanda Fox, con una ragazza di 21 anni di nome Dolores (interpretata da un’attrice bellissima, Lali Espósito, un morphing ben riuscito tra Angelin a Jolie e Marine Vacth) di buona e borghese e ripettata famiglia, accusata, mandata a processo con l’imputazione di avere ucciso (per accoltellamento) la sua migliore amica. Il movente: la migliore amica, che come spesso capita è anche la peggiore, l’aveva ripresa col maledetto smartphone mentre praticava un blow job – nel film lo chiamano fellacion, che a noi suona buffo – a un ragazzo, mandando poi in rete il video. Da qui, sostiene l’accusa, la vendetta. Il film si muove intorno all’eterno dilemma innocente o colpevole? Lei si dichiara innocente, innocentissima, naturalmente stanno dalla sua parte mamma e papà, che per ingaggiare il miglior avvocato su piazza han dovuto vendere la casa. La ritengono colpevole invece i media, che hanno trovato in lei la storia perfetta, la strega assassina dalla faccia d’angelo. Acusada segue le convenzioni e i codici del genere senza discostarsene, con qualche minimo colpo di scena, per giustificare la durata non così breve. Vengono in mente classici come Testimone d’accusa di Billy Wilder o un cultone anni Ottanta come Doppio taglio, con i loro ambigui imputati di omicidio. Di diverso in questo professionale quanto anonimo film argentino c’è un finale più, diciamo, complesso. Che però non basta a spiegarne la presenza a questa Mostra. Certo, se in Argentina volevano dimostrare di essere in grado di produre un film di genere di livello internaziinale ci sono riusciti. Semplicemente, un festival non è la sua collocazione. Leonardo Sbariglia, divo nazionale, è il padre. Partecipazione speciale di Gael Garcia Bernal quale giornalista televisivo.

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