Cannes 2019. Migliore attore e migliore attrice: i favoriti

Roschdy Zem (a destra) in ‘Roubaix, une lumière’

Virginie Efira in ‘Sibyl’

Riconoscimenti tutt’altro che secondari, quelli che vanno in un festival al migliore attore e alla migliore attrice. Con predilezione da parte delle giurie a premiare interpreti sconosciuti venuti da lontano. Come la protagonista qualche edizione fa qui a Cannes del filippino Ma’ Rosa (preferita alla Huppert di Elle! e l’attrice kirghisa dell’anno scorso. Quindi si tratta di pronostico alquanto complicato e azzardato. Capaci, i giurati, di sorprenderci premiando il ragazzino di Le jeune Ahmed dei fratelli Dardenne o l’Elia Suleiman che interpreta se stesso ne lproprio film, con una maschera impassibile alla Buster Keaton. È il premio sul quale chi dà i premi adora scatnerasi. Tre i possibili anche lo sconosciuto e sicuramente straodinario attore di Sorry We Missed You di Ken Loach o il padre di Parasite. Ma a lume di buonsenso e logica io direi:

Migliore attore

1) Antonio Banderas, Dolor y Gloria
Sempre ovviamente che Almodovar non porti a casa la Palma d’oro o altre premio di primo livello. Nel qual caso lo slot verrebbe occupato da altri nomi.

2) Roschdy Zem, Roubaix, une lumière
Ho adorato il film di Arnaud Desplechi, così intimamente bressoniano nonostante il suo mostrarsi come un lavoro di genere tra il noir, il crime e il procedural. Con uno dei personaggi tormentato dal silenzio di Dio come in Bergman. Roschdy Zem quale commissario di polizia alle prese con un sordido delitto dostojevskiano ci consegna l’interpretazione assoluta di questo Cannes.

3) Brad Pitt, Once Upon a Time… in Hollywood
Bravo anche Leo DiCaprio, ma lui di più. Certo, potrebbero premiare les deux e sarebbe un’orgia di flash dei fotografi. Che Pitt fosse un attore vero lo si era capito da un pezzo, stavolta sarebbe la consacrazione.

4) Pierfrancesco Favino, Il traditore
Il film di Bellocchio è assai piaciuto, lui quale Tommaso Buscetta pure. Potrebbe davvero agguantare il premio.

Migliore attrice

1) Virginie Efira, Sibyl
Sono anni che la belga Efira inanella eccellenti interpretazioni nel cinema francofono. Stavolta fa suo di prepotenza il bel film di Justine Tret, l’ultimo in ordine di apparizione del concorso, nel ruolo di una donna in apparenza vincente – bel lavoro, bella famiglia – e invece interrotta, sofferente, afflitta da alcolismo. Film imperfetto ma parecchio interessante, oscillante tra commedia e dramma esistenziale, audace, stracolmo di invenzioni.

2) Léa Seydoux e/o Sara Forestier, Roubaix, une lumière
L’una o l’altra, o entrambe. Sono loro la luce del male del bellissimo film di Desplechin.

3) Noémie Merlant, Portrait d’une jeune fille en feu
La pittrice del film di Céline Sciamma apporta un senso di verità a un racconto fin troppo programmatico e dimostrativo.

4) Isabelle Huppert, Frankie
Non il suo migliore film, non la sua interpretazione più eclatante, ma Huppert è Huppert, una leggenda.

Aggiungo un’ipotesi folle: il premio a tutte le ragazze di Mektoub My Love: Intermezzo di Abdellatif Kéchiche. Non succederà, ma è bello pensarci.

 

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