Tra poco in tv SODOMA E GOMORRA, un film di Robert Aldrich (mart. 11 giugno 2019, tv in chiaro)

Sodoma e Gomorra di Robert Aldrich (1962). Rai Movie, ore 11,55, martedì 11 giugno 2019.
sodomasodoma_e_gomorra_stewart_granger_robert_aldrich_005_jpg_gpfmIn tempi di debotrdanti Gay Pride (700milapochi giorni fa a Roma) che impressione farà mai questa rappresentazione archeologica dell’omosessualità, questo sandalone o peplum che, correva l’anno 1962, metteva in scena la deboscia dell’amore tra uomini e dell’amore tra donne secondo il filtro delle storie bibliche? A loro volta osservate e corrette secondo lo sguardo del cinema colossale di allora. Era la Hollywood sul Tevere, bellezza. E un puro prodotto di quella mitologica stagione è questo peplum magniloquente prodotto da Goffredo Lombardi, il signor Titanus, con sullo scranno del regista un uomo quintessenzialmente hollywoodiano, l’immenso ed eclettico Robert Aldrich, e con cast vertiginosamente internèscional, dagli anglofoni Stanley Baker a Stewart Granger alla francese Anouk Aimée (ed erano i suoi anni felliniani), più i nostri Rick Battaglia, Giacomo Rossi Stuart (papà di Kim), Rossana Podestà, Scilla Gabel, Anna Maria Pierangeli. E perfino, straculto!, Claudia Mori. Un cast che da solo vale la visione. Fu un flop clamoroso che, insieme ai costi stratosferici del Gattopardo dovuti alle manie filologiche del conte Luchino, rischiò di mandare a picco la Titanus. Un film smisurata, un colosso dalle troppe ambizioni e anche dalle troppe indecisioni narrative, attratto dal gorgo del vizio e dalla deboscia evocati dal titolo, ma obbligatoriamente cauteloso e reticente – dati i tempi – nella loro rappresentazione. Tutto è alluso, criptato, e se oggi questo ci appare assai divertente, allora impiombò il film. Ma avercene. Sodoma e Gomorra è tra i peplum più estremi, folli, bizzarri, lussureggianti e dunque goduriosi che si siano mai fatti, forse il vertice insieme a Cleopatra. Il buon Lot cerca di condurre la tribù ebraica nella terra promessa, in luoghi sicuri, ma nella lunga traversata sfiora la corrotta città di Sodoma, dominata dalla sadica, depravata regina Bera, in lotta mortale con l’altrettanto depravato fratello Astaroth. Chiaro che il richiamo della sensuale e maliosa città sui probi Ebrei sarà irresistibile, attirandoli e catturandoli nelle sue spire come una meretrice. Il povero Lot dovrà farne di ogni per richiamare all’ordine e alla virtù i suoi, finchè ci penserà colui che sta lassù, molto in alto, a punire con il fuoco Sodoma e la sua gemella e altrettanto peccaminosa Gomorra. Grandi balletti di seminudità e lascivie, ad alludere ai vizi più segreti e inconfessabili, che sono ovviamente l’omosessualità maschile e femminile. Giovinetti e giovinette concupiti da licenziosi signori e signore del proprio stesso sesso. Di esplicito non c’è quasi niente, ma è tutto un fremere, un alludere, un lanciare occhiate oblique, un concupire (da una parte) e un indignarsi e scandalizzarsi (dall’altra), in una ghiottissima messinscena del vizio senza la minima virtù. Visto con il disincanto di oggi, un film polveroso e impossibile. Figuriamoci, in tempi di matrimoni gay questa è archeologia dell’omosessualità. Eppure. Eppure lo spettacolo è qua e là grandioso, le scenografie sono del grandissimo Ken Adam, Anouk Aimée quale regina malvagia è semplicemente indimenticabile, con quel viso angoloso e ossuto che qui si fa crudele. Al macho Stanley Baker tocca la parte del debosciato Astaroth, e un suo sguardo basta a farci venire i brividi. Naturalmente il gioco è scoprire nell’intricato cast dove stia e cosa faccia Claudia Mori.
Anche qui, come in Ben-Hur, la seconda unità ècpdotta da Sergio Leone.

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