Locarno Festival 2019. Recensione: PA-GO (Height of the Wave), un film di Park Jung-bum. Incredibilmente vincitore del premio della giuria

Pa-go (Height of the Wave; L’altezza dell’onda), un film di Park Jung-bum. Cast: Lee Seung-yeon, Lee Yeon, Choi Eun-seo, Park Yeong-deok, Shin Yeon-sik. Concorso internazionale.
Tediosissimo, di un minimalismo sconfinante nel nullismo. Il regista sudcoreano Park Jung-bum spreca la storia potenzialmente fiammeggiante e forte di una regazzina diventata il capro espiatorio della truce comunità maschile di un’isola. E la derubrica a raccontino esemplare e scolastico sul femminile conculcato. Con una sceneggiatura oscillante e contraddittoria. Eppure gli hanno dato ieri il Premio speciale della giuria. Voto 4
Da un cinema solitamente massimalista come il sud-coreano, ecco invece un film a bassa intensità, di un minimalismo ai confini del nullismo, di storie di gente qualunque benché abitata da demoni inconfessabili. Si usano certi cliché del più furibondo melodramma – qui la figura di una ragazzina considerata perduta, pericolosa meretrice, dunque destinata a far da capro espiatorio di una comunità patriarcale di maschi stronzissimi – per silenziarne poi la carica disturbante, per neutralizzare il mélo in un raccontino anodino e fastidiosamente corretto. Essendo ahinoi questo Pa-go una parabola esemplarissima tutta dalla parte delle donne firmata da un regista uomo, Park Jung-bum, che di sicuro riceverà l’applauso metooista (e che intanto s’è preso il premio speciale della giuria, il secondo per importanza del Locarno festival: forse la giuria ha visto un altro film). Talmente progammatico e ideologico – quella ragazzina vittima designata di maschi sessisti, quella sua alleanza e ‘solidarietà femminile’ con un’altra infelice ragazzina, quel finale della poliziotta secondo cui “i colpevoli sono tutti gli uomini dell’isola” – nella sua apparente asetticità da risultare il più ingessato del concorso.
Siamo su un’isola della Sud Corea. La non ancora maggiorenne Yea-eun, orfana di genitori persi in un naufragio, si concede, forse per allegria forse per denaro forse per tutti e due, a una coppia di giovinastri e, si scoprirà, non solo a loro. Quando la severa capopoliziotta, appena approdata lì con la figlia e oppressa da tormenti interiori, se ne accorge subito parte all’attacco: trattasi di prostituzione! e prostituzione minorile! si fermi la ragazzina, si indaghi sui clienti e eventuali sfruttatori! Intanto nella comunità maschile del luogo divampa la caccia alla strega, la tentatrice, la peccatrice, si vuole espellerla dall’isola, mandarla sulla terraferma, fors’anche linciarla (son tutti armato di fuciloni per via dei tanti cinghiali scorrazzanti). È che Yea-eun non vuole andarsene per paura del viaggio per mare, le onde la traumatizzano a causa della scomparsa dei genitori. Non sto a dirvi altro. Non si capisce bene perché la poverina venga vista dal sindaco arruffone come un ostacolo al lancio turistico dell’isola, non si capisce perché la vogliano confinare altrove, non si capisce perché la poliziotta tutta presa dalla sua campagna moralizzatrice antiprostituzione poi si converta alle ragioni di Yea-eun e ne prenda le parti. Insomma, drammaturgia esitante e tremolante, incongruenze vistose, il tutto avvolto in un’insopportabile gnagnera da cinema del dolore. Regista giovane ma già cautelosissimo, che si guarda bene dall’andare fino al fondo delle contraddizioni di quel microcosmo putrido e invasato. In altri tempi e con autori di ben altra tempra avremmo assistito a un’agghiacciante caccia alle streghe davvero politicamente incisiva. C’è più femminismo in Dies Irae di Dreyer e perfino nella Lupa di Lattuada – anche lì donne bersaglio di una comunità pariarcale – che in questo smorto compitino dove tutto si sistema alla fine con qualche moralina facile facile. E questo sarebbe il film cui la giuria ha dato tanto premio?

Questa voce è stata pubblicata in cinema, Container, Dai festival, festival, film, recensioni e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.