Venezia Festival 2019: i favoriti al Leone. In testa Ema di Pablo Larrain (purtroppo)

Ema

Sabato 7 settembre, Sala Grande: dalle ore 19 cerimonia di chiusura con la consegna dei premi di questa edizione numero 76 della Mostra. 21 titoli in corsa per il Leone, molte delusioni e un film su tutti, J’accuse di Roman Polanski. Che, sappiamo tutti benissimo, non vincerà, è impossibile difatti che la presidente di giuria Lucrecia Martel contraddica sé stessa e neghi nei fatti quanto ha sciaguratamente detto in conferenza stampa su Polanski (‘non andrò al party del suo film, non separo l’opera dall’autore’, ecc.: il riferimento, ovvio, è alla famosa condanna americana del regista). Difficile anche gli venga dato un qualche altro premio: forse, ed è un forse robustissimo, la Coppa Volpi a Jean Dujardin per la migliore interpretazione maschile. Gran brutta cosa sapere che il film migliore non è nemmeno in corsa, e per motivi extrafilmici. Allora? Ce lo diciamo tutti da giorni e giorni qui a Venezia che a vincere sarà Ema di Pablo Larrain, il film più brutto del cileno, però astutamente sintonizzato su quanto oggi piace alle giurie festivaliere, il suprematismo femminile, le famiglie post-biologiche e genderficate. Tutte cose che Lucrecia Martel dovrebbe gradire molto e fa niente se il film il Leone non se lo merita. Qualche chance anche per Martin Eden del nostro Pietro Marcello, di gran lunga il migliore dei tre film italiani. Ma troppo complesso, quasi incomprensibile a uno straniero nei suoi riferimenti al Novecento nostro: difficile si porti via il Leone, più probabile un riconoscimento importante, migliore regia o premio della giuria. E poi? La stampa anglofona ha scritto molto bene delcontestato film ceco The Painted Bird, L’uccello dipinto di Václav Marhoul (un bambino in fuga dall’Olocausto attraverso un Centroeuropa rurale pieno di orrori): non lo metteri tra i favoriti, ma tra le possibile sorprese sì. Lo stesso vale per il cinese Saturday Fiction di Lou Ye, omaggio alla diva-totem Gong Li, in questo film attrice e spia nell’ambigua e rischiosa Shanghai sotto occupazione giapponese. Operazione assai interessante sulla Storia come rappresentazione e finzione, una spy story classica girata però con frenetica e giovanottesca macchina a mano. Se lo premiassero non mi dispiacerebbe, certo meglio di Ema.
Migliore attrice: in concorso abbiamo visto tre leggende del cinema come Catherine Deneuve, Meryl Streep e Gong Li, ma che senso ha premiarle, cosa aggiungerebbe alla loro carriera? Vedo invece ben posizionata la Scarlett Johansson di Marriage Story: una Coppa Volpi la aiuterebbe anche nella corsa agli oscar. Ma potrebbe prevalere la Eliza Scanlen di Babyteeth (cui però potrebbe andare il premio Mastroianni come miglior attore/attrice giovane). Se Ema di Larrain non vincesse, la Coppa Volpi andrebbe di default alla sua interprete Mariana Di Girolamo.
Migliore attore: Jean Dujardin come eventuale risarcimento a J’accuse per il mancato leone. Tutti però dicono Joaquin Phoenix per Joker, peccato che a Venezia abbia già vinto nel 2012 ex aequo con Philip Seymour Hoffman per The Master. Improbabile ma non impossibile che gli diano un’altra Coppa Volpi. Lo stesso vale per altri due pesi massimi del concorso Venezia 76, Brad Pitt (Ad Astra) e Adam Driver (Marriage Story), pure loro già premiati in passato al Lido, il primo per L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford, il secondo per Hungry Hearts. Possibile a questo punto che vinca Mark Rylance, sublime pur in un film mediocre come Waiting for the Barbarians di Ciro Guerra. O il Luca Marinelli di Martin Eden se Pietro Marcello non riuscisse ad agguantare un altro premio.

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