Film stasera in tv: JULIETA di Pedro Almodóvar (mart. 10 settembre 2019, tv in chiaro)

Julieta, Rete 4, or 23,33. Martedì 10 settembre 2019.
Recensione scritta al festival di Cannes 2016, dove il film era in concorso.
Julieta
, un film di Almodóvar. Con Emma Suarez, Adriana Ugarte, Inma Cuesta, Dario Grandinetti, Rossy de Palma. Spagna.

1de3b315cda2c7dbf4c2a2aec6dbbd51Stavolta Almodóvar ci racconta di come rimorso e senso di colpa possano influenzare, deviare, distruggere esistenze. Julieta di innamora di un pescatore, ha una figlia da lui, ma seguiranno parecchie complicazioni. Il film di un regista maturo ormai entrato nella classicità. Cinema della tradizione, lontano da ogni strappo, ogni innovazione. Voto 6
Dalla Spagna, dov’è uscito il mese scorso, eran giunte stroncature e commenti malmostosi. La visione qui a Cannes di Julieta conferma abbastanza. Intendiamoci, prodotto dignitosissimo, girato con consolidata maestria, che ti dà l’impressione di come ormai Almodóvar sia così consustanziato al suo cinema – quasi questo fosse diventato una parte di lui, e lui una protesi, un prolungamento organico del suo cinema – da poter girare con il pilota automatico, e non mi riferisco a sciatteria o pigrizia, ma alla interiorizzazione completa di una tecnica, un approccio, un linguaggio, una visione, così perfettamente messi a punto da autoreplicarsi. Almeno a partire da Tutto su mia madre, il suo film svolta, il signor Pedro tende a un cinema classico e pacificato nella forma, molto rivolto al passato, per citazionismo ma anche per senso di appartenenza e affinità profonda a certe stagioni del cinema lontano. Scambiato spesso per un innovatore per via dei suoi racconti talvolta selvaggi e i suoi personaggi in perenne nomadismo tra varie identità, anche di genere, è invece (in my opinion) nel suo intimo un conservatore. Almeno per come concepisce e impagina i suoi film. In Julieta si vedon cose da cinema anni Cinquanta. Vedi la scena in cui il treno si arresta di colpo con Almodóvar che ci mostra valigie che cadono, persone che ruzzolano, cemerieri cui cadono vassoi, in una precisione cronachistica e in un’impeccabilità logica (se succede qualcosa devo mostrarne visivamente gli effetti) à la Hitchcock, l’ingegnere, e anche il ragioniere, della forma-cinema. Julieta è un film di un regista maturo, e uso un garbato eufemismo per non ricorrere all’orrenda V-parola, di un uomo immerso nel cinema del passato. Sembra proprio che non ci si posse aspettare più niente di sovversivo da lui, non uno strappo, solo la ripetizione neanche differente di sé e delle proprie ossessioni e maniere. Julieta, tratto da tre racconti di Alice Munro e adattato alla realtà spagnola, ripropone parecchi dei temi ricorrenti e cari a PA. Gli incontri casuali che incidono su cose e persone. Il desiderio come motore esistenziale. Le relazioni familiari vampiresche. La centralità della donna-matriarca. Il tutto impaginato in scenografie che sembrano tavolozze pop anni Sessanta (con scivolamenti nei Settanta). Julieta, giovane e ottima insegnante di lettere classiche, conosce in treno, tra Hitchcock e Patricia Highsmith, l’uomo della vita, un pescatore naturalmente fichissimo (se no non saremmo in Almodóvar) di nome Xoan. Incontro che coincide con un incidente, il suicidio sotto il treno di un signore che poco prima aveva chiesto a Julieta di potersi confidare con lei, ma cui lei non aveva dato ascolto. Un amore che nasce nel segno di thanatos e del senso di colpa di lei. Del rimorso, Tutto quanto succederà poi risentirà di quel peccato originale, Julieta si trasferisce da Xoan, ha una figlia con lui, ma ecco succedere al pescatore succedeva a quelli di La terra trema viscontiana. Non sto a dirvi gli sviluppi, non così coinvolgenti peraltro. Un melodramma trattenuto e ancora meno fiammeggiante dei già congelati ultimi Almodóvar, Gli amanti passeggeri a parte. Un film bifronte. Che da una parte possiamo vedere come esempio di un cinema pacificato nella forma, armonico, giunto alla sua classicità, in cui le emozioni sono diluite e ingabbiate in un reticolo forte, dall’altra come un cinema prosciugato di ogni vitalità, introflesso, chiuso in se stesso, condannato alla coazione a riepetere. Domanda. Ma perché Almodóvar si ostina a portare i suoi fim in competizione a Cannes? Perché non si ritaglia il ruolo del Grande Mestro che, come Woody Allen, i suoi film li mette fuori concorso? Adriana Ugarte e Emma Suarez interpretano Julieta nelle due età della sua vita.

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