Film da non perdere stasera in tv: LE QUATTRO GIORNATE DI NAPOLI di Nanni Loy (sab. 21 sett., tv in chiaro)

Le quattro giornate di Napoli di Nanni Loy, Rai Storia, ore 21:10. Sabato 21 settembre 2019.
4_giornate_di_napoli_georges_wilson_nanni_loy_007_jpg_upycFilm di un giovane Nanni Loy che si inserisce nel filone resistenziale fiorito a Cinecittà nei primissimi Sessanta, intorno all’avvento del centrosinistra. Finiscono gli anni Cinquanta monodemocristiani, i socialisti entrano nella stanza dei bottoni e nel cinema si assiste a una sorta di neorealismo di ritorno con parecchie produzioni sulla guerra e, soprattutto, la resistenza. Titoli anche grandissimi, come Tutti a casa di Luigi Comencini e La ciociara di Vittorio De Sica, altri più celebrativi e soprattutto mirati a enfatizzare l’Italia che si ribellò e oppose ai tedesci e ai repubblichini (tacendo su quella che fu complice del fascismo o sulla zona grigia dei né di qua né di là, probabilmente maggioritaria nel paese). Le quattro giornate di Napoli, anno 1963, racconta in un affresco di episodi minimi e massimi, in una storia multifocale, l’insorgenza della città nel settembre 1943 contro i tedeschi innescata dalla fucilazione di alcuni marinai italiani. Quattro giorni di rivolta di popolo che liberò la città dagli occupanti già prima dell’arrivo degli alleati. Naturalmente su grande schermo, naturalmente in bianco e nero come usava nel cinema engagé di allora. Esaltazione della napoletanità, dell’istintivo coraggio e della sempiterna astuzia nel sopravvivere al e nell’aggirare il potente di turno. Con un ragazzino-eroe che si riaggancia all’epica di matrice risorgimentale di Balilla e alla grande narrativa ottocentesca populista alla Misérables. I cattivi ragazzi del rifomatorio che, fuggiti, si redimono nella lotta all’odiato germanico. Un film che venne benissimo accolto dal pubblico e fece razzia di premi. Cast pazzesco, con grandi attori napoletani come Regina Bianchi ed extranapoletani, da Gianmaria Volonté a Lea Massari a Jean Sorel. Un titolo che volutamente richiama le antiaustriache, ottocentesce Cinque giornale di Milano, a sottolineare idelogicamente una continuità tra quella rivolta e questa. La resistenza come nuovo risorgimento.

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