al cinema: IL SINDACO DEL RIONE SANITÀ, un film di Mario Martone. L’incontro (non riuscito) tra Eduardo e Gomorra

Il sindaco del Rione Sanità di Mario Martone (Concorso Venezia 76). Con Francesco Di Leva, Massimiliano Gallo, Roberto De Francesco, Daniela Ioia, Adriano Pantaleo. Voto 5. Al cinema il 30 settembre e l’1 e 2 ottobre distribuito da Nexo Digital.
Presentato a Venezia in concorso, arriva adesso in sala per tre giorni Il sindaco del Rione Sanità. Regia di Mario Martone, che importa il testo di Eduardo nella Napoli gomorristica di oggi: ma l’operazione, assai forzata, non funziona. Anche se, come certi Shakespeare tra i nazisti o certe Traviate ai tempi di Instagram, De Filippo resiste a tutto. Messa in cinema del precedente spettacolo teatrale di Martone. Voto 5
Mario Martone porta al cinema la sua messinscena teatrale di uno dei maggori testi di Eduardo, e non si tratta si semplici riprese dello spettacolo, questo è un film a pieno titolo. Dove come già sul palcoscenico si contemporaneizza uno dei testi maggiori di Eduardo portandolo all’oggi, nella Napoli protervamente caomorristica anzi gomorristica, secondo gli stilemi e i modi e i manierismi di tanti film e tanta seralità. Con al centro una famiglia criminale che sulle prime ricorda quello degli Atridi partenopei di Luna Rossa di Capuano. Ma l’operazione fatica parecchio. Quella delle varia camorre-gomorre è un’antropologia, una visione del mondo, un’estetica che non ce la fa a essere compatibile con quelle eduardiane, e lo stridore, il cozzare è evidente.
Il protagonista Antonio è un capoclan, padrone del suo territorio, il Rione Sanità, ma nel testo eduardiano poco somiglia agli attuali boss, piuttosto è un padre-padrino-padrone che vigila sulla sua zona e la preserva dai conflitti distruttivi. Un garante dellapace sociale. La mitizzata camorra (o mafia) buona di una volta? Di sicuro Antonio ci viene mostrato come uno stabilizzatore, un coonciliatore, un signore della pace e non della guerra, con un suo codice morale, cui ricorre per regolare se stesso e i comportamenti altrui. Scene altissime, come l’incontro-scontro tra i due maschi alfa, il capoclan e il panettiere arricchito. Come la cena finale. Eduardo riesce nonostante tutto, nonostante la messinscena incongrua, a inchiodarci con questa parabola perfino cristologica. Come Verdi o Shakespeare resiste a tutto. A vincere è lui, ma il film no, quello non è una vittoria. La scelta di appplicare i modi delle gomorrate a Eduardo, di importare quella Napoli nella Napoli attuale non funziona mai. Attori strepitosi, ma che lo diciamo  fare?, che tanto si sa come gli attori napoletani siano insieme a quelli inglesi i migliori del mondo(me lo dice sempre la mia amica E.).

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