Film stasera in prima tv: BANGLA di Phaim Bhuiyan – martedì 8 ottobre 2019, tv in chiaro

Bangla, un film di di Phaim Bhuiyan (2018). Rai 2, ore 21:20, martedì 8 ottobre 2019.

Un film uscito meno di un anno fa e ancora circolante in qualche sala dedicata al cinema d’autore, ma stasera già in prima tv su una rete generalista come Rai 2. Film di un ragazzo poco più che ventenne di famiglia bengalese, nato e cresciuto in un quartiere popolar-mescolato di etnie e culture come il romano Torpignattara. “Dopo che piazza Vittorio è diventata tutta precisa, siamo noi la zona di frontiera. Ci sono tre bande: gli stranieri, gli hipster e i vecchi”: così lo ha descritto lo stesso Phaim Bhuiyan in una bella intervista a Famiglia Cristiana. Aggiugendo di sé, in una sorta di selfie che è anche l’incipit del suo film: “Sono metà bangla, metà italiano, 100 per cento Torpigna”. Un italiano di seconda generazione, o si dirà immigrato di seconda genarazione? qual è la dicitura corretta?, figlio di un padre venuto dal Bangla Desh nel 1987. Dopo studi di cinema e video in quella palestra di gente sveglia che è YouTube, ecco per Phaim Bhuiyan, a soli 23 anni, arrivare con Bangla il primo lungometraggio: un film che si è trasformato in un piccolo, ma non insignificante, caso tra 2018 e 2019, selezionato dal molto sofisticato Rotterdam Film Festival e poi vincitore del Nastro d’argento come migliore commedia italiana dell’anno. Prodotto dalla Fandango di Domenico Procacci, Bangla ha incassato in sala qualche centinaio di migliaia di euro, ma l’effetto eco che ha generato è stato ben superiore all’impatto sul box office, sempre piuttosto arcigno con film italiani non firmati o interpretati dai soliti noti. Uno tsunami di recensioni positive gli si è abbattutto addosso via carta o web, alcune perfino adoranti: per quanto mi riguarda (non ho avuto il tempo di scriverne quando l’ho visto alla sua uscita:lo faccio adesso), mi atterrei a una certa prudenza. Francamente mi sembra prematuro gridare alla nascita di un nuovo autore e non vorrei che la ovvia, naturale simpatia che ui, con la sua storia di nuovo italiano felicemente risolto, ispira facesse velo a un giudizio ponderato. Che Phaim Bhuiyan sia un talento naturale, già in possesso di un buona grammatica cinematografica e in grado di produrre una narrazione smaliziata, non ci sono dubbi. Basti vedere solo le prime sequenze de Bangla, dove il protagonista è da lui interpretato e porta il suo stesso nome, anche se credo che gli elementi più strettamente autobiografici siano stati diluiti in una costruzione finzionale. Siamo a Toripigna(ttara), ovvio, con il nostro Phaim diviso tra un lavoro precario come guida in un museo, la famiglia assai legata alle tradizioni, gli amici con cui ha costituito una microband di musica meticciata in cui sono più che riconoscibili le sonorità bengalesi. Anche se poi l’amico di riferimento, il più saggio e maturo, è un italiano che di mestiere fa lo spacciatore: postazione, il campo di calcio del quartiere. Qualcuno ha parlato del primissimo Moretti, qualcuno perfino del ben più levigato Woody Allen. Certo è che siamo in una commedia molto vispa e sveglia, con un protagonista cui non si può non voler bene, ironico e autoironico quanto basta per restituirci il microaffresco della vita di un giovane italiano di radici straniere, dotato di una lingua in cui il moderno romano di borgata si trascina dentro l’italiano accademico dei media e qualche traccia dell’accento di famiglia. E, come ci hanno insegnato le infinite commedie di integrazione e disintegrazione venute da paesi come Usa e UK che da più tempo di noi ospitano forti comunità asiatiche, anche Bangla non può che essere la cronaca di un ragazzo che più italoromano non si può, ma che deve fare i conti con i vincoli dettati dalla cultura di famiglia. Famiglia bengalese e dunque musulmana (non fate l’errore di scambiarla per indiana induista). Tutto è lieve, e se spunta il sarcasmo viene subito diluito prima che diventi corrosivo, tutto è buttato in sorriso e la stessa fisiognomica di Phaim Bhuiyan, magro e guizzante, quasi una figurina da striscia animata, certo aiuta a mentenere il racconto alieno da ogni eccesso, drammatico o grottesco che sia. A complicare la vita tuttosommato tranquilla e a suo modo ìin equilibrio di Phaim arriva una ragazza di famiglia italiana di cui lui finirà con l’innamorarsi, uno spirito libero e allegramente anarchico che porrà Phaim di fronte a certe ineludibili contraddizioni: l’Islam, di cui lui è assai rispettoso, impedisce ogni rapporto sessuale prima del matrimonio, e allora che fare con Asia? Sono cose già viste infinite volte in film su piccoli clash culturali di famiglia, da My Beautiful Laundrette a East is East. Solo che Phaim Bhuiyan si accontenta di accennare ai conflitti, alle lacerazioni, ai dilemmi, di sfiorarli appena stando bene attento a non entrarci dentro. Ed è il limite di Bangla, un film sorridente e acuto, pieno di annotazioni socioantropologiche preziose (le consuetudini della comunità bengalese, il desiderio di molti di loro di lasciare l’Italia, paese di transito, per una città come Londra più ricca di opportunità), ma privo della pur minima profondità e inesorabilmente piccolo, minore. Vedremo con i prossimi film se Phaim Bhuiyan avrà il coraggio di andare oltre o si accontenterà di rifare, magari con più mezzi e maggiore maturità narrativa e di messa in scena, questo carino, carinissimo, anche troppo, Bangla.

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