A Milano FILMMAKER (dal 15 al 24 novembre). Herzog, Varda, Pedro Costa e tanti altri motivi per andarci

Parte stasera (siamo a venerdì 15 novembre) Filmmaker 2019, tra tutti i festival milanesi il migliore, il meno trascurabile, il più necesssario per come resta fedele alla visione-missione di chi lo fondò negli anni Ottanta, quella di perlustrare i territori del cinema novissimo e indipendente in ogni declinazione. E allora anche in questa edizione tanti film brevi, o se preferite corti, di esordienti o quasi usciti da scuole come la gloriosa Civica Luchino Visconti di Milano e la Naba, oppure cresciuti fuori da accademie e laboratori. Con però anche sezioni in cui si mette in vetrina un cinema di maestri o di chi maestro lo sta per diventare (per una mappa articolata e dettagliata dell’offerta di Filmmaker si consiglia un salto sul sito), ma sempre nomi che hanno fatto del rischio e dell’esplorazione – della forma cinema, del linguaggio – la propria cifra. Allora via con qualche titolo, pescando dai vari rami di questo festival che raramente tradisce e dall’identità forte. Film di apertura, sotto l’etichetta ‘evento speciale’, il nuovo lavoro dell’infaticabile Werner Herzog Nomad: In The Footsteps of Bruce Chatwin, e dire atteso è dire poco, segnando Nomad l’incontro inevitabile tra due esploratori, nomadi, viaggiatori (e camminatori) come il regista totem del cinema tedesco e colui che, scrivendo e girando per il mondo, reinventò lo stessa paradigma del viaggiare. Saltiamo all’evento di chiusura, quel Vitalina Varela del portoghese Pedro Costa che ha segnato con la potenza del capolavoro vero l’ultimo festival di Locarno (e difatti, inevitabile Pardo d’oro). Fuori concorso l’ultimo film di Agnès Varda e sua opera-testamento, Varda par Agnès, dove lei stessa ripercorre, racconta e spiega il proprio cinema in una sorta di masterclass a uso dei posteri, riuscendo miracolosamente e con grazia infinita a tenersi lontana da ogni auto-celebrazione e fornendo invece la chiave per entrare nella sua corposa e assai diversificata filmografia. E si resterà sorpresi dalla sua audacia, dai suoi repentini cambi di visioni e pratiche cinematografiche nel corso di una carriera lunga e unica. Bello e imperdibile, presentato lo scorso febbraio alla Berlinale poco prima che Varda se ne andasse via.

Werner Herzog, “Nomad. In The Footsteps of Bruce Chatwin”

Muovendosi nella geografia di Filmmaker 2019 ci si imbatte nella fondamentale sezione del Concorso internazionale, nove titoli tra cui la giuria composta da Leonardo Di Costanzo, Raffaella Giancristoforo e Motus (Enrico Casagrande e Daniela Nicolò) sceglierà il vincitore. C’è Felix in Wonderland, docu-intervista di Marie Losier a un musicista-performer di frontiera come il tedesco Alfred Kubin che per me è stato, quando l’ho visto a Locarno, una rivelazione. Il gruppo Zapruder, uno dei brand italiani più consolidati nel campo delle esplorazini audovisive, presenta Zeus Machine. L’invincibile, un totem del documentarismo com Lech Kowalski porta a Milano On va tout peter presentato lo scorso maggio alla Quinzaine des Réalizateurs a Cannes (vi si parla di lavoro, operai, fabbriche che chiudono, mai tema fu più attuale). Sempre nel Concorso internazionale arriva già carico di apprezzamenti critici Un film dramatique di Eric Baudelaire, frutto di un laboratorio cinema da lui impiantato in una scuola superiore della banlieue parigina. Con una classe multietnica che impara a usare lo strumento filmico spesso con risultati che non ti aspetti. E poi a Filmmaker c’è Alain Cavalier, cineasta francese attivo dagli anni Sessanta e da almeno due decenni approdato a un cinema assai personale di documentazione del reale nei suoi lati e risvolti biografici e autobiografici, un cinema apparentemente dimesso e immediatista e invece profondamente elaborato a comporre un diario che è insieme autoanalisi e osservazione del mondo. Cavalier porterà il suo recente Etre vivant et le savoir, lucido e insieme struggente lacerto e resoconto di un anno nella sua vita tra viaggi e presenze-assenze amiche. Lui stesso ha poi scelto due suoi fim passati per comporre a uso del pubblico di Milano una specie di autoritratto a mezzo cinema, Irène e Martin et Léa. Qui mi fermo, anche se c’è molto altro di bello e importante da scoprire in Filmmaker 2019, che quest’anno si svolge al cinema Arcobaleno di viale Tunisia e al Beltrade. Buone visioni.

Pedro Costa, “Vitalina Varela”

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