Torino Film Festival 2019. Recensione: IL SOGNO DI NOURA (Le Rêve de Noura, un film di Hinde Boujemaa. Dalla Tunisia una buona sorpresa

Il sogno di Noura (Le Rêve de Noura), un film di Hinde Boujemaa. Con Hend Sabri, Lotfi Abdelli, Hakim Boumsaoudi. Sezione Torino 37.
Tunisia, oggi. Noura ha tre figli, un marito in galera da cui vuole divoraziare e un brav’uomo come amante. Un equilibrio complicato, in un paese ancora fortemente patriarcalizzato dove l’infedeltà coniugale è punibile per legge. Equilibrio che di colpo si rompe quando il marito di Noura viene rilasciato e si reinstalla in casa. Comincia come il classico film di denuncia della subalternità femminile, ma poi Il sogno di Noura si complessifica, si fa melodramma e thriller psicologico. La regista non si vergogna di ricorrere ai codici del melodramma e del cinema popolare arabo, confezionando un film ‘dalla parte delle donne’ ma senza eccessi didascalici e dimostrativi. Voto 7+
Un altro notevole film da Nord Africa in questo TFF37, stavolta tunisino dopo i due bellissimi algerini dei giorni scorsi Abou Leila e 143 Rue du désert (già premiato a Locarno). Cose interessanti succedono nel cinema sull’altra sponda del Mediterraneo, peccato che si faccia fatica da queste parti a rendersene conto, e mi riferisco più alla crituca pigra, vecchia e giovane, che ai festival, che la loro parte la fanno selezionando e mostrando. Questo Sogno di Noura parte in modi non così promettenti, come la solita ancorché necessaria e encomiabile ‘denuncia’ della subalternità femminile in una società ancora fortemente patriarcalizzata quale quella della Tunisia, paese ocillante tra laicizzazione-occidentalizzazione incompiuta e rigurgiti di un Islam fondamentalista. Poi per fortuna il film svolta e, pur mantenendo il suo solido nocciolo di engagement pro-femminile, si emancipa dal piatto e ovvio didascalismo e dal film a tesi per farsi qualcosa di più complesso e avvincente, un melodramma con risvolti da thriller psicologico dove il messaggio si mimetizza nello scontro dei caratteri, nel confliggere di interessi, tensioni e passioni diverse e opposte. Dove la stessa protagonista-eroina, Noura, assume man mano connotazioni sfumate e una profondità per niente didascalico-esemplare non senza qualche (narrativanente feconda) ambiguità. Una storia nella quale gli stessi vincoli e limiti posti alle esistenze individuali da alcune leggi (il tradimento coniugale è punito fino a cinque anni di reclusione) vengono abilmente utilizati dall’autrice Hinde Boujemaa come dispositivo e innesco di trame e sottotrame dagli esiti sorprendenti. In un’operazione che ricorda quella di un altro notevolissimo film tunisino, Un fils, Un figlio, presentato lo scorso a setembre a Vebezia a Orizzonti e uscitone con un premio importante: anche lì la pesante legislazione in fatto di moralità coniugale veniva trasformata in fertile materia narrativo, pur in un plot assai lontano da questo.
Qui Noura, donna intelligente e capace, lavorante in una lavanderi, cerca un via d’uscita dal matrimonio infelice con Jamel, il padre dei suoi tre figli, un ladro e truffatore perennemente in galera. Un uomo che l’ha inguaiata e rovinato la vita. E la soluzione crede di averla trovata in Lassad, un brav’uomo che la ama e la vuole sposare dopo che Noura avrà ottenuto il divorzio. Ma le cose non saranno così semplice. Anzi, tutto precipita quando Jamel viene improvvisamente liberato per via di un’amnistia. Noura se lo ritrova in casa e il già precario equilibrio della sua vita tende pericolsamente alla rottura: non sa più sa più come continuare la relazione clandestina (e punibile dalla legge) con Lassad né ha il coraggio di comunicare al marito la sua intenzione di divorziare. Sarà l’inizio di una serie di avvoitamenti e torsioni piuttosto avvincenti. La regista Hinde Boujemaa mostra solido mestiere nel costruire e dipanare il suo racconto intorno a Noura, senza vergognarsi di ricoorrere ai codici del più robusto cinema popolare arabo e delle telenevolas locali o importate (nel Medio Otiente dominano quelle tutrche e egiziane, in Tunisia non saprei dire: forse sono le soap marocchine a vincere nei palinsesti). Climax assoluto: la scena in cui un uomo sodomizza un altro uomo -dipiùnon si può dire – per vendicarsi di lui e inferiorizzarlo, confinarlo al ruolo femminile (“allora signora”, lo apostrofa in segno di sfregio, “ti è piaciuto?”). Finale per niente conciliante e consolatorio, nemmeno assolutorio. Troppo fiammeggiante-pop(olare) per piacere a tanta critica nostra, ma spero di essere smentito e che Il sogno di Noura un qualche premio se lo porti a casa. Anche perché il concorso Torino 37 non ha allineato finora opere così memorabili.

la regista Hinde Boujemaa

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Una risposta a Torino Film Festival 2019. Recensione: IL SOGNO DI NOURA (Le Rêve de Noura, un film di Hinde Boujemaa. Dalla Tunisia una buona sorpresa

  1. Bea scrive:

    Visto anch’io e mi è piaciuto molto ! Complimenti per la recensione (come sempre) !

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