Torino Film Festival 2019. Recensione: TOMMASO, un film di Abel Ferrrara. Tornano i demoni

Tommaso, un film di Abel Ferrara. Con Willem Dafoe, Cristina Chiriac, Anna Ferrara. Sezione Festa mobile.
Come nei precedenti Alive in France e Piazza Vittorio, anche in questo Tommaso Abel Ferrara sembra voler celebrare la sua ritrovata serenità di vita e lavoro dopo tante odissee esistenziali. E per almeno mezz’ora fa di tutto per farci credere che si tratta di un’opera autobiografica. Poi Tommaso si trasmuta, si emancipa dai codici dell’autofiction e comincia a secernere sogni, visioni, incubi, deliri. Come in un vecchio film di Ferrara abitato dai demoni. Voto 7 e mezzo
Se è autofiction, quanto ci sarà di autobiografico di Abel Ferrara e quanto di finzionale? Inutile cercare una risposta, meglio abbandonarsi al flusso di immagini che l’un tempo assai maudit regista newyorkese adesso residente a Roma ci riversa addosso per il nostro godimento di cinefili (che fluidità nel girare, che maestria nel far respirare la mdp in sincrono con i personaggi). Certo un che, anzi parecchio, di autobio ci dev’essere, visto che Tommaso ci racconta di un filmmaker americano a Roma esattamente come Abel F., interpretato da Willem Dafoe, mi pare amico e purevicino di casa del regista, come emerge dal documentario (non granché, a dir la verità) dello stesso Ferrara su Piazza Vittorio. Di più: l’appartamento in cui vive Tommaso è quello di Ferrara, i cartteri della moglie e della figlia di sei anni del protagonista sono interoiretati da Cristina Chirac, compagna di Ferrara, e dalla loro figlia Anna. Ma se molti sono i passaggi del film in cui sembra di assistere a una confessione del suo autore (le parti sulle passate dipendenze per esempio), altri sono vistosamente delle elaborazioni fantastiche, escursioni nel sogno e nel delirio, e sono i più interessanti, queli che sottraggono Tommaso alle dimensione piccola piccola dell’home movie autoriferito per trasformarlo in cinema puro, che non ha bisogno di essere definito o classificato.
Tommaso sembra aver finalmente debellato i suoi demoni. Progetta un nuovo film, abita a Roma con la giovanissima, bellissima miglie di origine moldava e la davvero incantevolo loro bambina, insegna in una scuola di recitazione, partecipa alle riunioni degli Alcolisti Anomimi insieme ad altri come lui che ce l’hanno fatta e ora sono clean (son tutti amglofoni, possibile che a Roma ci sia una filiale, chiamiamola così, degli AA a loro dedicata?). Ma non tardiamo molto a capire che al di fuori e ai margini di questo perfetto quadro di serenità conquistata si agitano i fantasmi. La mente di Tommaso è assalita da paure e sospetti, in primis che la moglie lo tradisca con un giovane uomo dall’aria bohemienne. Li vede baciarsi al parco, vede lui seduto ai tavoli di un bar vicino a casa, ma forse sono visioni, allucinazioni, parti di una psiche malata e forse pericolosa. O forse no, sono dati di realtà. Anche perche i comportamenti di lei sono ambigui e sfuggenti e sembrano legittimare i dubbi di Tommaso. Le sue paranoie aumenteranno, i demoni di un tempo torneranno a riaffacciarsi. E l’ultima parte del film, la più bella, segnala il cedimento, mostra il crollo della felicità costruita, con Tommaso ormai incapace di controllare ipropri iòpulsi e la proria aggressività. Quello che sembrava chiaro e  trsparente si offusca e Tommaso finice col riportarci l’Abel Ferara che conoscevamo quand’era grande e maledetto e forse grande in quanto maledetto. Dopo due docu in cui  elebrava la sua conquistat normalità, Alive in France e Piazza Vittorio, belli ma anche un filo stucchevoli, Ferrara ci ricomnduce al suo cinema dello sconvolgimento e del buio, dei peccati e forse dele redenzioni (c’è perfino una scena di autocrocifissione). E va benissimo così.
Nota. Spero di trovare il tmpo di scrivere del secondo film di Abel Ferrara di questo TFF, il documentario The Projectionist, un omaggio al cinema di sala attraverso la figura di un cipriota-americani di nome Nikos che di sale ne ha gestite decine a New York dagli anni Settanta a oggi.

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