Film stasera in tv: TESTIMONE D’ACCUSA di Billy Wilder (sab. 16 giugno 2018, tv in chiaro)

Testimone d’accusa di Billy Wilder, 1957. Rete Capri (66 dt), ore 21,00. Sabato 16 giugno 2018.
Schermata 2017-06-09 alle 14.26.12Lo adoro, questo flm hitchcockiano di un Blly Wilder che fuoriesce dai territori più riconoscibili del suo cinema. Un tesissimo courtroom-movie del 1957 – molte le analogie con Il caso Paradine di Hitchcock – che si segue trattenendo il respiro per capire come andrà a finire e se il tenebroso Tyrone Power è colpevole o innocente. Ma a dominare è Marlene Dietrich – oltre l’icona c’è l’attrice – che conferisce al film un’ambiguità mitteleuropea-weimariana e lo eleva ben al di là della pur buona pièce di Agatha Christie da cui è tratto. Memorabile Charles Laughton. La regia di Billy Wilder apporta luci e soprattutto molte ombre espressioniste al film trasformandolo in un capolavoro dell’inquietudine.

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Un film epocale stasera in tv: ‘Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto’ (sab. 16 giugno 2018, tv in chiaro)

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri (1970). Rete4, ore 23,39, sabato 16 giugno 2018.
81IDuqRUnKL._SL1500_kinopoisk.ru-Indagine-su-un-cittadino-al-di-sopra-di-ogni-sospetto-13465281-700x468Uno dei non molti film di quegli anni tempestosi – è del 1970 – ad aver resistito all’usura del tempo, forse perché l’aspetto politico e didattico, il più datato, è fortunatamente soverchiato dallo stile parossistico e iper espressionista. Un’opera epocale, nel senso di perfetta espressione dello zeitgeist, che vinse tutto, compreso l’Oscar come migliore film straniero. A rivederlo oggi si resta infastiditi dalla paranoia ideologica che lo percorre, con tutto quel livore verso le forze dell’ordine immaginate come potere demoniaco capace di ogni nefandezza. Ma se si va oltre questo livello, si scoprirà un film di ombre e fantasmi che arrivano dall’inconscio a insidiare le menti inscritte nella normalità, fino a destrutturarle e distruggerle. Continua a leggere

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Il film imperdibile stasera in tv: ‘Quel pomeriggio di un giorno da cani’ (sab. 16 giugno 2018, tv in chiaro)

Quel pomeriggio di un giorno da cani (Dog Day Afternoon), 1975. Paramount Channel (27 dt), ore 21,10, sabato 16 giugno 2018.
Un Al Pacino del periodo d’oro (1975), scatenato e bravo, anche troppo, diretto da uno che con la macchina da presa ci sapeva fare, Sidney Lumet. Film assolutamente Seventies, col suo ribellismo straccionesco, l’urlo dei reietti, la contrapposizione rozza tra poveri e potenti, la violenza incontenibile diventata malattia sociale. Due sfigati tentano una rapina in banca, ma si ritrovano la polizia fuori ad aspettarli. Prendono in ostaggio degli impiegati e incominciano a trattare. Subito la cosa si ingrossa, arrivano i giornali, le tv, la faccenda si mediatizza. I due balordi (Al Pacino e John Cazale) vengono seguiti in diretta da milioni di spettatori, scrutati e seguiti in una sorta di protoreality. Continua a leggere

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Il film imperdibile stasera in tv: CONTROSESSO (ven. 15 giugno 2018, tv in chiaro)

Controsesso, Rete Capri (66 dt), ore 22,30. Venerdì 15 giugno 2018.
Film a episodi, com’era d’uso nel nostro cinema nei primi anni Sessanta (questo è del 1964). Dirigono Marco Ferreri, Renato Castellani e Franco Rossi. Ma il film è rimasto, e viene ricordato, solo per l’espisodio di Ferreri, Il professore, interpretato da un Ugo Tognazzi in uno dei suoi ruoli più sordidi e imbarazzanti (nessuno come lui ha avuto, tra i nostri attori di quegli anni, lo stesso coraggio nel buttarsi in personaggi impossibili). Io non lo amo, anzi lo trovo repellente, però il Controsesso di Ferreri-Tognazzi è il reperto di un cinema che va visto e conosciuto, perché oggi sarebbe non solo irrealizzabile, ma neppure pensabile. Allora, agli albori della cosiddetta rivoluzione sessuale, nel nome – e con l’alibi – della libertà e dei diritti si poteva mettere in scena ogni abominio e ignominia, ogni slittamento nel lercio. Sentite qui: un professore di liceo costringe le sue alunne a non allontanarsi per andare in bagno, col pretesto che potrebbero copiare e passarsi i compiti, dunque fa costruire un gabbiotto in classe in cui al momento del bisogno le allieve potranno rinchiudersi. Ma lo scopo, per il pervertito, è auscultare i rumori corporali che da quella cabina promanano e che sono per lui un potente eccitante. Naturalmente il tutto viene presentato da Ferreri e dal suo sceneggiatore Rafael Azcona come un’accusa e uno sberleffo al bigottismo e alla repressione, che di individui e comportamenti siffatti sarebbero i responsabili. Mah. Oggi Controsesso è un’esperienza di cinema estremo e disturbante, quasi insostenibile. Provateci.

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(al cinema) Recensione: MONTPARNASSE FEMMINILE SINGOLARE, un film di Léonor Serraille. Paula e il suo gatto soli a Parigi

Montparnasse femminile singolare (Jeune femme), un film di Léonor Serraille. Con Laetitia Dosch, Grégoire Monsaingeon, Souleymane Seye Ndiaye, Léonie Simaga. Distribuito da Parthenos.
Vincitore a Cannes 2017 della Caméra d’or come migliore opera prima. Riconoscimento fin troppo generoso per un film che, se molto promette nella prima parte, si sviluppa poi in modo assai convenzionale. Ritratto di una giovane donna mollata dal fidanzato che si ritrova sola, lei con il suo gatto, a Parigi. Classico, anche troppo, racconto di formazione femminile. Voto 6+
Ero curioso di vedermelo, questo Jeune femme (tale il titolo originale) che mi ero perso l’anno scorso a Cannes dove stava a Un certain regard e dove ha poi vinto la Caméra d’or come migliore opera prima di tutte le sezione e rassegne, che è premio della massima importanza. E ricordo le lunghissime file alle proiezioni stampa dopo che il word-of-mouth lo aveva benedetto come assolutamente-da-non-perdere. Invece abbastanza deludente, visto adesso con il suo inutilmente lambiccato e pretenzioso titolo italiano Montparnasse femminile singolare, se rapportato alle (mie) alte aspettative. Uno di quei film girati da donne sulle donne perfetti per riempire le quote rosa ai festival e barrare la casella ‘cinema femminile’, ma che fan fatica a liberarsi dalle retoriche di quello che è ormai un genere con tutti i suoi vezzi e manierismi. Con le antiche leziosaggini, musonerie, capricciosità di tante figure femminili di tante narrazioni cineletterarie rispolverate e aggiornate alla contemporaneità, e chissà perché elevate a segno distintivo di una qualche speciale quanto presunta differenza. Invece la Paula di Jeune femme è interessante, benché abbastanza insopportabile, nella prima parte del film, per poi diventare un carattere qualsiasi con un finale che non si può più sentire e vedere (siamo ancora all’utero è mio e lo gestisco io, anzi alla pancia è mia, dato talmente scontato e universalmente accettato in occidente che non si capisce come lo si possa ancora sventolare da queste parti come simbolo di emancipazione). Parte bene, in modo disturbante al punto giusto, Montparnasse femminile singolare, evitandoci i più vieti cliché del poveradonnismo, presentandoci sì una giovane donna in affanno e nei casini, ma più vittima del suo sbilenco carattere – al limite di quella che i manuali di psicopatologia definivano isteria grave e adesso non si dice più – che delle perfidie e delle oppressioni del mondo maschiosciovinista. Che dire di lei che, dopo aver invano suonato il citofono e urlato il nome del suo ex che l’ha mollata e adesso non vuole neanche aprirle la porta, sbatte la testa contro il muro fino a ferirsi e doversi far soccorrere? Una matta, ecco, e scusate la political-scorrettezza, ma vien da essere solidali con il fidanzato famoso fotografo (e si immagina come molti fotografi dotato di Ego smisurato) che dopo dieci anni di vita passati con lei in Messsico a fare non si capisce bene cosa le ha detto basta, non ti reggo più. Insomma, la regista Léonor Serraille ha il coraggio di mettere al centro del suo film un personaggio non gradevole con cui lo spettatore fa molta fatica a simpatizzare. E dunque, ecco Paula che comincia a girare survoltata per Montparnasse con il suo gatto, un regale soriano, e una borsa a cercarsi chi la ospiti e le dia una mano. Occasione per una galleria di personaggi minori e pure quelli non gradevoli, un’ex amica che si guarda bene dall’aiutarla, una sciura odiosa che la prende come babysitter e la alloggia in soffitta tra i ratti. Per non dire della madre che non la sta neanche ad ascoltare e le intima di sparire dalla sua vita, lasciandci intuire come tra lei e Paula si sia consumato qualcosa di irreparabile. Continua a leggere

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