Recensione: CIVILTÀ PERDUTA, un film di James Gray. Avventura e delirio in Amazzonia. Molto alla Herzog, ma senza Herzog

Die versunkene Stadt ZLCOZ_3940.CR2Civiltà perduta (The Lost City of Z), un film di James Gray. Con Charlie Hunnan, Sienna Miller, Robert Pattinson, Tom Holland.
LCOZ_5695.CR2Un ufficiale britannico mandato tra Otto e Novecento sul Rio delle Amazzoni in missione dal governo di sua maestà, si convince che la foresta nasconda una città perduta, di immensa civiltà e ricchezza. Un’ossessione che lo spingerà a tornare là più volte. James Gray, che pure ci ha dato film meravigliosi (Little Odessa, Two Lovers, I padroni della notte), stavolta non riesce a imprimere il suo segno d’autore a un racconto convenzionale. E questo film di cui si è parlato per anni si rivela una delusione. Pesa anche l’inevitabile confronto con Aguirre e Fitzcarraldo di Werner Herzog. Voto 5 e mezzo
LCOZ_0492.CR2Lo strano caso di James Gray. Che, dopo i primi quattro (bellissimi) film molto contemporanei e un filo autobiografici su immigrati ebrei (e irlandesi) negli States, con C’era una volta a New York ha cambiato radicalmente cinema, occupandosi ancora di immigrazione, ma in forma di period movie e melodramma. Adesso un altro film nel e sul passato, con sontuosità di scenografia e costumi e neanche più il tema dell’emigrazione a collegarlo ai suoi precedenti. Un’altra cosa, un altro film, davvero un altro cinema. Anche parecchio convenzionale, con militari in alta uniforme ai ricevimenti, cottage anzi castelli nel countryside, interni maestosi di ministeri e altre reali istituzioni tra Otto e Novecento inglese. Che non lo si riconosce più, il rigoroso Gray delle tormentate famiglie askenazite. Ma perché mai avrà accettato di girare questo The Lost City of Z - tale il titolo originale -, certo tratto da una biografia diventata bestseller, certo prodotto dalla Plan B di Brad Pitt, ma così inesorabilmente medio-mainstream? Un’avventura amazzonica con delirio del suo protagonista, che sarebbe anche di molto fascino se non ci fossero già certi indimenticabili Herzog, intendo Aguirre e Fitzcarraldo. Un paio di anni fa s’è poi visto ai festival e anche in qualche sala nostra il notevole El Abrazo de la Serpiente, di cui par di rivedere molti passaggi in Civiltà perduta. E dal confronto Gray esce stritolato.
Il primo quarto d’ora è insopportabile, tutto un ballo in ghingheri all’ambasciata o in altra analoga istituzione, e “il ministro vorrebbe incontrarla al più presto, signor Fawcett”. Perché il film decolli bisogna aspettare che Percy Fawcett, militare al servizio di sua maestà incaricato di perlustrare per conto della corona la zona dell’alto Rio delle Amazzoni contesa tra Brasile e Bolivia, e magari di aprire varchi a una presenza britannica, parta per la sua destinazione. Lasciando a casa la moglie comprensiva e emancipata (“sono una donna autonoma”) che non fa storie a far la vedova bianca, un figlio e un altro in arrivo. E comincia il viaggio sul grande fiume, con intorno la giungla più pericolosa che c’è, e indios che lanciano fracce letali e pure antropofagi, alla ricerca poi di non si sa che cosa. Avamposti di europei che lì, come il Kurz di Apocalypse Now (e Joseph Conrad), si sono insabbiati e hanno creato il loro piccolo impero con potere di vita e di morte sugli indios schiavizzati. E qui, sorpresa, compare Franco Nero quale signorotto non così lontano da quello già intravisto in Django Unchained. Il resto è abbastanza pevedibile, conoscendo il genere paura-e-delirio-in-Amazzonia. Le imboscate dei nativi fanno fuori parte del già scarno equipaggio, e quel paradiso promesso rischia di rivelarsi un grande niente. Mentre Percy Fawcett si convince sulla base di labili indizi (qualche coccio e poco più) che lì nella jungla si nasconda una grande città perduta, naturalmente costruita in gemme e oro, sede di una civiltà precedente a quella europa. Continua a leggere

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Film stasera in tv: THE FIGHTER di David O. Russell (lun. 19 giugno 2017, tv in chiaro)

The Fighter di David O. Russell, Iris, ore 21,00. Lunedì 19 giugno 2017.TF_19666The Fighter, regia di David O. Russell. Con Mark Wahlberg, Christian Bale, Amy Adams, Melissa Leo, Jack McGee. Usa 2010.

Non è il solito film sulla boxe come arma di riscatto sociale e realizzazione dell’american dream. The Fighter è una discesa negli abissi dell’America white trash, il ritratto di una famiglia e di un ambiente dove impera la lotta darwiniana per la sopravvivenza, con una terribile madre-matriarca a dominare su tutto. David O. Russell ha girato un grande film sporcandosi con una storia dura e sporcando l’immagine con uno stile iper-reale. Oscar a Christian Bale e Melissa Leo.

In una ideale classifica di film che ti sorprendono favorevolmente e si rivelano meglio di come te li immagini, The Fighter starebbe parecchio in alto. A leggere certe recensioni e vedendo il trailer c’era da aspettarsi il solito film di pugni e redenzione, una di quelle storie cui il cinema americano (ma non solo, penso a Rocco di Visconti) ci ha abituati, dove la boxe diventa strumento di emancipazione sociale di povera gente disastrata, con tanto di trionfo finale sul ring a coronare l’avvenuta riuscita dell’ennesimo american dream. The Fighter è questo, ma è anche qualcosa di più e di diverso, è soprattutto una discesa agli inferi della convivenza umana, un ritratto senza sconti dei rapporti di convenienza e interesse, di puro scambio materiale, che si instaurano in certe (tutte?) comunità sociali e nella cellula che ne sta alla base, la famiglia. In un 2010 di film darwinianiAnimal Kingdom, The Town, Biutiful – anche questo s’è aggiunto alla lista.
David O. Russell, che dopo il bel Three Kings si era perso per strada, resuscita come autore con questo progetto tormentato, passato attraverso molte mani prima di finire nelle sue. Doveva dirigerlo il Darren Aronofosky di The Wrestler e Black Swan, che poi ha lasciato per altri impegni e qui però compare come produttore esecutivo, si era parlato anche di Brad Pitt protagonista, finché nel 2005 Mark Wahlberg non l’ha preso in mano e si è messo a cercare finanziatori e gente disposta a lavorarci, contattando pure Martin Scorsese che però ha gentilmente declinato l’invito. Finalmente è stato messo in piedi il cast e la regia è passata a David O. Russell, che proprio in Three Kings aveva già lavorato con Wahlberg, ed era finito ai margini del sistema cinema per via della cattiva fama che si era fatto di regista rissoso e intrattabile dopo essersi preso a cazzotti con George Clooney sul set di Three Kings e litigato con Dustin Hoffman e Lily Tomlin durante la lavorazione di I love Huckabees. Continua a leggere

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Il film imperdibile stasera in tv: LETTERE DA IVO JIMA di Clint Eastwood (lun. 19 giugno 2017, tv in chiaro)

Lettere da Ivo Jima di Clint Eastwood, Iris, ore 22,50. Lunedì 19 giugno 2017.
hero_EB20070111REVIEWS701110301ARSchermata 2017-06-19 alle 14.34.51Solo un’icona americana come Clint Eastwood poteva permettersi di girare due film gemelli e speculari sulla battaglia di Jwo Jima che nel Pacifico vide confrontarsi americani e giapponese negli ultimi mesi della WWII. Se in Flags of our fathers Eastwood ricostruisce la battaglia dal punto di vista stelle-e-strisce, con Lettere da Ivo Jima la descrive con gli occhi dell’altro, del nemico, basandosi sulle lettere che i soldati giapponesi mandarono alle loro famiglie. Negli Usa è considerato un capolavoro, qui non se l’è filato quasi nessuno.

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19 film da vedere stasera in tv (dom. 18 giugno 2017, tv in chiaro)

The Aviator

The Aviator

Siamo donne

Siamo donne

Venere in pelliccia

Venere in pelliccia

Cliccare il link per la recensione di questo blog. Alcune schede sono state scritte in occasione di una precedente messa in onda.

Siamo donne di Rossellini, Visconti e altri, Rete Capri, ore 21,00.
Arlington Road. L’inganno, Iris, ore 21,00.
The Aviator di Martin Scorsese, Rai Storia, ore 21,08.
Batman. Il ritorno di Tim Burton, Mediaset Italia2, ore 21,10.
Il secondo dei Batman diretti da Tim Burton, quelli con Michael Keaton uomo-pipiestrello. Film che mantiene tutte le promesse del primo, affondando il mondo leggero del fumetto originario nelle atmosfere cupe e perverse di una Gotham City architettonicamente ridisegnata sul modello della Metropolis di Fritz Lang e abitata da agghiaccianti mostri di ogni tipo. Se non c’è più l’allarmante Joker di Jack Nicholson della prima puntata, qui si materializza l’altrettanto orripilante e pericoloso Uomo-pinguino di Danny De Vito. C’è anche la Catwoman di Michelle Pfeiffer, allora all’apice della sua bellezza. Io, che non sono un fan di Tim Burton, trovo che nei suoi Batman, costretto da una storia forte che non gli permette più di tanto di deragliare nelle sue visioni, dia il meglio.
Love & Secrets, Rai 4, ore 21,13.
Melancholia di Lars Von Trier, Cielo, ore 21,15.
Pane, amore e…, Rai Movie, ore 21,20.
La morte ha fatto l’uovo di Giulio Questi, Rete Capri, ore 22,30.
Maria Stuarda regina di Scozia, la7, ore 22,30.
Il drammatico duello tra regine che segnò e cambiò la storia d’Inghilterra (e che ancora si riverbera sulla contemporaneità, con le voglie mai represse e sempre risorgenti di indipendenza della Scozia). Elisabetta I contro Maria di Scozia, e sappiamo come andò a finire. Una cupa trama di potere molte volte raccontata, da Schiller a Stefan Zweig. E che diventa cinema in questo film del 1971 di Charles Jarrott. Un film da vedere soprattutto per la presenza delle due massime star inglesi di allora, Glenda Jackson (Elisabetta) e Vanessa Redgrave (Maria).
Venere in pelliccia di Roman Polanski, Rai5, ore 22,58.
Maps to the Stars di David Cronenberg, Rai Movie, ore 23,05.
Diverso da chi?, Nove, ore 23,15.
Tentativo italiano abbastanza riuscito di fare una commedia sul gaysmo all’altezza di quelle internazionali. Senza cioè quei vetusti cliché italici e andando finalmente oltre l’eterno dramma-dilemma “lo dico o non lo dico a mamma e papà che sono gay?”, che per esempio si ritrova ancora in Mine vaganti di Ozpetek. Qui il protagonista, un buon Luca Argentero, è uno di quegli omosessuali pacificati ed omologati del giorno d’oggi che vivono col compagno nell’approvazione generale, compresa quella delle rispettive famiglie. Una coppiettina perbene e carinissima, perfino noiosa. Lui, Argentero, si butta in politica senza nascondere la gaytudine anzi facendone un punto di forza, imparando da esempi stranieri tipo il sindaco di Parigi Delanoë e anticipando il boom di Nichi Vendola. Tutto funziona finchè un’amica-nemica politica, la bacchettona Claudia Gerini, non si innamorerà di lui. E lui di lei. Commedia degli equivoci ben scritta dal bravo Fabio Bonifacci (lo stesso di Amore, bugie e calcetto e Si può fare) che a un certo punto se ne frega del politically correct e ribalta tutto facendo innamorare il gay di una donna. Non solo, sarà costretto a nascondere il suo amore eterosessuale a tutti, perfino alla famiglia e agli elettori, in un rovesciamento radicale e paradossale che non sarebbe dispiaciuto a Lubitsch. Che Bonifacci tenga d’occhio l’esprit viennese e la Mitteleuropa, quella che inviò a Hollywood non solo Lubitsch ma anche Wilder e von Stroheim, lo si capisce anche dalla scelta di Trieste come location della storia. Solo che il film cade nella parte finale dove, non sapendo più che pesci pigliare, cerca di accontentare tutti. Peccato. Il regista Umberto Carteni se la cava dignitosamente, la Gerini eccede un po’. Il migliore è Filppo Nigro, il fidanzato tradito di Argentero. Però avercene di commedie così da noi.
Hollywood Homicide, Rete4, ore 23,20
Fair Game, Iris, ore 23,30.
Film del 2010, quasi un instant-movie, sul caso Valerie Plame, agente Cia bruciata da una fuiga di notizia si suppone più che pilotata allorquando il marito Josep Wilson, anche lui dell’Agency, decide di uscire allo scoperto per denunciare l’inesistenza della armi di distruzione di massa in Iraq. Armi su cui Bush ha giustificato l’intervento militare anti-Saddam. Il film avalla la vulgata secondo cui Valerie Palme fu vittima di una ritorsione delle chiamiamole così istituzioni. Uno di quei film in cui Sean Penn si butta a capofitto ,e difatti eccolo quale Joseph Wilson. Naomi Watts è Valerie Plame. Dirige Doug Liman.
La solita commedia – Inferno, Italia1, ore 23,30
To Rome with Love di Woody Allen, Canale 5, ore 0,00..
Black Hawk Down di Ridley Scott, Paramount Channel, ore 0,20.
Le paludi della morte, Rai4, ore 0,37.
The Fan. Il mito di Tony Scott, la7, ore 1,00.
Gran film di Tony Scott che in forma di action thruller va a rovistare in una faccenda cruciale della ipermodernita, quella della celeberità, e del rapporto spesso perverso tra chi è celebre e i suoi fan. Un signore qualunque che ha la faccia di De Niro è un gran ammoratore di un campione di baseball. Si insinuerà nbella sua vita, e saranno problemi. Con Wesley Snipes.

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Un film fondamentale stasera in tv: BLACK HAWK DOWN di Ridley Scott (dom. 18 giugno 2017, tv in chiaro)

Black Hawk Down, Paramount Channel, ore 0,20. Dpmenica 18 giugno 2017.schermata-2016-12-15-alle-13-59-54schermata-2016-12-15-alle-14-01-10black-hawk-down-nonePrima di The Hurt Locker, Green Zone, Zero Dark Thirty, American Sniper c’è stato questo seminale Black Haw Down, bellico testosteronico del 2001 di Ridley Scott che va molto al di là del genere. Trattasi difatti del primo film sulle nuove guerre asimmetriche, quelle che scoppiano da qualche parte lontana del mondo, di solito in terre islamiche, e nelle quali l’Occidente è coinvolto in ambigue missioni dette di pace per paura di chiamarle con il loro nome e di allarmare l’opinione pubblica. Black Hawk Down ricostruisce un episodio cruciale degli ultimi decenni nei rapporti tra Stati Uniti (e Occidente) e paesi terzi, il massacro di un gruppo di soldati delle forze americane inviate in Somalia. Siamo nel 1992, il paese del Corno d’Africa si è inabissato in una crisi senza fine che alla carestia endemica aggiunge i conflitti tribali tra i vari signori della guerra. Senza più un governo e senza più un centro (e la crisi continua ancora oggi), e con il rischio di un genocidio, la Somalia diventa un problema internazionale. Washington decide di mandare, nell’ambito dell’operazione Unosom sotto egida Onu, una forza di pronto intervento per un periodo limitato di tempo: un’apparente missione di peacekeeping che sarebbe diventata per gli americani una trappola. In un raid contro il quartier generale di Aidid, il più potente signore della guerra somalo, i marines rimangono incastrati, 18 di loro moriranno, alcuni orrendamente trucidati e trascinati per le strade di Mogadiscio a perenne monito. Fu uno shock per l’opinione pubblica americana che spinse il presidente Clinton a ritirare le truppe. Il film di Ridley Scott ricostruisce quell’episodio traumatico, e lo fa secondo i canoni del più puro film bellico e d’azione contemporaneo, con ritmi vertiginosi e tensione adrenalinica. Il primo obiettivo del film è lo spettacolo, com’è nella tradizione del produttore Jerry Bruckheimer. Ma, rivisto oggi, in tempi di interventi in Afghanistan e in Iraq, e con un mondo sempre più complesso e destabilizzato, Black Hawk Down ci appare attuale e interessante soprattutto perché ripropone il dilemma fondamentale, per gli Stati Uniti e per l’intero Occidente, su che fare o non fare in simili crisi. Continua a leggere

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