15 film stasera in tv (mart. 3 ottobre 2017, tv in chiaro)

The Conspirator

The Conspirator

Il nome del figlio

Il nome del figlio

Cliccare sul link per leggere la recensione di questo blog. Alcune schede si riferiscono a una precedente messa in onda del film.

Nel segno di Roma di Guido Brignone (con il contributo di Michelangelo Antonioni e Riccardo Freda), Capri Television (66 dt), ore 19,30:
Il bacio della pantera di Jacques Tourneur, Capri Television (66 dt), ore 21,00.
Il nome del figlio di Francesca Archibugi, Rai Movie, ore 21,00.
L’indiana bianca di Gordon Douglas, Iris, ore 21,00.
Uno di quegli western che – siamo nel 1953 – pongono tra i primi la questione di chi si ritrova a metà tra la cultura wasp e quella dei nativi americani. Come più tardi Sentieri selvaggi e Soldato blu. Due ragazze, due sorelle, rapite dagli indiani vengono rintracciate da un reduce della guerra civile. Ma, seppure per diversi motivi, né luna né l’altra vogliono tornare a casa. Con l’hitchockiana Vera Miles.
Centurion di Neill Marshall, Rai 4, ore 21,03.
Fuocoammare di Gianfranco Rosi, Rai5, ore 21,15.
Pulp Fiction di Quentin Tarantino, Paramount Channel, ore 21,15.
Giovanna D’Arco di Luc Besson, Cielo, ore 21,15.
Giovanna secondo Luc Besson, starring la sua ex Milla Jovovich. Film fracassone e sanguinolento. Non proprio la più austera Giovanna d’Arco della storia del cinema.
Gone Girl – L’amore bugiardo di David Fincher, Tv8, ore 21,20.
La donna che canta (Incendies) di Denis Villeneuve, Rai Movie, ore 22,40.
Far West di Raoul Walsh, Iris, ore 23,08.
L’ultimo film (è il 1964) di un gran signore del cinema come Raoul Walsh. ed è un western già presago del “cinema dalla parte defli indiani” che cin la New Holywood di lì a quakche anno invaderà lo schermo. Bisogna daree la caccia a un indiano ribelle, ma anziché nuivere guerra stavikta si manda un giivane ufficiale a trattare. Un segno dei tempi liberal-kennediani. Con Troy DOnahue e Suzanne Pleshette.
La giusta causa di Arne Glimcher, Rete4, ore 23,25.
In Florida un ragazzo afro-americano viene condannato a morte per l’uccisione di una ragazzina. Un avvocato indaga e scopre la sua innocenza. Ma l’intrigo non finisce lì. Il modello è quello lontano e irraggiungibile di La parola ai giurati di Sidney Lumet, cioè il cinema civile all’americana impegnato contro la pena capitale. Però qui siamo ormai troppo in là (1995), in una fase declinante del genere, e lo si contamina troppo con il thriller. Con Sean Connery.
I guerrieri della notte di Walter Hill, Paramount Channel, ore 23,30.
Da zero a dieci di Luciano Ligabue, Mediaset Italia2, ore 23,50.
Con questo suo secondo film da regista Ligabue non ce la a replicare il success inatteso del suo precedente RadioFreccia. Quattro amici a Rimini per una reunion nostalgica con le ragazze di allora. Inevitabili bilanci (si chiede a ognuno un’autovalutazione da zero a dieci). Con un Pierfrancesco Favino non ancora famoso.
The Conspirator di Robert Redford, Rai Movie, ore 1,00.

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Un film epocale stasera in tv: I GUERRIERI DELLA NOTTE (mart. 3 ott. 2017, tv in chiaro)

I guerrieri della notte, Paramount Channel, ore 23,30. Martedì 3 ottobre 2017.
the-warriorsL’ho sempre amato molto, fin da quando uscì, A.D. 1979. Sensazionale film di strada di Walter Hill, ispirato nientemeno che all’Anabasi di Senofonte (a dimostrazione che le storie che funzionano sono eterne), che mette in scena la guerra urbana tra gang in una magnifica, pericolosa New York notturna. Una banda rimane tagliata fuori dal proprio territorio, per ritornarci deve riattraversare la città e le sue aree controllate da gang rivali, in un viaggio avventuroso che tiene avvinto lo spettatore e non gli dà tregua. Western metropolitano che fondò e codificò un genere influenzando soprattutto l’allora nascente videomusica e l’estetica dei videogiochi. Epocale

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Il film imperdibile stasera in tv: LA DONNA CHE CANTA (Incendies) di Denis Villeneuve – mart. 3 ott. 2017, tv in chiaro

La donna che canta (Incendies), un film di Denis Villeneuve. Rai Movie, ore 22,40, martedì 3 ottobre 2017.
419190_383111858428150_144389389_n166610_123630574376281_7479687_nUn mio personale cult, un film che adoro anche oltre ogni ragionevolezza. Quello che ha imposto tra 2010 e 2011 all’attenzione di pubblico, stampa, addetti ai lavori (con tanto di candidatura all’Oscar guadagnata nella categoria miglior film in lingua straniera: in questo caso il francese) il canadese-québecois Denis Villeneueve, uno che poi si farà largo anche nel cinema hollywoodiano con Prisoners e Sicario. E che tra due giorni – da giovedè 5 ottobre – sarà nei cinema con il molto atteso sequel Blade Runner 2049, con il quale incredibilmente questo Incendies ha non poche affinità nellìimpianto narrativo (si tratta in entrambi i casi di una ricerca, da parte dei protagonisti, delle proprie origini). Un autore come ipnotizzato dal male al lavoro, Villeneuve, e con una speciale abilità, si direbbe una vocazione, nel trasmetterci climi torbidi, malsani, dove si agitano uomini e donne posseduti da forze più grandi e come giocati, sovrastati dal destino. Incendies – preferisco il titolo originale a quello, pur non male, italiano La donna che canta – è film difficilmente assimilabile ad altri anche se prende a prestito qualcosa dal mystery, dalla detective story, dal mélo, è la riemersione del tragico, e anche della tragedia greca, nel secolo breve, nel dannato Novecento delle guerre, dei massacri su vasta scala, della pietà l’è morta. È un film che non ha paura di raccontare e dire l’indicibile, che non arretra di fronte all’orrore e anzi te ne spalanca la visione, il che è esattamente il contrario del cinema dominante e anche della cultura dominante della dolcificazione e dell’attenuazione di ogni asperità. Tratto da una pièce teatrale del drammaturgo canadese di origine libanese Wajdi Mouawad, la ripercorre fedelmente, e però ne accentua attraverso il cinema la vertigine, ne allarga esponenzialmente l’abisso togliendole quella fissità di sacra rappresentazione che poteva avere a teatro per scagliarla in un iper realismo di carne, sangue e ogni possibile fluido corporeo. Sconvolgente, e non si esagera. Montréal.
Jeanne e Simon sono gemelli, la loro madre, Nawal, immigrata a suo tempo dal Libano, è appena morta. Aprendone il testamento, il notaio comunica loro la sua ultima volontà, consegnare due lettere, una al padre che loro credevano morto in guerra e invece no, una al fratello di cui non hanno mai saputo l’esistenza. Continua a leggere

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Film stasera in tv: GONE GIRL – L’AMORE BUGIARDO (mart. 3 ott. 2017, tv in chiaro)

Gone Girl – L’amore bugiardo, un film di David Fincher. Tv8, ore 21,20, martedì 3 ottobre 2017.
Ripubblico la recensione scritta all’uscita del film.
????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????L’amore bugiardo (Gone Girl), un film di David Fincher. Dal romanzo di Flynn Gillian. Con Ben Affleck, Rosamund Pike, Neil Patrick Haris, Tyler Perry.???????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????Preceduto da un buzz incontenibile e dal gran successo in dollari al box office Usa, finalmente è arrivato. Rivelandosi, a conti fatti, alquanto deludente. Una donna scompare, si sospetta fortemente c’entri il marito. Ma è solo l’inizio di una serie di continui twist e rovesciamenti di fronte. Una storia così tortuosa che si fa fatica a crederci. Altro che vivisezione spietata di un matrimonio, come da qualche parte (americana) s’era scritto. Resta il mestiere di David Fincher, che riesce a non annoiarci nonostante la lunga durata (2 ore e mezzo). Voto 6 meno????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????Finalmente è arrivato, dopo aver fatto il botto d’incassi in America (165 milioni di dollari, e non è mica finita la corsa, una cifra sbalordente per uno psycho-thriller) e dopo essere stato testato col pubblico italiano al festival (o festa?) di Roma. Circonfuso pure da una cert’aura di capolavoro o quasi per via di alcune – non tutte – reviews mirabolanti in terra statunitense e per la fama e il credito accumulati dal suo regista David Fincher. Uno che con The Social Network ci aveva fatto intravedere cose belle, accendendo in noi la speranza di aver trovato un Autore Maximo, salvo deluderci subito dopo con l’inutile, esteriore versione by Hollywood di Uomini che odiano le donne. Il guaio è che con questo Gone Girl delude ancora, inducendo in noi il forte sospetto che non sia fatto della stoffa dei grandi. Intendiamoci, L’amore bugiardo – titolo non infedele, per carità, non traditore, però assai al di sotto dell’originale Gone Girl e della sua ambiguità e un filo sciampistico, ecco – è un thrillerone che per buona parte delle sue due ore e mezzo riesce ad avvincerti, riallacciandosi a un genere – quello dei giochi sporchi di coppia, del jeu de massacre a due – che a Hollywood ha sempre prosperato e anche prodotto fior di capolavori (di Hitchcock, di Lang, di Cukor). Solo che qui non si va mica tanto in profondità, mirando più all’accumulo dei colpi di scena – adesso si dice twist – che alla consistenza e plausibilità di personaggi e storia. Pensare che qualcuno in America ha parlato di coraggiosa vivisezione da parte di Fincher degli aspetti più luridi e tenebrosi di una vita di coppia, di un Scene da un matrimonio piagato e corrotto dalle paranoie e dai sadismi incrociati dei partner. Continua a leggere

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Film stasera in tv: FUOCOAMMARE di Gianfranco Rosi, Orso d’oro a Berlino (mart. 3 ottobre 2017, tv in chiaro)

Fuocoammare, Rai 5, ore 21,15, martedì 3 ottobre 2017.
Ripubblico la recensione scritta subito dopo la proiezione alla Berlinale 2016, qualche giorno prima che a Fuocoammare fosse assegnato, dalla giuria presieduta da un’entusiasta (del film) Meryl Streep, il premio più importante, l’Orso d’oro. Da allora successi – è stato venduto in tutto il mondo e benissimo accolto e recnsito in America – e polemiche lo hanno accompagnato in pari misura, polemiche per il realismo con cui il film mostra la morte nei barconi dei migranti verso Lampedusa. E chi era al press screening a Berlino ricorderà l’urlo ‘vergogna! pornografia!’ lanciato da qualcuno alla fine. Ma sono arrivati anche abbondanti riconoscimenti, fino alla nomination di Fire at Sea (questo il titolo internazionale) all’Oscar per il migliore documentario. Domenica notte sapremo se Gianfranco Rosi ce l’avrà fatta contro rivali temibili e assai agguerriti, a partire dai favoriti O.J. Simposon e I Am Not Your Negro.233519162418Fuocoammare (Fire at Sea) di Gianfranco Rosi. Con Samuele Pucillo, Matias Cucina, Samuele Caruana.
201614479_2L’unico film italiano di tutta la Berlinale, e stiamo a vedere se entrerà in zona premi. L’accoglienza della stampa è stata ottima. Ma il film è discontinuo e irrisolto: eccellente quando va a raccontare la Lampedusa dei migranti, poco interessante quando ci mostra altre storie dell’isola (il ragazzino con la fionda). E però ci sono scene che non puoi dimenticare. Tant’è che già è esplosa la polemica: quali sono i limiti che il cinema non deve valicare nel rappresentare la sofferenza? Voto 6 e mezzo
201614479_1Molto, molto piaciuto qui a Berlino alla stampa e al pubblico. A questo punto, naturale competitor per l’Orso d’oro, anzi, direi a oggi il massimo favorito. Anche se non è il film migliore, quello di Mia Hansen-Love, L’avenir, per dire, gli è di molto superiore. Anche se non è nemmeno un gran film. Piuttosto, è il film giusto al momento giusto nel posto giusto. In una Germania dove la questione accoglienza dei rifugiati domina il confronto pubblico. Fuocoammare ha la forza, fors’anche l’astuzia, di sbattere in faccia al pubblico, alla stampa internazionale, alla giuria il tema dei migranti venuti dalla parte più turbolenta del mondo. Andando a vedere cosa succede nella anomala normalità di Lampedusa, isola divisa tra chi la abita e chi ci arriva coi barconi dal Nord Africa nelle condizione che sappiamo. Sì, sappiamo molto, forse tutto, e però vedere questo tutto tradotto in immagini ha un effetto esplosivo nella nostra testa. Pornografia!, ha urlato qualcuno alla fine della proiezione stampa, e difatti sono molti qui gli haters di Fuocoammare, accusato di sensazionalismo e di mostrare ciò che non può, non deve essere mostrato, la morte (e viene in mente lo storico articolo sui Cahiers scritto dall’appena scomparso Jacques Rivette su Kapò di Gillo Pontecorvo). C’è un limite alla rappresentazione della morte nel cinema? E se sì, qual è? E però, scusate, come mai molti di coloro che accusano Rosi per averci mostrato, nell’inquadratura massimamente scioccante di tutto il film, la stiva di un barcone pieno di cadaveri di gente soffocata, morta di fame e sete, poi si sdilinquiscono di fronte agli zampilli di sangue e alle materie cerebrali abbondantemente sparse di The Eightfule Eight di Tarantino? Dite che c’è una bella differenza tra realtà e fictionalizzazione? Certo, e però quando Rivette accusava di oscenità Pontecorvo per quella carrellata sul cadavere di una donna sul filo spinato di Auschwitz non distingueva tra le due. Vero, in operazioni come Fuocoammare il confine tra lecita denuncia e spettacolo della morte è sottile, e però in un caso come questo credo sia lecito correre certi rischi. Continua a leggere

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