18 film stasera in tv (venerdì 11 ottobre 2019, tv in chiaro)

Suicide Squad (qui, il Joker di Jared Leto)

Lasciati andare

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Ombre malesi con Bette Davis, Rete Capri (canale 122 dt), ore 21:00.
Papillon di Franklin J. Schaffner, Rai Movi, ore 21.10.
Cliffhanger con Sylvester Stallone, Iris, ore 21:12.
Lasciati andare con Toni Servillo, Rai 3, ore 21:15.
Uno dei pochi film di Toni Servillo non premiati dal pubblico. Eppure questa commedia del 2017 diretta da Francesco Amato una qualche attenzione in più se la sarebbe meritata, con il suo insolito (per il nostro cinema) main character, uno psicanalista romano rivitalizzato dall’incontro con una ragazza-ciclone. Che ovviamente lo coinvolgerà in un’avventura destinata a rimodellargli la vita. C’è anche Luca Marinelli.
A proposito di Henry di Mike Nichols, Paramount Channel, ore 21:15.
Il cinico manager Harrison Ford perde la memoria. Grazie all’amore e alla dedizione di chi gli sta vicino a poco a poco recupera e riscopre i valori veri della vita. Edificante, ma per fortuna il regista è Mike Nichols (Il laureato).
Suicide Squad, Italia 1, ore 21:29.
Risposta DC Comics agli Avengers. Qui a essere riunbiti sono i supercriminali della premiata casa fumettara, titanizzati dalla messa in cinema di David Ayer (uno bravo: vedi Fury). Operazione massacrata dai critici e poco amata dal pubblico. Se delude il Joker di Jared Leto, è però strepitosa la Harley Quinn di Margot Robbie.
The Legionary – Fuga all’inferno con J.C. Van Damme, Spike ore 21:30.
Arrival di Denis Villeneuve, Rai 4, ore 21.21.
Final Destination 3, Italia 2, ore 21.27.
Il destino è segnato. Ma, come nel bergmaniano Settimo sigillo, si può sempre giocare la propria partita con la Morte e sperare di sopravvivere. Che è quanto fanno i ragazzi di questo terzo capitolo di una delle più famose saghe horror degli anni Duemila.
Storia di un peccato di Walerian Borowczyk, Cielo, ore 23:10.
Uno dei capitoli del cinema dell’erotologo polacco Borocwicz, nome capitale nei percorsi filmici anni Settanta. Qui torna a Varsavia per girar un melodramma svoltato in decadenza della carne  del desiderio con al centro una donna manipolata da loschi individui. Eros e Thanatos si danno la mno, in un puro e torvo rondò mitteleuropeo.
Thelma & Louise di Ridley Scott, Paramount Channel, ore 23:20.
Aftermath – La vendetta, Rai 4, ore 23:20.
Uno dei film che hanno segnato il ritorno al cinema negli ultimi anni di Schwarzenegger. senza un gran successo.
Kill’em – Uccidili tutti, Spike, ore 23:25.
Van Damme in n film di due anni fa. Con parecchi anni in più, ma all’altezza del proprio mito.
The Amazing Spider-man, Tv8, ore 23:35.
The Chronicles of Riddick, canale 20, ore 22:38.
Deep Impact, Italia 2, ore 23:18.
Disaster movie fine Novanta prodotto da Spielberg e diretto – allora era un’eccezione per un film di alto budget e effetti speciali – da una regista, Mimi Leder. Una cometa si dirige veloce verso la Terra e niente sembra poterla fermare. Cast zeppo di nomi gloriosi, da Robert Duvall a Vanessa Redgrave. Fu un successo.
La parola di un fuorilegge… è legge! di Antonio Margheriti, 7Gold, ore 23:30.
Antonio Margheriti è uno dei registi di Italian Western citati daTarantino in C’era una volta… a Holywood. E questo è un suo (tardo) western del 1975, però prodotto dagli amricani visto il successo sul mercato Usa dei suoi precedenti film Cast importante, con al centro attori black quali Jim Brown e il fantastivo Fred Wlliamson. Più Lee Van Cleef e Catherine Spaak.
L’eletto di Guillaume Nicloux, Rai 2, ore 0:40.

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Torna stasera in tv un gran bel film di Denis Villeneuve, ARRIVAL (venerdì 11 ottobre 2019, tv in chiaro)

Arrival di Denis Villeneuve, Rai 4, ore 21.21. Venerdì 11 ottobre 2019.
ARRIVAL379750Arrival, un film di Denis Villenueve. Con Amy Adams, Jeremy Renner, Forest Whitaker, Michael Stuhlbarg. Basato sul racconto Storie della tua vita di Ted Chiang. Presentato in concorso a Venezia 73.
459159Dal regista di La donna che canta e Sicario uno sci-fi con al centro il fattore umano, secondo la lezione di Odissea nello spazio e del Tarkovski di Solaris. Sbarcano gli alieni, si cerca di comunicare con loro, di capire se abbiano intenzioni ostili o no. Ma più che nei misteri cosmici questo è un viaggio nella nostra parte di cosmo, quella che abitiamo. Gli alieni siamo noi. Buonissimo film, solo con qualche oscurità di troppo. Formidabile (as usual) Amy Adams. Voto 7 e mezzo

ARRIVALRecensione scritta dopo la proiezione a Venezia nel 2017.
Dopo averlo visto lo scorso settembre a Venezia, Arrival mi è sembrato subito il migliore degli americani in concorso, sì, anche meglio del sovrastimato La La Land (il terzo era La luce tra gli oceani). Non così assoluto, non così memorabile com’era lecito aspettarsi dal regista di Incendies e Sicario, ma pur sempre ottimo nel suo destreggiarsi tra autorialità da una parte e mainstream e cinema ultrappopolare dall’altra. Il canadese ormai hollywoodizzato  Villeneuve, nonostante l’oscurità del plot, vero punto di fragilità dell’operazione, ce la fa a condurre in porto un fantascientico colossale come esige il mercato senza scadere nella giocattoleria, e invece attenendosi a quel filone nobile e glorioso della sci-fi umanistica che ormai sembrava eclissato dalle mostrerie varie con uso e abuso di CGI e quant’altro. Rispetto alle figurine piatte e bidimensionali, da graphic novel prontamente riporodotta su grande schermo con la stessa mancanza di profondità, dei vari reboot di Star Wars e Star Trek e dei pur rispettabili supereroistici Marvel, Arrival più che raccontare di alieni va a scavare nelle nostre alienazioni, nella gente che sta da questa parte del cosmo, mostrandone corpi e menti dove stanno incapsulati ricordi angosciosi. Quella fantascienza che abbiamo conosciuto e amato tra anni Sessanta e Settanta, da Kubrick fino al meraviglioso Tarkowski di Solaris cui questo Arrival qua e là somiglia, e di Stalker. Si va nel cosmo, o si comunica con creature dal cosmo venute, per esplorare il cosmo altrettanto misterioso che siamo noi, e quegli alieni a noi stessi che scopriamo essere. In Solaris Tarkowski ci faceva approdare su una stazione spaziale dispersa e dismessa per farci ripiombare nel passato e nelle memorie dei suoi personaggi, qui la linguista Louise (una Amy Adams al solito bravissima e dominatrice dello spazio schermico) cerca di parlare con le creature venute da chissà dove e per chissà quale motivo, per poi scoprire che quel loro viaggio sarà anche un viaggio dentro le fratture della sua vita. Naturalmente è spettacolo, e ottimo, dunque Villeneuve non ci aduggia con spieghe e pensosità e considerazioni psuedofilosofiche (che invece abbondavano in quei film anni Sessanta-Settanta), preferendo mostrare e svelare la complessità attraverso il farsi, lo srotolarsi di azione e narrazione. Azzeccando la pulsazione del film e la sua temperatura interna, temperatura senza sbalzi, come in un ecosistema cui siano garantite condizioni di perfetta stabilità. Arrival si snoda senza climax particolari, piuttosto secondo un flusso costante e avvolgente, e anche questo per un prodotto ad alta spettacolarità è cosa insolita, e svela la diversità del progetto. Continua a leggere

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Recensione: LE VERITÀ, un film di Kore-eda Hirozaku. Ritratto di famiglia con la diva Catherine

Le verità (titolo originale: La vérité; titolo internazionale: The Truth), un film di Kore-eda Hirozaku. Con Catherine Deneuve, Juliette Binoche, Ethan Hawke, Clémentine Grenier, Ludivine Sagnier. Al cinema da giovedì 10 ottobre 2019.Kore-eda Hirozaku al suo primo film fuori dal Giappone non perde l’anima, realizzando un altro dei suoi ritratti di famiglia sghembe. Parigi: Fabienne, attrice-mito del cinema francese, ha appena pubblicato le sue memorie. Ma la figlia l’accusa di aver mentito, come sempre. Sono rinfacci e scontri e rimbrotti madre-figlia, come già in Sinfonia d’autunno, come in Lo specchio della vita. Ma Kore-eda tratta una materia tanto usurata con levità encomiabile, interrogandosi senza la minima affettazione su realtà e finzione, vita e rappresentazione, verità e menzogna. Deneuve monumentale per come gioca con il proprio mito. (E chissà perché La verità del titolo originale si moltiplica e pluralizza nella versione italiana.) Voto 7 e mezzo
Recensione scritta dopo la presentazione del film a Venezia 2019.
Si temeva che Kore-eda si perdesse l’anima in questo trasloco, nel suo primo film fuori dal Giappone e in una lingua non sua. Invece da oggi l’auteur di Un affare di famiglia, chiamato a girare a Parigi si immagina sulla scia della Palma d’oro a Cannes, è da iscrivere nel registro di quei cineasti in grado di mutare radicalmente orizzonte e ambienti restando nel profondo quel che sono. Puro mimetismo. Operazione che invece non era così riuscita a un connazionale di Kore-eda, Kiyoshi Kurosawa, approdato qualche anno fa in Francia per Daguerrotipe.
Adattando all’aria di Parigi una sceneggiatura abbozzata già nel 2013 in patria, Kore-da ci racconta trame e sottotrame mille volte viste, senza risparmiarsi dosi massicce di cliché, solo che miracolosamente dai cliché e dal déjà-vu riesce poi a distillare pezzi di vita massimamente credibili, e con la stessa naturalezza e mancanza di affettazione dei suoi film precedenti. Ritratto di un’attrice carica di gloria ormai tra i settanta e gli ottanta a confronto-scontro con la figlia ovviamente da lei trascurata e malamata (o almeno così crede l’incattivita rampolla di nome Lumir: la interpreta Juliette Binoche). Ricorda Sinfonia d’autunno di Ingmar Bergman? Come no. Se è per questo, pure Lo specchio della vita di Douglas Sirk. Naturalmente è tutto un rinfaccio madre-figlia e un ma dov’eri tu quando io avevo bisogno di te?, ma cara io ero attrice, sono attrice, il lavoro avant tout!, la vita privata dopo! Reminiscenze anche di Mammina cara e del libro di memorie di Maria Riva su mamma Marlene, ance se qui è la genitrice a aver scritto un libro autobiografico. Titolo: La Vérité. Lumir torna da New York col marito attore semifallito e semialcolista (Ethan Hawke) e la figlia bambina nella bella casa di mamma in occasione dell’uscita dell’autobio. Naturalmente quando la legge inorridisce, mettendo furiosamente post-it alle pagine in cui mamma Fabienne ha mentito: perché hai scritto che mi accompagnavi a scuola tutti i giorni? ma se non l’hai mai fatto, mai! E avanti così. Ma Fabienne è attrice, è diva, lei crede in sé e nella propria eccezionalità oltre che nel proprio diritto alla menzogna, mai che si metta in stato di autoaccusa, figuriamoci. Non capisci fino a che punto Deneuve faccia Deneuve o reciti e prenda le distanze da se stessa – lei ovviamente in questa confusione ci gioca alla grandissima -, fatto sta che il risultato è da standing ovation (tributatale difatti non appena si è affacciata in conferenza stampa). Gigioneggia, ironizza, lancia fiele e acido all’indirizzo delle colleghe – le ex, le attuali, le future -, dei colleghi, del mondo tutto, compreso chi le sta intorno. Un mostro di ego riferimento, come han da essere le dive. Come sempre Kore-eda parte da una messinscena e da una narrazione di apparente massima semplicità, da un cinema perfino ingenuo, per poi via via complessificare e stratificare fino a raggiungere la cifra che gli è congeniale, quella dell’ambiguità, dell’equilibrio-squilibrio tra elementi diversi, contraddittori (no, per carità, non tiriamo in ballo l’yin e yang). Ma senza quella carica nichilista alla Haneke o alla Verhoeven, per stare a signori riconosciuti dell’ambiguo, piuttosto con una pulizia, un nitore, una trasparenza squisitamente nipponiche. Il film si inerpica senza sfracellarsi sui sentieri sdrucciolevoli benché ampiamente battuti del rapporto tra realtà e finzione, tra verità e menzogna, tra vita e sua simulazione. Dilemmi che trovano nel mestiere dell’attrice, che è di Fabienne e che la figlia Lumir avrebbe voluto intraprendere, il bacino ideale di coltura. Il film che Fabienne sta girando, uno sci-fi esistenziale, diventa lo specchio della (sua) vita, specchio fedele o meno poco importa, perché a importare è la proliferazione degli alter ego, della propria imagine fantasmatica in cui Fabienne e gli altri sono costretti a confrontarsi. Continua a leggere

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12 film stasera in tv (giovedì 10 ottobre 2019, tv in chiaro)

Via dalla pazza folla

Harry ti presento Sally

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Notre Dame con Charles Laughton, Rete Capri, re 21:00.
L’immarcescibile storia by Victor Hugo della zingara Esmeralda e di Quasimodo nella sua versione cinematografica classica: quella dell’anno 1939, diretta dall’esule weimariano William Dieterle. Con un gigantesco Charles Laughton, in un’interpretazione con la quale tutti i successivi Quasimodo dovranno misurarsi, e Maureen O’Hara la rossa quale ammaliatrice.
Una 44 Magnum per l’ispettore Callaghan di Ted Post, Iris, ore 21:00.
Il secondo film della serie Dirty Harry (da noi chissà perché Ispettore Callaghan) che trasformò Clint Eastwood da star degli spaghetti western in nome da A-list hollywoodiana. Allora, primi anni Settanta, si bollò Eastwood di criptofascismo per i modi spicci e al limite della legalità del suo Harry. Che però, piacesse o meno, sapeva intercettare e interpretare il sentimento popolare di quei tempi come pochi.
The Chronicles of Riddick, canale 20, ore 21:05.
Il fidanzato di tutte di Charles Waters, Tv 2000, ore 21:05.
Un Frank Sinatra-movie, una rom-com anche con canzoni ovviamente, diretto da Charles waters. Con Debbie Reynolds e Celeste Holm.
Via dalla pazza folla di Thomas Vinterberg, RaiMovie, ore 21.10.
Harry ti presento Sally di Rob Reiner, Tv8, ore 21.25.
Segreti Segreti di Giuseppe Bertolucci, Zelig Tv, ore 21:30.
Uno di quei filmdi Giuseppe Bertolucci, il fratello meno famoso ma non meno bravo, in cui il mondo è visto e rappresentato attraverso le donne. Storia, storie di terrorismi – siamo nei primi anni Ottanta – nelle quali vorticano differenti, ora convergeti ora no, destini femminili. Cast, come sempre in Giuseppe Bertolucci, da togliere il fiato: Lea Massari, Giulia boschi, Lina Sastri, Mariangela Melato, Alida Valli, Rossana Podestà, Stefania Sabdrelli. E poi Nicoletta Braschi, Sabdra Ceccarelli, perfino Francesca Archibugi. Come si fa a bob vlergli bene?
Un matrimonio all’inglese, Rai Movie, ore 23:05.
French Kiss di LawrenceKasdan, Tv8, ore 23:20.
Ispettore Callaghan, il caso Scorpio è tuo!, Iris, ore 23:30.
Tarantino presenta: Missione compiuta stop. Bacioni Matt Helm, Rai Movie, ore 0:50
Il sorpasso di Dino Risi, Iris, ore 1:40.

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15 film stasera in tv (mercoledì 9 ottobre 2019, tv in chiaro)

Codice criminale

Zoina d’ombra

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Zona d’ombra – Una scomoda verità di Peter Landesman, Rai Movie, ore 21:10.
Un film del 2015 passato nella massima indifferenza nonostante la presenza dell’un tempo superstar Willie Smith. Che èq ui in uno dei suoi ruoli per così dire engagé. Zona d’ombra racconta difatti la storia più che vera di un neurologo nigeriano da tempo negli Stati Uniti ma ancor ain attesa di regolarizzazione: finirà nel turbine mediatico quando scoprirà che molti ex gioicatori di football (americano) sono colpiuti dalla stessa patiologia degnerativa. Colpa dei traumi subiti in carriera sui campi da gioco? Lancia l’allarme, indica i responsabili, ma ovviamente i poteri forti del sistema sportivo faranno di tutto per bloccarlo. Di quei film che stanno pericolosamente in bilico tra denuncia civile e complottismo. Regista quel Peter Landesman che portò qualche anno fa a Venezia in concorso il mediocre Parkland.
Sliding Doors, la5, ore 21:10.
Bruce Springsteen in His Own Words, Rai 5, ore 21:14.
Filmm del 2016 in cui il mitologico Springsteen si racconta davanti alla cinepresa di Nigel Cole (L’erba di Grace, We Want Sex): vita, opere, passioni. E gli esordi, i maestri di riferimento. I molti, moltissimi intossicati del Boss e della sua musica non se lo perdano.
Codice criminale, Rai 4, ore 21:20.
Family drama del 2016 con un protgonista di grande caratura attiriale come Michael Fassbender. Che è il rampollo di una famiglia di tradizioni criminali intenzionato a spezzare quel loop che dura da generazion e dare al figlio una vita normale. Senza fughe dalla polizia, senza il carcere come destino. Ma dovròà vedersela con il terribile padre-padrone (il roccioso Brendan Gleeson), in uno scontro edipico ad alta temperatura.
Il diritto di contare, Rai 1, ore 21:25.
Inferno di Ron Howard, Tv8, ore 21:20.
Nati stanchi con Ficarra & Picone, Nove, ore 21:25.
Signori, il primo film della coppia Ficarra & Picone (il cui L’ora legale è in questa stagione cinematografica il miglior risultato italiano al box office). Due ragazzi qualunque di Sicilia senza lavoro e indaffaratissimi a fare concorsi su cncorsi. Finché ne devono fare uno a Milano per un posto di bibliotecari. Ma, come in una classicissima commedia sicula degli equivoci, lì verranno presi per mafiosi. Il guaio per loro, che sotto sotto non vogliono lasciare il paesello, è che stavolta il concorso lo vincono davvero. La comicità dei due, come poi accadrà sempre più spesso nei loro film, al servizio di uno sguardo disincantato sui mali e le pigrizie d’Italia. sempre con quell’impronta di sicilianità inconfondibile. Dell’ormai lontano 2001.
Il signore degli anelli – La compagnia dell’anello di Peter Jackson, Italia 2, ore 23:25.
Uomini d’argento di Ivan Passer, 7Gold, ore 23:30.
Attenzione al regista: Ivan Passer è uno dei nomi che, attraverso la collaborazione con Milos Forman e con opere girate in proprio, ha segnato la Nuova Onda del cinema cecoslovacco anni Sessanta. Quello che diede al mondo capolavori come Gli amori di una bionda, Le margheritine, Al fuoco pompieri. Ma Ivan Passer, come del resto anxhe Forman, dovrà andarsene dopo l’invasione sovietica del 1968: continuerà a fare film in America, mai però all’altezza del suo Illuminazione intima girato in patria prima dell’esilio. Uomini d’argento racconta di un intrigo finanziario con truffe e controtruffe nei modi di una commedia (abbastanza) sofisticata. Tutto comincia quando un boss americano decide di riciclare i suoi soldi sporchi a Lugano, Svizzera italiana. Sarà l’innesco di una giostra di inganni e partite doppie e triple. Lo si potrebbe considerare oggi come il lontano capostipite di film quali The Laundromat di Steven Soderbrgh e La grande scommessa di Adam McKay. Cast fantastico. Michael Caine, Louis Jourdan, Cybill Shepherd, Stéphane Audran.
Rock of Ages, Italia 1, ore 23:41.
Veloce come il vento di Matteo Rovere, Rai 2, ore 23:45.
Fiori d’acciaio di Herbert Ross, Rai Movie, ore 23:45.
Silkwood di Mike Nichols, la7d, ore 23:50.
Mani di velluto, Iris, ore 23:53.
Celentano-movie. Spaventoso successo all’epoca – correva l’anno 1979 – come del resto succedeva a tutti i prodotti della ditta Castellano & Pipolo. I quali, poggiandosi a divi ultrapop come Adriano Celentano e Renato Pozzetto, recuperarono in chiave medio-bassa e plebea la commedia carina e piccoloborghese dei telefoni bianchi. Con qualche strizzata d’occhio perfino alla sophisticated e screwball comedy americana. Certo, cinema al grado zero per assenza di ogni elaborazione e azzardo linguistici, narrativi, strutturali, stilistici, che però al pubblico piacque immensamente. Mani di velluto è forse la meno corriva e più carina delle commedie del duo, con il suo protagonista (Celentano) inamorata di una ladra di mestiere (Eleonora Giorgi, e già questo cultizza il film). Diciamo che Mani di velluto ruba qualcosa perfino a Mancia competente di Lubitsch.
La lingua del santo di Carlo Mazzacurati, Rete 4, ore 0:52.

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