Film stasera in tv: ‘Caccia al ladro’ di Alfred Hitchcock (sabato 17 novembre 2018, tv in chiaro)

Caccia al ladro di Alfred Hitchcock, Paramount Channel, ore 21,10. Sabato 17 novembre 2018.
Considerata un’opera minore di Hitchcock, come se di un maestro come lui fossero davvero possibili cose minori. Forse piaciuto meno ai sopracciò della critica e storia del cinema per il suo disinvolto mescolare thriller e rosa, che peraltro è di Hitchcock cifra ricorrente (si pensi a La finestra sul cortile). Anche, il set che fece incontrare, e innnamorare, Grace Kelly e Ranieri di Monaco. Hollywood perse una stella, la mitologia moderna ci guadagnò un a principessa bionda come nelle favole-favole. Tutta colpa, o merito, del signor Alfred Hitchcock che pensò di girare questa giallo-rosa, e più rosa che giallo, sulla Costa Azzurra. Un famoso ladro di impeccabile eleganza, detto Le Chat, il gatto, si è ormai ritirato nella sua villa nel sud della Francia dopo essersi guadagnato la rispettabilità con il suo contributo alla resistenza francese. Ma una serie di furti di gioielli gli vengono (ingiustamente) attribuiti, sicché scenderà in campo per difendere il proprio onore e smascherare il vero colpevole che si spaccia per lui. Avrà modo di conoscere la figlia di un milionaro americano, e sarà amore, benché tra molti bisticci e baruffe da sophisticated comedy. Continua a leggere

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Film stasera in tv: ‘La croce di fuoco’ di John Ford (sab. 17 novembre 2018, tv in chiaro)

La croce di fuoco, Rete Capri 8canale 66 dt), ore 21,00. Sabato 17 novembre 2018.
Annex - Fonda, Henry (Fugitive, The)_01Nel 2014 è ucito in qulche sala, quasi clandestinamente, Cristiada: film assai interessante nel suo rievocare una pagina di storia dimenticata del Novecento, la feroce repressione contro i cattolici da parte del Messico laicista negli anni Venti e oltre, e la successiva rivolta dei Cristeros, i soldati di Cristo. Bene, di quel passaggio drammatico nella storia latinoamericana già parlava il cattolico di origine irlandese John Ford del 1947 in questo film pure assai dimenticato e rimosso dalle coscienze, dove si racconta di un prete in fuga dalle persecuzioni anticristiane in un non definito paese latino-americano. Graham Greene, autore del romanzo Il potere e la gloria da cui il film è stato tratto, invece proprio al Messico, a quel Messico, si riferiva. Continua a leggere

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Milano, da stasera FILMMAKER. Con Wiseman, Guadagnino, Claire Simon e infiniti altri talenti

Filmmaker – Festival Internazionale di Cinema, Milano, dal 16 al 24 novembre 2018. Allo Spazio Oberdan e al Cinema Arcobaleno. Il festival e le sue sezioni. Il calendario.

‘Monrovia, Indiana’ di Frederick Wiseman

‘Fausto’ di Andrea Bussmann

‘Premières Solitudes’ di Claire Simon

Carta Bianca a Luca Guadagnino

Parte con il nuovo Frederick Wiseman, Monrovia, Indiana (due ore e 25 minuti, quasi un corto rispetto alle dismisure cui ci ha abituato il maestro del docu americano) l’edizione 2018 di Filmmaker, uno dei festival di quella costellazione milanese chiamata Milano Film Network. E di tutti, il più attento al cinema di margine e di frontiera, con la sua vocazione a esplorare formati inediti, altri sguardi e visioni. Con l’intento sotterraneo di destabilizzare felicemente lo spettatore, di destrutturarne certezze e abitudini pigre e aprirlo alla scoperta. Un festival con dentro un gusto speciale per il cinema del reale, le sue ibridazioni, i métissage arditi – e magari discutibili ma fa niente – con il fictionale (una delle traiettorie su cu si sta indirizzando oggi il cinema più consapevole).
Guest star Luca Guadagnino, assiduo di Filmmaker da molto tempo: a lui si dà carta bianca per una personale selezione di film. Ecco tre Rossellini del sodalizio con Ingrid Bergman (Viaggio in Italia, Europa 51, La paura) e, scelta spiazzante e non attesa, tre film di Peter Del Monte, autore-outsider che ha percorso a latere il nostro cinema anni Settanta-Ottanta-Novanta mettendo a punto un corpus di opere assai personali, sempre contrassegnate da uno sguardo attento e partecipe. Guadagnino ha optato per tre titoli suoi che sono anche racconti di formazione, e racconti di una sessualità aurorale, Piso Pisello, Piccoli fuochi, Compagna di viaggio. Un programma che conferma pienamente la propensione del regista palermitano per il differente e il non ovvio (come non ovvio è passare, da autore, dal viscontiano Io sono l’amore al remake di Suspiria).
Tra le varie sezioni non si può che prendere come punto di avvio il Concorso internazionale, 9 docufilm tra cui Premières Solitudes, ritorno a Filmmaker di Claire Simon, nome totemico del cinema del reale europeo, che stavolta va nelle periferie parigine così spesso in cronaca (nerissima) per farsele raccontare da un gruppo di adolescenti. Ed è cosa bella e assai milanese De Sancto Ambrosio: dal campanile della basilica più antica in città, Sant’Ambrogio, Antonio Di Biase ha filmato la vita intorno, i passaggi casuali come le persistenze. Almeno altri due docu in Concorso vanno segnalati, il già famoso e indispensabile Waldheims Walzer, film austriaco su uno dei politici nazionali più celebri – presidente del paese, segretario generale dell’Onu – e sul suo passato dalle molte ombre, nazi-ombre. E il magnifico Fausto della canadese Andrea Bussmann già visto e premiato a Locarno, viaggio ai confini dell’onirico e del mitico nel quale il cinema antropologico si dissolve e si trasmuta alchemicamente. Girato sulla costa messicana di Oaxaca.
Ma Filmmaker è anche un territorio offerto all’esplorazione dello spettatore curioso e insaziabile, un invito a perdersi nei propri cunicoli e labirinti, nelle proprie sezioni, centrali o laterali che siano. In Prospettive giovani autori italiani anche qui sospesi tra registrazione del reale e suo oltrepassamento, e io tra le molte proposte sceglierei Efeso di Alberto Baroni (eremiti e eremitaggi, autoreclusioni, fughe dal mondo per esserci meglio dentro) e Baikonour, Terra di Andrea Sorini. Il quale riprende e racconta la base spaziale storica dell’Urss, ora in Kazakistan, una teca di macchinerie e ricordi e ruggini e fumi dell’età stellare sovietica. Gagarin, la cagnetta Laika, Valentina Tereshkova e tutti i miti cosmocomunisti (da vedere magari pensando a First Man di Chazelle). In Fuori Formato un omaggio a un genio diverso e ribelle del cinema austriaco del secondo Novecento, Kurt Kren, legato a ogni possibile avanguardismo del tempo, con lo screening di Sorry. It had to be done! E, nella stessa sezione, impossibile perdersi il film di un altro austriaco, Johann Lurf, sui cieli stellati nel cinema. Idea magnifica. Andare poi alla scoperta del Fuori concorso e di Filmmaker Moderns (io dico: Portrait of Jason di Shirley Clarke, nome grandissimo del cinema indie Usa anni Settanta, autrice di una libertà stupefacente). Attenzione, evento: Zumza! è la performance che incrocia immagini proiettate in più formati e psichedelie musicali. Risultato della collaborazione di due gruppi milanesi di esplorazione culturale, sarà all’Oberdan, una delle due sale del festival (l’altra è l’Arcobaleno). In chiusura, il 24, Chaco di Daniele Incalcaterra, nuovo lavoro sudamericano di un esempare filmmaker indipendente che è presenza costante al festival da anni. E stavolta anche nella giuria che sceglierà tra i titoli del concorso il vincitore. Tutto il resto è sul sito.

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Film stasera in tv: ‘Nessuno mi crederà’ (ven. 16 novembre 2018, tv in chiaro)

Nessuno mi crederà, un film di Irving Pichel (1947). Rete Capri (canale 66 dt), ore 21,00, venerdì 16 novembre 2018.
Un noir RKO considerata a suo tenpo, anno 1947, assai minore e qualunque e poi, come spesso capita, recuperato come opera indispensabile dai cinefili più intransigenti. Tra Hitchcock e il Billy Wilder di Double Indemnity, un thriller lurido e amorale benissimo girato da Irving Pichel, attore e poi regista, uno dei blacklisted di Hollywood (morirà nel 1954 anche per i colpi inferti al suo cuore da quella losca stagione di traditori e tradimenti). Un uomo e le sue tre donne. Lui, Larry Ballentine, si è sposato per interesse con l’arrogante Greta, ma naturalmente ha un’amante di nome Janice. Quando la moglie lo scoprirà gli detterà le sue condizioni: ti faccio socio di una nuova, lucrosa attività e ti prendo un ranch a casa di Dio, a patto che tu te ne stia fuori fuori da ogni giro e soprattutto lontano da lei. E il codardo accetta. Questa la prima parte della sua complicatissima vicenda, dallo stesso Larry raccontata in tribunale, mentre siede sul banco degli accusati per un omicidio. Che giura di non avere commesso. E continuano i flashback della sua strana storia, oltre che della sua incontinenza sessual-amatoria. Benché confinato nel ranch, troverà una nuova amante di nome Verna (nome se ben ricordo chandleriano, misterioso e minaccioso). Che è una fisicamente trionfante Susan Hayward in un ruolo di femme fatale da lei indossato nel modo più convincente. Ci sarà un incidente stradale, brucerà un corpo di donna: è quello di Verna, che però verra scambiato dagli inquirenti per la moglie di Larry. Ma le svolte e i twist di questo cupissimo thriller non sono ancora finiti, mentre si avvicina uno scioglimento per niente scontato. Con Robert Young. Per spettatori che non temono l’insolito.

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Recensione: ‘Non dimenticarmi’, un film di Ram Nehari. Il vincitore dello scorso Torino Festival è in sala

OFF_AlTishkechiDontForgetMe_01Non dimenticarmi (Al Tischkechi Oti) di Ram Nehari. Con Nitai Gvirtz, Moon Shavit, Carmel Bato. Al cinema da giovedì 15 novembre 2018 distribuito da Lab 80.
OFF_AlTishkechiDontForgetMe_02Il film israeliano che ha sbancato il Torino Film Festival 2017: migliore film, migliore attore (Nitai Gvirtz), migliore attrice (Moon Shavit), premio AVANTI. Storia di una strana coppia. Lei ricoverata in un centro per disturbi alimentari, lui suonatore di tuba con qualche neurone non perfettamente funzionante. Si conoscono, si piacciono, scappano insieme. La screwball comedy incontra il cinema di denuncia-satira sociale. Voto 7
Un boy-meets-girl sghembo, alterato, fallato, allucinato, sempre a rischio deriva e naufragio come i suoi due protagonisti. Con intorno un Israele che non somiglia niente a quello descritto dai suoi amici e dai suoi (tanti, troppi) nemici. Una società complicata e stratificata, come tutte, esattamente come tutte, di cui questo film mostra linee di faglia, differenze e divaricazioni insospettate, reti (familiari, sociali) minate e precarizzate dall’ipermodernità liquefacente con il suo carico di narcisismo, nichilismo, autismo di massa. Una commedia nera che sa essere rom-com delle più tenere, e però grazie al cielo scevra da ogni smancerie sentimentalista. Nella sua pazzia – anche nel senso più proprio e letterale, perché sia lei, una ragazza di nome Tom, che lui, Neil, sono afflitti da qualche smagliatura mentale che li scosta dalla medietà -, Non ti scordar di me (lasciatemelo tradurre così il suo titolo inglese-internazionale) discende dritto dalla screwball comedy, la forma più estrema della commedia sofisticata, quella che dissolveva la cosiddetta normalità nell’assurdo. Ecco, per dire, la Katharine Hepburn di Susanna! di Howard Hawks che se ne va in giro col felino al guinzaglio. Qui invece è lui, Neil, ad andarsene in giro in strana compagnia, quella di un basso-tuba si immagina pesantissimo che si porta in spalla e non abbandona mai. Neanche quando lei, Tom, prende l’iniziativa e lo bacia (e poi scende giù, mica siamo più negli anni Trenta). Continua a leggere

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