Il fim imperdibile stasera in tv: UNA VITA di Stéphane Brizé (martedì 22 giugno 2021)

Una vita – Une vie di Stéphane Brizé, Rai 5, ore 21:15. Lunedì 22 giugno 2021.
Recensione scritta al Festival di Venezia 2016.27540-Une_Vie____TS_Productions_4-1Une vie (Una vita), un film di Stéphane Brizé. Tratto da Guy de Maupassant. Con Judith Chemla, Jean-Pierre Darroussin, Yolande Moreau. Francia 2016. Concorso Venezia 73.
27536-Une_Vie____TS_Productions_1Stéphane Brizé, il regista di La legge del mercato, non sembrava sulla carta il più adatto a portare in cinema un classico ottocentesco. Invece riesce nell’impresa, insufflando nuova vita a un romanzo di de Maupassant e a rendercelo nostro contemporaneo. Puntando sui primi piani, su una macchina da presa mobile e prensile, e una recitazione di massima naturalezza. Da premio. Voto 8
27542-Une_Vie____TS_Productions_3Possibile Leone d’oro. Pensare che prima della proiezione non ci avrebbe scommesso nessuno o quasi. Pensate, un film da un classico della letteratura d’Ottocento come Una vita di Guy de Maupassanti, quindi a serio rischio di eccessi di crinoline, chicchere, livree e tutto il banale costumistico-scenografico del period movie che deve mostrare al pubblico la propria sontuosità. Aggiungeteci la storia di un’eroina toccata da tutte le possibili sventure, una povera donna cui il destino molto toglie e poco dà. E il regista francese Stéphane Brizé, pur bravo assai, autore della Legge del mercato su un cinquantenne disoccupato e ancora prima di un film sull’eutanasia visto qualche anno fa a Locarno, Quelques heures de printemps, si era fatto una fama di autore di stampo realistico, perfino cronachistico, versato nell’affrontare e narrativizzare le famose problematiche d’oggidì. Dunque, apparentemente il meno indicato per inoltrarsi tra le storie nobilmente sofferte di Une vie. Invece, signori, il risultato è uno dei migliori film di questo concorso strapieno di delusioni e di film divisivi. Pur rispettando alla lettera tutti i tornanti della lunga storia di de Maupassant, Brizé riesce a restituircela come nostra contemporanea, e senza quelle modernizzazioni cretine dei registi che spostano al giorno d’oggi tra aerei e consigli di amministrazione quel che si svolgeva tra magioni avite e tenute. Lo fa elaborando un metodo, facendo quel che deve fare un regista, ovvero reinventare attraverso la messa in scena, i modi della rappresentazione. Brizé ripete, anche se con meno radicalità, meno fango, meno brutalità, l’intervento operato qualche anno fa Andrea Arnold su un classico ormai quasi irrappresentabile come Cime tempestose. Film diventato quasi un paradigma di come riproporre un classico logorato dall’uso, peccato che quasi nessuno se ne fosse accorto quando passò qui a Venezia cinque anni fa. Continua a leggere

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Film-capolavoro stasera in tv: PER UN PUGNO DI DOLLARI di Sergio Leone (lunedì 21 giugno 2021)

Per un pugno di dollari di Sergio Leone, Rai Movie, ore 21:10. Lunedì 21 giugno 2021. Anche su RaiPlay.
Quando Sergio Leone codificò lo spaghetti-western reinventando un genere fino ad allora quintessenzialmente americano. Tempi rallentati, primi piani alternati a campi lunghissimi, un décor mai visto prima che ridisegna un Texas-Messico immaginario, polveroso e crudele, sud di ogni sud del mondo fatto di sudore, sangue, strade calcinate, immensi spazi desertici abbacinati dal sole. Una messinscena ritualizzata e ieratica per raccontare la storia dello Straniero (Clint Eastwood, of course, anche lui inventato dal nulla da Leone), un uomo solo che praticando il doppio gioco riuscirà a mettere l’una contro l’altra le due spietate famiglie che si contendono il dominio di un povero, inerme villaggio. Continua a leggere

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Il film imperdibile stasera in tv: LAURENCE ANYWAYS di Xavier Dolan (lunedì 21 giugno 2021)

Larence Anyways, un film di Xavier Dolan. Cielo, ore 21:20, lunedì 21 giugno 2021.
Recensione scritta all’uscita nelle sale italiane.
Laurence Anyways e il desiderio di una donna. Un film di Xavier Dolan. Con Melvil Poupaud, Suzanne Clément, Nathalie Baye, Monia Chokri. Canada 2012.
045200Un film del 2012, girato da Dolan prima di Tom à la ferme e Mommy. Quasi tre ore per raccontare, senza un attimo di noia, l’incredibile storia di Laurence e Fred(érique). Dopo anni insieme lui decide di cambiare sesso, lei se ne va. Ma non riusciranno mai a lasciarsi davvero. Storia impossibile, ma che nelle mani di Dolan diventa possibile. Un film che suscita parecchie domande su cosa siano il desiderio, il genere, l’identità sessuale, senza darci risposte certe e troppo politicamente corrette. Voto 8
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Xavier Dolan sul set

Xavier Dolan sul set

Fa una certa impressione che solo adesso venga distribuito nelle sale d’Italia questo Laurence Anyways (oltretutto con lo sciocco, ammiccante, superfluo sottotitolo e il desiderio di una donna), visto che son passati quattro anni tondi – diconsi quattro, mica niente – da quando fu presentato in prima mondiale a Cannes 2012: no, non nella compétition principale, ma nella sezione seconda Un certain regard. E fa ancora più impressione pensare come a quel Cannes alla proiezione stampa, alla Salle Debussy per l’esattezza, fummo davvero in pochi (ricordo ampie zone vuote), altro che la calca da stadio di quest’anno per il nuovissimo Dolan, Juste la fin du monde. Diciamola tutta: anche se l’allora ventitreenne regista aveva già alle spalle due notevoli film – J’ai tué ma mère e Les amours imaginaires -, non era certo la star che è oggi, e dunque i colonnelli della critica (e anche i soldati semplici e le reclute) mica si scomodarono per beccarsi un suo film di tre ore (tanto durava, e dura, Laurence Anyways). Invece adesso tutti qui a delirare, anche esagerando, per il genietto Dolan. Ma scusate, allora dove eravate?
Devo dire che ad anni di distanza Laurence Anyways ha acquistato forza attestandosi, a mio parere, come il miglior Dolan di sempre insieme a Tom à la ferme, superiore anche al troppo celebrato Mommy. Con molto acume e sguardo quasi profetico il ragazzo del Québec ci racconta una storia di passaggio da un genere sessuale all’altro, e lo fa grazie al cielo infischiandosene del politicamente corretto, del famigerato messaggio, stando invece schiscio sul corpo e sull’anima del suo, della sua, protagonista e aprendo interessanti interrogativi su sesso, desiderio, identità senza dare risposte così certe e univoche. Una storia impossibile che lui sa rendere plausibile e che seguiamo coinvolti durante i dieci e più anni in cui si svolge. Montréal. Laurence è un brillante studioso di letteratura e promettente scrittore, Fred (sta per Frédérique) è una ragazza assai in carriera nel mondo della comunicazione. Stanno insieme da molto, tutto sembra procedere nella più piatta normalità. Finché un giorno Laurence dice di avere qualcosa di  importante da comunicarle, e la rivelazione sarà di quelle toste. Ha deciso di cambiare sesso, si è sempre sentito una donna in un corpo maschile, è arrivato il momento di assumere quella che sente come la sua vera identità. Chiede a Fred che stia dalla sua parte in questo cambio, e lei faticosamente sembra accettare. Ma si lasceranno, inevitabilmente, inesorabilmente. Fred avrà un marito, Laurence diventerà una signora molto chic e intellò. Ma molti anni dopo si ritroveranno, e capiranno di essere necessari l’uno all’altra (l’una all’altra). Cosa succederà dopo non lo sappiamo, Dolan non ce lo dice. Ma riesce a comunicarci quel che di speciale che unisce i suoi Laurence e Fred al di là di tutto, al di là di ogni ragionevolezza. Non ci sono derive grottesche alla Almodóvar, cui il film si apparenta solo per la carica melodrammatica. Lo stile di Dolan è sì assai pop e colorato, sgargiante e fiammeggiante, ma l’approccio resta intimamente realistico. Il risultato è una delle migliori e più spiazzanti storie d’amore da molto tempo in qua. Inverosimile? Sì, l’ho pensato. Ma l’abilità del regista sta nel renderci credibile l’incredibile. Che poi in corso di visione mi è venuta alla mente la storia di quella coppia, mi pare di Bologna, sicuramente ne avrete sentito parlare. Lui da maschio diventa donna, ottiene che il cambio di sesso sia riconosciuto all’anagrafe. Con il risultato che i due vengono divorziati d’autorità da non so quale tribunale o ufficio comunale, visto che in Italia non è contemplato un matrimonio donna-donna. Si oppongono, non vogliono separarsi, vogliono restare marito e moglie, o moglie o moglie, fate un po’ voi. Ecco, questo film non è così ai confini della realtà, possono succedere. come nella storia della coppia bolognese, cose anche più estreme, anche più radicali. Il lui/lei di Laurence Anyways – come dire: Laurence comunque – è Melvil Poupaud, attore francese di gran culto, lei è Suzanne Clément, attrice-feticcio di Dolan e qui fortemente somigliante a Marina Berlusconi (ha poi ottenuto a fine Cannes 2012 il premio come migliore attrice di Un certain regard). Folgorante apparizione di Nathalie Baye come madre di Laurence, imperturbabile e disincantata fino alla durezza, che di fronte al figlio in procinto di slittare verso la femminilità non ha un moto di allarme, di rifiuto, di disapprovazione, figuriamoci ripulsa, solo un’ironica e glaciale presa d’atto. Una figura che pialla via ogni possibile dibattito (sì, dibattito) sulle famiglie nemiche del coming out omosessuale o di qualcosa che gli stia nei paraggi (diciamo che il cambio di genere sta in quei paraggi, ecco). Un film assai ambiguo, indecifrabile, oscillante tra significati plurimi e perfino opposti. Che ci lascia con parecchi dubbi su quale sia il vero desiderio sessuale di Laurence, non mostrandocelo mai, nemmeno dopo il cambio di sesso, a letto con un uomo: anzi solo con una donna-compagna, forse amante forse no. Cosa mai vorrà dirci questo Laurence comunque? Che con la propria identità sessuale di partenza non si può giocare più di tanto giacché – qualunque cosa si faccia, qualunque negazione si tenti, anche la più radicale – prima o poi riemergerà? O che, secondo l’attuale ortodossia LGBT, e secondo la trionfante gender culture, la vera identità sessuale è quella che ti scegli e non quella che ti ritrovi come dato naturale? Dolan sembrerebbe inizialmente propendere con molta correttezza politica verso la seconda, ma il resto del suo film sembra assai più indeciso, e sta anche qui il suo bello, la sua forza.

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Ri-visioni. Sasera in tv THE TRUMAN SHOW (mercoledì 16 giugno 2021)

The Truman Show di Peter Weir, Paramount Network, ore 23:55. Mercoledì 16 giugno 2021.
Schermata-2013-01-06-a-01.51.43Ah signora mia, quant’è cattiva la tv. I reality, poi. Il film più amato da chi ama odiare la televisione, dipinta come il nuovo Moloch ingoiacoscienze (non erano ancora arrivati al tempo i social). Mah, degli apocalittici in ogni campo e d’ogni risma ho sempre naturalmente diffidato, e tantomeno mi piacciono coloro che si scagliano a testa bassa e con veteroideologica compunzione contro il (presunto) strapotere di quello che in fondo resta un banale elettrodomestico, demonizzato invece oltre ogni misura e buonsenso. Che nessuno ci obbliga di tenere acceso (vale anche per i social: basta tenersen alla larga se li si odia). Ma torniamo a The Truman Show, 1998, di quel bravo regista però parecchio sopravvalutato che si chiama Peter Weir e che qui azzecca uno dei migliori risultati della suacarriera, grazie soprattutto alla sceneggiatura di Andrew Niccol, talentuoso australiano poi regista di Gattaca e del sottovalutatissimo In Time.
La storia è stranota. Il buon ragazzo americano Truman Burbank (un Jim Carrey nel suo momentum) vive nel felicissimo isolotto di Seahaven. Sole e mare garantiti. Non sa che è solo un set televisivo in cui lui è stato scagliato dalla nascita, acciocché la sua vita, ripresa in diretta attimo per attimo, diventasse spettacolo a uso delle masse intorpidite e malate di voyeurismo. Tutti quelli che lo cirondano sono attori, compresi coloro che lui crede siano i suoi genitori. Nella cabina di regia, il mefistofelico Christof (Ed Harris). Truman capirà, si risveglierà, si ribellerà. Apologo di un didascalicismo fin troppo smaccato, ma fu proprio questa sua estrema semplicità di messaggio a trasformarlo in un successo al box office. Io non ne vado pazzo, però ne ammetto la carica anticipatoria. La tv oggi davvero assomiglia al Truman Show, il reality ne è diventato il genere egemone fino a consustanziarsi con lo stesso medium e colonizzarlo.

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Film stasera in tv: CONTRATTEMPO (mercoledì 16 giugno 2021)

Contrattempo, Rai 4, ore 21:20. Mercoledì 16 giugno 2021.
Il film spagnolo di cui molti avranno visto su Netflix il remake italiano ribattezzato Il testimone invisibile (con Riccardo Scamarcio, Miriam Leone e una grande Maria Paiato; regia di Stefano Mordini). Un rampante manager viene accusato di aver ucciso l’amante bellissima e ambiziosa: ingaggerà una grande avvocatessa per dimostrare la propria innocenza. Sarà solo l’inizio di una serie di spettacolari colpi di scena che riscriveranno via via la geografia della colpa e dell’innocenza. Una perfetta macchina di suspense con qualche rimando al classicissimo Testimone d’accusa di Billy Wilder. Scritto e diretto da Oriol Paulo, uno dei filmmaker che negli ultimi dieci-quindici anni hanno imposto il cinema spagnolo di genere in tutto il mondo, impresa che a noi non è riuscita.

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