Classifica: I CENTO FILM migliori del decennio 2010-2019 (secondo me)

Il metodo
Una classifica che avrebbe dovuto comprendere nelle mie intenzioni non più di una ventina di titoli: come vedete, sono arrivato a 100, scartandone molti che avrei voluto inserire (e dimenticando di sicuro qualche indispensabile-imprescindibile). Ma come si fa a ricapitolare dieci anni di cinema, e dopo aver visto migliaia di film, in una manciata di titoli? Sicché eccomi qua con la mia lista del meglio della decade 2010-2019, in ordine di gradimento crescente: dalla posizione numero 100 alla numero 1 del film più importante o, almeno, da me più amato. Il mio film degli anni Dieci. Cliccando il link troverete la recensione (no link, no recensione). Ho inserito solo un titolo per autore, indicandone eventualmente tra parentesi altri rilevanti dello stesso regista. Buona visione, e che vi divertiate come mi sono divertito io a scriverla.

100) La folie Almayer di Chantal Akerman

99) Eden di Mia Hansen-Løve

98) Holy Motors di Leos Carax

97) In Jackson Heights di Frederick Wiseman
96) L’ombre des femmes
di Philippe Garrel

95) Spring Breakers di Harmony Korine

94) The Ballad of Buster Scruggs di Ethan e Joel Coen

93) The Second Game di Corneliu Porumboiu

92) Coma di Sarah Fattahi

91) Martin Eden di Pietro Marcello

90) Leviathan di Andrei Zvyagintsev

89) Parasite di Bong Joon-ho

88) Ana, Mon Amour di Peter Călin Netzer

87)
Al di là delle montagne di Jia Zhangke

86) Mein Bruder Heißst Robert und ist ein Idiot (Mio fratello si chiama Robert ed è un idiota) di Philip Gröning

85) ‘Til madness do us part (Feng Ai) di Wang Bing

84) Attenberg di Athina Rachel Tsangari

83) Sieranevada di Cristi Puiu

82)
Grand Budapest Hotel di Wes Anderson

81) Inception di Christopher Nolan

80) Lincoln di Steven Spielberg

79) Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow

78) Transit (La donna dello scrittore) di Christian Petzold (anche per Phoenix)

77) Joker di Todd Phillips

76) La storia della principessa splendente di Isao Takahata

75) Shame di Steve McQueen

74) Leviathan di Lucien Castaing-Taylor e Véréna Paravel

73) L’ultima volta che vidi Macao di João Rui Guerra da Mata e João Pedro Rodrigues

72) Quando hai 17 anni di André Téchiné

71) Good Time dei fratelli Safdie

70) Foxcatcher di Bennett Miller

69) Lo sconosciuto del lago di Alain Guiraudie

68) Les Garçons Sauvages di Bertrand Mandico

67) Mimosas di Oliver Laxe (anche per Viendra le feu)

66) Faust di Alexander Sokurov

65) La morte di Luigi XIV di Albert Serra

64) Toy Story 3 di Lee Unkrich

63) Only Lovers Left Alive (Solo gli amanti sopravvivono) di Jim Jarmusch

62) Nuestro tiempo di Carlos Reygadas (anche per Post Tenebras Lux)

61) Suspiria di Luca Guadagnino (anche per Chiamami col tuo nome)

60) Vitalina Varela di Pedro Costa

59) I Do Not Care If We Go Down in History as Barbarians (Non mi importa se passeremo alla storia come dei barbari) di Radu Jude

58) Zama
di Lucrecia Martel

57) High Life di Claire Denis

56) Nocturama di Bertrand Bonello (anche per Zombi Child)

55) Dolor y Gloria di Pedro Almodovar

54) Silvered Water, Syria Self-Portrait di Ossama Mohammed e Wiam Simav Bedirxan

53) La Villa (La casa sul mare) di Robert Guédiguian

52) Get Out di Jordan Peele

51) The Assassin di Hou Hsiao-hsien

50) Due giorni, una notte di Luc e Jean-Pierre Dardenne

49) Norte, The End of History di Lav Diaz (anche per The Woman Who Left e From What is Before) Continua a leggere

Pubblicato in cinema, classifiche, Container, film | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , | 4 commenti

19 film stasera in tv (venerdì 24 gennaio 2020)

Lucy

Tre passi nel delirio (episodio ‘William Wilson’)

Il segreto di Agatha Christie

Cliccare il link per la recensione di questo sito.

Perdutamente tua di Irving Rapper, Rete Capri (canale 122 dt), ore 21:00.
Quando Bette Davis era la regina del melodramma hollywoodiana. Di quel periodo Perdutamente tua (anno 1942) è uno dei titoli forti. Con B Davis nel ruolo di una ragazza, Charlotte, resa nevrotica e infelice da una madre-padrona. Sarà in una casa di cura che scoprirà, anche grazie allo psichiatra che la segue, di poter diventare un donna deisderabile, amata, autonoma. E da lì comincia il suo lungo e tortuoso itinerario di emancipazione. Ma ci saranno parecchi ostacoli a complicarle il viaggio. Con Paul Henreid, futuro marito di Ingrid Bergman in Casablanca.
Il labirinto del silenzio di Giulio Ricciarelli, Rai Movie, ore 21:10.
Operazione U.N.C.L.E. di Guy Ritchie, canale 20, ore 21:13.
Ancora vivo di Walter Hill, Iris, ore 21:14.
The Tree of Life di Terrence Malick, Tv 2000, ore 21:17.
Benvenuto Presidente! di Riccardo Milani, Rai 3, ore 21:20.
Clown di Jon Watts, Italia 2, ore 21:20.
Si dovrà pure un giorno l’altro fare la conta di tutti i film horror con clown creature del male. Tra i casi più recenti questo del 2016 con sceneggiatura co-firmata da Eli Rorth: ove si racconta di un buon poadre di famiglia che per intrattentener il figlio e i suoi amichetti a una festa indossa un costune da clown trovato in una cantina. Non riuscirà pià a toglierselo, la maschera si fisserà alla sua faccia, il costume diventerà la sua seconda pelle. Mentre lui si trasformerà in un assassino. Colpa di un’antica leggenda irlandese.
Lucy di Luc Besson, Italia 1, ore 21:25.
Assassination con Charles Bronson, Spike, ore 21:30.
Tardo Bronson-movie del 1987 nel quale il divo faccia-di pietra si ritaglia la parte a lui assai congeniale di un boduguard chiamato alla Casa Bianca per proteggere la first lady. Si renderà conto che qualcuno la vuole uccidere e quel qalcuno, sospetta la fedele guardia del corpo, è molto, molto vicino a lei. Con Jill Ireland, che di Brosnan era la moglie.
La verità negata di Mick Jackson, Rai Movie, ore 23:10.
Inception di Christopher Nolan, Italia 1, ore 23:21.
D’amore e ombra di Betty Kaplan, Cielo, ore 23:25.
Una di quelle storia di Isabel Allende con dentro il Cile dello zio e quello di Pinochet, protagonista un fotografo ovviamente antiregime. Con Antonio Banderas, Jennifer Connelly e Stefania Sandrelli. Abbastanza imbarazzante quando svolta in mélo-con-impegno.
USS Indianapolis di Mario Van Peebles, canel 20, ore 23:32.
Ibrida il combat film con il genere survivor (e pure con il disastser movie) questo film del 2016 firmato da quel Mario Van Peebles che nei primi anni Novanta si era rivelato con il tostissimo New Jack City, per poi spegnersi in una pur dignitosa routine. WWII, fronte del Pacifico. L’incociatore USS Indianapolis trasporta l’atomica che dovrà essere sganciata su Hoiroshima. Ma viena colpito e affondato con il suo carico e l’equipaggio. Incomincia la lotta pr sopravvivere, mentre intorno – siamo al largo delle Filippine – danzano gli squali. Com Nicolas Cage.
Spy di Paul Feig con Melissa McCarthy, Rai 2, ore 23:45.
Esplosivo successo al box office Usa di Melissa McCarthy, anche qui diretta, come in Le amiche della sposa, da Paul Feig. Susan è impiegata come analista presso la Cia, un lavoro d’ufficio senza scosse che le consente di vivere le avventur e disavventure del mestiere di spia solo attraverso i racconti dei colleghi sul campo. Ma un giorno capita che i migliori agenti si ritrovino con le loro identità di copertura bruciate, e allora toca a lei andare in prima linea, e lo farà a modo suo. Non storcete il naso: Melissa McCarthy è una comedian travolgente, impossibile resisterle. C’è Jude Law.
Il segreto di Agatha Christie di Michael Apted, la7, ore 1:00.
Porta la firma di Michael Apted questo film del 1979 che mette in bella copia e con impeccabile calligrafia il più strano episodio nella vita di Agatha Christie signora del mystery. Succede che la scrittrice, già assai nota, un giorno fa le valigie e scompare. La polizia brancola senza costrutto, il marito non collabora. Sarà un giornalista a scoprire la verità: Agatha se n’è andata dopo che il marito le ha chiesto il divorzio per sposare un’altra:la sua segretaria (un classico). La scrittrice viene ritrovata in un hotel – registrata sotto il nome della rivale!, Freud dove sei? – ma il mistero su che cos’abbia fatto o volesse fare davvero in quei giorni non sarà mai chiarito. Con Vanessa Regrave e Dustin Hoffman. Il futuro 007, nonché in quegli anni compagno nella vita della Redgrave, Timothy Dalton, è il marito. Fu allora un film amatissimo dalle signore (costumi impeccabili già Downton Abbey).
Francofonia di Alexander Sokurov, Rai 3 (Fuori orario), ore 1:15. Prima tv.
Tre passi nel delirio di Fellini-Vadim-Malle, Rai 4, ore 1:40.
Tre registi per tre episodi tratti da Edgar Allan Poe. Il risultato, anno 1968, è altissimo. Roger Vadim dirige la sua musa di allora Jane Fonda (e il fratello Peter Fonda prima di Easy Rider!) in Metzengerstein, storia di un’aristocratica assetata di sangue che nella ue mani diventa una fosca creatura pop, l’altra faccia di Barbarella. Meraviglioso l’episodio di Louis Malle, William Wilson, tutto girato a Bergamo Alta, con un Alain Delon perseguitato dal suo doppio e dal senso di colpa, e  folgorante cameo di una Brigitte Bardot bruna fumatrice di sigaro alla George Sand. Ovviamente il più celebrato del trittico è il Toby Dammit di Federico Fellini, con un Terence Stamp devastata star hollywodiana oltre ogni viale del tramonto che arriva a Roma a ritirare un premio e girare un film: puro espressionismo horror, un referto senza pietà sul disfacimento e la putredine fisico-morale della Hollywood sul Tevere. Sofia Coppola ha dichiarato di essersi ispirata proprio a questo episodio per la trasferta ai Telegatti del protagonista del suo Somewhere.
Adua e le compagne di Antonio Pietrnageli, Cine34, ore 2:05.
Kommunisten di Jean Marie Straub, Rai 3 (Fuori orario), ore 2:40. Prima tv.

Pubblicato in cinema, Container, film, film in tv | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Film stanotte in tv: KOMMUNISTEN di Jean-Marie Straub (venerdì 24 gennaio 2020)

Kommunisten di Jean-Marie Straub, Rai 3 (Fuori orario), ore 2:40, venerdì 24 gennaio 2020. Prima tv.
Recensione scritta dopo l’uscita in sala (il film era già stato proiettato al festival di Locarno).

189636Kommunisten di Jean-Marie Straub. 70 minuti.
193855Mistero gaudioso della distribuzione italiana: arriva incredibilmente al cinema un film – presentato a Locarno 2014 – del maestro del rigore Jean-Marie Straub. Dove a un episodio nuovo se ne accostano altri cinque tratti da lavori precedenti, già storici, del regista. Ma qual è il senso di questa autocompilation (con inedito)?
186042Certo che la distribuzione italiana è piena di misteri, qualche volta gaudiosi, come l’uscita – in un pugno di sale, ovvio, mica è Spectre – di questo Kommunisten, al momento ultimo lungometraggio conosciuto di Jean-Marie Straub, il guru ultraottantenne di ogni rigorismo, ascetismo, avanguardismo cinematografico al cui cospetto un Godard sembra per godibilità Cecil B. De Mille. Anziché aspettare che Fuori orario lo mandi in onda per qualche carbonaro della cinefilia estrema alle 3 del mattino*, come è d’uso per Straub e per quella che è stata a lungo la sua compagna di vita e di lavoro Danièle Huillet, stavolta si può andare al cinema, in qualche cinema (merito di un’etichetta distributiva ultraindipendente di nome Boudu: il riferimento è a un Jean Renoir), ed è occasione da prendere al volo, che ne valga o no la pena, che si ami o si detesti Straub, perché lui e il suo fare cinema sono imprescendibili e meritano rispetto. Si potrà non essere d’accordo (ed è il mio caso) con l’ideologismo spesso e veteronovecentesco che avviluppa tanti suoi film, ma quello sguardo nitido, puro, quella messinscena scarna di giansenistica austerità, quel fare del cinema, anche quando si tratta di finzione, sempre e inesorabilmente una visione del reale, quel rossellinismo naturale, spontaneo, sono attributi di un maestro vero. Châpeau. Kommunisten denuncia già nel suo titolo il suo essere cinema politico e nostalgico, anche se alla maniera peculiarissima e mai trombona e mai smaccatamente propangandistica (nessun sventolio di bandiere) del suo autore. Continua a leggere

Pubblicato in cinema, Container, film, film in tv | Contrassegnato , , , , , , | Lascia un commento

Un meraviglioso film stanotte in tv: FRANCOFONIA di Alexander Sokurov (venerdì 24 gennaio 2020)

Francofonia di Alexander Sokurov, Rai 3 (Fuori orario), ore 1:15, venerdì 24 gennaio 2020. Prima tv.
Recensione scritta dopo la proiezione alla Mostra di Venezia 2015.19448-Francofonia_1Francofonia – Il Louvre sotto occupazione, un film di Alexandre Sokurov. Con Louis-Do De Lencquesaing, Benjamin Utzerath, Vincent Nemeth, Johanna Korthals Altes. 21410-Francofonia_5_-_Louis_Do_De_Lencquesaing__Benjamin_Utzerath21424-Francofonia_4Con il pretesto di un viaggio nel passato e nell’oggi del Louvre, il regista grande-russo compone un film ibrido che è insieme documentario, diario personale, ricostruzione ora immaginata ora rigorosa di episodi storici. Che, volendo omaggiare la Francia e l’Arte, finisce invece col tornare a parlare dell’identità russa. Uno zibaldone incoerente e perfino folle, ma pieno di sequenze sublimi, che sta al cinema di Sokurov come Adieu au langage a quello di Godard. Voto 7 e mezzo
21438-Aleksandr_Sokurov_-_Francofonia_-_Rehearsal_In_Louvre____Vale__rie_CoudinDi chi sarà stata l’idea di affidare un film sul Louvre ad Alexander (che però nei crediti del film vien francesizzato in Alexandre) Sokurov? Dello stesso regista russo? Della tv bon chic bon genre Arté, che appare quale coproduttore? Perché, diciamolo, questo Francofonia ha tutta l’aria di essere un film su commissione, da parte di chi, avendo visto e giustamente ammirato Arca russa di Sokurov (girato in un solo, mirabolante take lungo quasi due ore all’interno dell’Ermitage di San Pietroburgo), ha pensato di fargli replicare l’operazione a Parigi nel museo di tutti i musei, uno dei segni massimi della Francia e della sua potenza culturale. Ma il risultato è un prodotto cinematografico assolutamente anomalo e inclassificabile, che è documentario e il suo contrario, un film che dal Louvre parte per toccare poi infiniti altri territori, che rientra sì nella cinematografia di Sokurov ma nello stesso tempo se ne discosta e ne fuoriesce. Mi aspettavo che si ripetesse la vertigine di Arca russa, con un progetto e un concept magari diversi ma altrettanto compatti, invece macché. Il grande russo, Leone d’oro a Venezia 2011 con Faust, molla gli ormeggi, si butta in un’operazione sconnessa, folle e insieme fascinosa e ipnotica che – nella sua destrutturazione di ogni coerenza narrativa – sta a lui come Adieu au langage sta a Jean-Luc Godard. In entrambi i casi, due maestri veri del cinema (anche se S. ha un bel po’ di anni meno di G.) si concedono il lusso della massima libertà, fabbricando un film anarchico apparentemente sconnesso da ogni ratio, sciolto da ogni vincolo, scatenato e irregolare nel seguire ogni pulsione e perfino capriccio del proprio autore, nel dar corpo e immagine ai suoi sogni e pure ai deliri. Inutile cercare in Francofonia una qualsiasi grammatica e sintassi, rintracciabili semmai solo penetrando nell’inconscio a noi inaccessibile del regista. Continua a leggere

Pubblicato in cinema, Container, film, film in tv | Contrassegnato , , , , , , , , | Lascia un commento

Verso il Giorno della memoria: stasera in tv il film LA VERITÀ NEGATA (venerdì 24 gennaio 2020)

La verità negata (2016) di Mick Jackson. Rai Movie, ore 23:10, venerdì 24 gennaio 2020.
Uno di quei film contenutistici in cui la forma è, se non inessenziale, certo secondaria e dunque destinati a non piacere alla critica oggi culturalmente egemone (che, si sa, tende a privilegiare il cinema quale gioco di pure forme, cinema come sguardo e visione, disprezzando il contenutismo quale bassa volgarità e pensiero povero). Ma La verità negata – anno 2016 – tratta di qualcosa di troppo importante e cruciale perché lo si liquidi come un film trascurabile. Qui si dibatte, letteralmente (perché il film oscilla tra il legal movie e il courtroom drama), della forma più nota e più abietta di negazionismo, quella che ha per oggetto la Shoah. Lo sceneggiatore David Hare – quanto sia bravo lo sappiamo da anni, vedi The Hours, e lo conferma il bello e sottovalutato Nureyev The White Crow ancora in qualche sala italiana – con tutta la sua professsionalità adatta per il cinema la cause celèbre David Irving contro Deborah Lipstadt. Lui, avvocato britannico, ha dedicato la sua vita a mettere in discussione se non la realtà certo le dimensioni dell’Olocausto. No, non furono sei milioni le vittime, no, non c’è mai stato un disegno genocida nella Germania nazista, no, ad Auschwitz, struttura logisticamente inadeguata, non possono aver ucciso centinaia di migliaia di ebrei d’Europa. E via negando e minimizzando. Una storica americana di radici ebraiche, Deborah Lipstad, ribatte e controbatte, accusa in un libro David Irving di menzogna e manipolazione ideologica. E Irving la denuncia per diffamazione. Sarà scontro in tribunale, a Londra. David Hare allo script e Mick Jackson alla regia ricostruiscono fedelmente i fatti, ponendoci di fronte alla questione non solo del negazionismo della Shoah, ma al dilagare, oggi, del negazionismo di verità acclarate come nuovo oppio dei popoli, forma collettiiva di allcinazione e autoinganno. Rachel Weisz è Deborah Lipstad ed è al solito meravigliosa. Ma il film è Timothy Spall, inquietante, maligno, diabolicamente soggiogante quale David Irving. Costringendoci ancora un volta a interrogarci, più che sulla banalità del male, sulla sua capacità di affascinare e ottundere anche le menti più razionali.

Pubblicato in cinema, film, film in tv | Contrassegnato , , , , , , , , | Lascia un commento

Film stasera in tv: IL LABIRINTO DEL SILENZIO (venerdì 24 gennaio 2020)

Verso il Giorno della Memoria: Il labirinto del silenzio, Rai Movie, ore 21:10. Venerdì 24 gennaio 2020.
Recensione scritta all’uscita del film.
0810418494_755516921169435_3932849539526941041_nIl labirinto del silenzio (Im Labyrinth des Schweigens), un film di Giulio Ricciarelli. Con Alexander Fehlig, Johannes Krisch, Frederike Becht, Gert Voss.
10530931_705361179518343_8329836021421926899_nFrancoforte, 1958. Un giovane procuratore vuole scovare e mandare sotto processo gli aguzzini di Auschwitz. Ma nel corso della sua indagine si sbatterà contro un muro di omertà, silenzi, collusioni, complicità. Ritratto di una Germania in piena sbornia di boom economico che vuole dimenticare. Ma il marcio verrà fuori. Film onesto e di nobilissime intenzioni, con i limiti della dimostratività e dell’intento didascalico. Voto 6 e mezzo
10580174_705361286184999_1477258228114312747_nDi quei film buoni, onesti e bene intenzionati, e portatori sani di messaggi positivi, di cui è difficile parlar male e che reclamano la tua adesione senza lasciarti troppe alternative. Ricattatori? Che brutta parola, diciamo film che offrono pochi appigli e non lasciano intravedere crepe e fenditure a chi voglia esercitare senza troppi riguardi, magari anche selvaggiamente perché no?, il diritto di critica. Una liscia, inscalfibile e inscalabile parete a specchio, ecco.  Così almeno mi si presenta in testa, adesso che ne sto scrivendo (e sto cercando di scalare la parete), questo Il labirinto del silenzio che, scelto dalla Germania come proprio candidato all’Oscar per il miglior film in lingua straniera, è stato inserito nella shortlist (obiettivo mancato invece dal nostro Non essere cattivo), ma poi escluso dalla cinquina finale. Comunque, ottimo successo per il cinema tedesco, anche per via del sempre sensibile e importante tema trattato, quello di un paese che – siamo nei tardi anni Cinquanta della ricostruzione ormai conclusa e dello sviluppo economico arrembante – fatica molto a guardarsi indietro, a fare i conti con il passato nazista, con la Shoah, con le atrocità dei campi di sterminio. Da Il labirinto del silenzio emerge una Germania che vuole dimenticare e ha già dimenticato e spazzato via, ed è pochissimo disposta a riaprire la stanza dove ha messo sottochiave i suoi fantasmi. Francoforte, 1958. Un ebreo sopravvissuto ad Auschwitz riconosce in un apparentemente probo e qualunque insegnante di scuola elementare uno dei suoi aguzzini. Ne viene informato il giovane e idealista procuratore Johann Radmann, che subito si sbatte perché quell’uomo possa essere processato e paghi, e invece non sarà così facile, anzi. Procedendo faticosamente nell’indagine, Radmann si rende conto di aver messo le mani in un verminaio. Quanti sono i tedeschi che ad Auschwitz e altrove hanno attivamente collaborato alla macchina dello sterminio? E davvero basta quel loro mantra tanto ossessivamente ripetuto – “obbedivo solo agli ordini!”- per discolparli? Sono buoni tedeschi, tornati dopo l’orrore a fare il loro lavoro, a vivere nelle loro famiglie, gente amabile, son maestri e pasticcieri e contadini, e dietro la loro maschera bonaria fatichi a vedere i carnefici che sono stati. La ricerca di colpevoli e prove del bravo ragazzo Radmann segna il passo. In procura nessuno collabora, anzi colleghi e superiori cercano di insabbiare e boicottare. I documenti necessari a identificare gli aguzzini non si trovano o sono secretati e incosultabili, i possibili testimoni irrintracciabili o sfuggenti o impauriti. Un muro di gomma. Un pantano. Un labirinto, come da titolo. Con l’impressione, anzi la certezza, che molti caporioni nazisti si siano riciclati e continuino a occupare posti di comando e potere nella nuova Germania post-bellica che si dice, ed effettivamente è, democratica. Continua a leggere

Pubblicato in cinema, film, film in tv | Contrassegnato , , , , , , , , , | Lascia un commento