Cannes 2019. Recensione: THE LIGHTHOUSE, un film di Robert Eggers. Il capolavoro è arrivato dalla Quinzaine

The Lighthouse (Il faro) di Robert Eggers. Con Robert Pattinson, Willem Dafoe. Quinzaine des Réalisateurs.

Willem Dafoe e Robert Pattinson

Il regista di The Witch fa un impressionante salto all’insù realizzando uno dei film assoluti di Cannes 2018 (proiettato però alla Quinzaine, non al festival). Sfida e gioco al massacro tra due maschi alfa, il vecchio e il giovane, intrappolati in un faro del New England di fine ‘800. Un luogo lontano da Dio e dagli uomini dove si materializzano strane presenze, dove la natura impazzisce, devasta, distrugge. Un film-incubo malato e deragliato che si libera ben presto dalla sua appartenenza al genere horror per inoltrarsi nel puro delirio. Pieno di riferimenti letterari e iconografici. Willem Dafoe e Robert Pattinson enormi. Voto 9

il regista Robert Eggers, 35 anni

Code disumane strapiene di ragazzi e ragazze con ‘badge studenti’ per vederlo alla Quinzaine – e il motivo di tanta gioventù accalcante stava nella presenza del cast dell’ultradivo Robert Pattinson, l’unico in grado di contendere in questo Cannes 2019 l’adorazione delle masse a Leonardo DiCaprio -, ma ne valeva la pena. Clamoroso salto all’insù verso l’empireo degli autori di Robert Eggers, newyorkese, 35 anni, che pure già si era issato piuttosto in alto con il precedente e assai bello The Witch, rarefatto horror ambientato nel New England puritano del 1630. Ma qui siamo davvero oltre, nella sfera dell’autorialità pura che ambisce al sublime (e spesso lo raggiunge). Un horror psichico che frantuma ogni appartenenza di genere per farsi cinema del delirio e della visione, ma che è anche, soprattutto, un jeu de massacre tra due maschi, uno giovane e uno vecchio intrappolati in un luogo dimenticato da Dio e dagli uomini e flagellato da ogni tempesta. L’eterno duello tra il maschio alfa in declino e l’arrembante. Un film talmente denso di riferimenti letterari e iconografici da rasentare la pretenziosità arty, senza per fortuna cascarci dentro. Parlato e scritto* in una lingua insieme sontuosa e volgare che è un inglese letterario tardo-ottocentesco contaminato con il gergo marinaresco, intraducibile non dico in un doppiaggio ma nemmeno in sottotitoli, se non a prezzo di un impoverimento semantico irrimediabile. E naturalmente bianco e nero. Siamo nel 1890, tra rocce mare e cielo minaccioso del New England. Robert Pattinson (ormai una certezza, l’attor giovane più audace in cicolazione, il più disposto a mettersi in gioco) è il ragazzo che per disperazione si è ridotto a fare il garzone di fatica in un imponente faro del New England, Willem Dafoe è il di lui padrone-datore di lavoro, un mostro, un essere sadico e ripugnante che costringe il suo nuovo aiutante ai più repellenti lavori, alle più umilianti e insensate corvée. Il gigantesco faro incombe su di loro, li condiziona con la sua presenza quasi animata, quasi animale. Macchinerie e vapori e lordure steampunk, gli ingranaggi e la ferraglia del motore, la lanterna abbagliante lassù in alto, ricettacolo di luce e segreti cui il padrone-carnefice impedisce l’accesso. Mentre i due si affrontano in un’incessante tenzone fatta di insulti e richiami lascivi, di bassezze linguistiche mescolate a accensioni poetiche, apprendiamo della strana morte del precedente ragazzo di fatica del faro. Gabbiani aggressivi come gli uccelli hitchockiani, clima da paura alla Edgar Allan Poe, strane apparizioni, una ballata ossessivamente ripetuta del vecchio (che non mi pare sia quella di Coleridge). I due si odiano, si aggrediscono, si fanno del male con le parole e con i pugni, e se per brevi attimi sembrano avvicinarsi in un’oscura attrazione omoerotica, subito dopo tornano a respingersi. Mostri si materializzano, ma sono deliri partoriti dalle menti bacate – dall’odio, dall’alcol, dall’isolamente – dei due o c’è un altro mondo, un mondo oscuro e parallelo, a generarli? In questo film-incubo psichicamente e visivamente alterato, malato, deragliato, sovreccitato, di pazzi che sono artefici del proprio delirio o di deliri forse determinati da strane entità, si mette in moto fino al punto estremo di deflagrazione l’eterna lotta del maschio giovane che vuole disfarsi del vecchio capobranco, e del capobrano che vuole disfarsi del pericoloso rivale emergente. Continua a leggere

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Film stasera in tv: LO STATO DELL’UNIONE di Frank Capra (merc. 19 giugno 2019, tv in chiaro)

Lo stato dell’Unione, un film di Frank Capra (1948). Rete Capri (122 dt), ore 21,00, mercoledì 19 giugno 2019.
Frank Capra va a raccontare con questo film del 1948 il mondo della politica e lo fa a modo suo, con l’idealismo del buon americano. La politica vista come il luogo del compromesso, dell’ipocrisia, della corruzione dei valori, secondo una sensibilità che oggi potremmo dire populista. Un magnate dell’informazione viene spinto dall’ambiziosa amante a candidarsi nelle primarie presidenziali del partito repubblicano, ma dovrà fare i conti con la spinta delle lobby, gli interessi di partito, le resistenze dell’apparato. Sarà la moglie, che pure è a conoscenza della sua relazione, a stargli vicino e a ricordargli che a contare davvero sono coerenza e integrità. Al di là della visione a volte stucchevolmente buonista di Capra, il film resta interessante per come scoperchia certi retroscena della politica americana, non diversamente da un altro, ma ben più potente, film di quegli anni, Tutti gli uomini del re. Cast enorme: Spencer Tracy, Katharine Hepburn, Angela Lansbury.

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Film stasera in tv: THE CLASS OF ’92 (dom. 16 giugno 2019, tv in chiaro)

The Class of ’92 (documentario), Spike tv (canale 26 dt), ore 21,30. Domenica 16 giugno 2019.
Quei sei ragazzi che, ritrovatisi a giocare insieme nel 1992 nel Manchester United, ne segnarono poi la storia fino alla conquista della Champions League del 1999. Sei nomi da leggenda: Ryan Giggs, Nicky Butt, David Beckham, Phil e Gary Neville, Paul Scholes. Tutti inglesi, tutti di oprovenienza working class, tutti dotati di talento e voglia di fare del calcio lo strumento della propria emancipazione sociale. Trovarono un club che credette in loro, trivarono un coach, il leggendario Alex Ferguson, chge li guidò e li forgiò. Questo documentario ricostruisce i tragitti, il coltettivo e gli individuali, di un gruppo di ragazzi che hanno fatto la propria storia e quella del calcio. Contributi dei protagonisti, ma anche di Zineddine Zidane, Eric Cantona, perfino Tony Blair. Perché The Class of ’92 intreccia il percorso dl Manchester United di quegli anni con i cambiamenti profondi intervenuti nella società britannica. Non solo per calciofili.

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Film stasera in tv: LOOPER (dom. 16 giugno 2019, tv in chiaro)

Looper, Paramount Channel, oe 21,20. Domenica 16 giugno 2019.
Recensione scritta all’uscita del film.
Joseph Gordon-Levitt as "Joe" in TriStar Pictures, Film District, and End Game Entertainment's action thriller LOOPER.Looper – In fuga dal passato, regia e sceneggiatura di Rian Johnson. Con Joseph Gordon-Levitt, Bruce Willis, Emily Blunt, Jeff Daniels, Paul Dano. Nei cinema da giovedì 31 gennaio 2013.B
Fantascienza con dentro un pensiero. Film che sta tra certo Philip Dick e Terminator, con i viaggi nello spazio-tempo e un protagonista alle prese con il se stesso invecchiato venuto dal futuro. Film che, senza metterla giù troppo dura e senza mai rinunciare all’action, affronta temi tremendi, come la possibile malvagità infantile. Joseph Gordon-Levitt truccato perché somigli al se stesso con 30 anni di più, Bruce Willis. All’inizio si resta sconcertati, ma lui è così bravo da far dimenticare subito il discutibile make up. Voto 7 e mezzo
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Il genere è la sci-fi, il sottogenere quello dei viaggi spaziotemporali tra presente e futuro, anzi, in questo caso, tra futuro e presente. Gran sorpresa, questo bellissimo Looper, uno di quei film che attraverso il fantastico e il fantascientifico pretendono di dirci qualcosa, di squarciare qualche velo, di aprirci finestre di conoscenza e consapevolezza, e ci riescono. Molto deve a Philip Dick (le analogie con Total Recall sono evidenti e tante), parecchio anche al classico Terminator, con il killer venuto dal futuro a far fuori da bambino chi da grande potrebbe diventare una minaccia (anche se qui bene e male si scambiano le parti e le posizioni rispetto al classico di Cameron). Di quei film che è più facile vederli che raccontarli, perché ridotti alla descrizione del loro plot suonan sempre molto artificiosi e lambiccati, con ampie buche di senso e di buonsenso, ma proviamoci lo stesso. Siamo nel Kansas tra l’urbano e il rurale del 2044. La città è, come in tante narrazioni distopiche, fatiscente, degradata e minacciosa, ceffi armati da tutte le parti, neon intermittenti a illuminare zonacce malissimo frequentate. Fuori dalla cinta urbana invece tutto sembra fermo nel tempo, farmer e case di farmer come in American Gothic, piantagioni e pianure fino all’orizzonte. Joe di mestiere fa il looper: uccide su incarico di un boss mafioso tizi che vengono mandati (incappucciati) dal futuro anno 2074 attraverso una sferragliante macchina del tempo. È che in quel 2074 ammazzarli è complicato, sicchè il misterioso Uomo del male (dalla imprecisata identità ma dall’incombente, pervasiva presenza come il Kaiser Söze dei Soliti sospetti), boss icontrastato della sottosocietà criminale, preferisce che il lavoro sporco venga fatto dai looper trent’anni prima. Continua a leggere

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Film stasera in tv: THE RAVEN (dom. 16 giugno 2019, tv in chiaro)

The Raven, Italia 1, ore 23,30. Domenica 16 giugno 2019.
88235_gal88252_galNon così male, e molto meglio di come ne han scritto i critici superciliosi dalle nostre parti. Un horror, ma un horror non qualsiasi, non pigro e invece assai inventivo, che mette in scena nientedimeno che Edgar Allan Poe e le sue sfrenate e macabre fantasie. Lo fanno, il regista James McTeigue (lo stesso del fondamentale V per Vendetta) e gli sceneggiatori Ben Livingston e Hannah Shakespeare (però signorina, che last name impegnativo), attraverso una brillante trovata narrativa. Nella Baltimora di metà Ottocento un killer seriale commette le sue nefandezze ispirandosi a, e ricreando, i più sanguinosi delitti dei racconti di Poe. Il quale – e sta qui la buona trovata – viene chiamato da un ispettore di polizia a dare un mano a identificare l’assassino e a prevederne le mosse. Sarà sfida lanciata dal killer allo scrittore, il quale, alcolista perso, è ormai in fase di quasi delirium tremens, con tutte le alterazioni e allucinazioni che potete immaginarvi. Continua a leggere

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Un grande film stasera in tv: THE HURT LOCKER di Kathryn Bigelow (dom. 16 giugno2019, tv in chiaro)

The Hurt Locker, Rai Storia, ore 21,12. Domenica 16 giugno 2019.19393_gal1Dopo aver visto i suoi formidabili Zero Dark Thirty e Detroit, questo The Hurt Locker appare sempre più il vero film-svolta e film-matrice della nuova Kathryn Bigelow, quello che l’ha portato dall’action muscolare alla narrazione di pezzi importanti e tosti della storia americana contemporanea. Non per niente lo sceneggiatore è lo stesso, l’ex giornalista, e poi anche fidanzato della Bigelow (lo sarà ancora?), Mark Boal. The Hurt Locker si è portato via nel 2010 qualcosa come sei Oscar, compreso il più importante come miglior film. Però val la pena ricordare che quando fu presentato in prima mondiale a Venezia 2008 non se lo filò nessuno (e non ebbe nessun premio), anzi l’accoglienza fu glaciale, soprattutto da parte della critica italiana, forse perché non era quel manifesto contro la guerra in Iraq che molti si aspettavano. Kathryn Bigelow, la più virile delle donne registe e non solo delle donne, non giudica, non stigmatizza, non emette proclami. Si limita a fare benissimo il suo mestiere e a raccontare le avventure di un pugno di uomini duri, gli artificieri americani incaricati nella sporca guerra intorno a Baghdad di disinnescare gli ordigni sospetti degli attentatori. Continua a leggere

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