14 FILM stasera in tv (venerdì 16 aprile 2021)

Forza maggiore

Cute Girl

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A spasso nel bosco, Rai Movie, ore 21:10.
Camminare e ancora camminare. E la terza età dei protagonisti, anzi quarta, non è un ostacolo. Cammina cammina Robert Redford in questo film del 2015 nella parte di uno scrittore che con un amico coetaneo si mette in viaggio a piedi lungo il sentiero degli Appalachi. L’altro venerabile trekker è Nick Nolte.
Frost/Nixon, il duello di Ron Howard, Tv 2000, ore 21:13.
Kika – Un corpo in prestito di Pedro Almodovar, Cielo, ore 21:15.
Gomorra – New Edition di Matteo Garrone, Rai 3, ore 21:20.
Ip Man 2, Rai 4, ore 21:23.
Lo Hobbit – La battaglia delle cinque armate di Peter Jackson, Tv8, ore 21:30.
White Oleander – Oleandro bianco, Rai Movie, ore 23:00.
Ricordo che il libro, si era mi pare negli anni Novanta, fu un gran successo anche in Italia, prontamente adottato da ogni signora bon ton non disgiunta da un qualche impegno politico e profemminile. Oggi chi se lo fila più? Il film che ne fu presto tratto, benché con un star come Michelle Pfeiffer e una Renée Zellweger già in ascesa, fu un mezzo flop. Storia indignata e larmoyante, puro feuilleton ottocentesco reloaded, di una ragazza che passa da un affido all’altro con diavventure tremende tra Sade e Dickens. A lasciarla sola e in balìa degli eventi e di tanta mala gente è stata la madre, incarcerata dopo aver ucciso l’amante con un veleno ricavato dall’oleandro bianco. E già questo.
300: l’alba di un impero, canale 20 ore 23:08.
Legami! di Pedro Almodovar, Cielo, ore 23:25.
Rombo di tuono III, Spike, ore 23:30.
Detto anche Missing in Action 3. Trionfo dell’immenso Chuck Norris, prolo-star globale come poche altre, qui per la terza volta in missione nel Vietnam postbellico ormai comunistizzato e vietoconghizzato. Ma più che liberare soldati americani rimasti incastrati laggiù, adesso deve strappare al ‘terrore rosso’ moglie e figlio, oltre che una masnada di bambini.
La guerra dei mondi di Steven Spielberg, Paamount Network, ore 23:50.
La figlia di Ryan di David Lean, Iris, ore 0:40.
Forza maggiore di Ruben Östlund, Rai Movie, ore 1:00.
Cute Girl di, Rai 3/Fuori orario, ore 1:20. Da domani (si spera) su RaiPlay.
Raro. Film di fondazione, anno 1980, della carriera del maestro taiwanese Hou Hsiao-Hsien. Una ragazza promess sposa a un coetaneo che sta studiando in Francia finisce con l’innamorarsi, duante la visita in campagna a una zia, di un altro uomo. L’uomo sbagliato, almeno agli occhi della famiglia di lei, perché di status sociale inferiore. Pregiudizi e divisioni di classe scrutati attraverso la lente di un’apparentemente minima storia privata.

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Film stasera (tardi) in tv: LA FIGLIA DI RYAN di David Lean – ven. 16 aprile 2021

La figlia di Ryan di David Lean (1970). Iris, ore 0:40, venerdì 16 aprile 2021.
Quando gira questo suo ennesimo colossal intimo (dell’interiorità, dell’anima), questo ennesimo epic su vite qualsiasi travolte dalla Storia, David Lean è reduce da tre clamorosi successi come Il ponte sul fiume Kwai, Lawrence d’Arabia (suo capolavoro) e Il dottor Zivago. Ma La figlia di Ryan esce nei primissimi Settanta, in un quadro in rapida mutazione, con la vecchia Hollywood resa obsoleta dalla nuova dei rampantissimi Dennis Hopper, Mike Nichols, Robert Altman, Francis Coppola, e di colpo il suo cinema classico e composto pur nel furore delle passioni e dei cataclismi ambientali appare superato. Reliquia di un un gusto, di un fare film, fuori tempo, irrimediabilmente. La figlia di Ryan viene distrutto dai critici americani come mai era capitato a Lean, nemmeno per il ‘polpettone’ Zivago (che comunque aveva realizzato i più alti incassi MGM dopo Via col vento). Nonostante che al box office funzioni discretamente e finisca col portarsi a casa due Oscar segna il declino del regista, che per i successivi quattordici anni non girerà più, rientrando in gioco solo con il meraviglioso Passaggio in India (sarà il suo ultimo film). Chissà se a vederlo oggi, al di fuori della mischia di quegli anni, La figlia di Ryan si rivela meno usurato, meno bolso e inamidato di quanto sembrò allora. Sceneggiatura di Robert Bolt (che già aveva collaborato con Lean per Lawrence e aveva trionfato a teatro con Un uomo per tutte le stagioni, poi diventato film di molti Oscar), il quale adatta nientedimeno che Madame Bovary all’Irlanda rustica e rurale degli anni della Prima guerra mondiale: trasformando Emma in Rosy, figlia del taverniere di un villaggio, anche segreto informatore degli occupanti inglesi. Lo sfondo non è solo la Grande guerra con le sue ricadute sulle esistenze individuali, ma anche, soprattutto, quello della lotta degli autonomisti irlandesi contro i britannici. Tragitti privati e Storia si intrecciano, con Rosy che, dopo aver sposato un maestro di scuola più anziano di lei e essersene pentita, cade innamorata di un soldato ingelse tornato ferito dal fronte. Intanto, il nemico tedesco foraggia clandestinamente di armi i ribelli d’Irlanda. Mentre Rosy diventa agli occhi degli abitanti del villaggio una traditrice, per via di quell’amore con il paziente inglese. E di più è meglio non dire. Cast grandioso, come sempre in Lean: Sarah Miles, Robert Mitchum (il marito), Trevor Howard, John Mills, Oscar come migliore non protagonista, Leo McKern. Da rivedere.

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Film imperdibile stasera in tv: GOMORRA – NEW EDITION di Matteo Garrone (venerdì 16 aprile 2021)

Gomorra – New Edition di Matteo Garrone, Rai 3, ore 21:20. Venerdì 16 aprile 2021.
In prima mondiale! In esclusiva! Stasera su Rai3 la versione riaggiustata, ritoccata, rimaneggiata, rivista, corretta e incredibilmente accorciata di 10 minuti da Matateo Garrone.
Massì, abusiamo di esclamativi alla faccia di ogni bon ton di scrittura – per i manuali giornalistici e di ‘scrittura creativa’ (qualunque cosa voglia dire) sono la peste della buona prosa – perché davvero stiamo dalle parti dell’evento con questa new edition di Gomorra vista la  centralità del film nella storia del nostro cinema degli anni Duemila e non solo. Nella conf.stampa in vista della messa in onda di Rai 3 il regista confessa di aver dato il via al ritocco dopo aver capito da certe domande del figlio di come alcuni passaggi del film non fossero immediatamente leggibili. Sicché, parole dello steso Garrone, “per prima cosa ho aggiunto sei cartelli all’inizio di ogni racconto per dare qualche informazione più chiara rispetto a quello che si stava per vedere”. Ancora: “Ho aggiunto alcune inquadrature di ambienti, sempre per chiarire meglio il paesaggio nel quale i protagonisti si muovono. Ho rimontato sette scene. Ho fatto una cinquantina di tagli, tanto che il film dura dieci minuti in meno. E ho stabilizzato diverse inquadrature. Oltre a inserire alcuni elementi di doppiaggio». Sarà solo la prima delle nuove edizioni? ne seguirano altre? Gomorra rischia di diventare un cantiere infinito come Apocalypse Now che Coppola orgni tanto riprende e rivede e rimonta? “Adesso posso dire che il film è davvero finito. Non lo toccherò mai più”, assicura Garrone. E speriamo sia così.
Intanto riecco quanto ho scritto parecchi anni fa (nel 2012) di Gomorra. Old Edition, naturalmente.

11483_galMatteo Garrone è riuscito nella quasi impossibile impresa di cavare dalla celeberrima cronaca-romanzo di Roberto Saviano un film di altrettanza potenza, pur senza ricalcare pedissequamente l’originale e anzi reinventandolo con grande libertà e stile assai personale. Lo stile è quello che Garrone ci aveva già mostrato nel suo precedente, livido e anche morboso e sordido, eppure bellissimo L’imbalsamatore: più ombre e penombre che luce piena, personaggi colmi di sfrenati desideri e privi di ogni barlume morale, corpi mostrati con una cupezza che non è esagerato dire caravaggesca, il laido e il mostruoso che trapelano dalla quotidianità e la inquinano irrimediabilmente. E il senso del paesaggio, sempre corrusco, nuvoloso, nebbioso, percosso da tempeste mefitiche, percorso da miasmi. In Gomorra il regista dilata la Campania camorristica di L’imbalsamatore, la potenzia, ne moltiplica brutralità e sgradevolezze. Le storie si incrociano come in un Altman, in un Iñarritu, qualche volta si intersecano, e sono sempre storie di abiezione scelta o subita. Il ragazzino che si sottopone alla prova di iniziazione camorristica, i due disgraziati adolescenti che credono di fare i duri e verranno stritolati, il re delle discariche abusive e le loro scorie che avvelenano i pascoli delle bufale, spaccio e consumo di droga in ambienti apocalittici, di un degrado oltre e al di sotto di ogni umanità. Le Vele di Scampia, usate da Garrone come location-simbolo, grandiose e sinistre, inferno dei vivi con i loro cunicoli, i reticolati, la divisione del territorio in zone d’influenza. Uno dei pochi grandi film italiani degli ultimi dieci anni, e anche più. Garrone è un cineasta disturbante, il suo è un cinema della sgradevolezza ai limiti dell’insostenibilità, non  diversamente da un Haneke. A colpire è l’impassibilità con cui guarda a uomini e cose, lontano, molto lontano dallo sdegno e dall’engagement di Saviano. Garrone ha come vocazione quella di osservare, descrivere, mostrare, non giudicare. Il suo non è cinema etico, è puro sguardo. Il suo maestro può essere Antonioni, certo non va cercato nei padri nobili del cinema civile all’italiana (Rosi, Petri, ecc.). Riesce perfino nel miracolo di non rendere sexy il crimine che mette in scena. I suoi camorristi sono mostri repellenti da cui vorremmo distogliere gli occhi, non hanno niente a che vedere con l’epica glamourizzante e ambigua del coppoliano Padrino. Sarà per questo che Gomorra, gran successo in tutta Europa, in America non è è piaciuto ed è stato un flop al box office, nonostante che a sponsorizzarlo ci fosse Martin Scorsese. Dopo un simile esito, probabilmente il miglior film italiano degli ultimi dieci anni e anche più, c’era da aspettarsi moltissimo da Garrone, invece il suo Reality (2012) è stato una delusione grande.

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Film imperdibile stasera in tv: FROST/NIXON, IL DUELLO di Ron Howard (ven. 16 aprile 2021)

Frost/Nixon. Il duello, Tv 2000, ore 21:13. Venrdì 16 aprile 2021.
3408_gal49087_galRicostruzione dell’intervista televisiva del giornalista inglese David Frost a Richard Nixon dopo il caso Watergate e l’impeachment. A dirla così, sembra la cosa più anticinema che ci possa essere, invece il gran mestierante e anche qualcosa di più Ron Howard, stavolta in un piccolo film di budget ed estetica quasi indie, riesce a tenerci avvinti come in un thriller. Ma il merito è soprattutto della sceneggiatura, opera di Peter Morgan, ovvero il signore cui dobiamo The Queen e The  Crown. Frank Langella/Nixon nominato all’Oscar. Frost è invece il serpentino Michael Sheen, il volture Aro di Twilight e il Tony Blair di The Queen. Confrontare questo Nixon di Langella con quello parodistico di Kevin Spacey in Elvis & Nixon.

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recensione: NUEVO ORDEN, un film di Michel Franco. Su Prime Video e I Wonderfull

Nuevo Orden di Michel Franco (2020). Su Prime Video e I Wonderfull.
Recensione scritta dopo la proiezione alla Mostra di Venezia 2020. Nuevo Orden avrebbe poi vinto il Leone d’argento – Premio della Giuria.
Nuevo Orden (New Order; Ordine nuovo)
di Michel Franco. Con Naian González Norvind Diego Boneta, Mónica del Carmen, Fernando Cuautle, Darío Yazbek, Roberto Medina, Patricia Bernal, Lisa Owen, Enrique Singer, Eligio Meléndez, Gustavo Sánchez Parra. Messico. Concorso Venezia 77.

Già premiato due volte a Cannes, il messicano Michel Franco sbarca a Venezia con un film che conferma in pieno la sua fama di cineasta della crudeltà e della minaccia. In un Messico futuro molto possibile e vicino scoppia la rivolta contro la classe dei privilegiati, mentre cellule segrete e deviate dell’esercito fanno il loro sporco gioco. Ma nessuno, a parte qualche buono e giusto, può dirsi innocente, non i borghesi, non i rivoltosi. Un film allarmante che meriterebbe un premio. Voto 7 e mezzo
Basso indice di gradimento da parte di pubblico e gran parte della stampa. A mio parere invece, e non per giocare al solito gioco del contrarian, tra le meglio cose del concorso. E se non ci fossero in agguato per il Leone d’oro il superfavorito ma temo sopravvalutato Nomadland e l’ancora più sopravvalutato Le sorelle Macaluso, questo Ordine nuovo (o Nuovo ordine se vi sembra suoni meno lugubre) sarebbe da palmarès. Invece zero chance (se bisogna consacrare una regista please il Leone datelo alla bosniaca Jasmila Žbanić di Quo Vadis, Aida? o alla Mona Fastvold di  The World to Come).
In questo film  del già assai rispettato e conosciuto regista messicano Michel Franco – vittoria nel 2012 a Un certain regard a Cannes con Despues de Lucia e nel 2015 un altro premio sempre a Cannes, e stavolta nel Concorso, per la migliore sceneggiatura al suo Chronic – torna uno dei temi forti del cinema da festival e arthouse degli ultimi anni, il rapporto servi-padroni qui svoltato, più esplicitamente che in Parasite, in lotta di classe. O meglio rivolta dei servi (e dei poveri) contro i padroni (e i ricchi).
Ordine nuovo è un film distopico nel senso di approntare uno scenario i cui germi e premesse sono già tutti qui e ora. Appropriazione da parte di Franco dei codici di un genere ormai dilagante per ri-raccontare la dicotomia, la polarità (eterna?) tra servi e padroni in un mondo, in un cultura, in un continente come quello latinoamericano dove hanno trovato storicamente posto la borghesia più retriva e predatrice e, specularmente, una schiera di servi al limite della schiavitù. Ma pur nei modi del cinema distopico (e dell’action-thriller) e in una produzione assai più ricca dei suoi lavori precedenti, Michel Franco resta fedele al proprio cinema della crudeltà e dell’impassibilità fenomenologica, poiché anche lui si colloca tra gli autori ipnotizzati dal male e dalla sua rappresentazione (inutile fare i soliti nomi, che tanto li conoscete bene).
Ricevimento di nozze in una villa dei quartieri alti di Mexico City. Presente, a festeggiare gli sposi, l’élite, ovvero la casta degli affaristi di regime, dei collusi con il potere politico e dei militari. Segnali di minaccia intanto arrivano come attutiti, acqua con vernice verde dai rubinetti, echi di proteste in città, traffico impazzito. Finché dal muro di protezione ecco irrompere uomini armati, guerriglieri o forse criminali comuni o forse l’una e l’altra cosa, gente che brandendo le armi si fa consegnarte tutto, soldi, gioielli, orologi, oggetti di valore. Si sparerà, ci saranno vittime. Solo l’inizio del caos in cui piomberanno presto la città e l’intero paese. Al massacro è scampata la sposa, uscita poco prima con un servo fedele per raggiungere in un quartiere lontano un ex domestico e consegnargli i soldi necessari per una costosa operazione della moglie. Queste le premesse da cui si dipanerà un complesso intreccio politico e sociale con passaggi e esiti di una brutalità inaudita. Una cellula deviata o forse no, solo segreta, dell’esercito che agisce come una banda criminale, un’altra cellula rivale, e ancora: servi e padroni ora vittime ora carnefici, ora manipolati ora manipolatori. Credo che Nuevo Orden non sia piaciuto granché perché privo di ogni tono consolatorio. Non si salva nessuno o quasi. Se la borghesia corrotta e predatrice è colta da Michel Franco in tutta la sua abiezione, nemmeno certi servi o proletari sono figure da encomio, anzi. Difficile parteggiare per qualcuno, se non per i pochi onesti e buoni che verranno stritolati dagli eventi.
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