Film da non perdere stasera in tv: LINCOLN di Steven Spielberg (sab. 13 giugno 2020)

Lincoln di Steven Spielberg. Rai Movie, ore 21:10, sabato 13 giugno 2020.
Recensione scritta all’uscita del film.
20215322Lincoln
, regia di Steven Spielberg, sceneggiatura di Tony Kushner parzialmente ispirata al libro Team of Rivals: The Political Genius of Lincoln di Doris Kearns Goodwin. Con Daniel Day-Lewis, Sally Field, Tommy Lee Jones, David Strathairn, Joseph Gordon-Levitt, James Spader, Hal Holbrook. Colonna sonora di Tony Williams.

"Non è il solito medaglione celebrativo. Non è la biografia di Lincoln, ma il racconto – avvincente come un thriller – della sua battaglia per fare approvare alla Camera il Tredicesimo emendamento: l’abolizione della schiavitù. Un film sottile e disincantato sul mestiere e l’arte della politica. Sulla politica come mediazione. Sulla necessità e anche la bellezza della politica. Un film che porta l’impronta più del suo sceneggiatore, Tony Kushner, che del suo regista, Steven Spielberg. Oscar a Daniel Day-Lewis come miglior attore protagonista. Voto 8 e mezzo"
Molto meglio di quanto mi aspettassi. Ci sono andato non particolarmente entusiasta per via delle quasi tre ore annunciate, pensando fosse uno di quei film celebrativi e pompier, insostenibilmente agiografici, che si dedicano ai padri della patria. Mi aspettavo insomma uno di quei medaglioni genere fiction Lux-Bernabei, anche se in versione lusssuosamente american-hollywoodiana, anche se con Steven Spielberg alla produzione e alla macchina da presa. Però, insomma, ci siam capiti: quella roba lì, la vita dei santi. Anche perché negli ultimi anni Spielberg non ci aveva dato molto di buono (Tintin è la felice eccezione), pigiando spesso su sentimentalismi e trombonaggini varie. Invece no, Lincoln è una gran sorpresa, un film pieno di sottigliezze, ambiguità, ombre e penombre. Sì, rispettoso verso il presidente eroe della lotta allo schiavismo e poi martire, non certo demolitivo della sua storia e della sua leggenda, però non reverente, mai in ginocchio, capace di mostrarci di Abraham Lincoln il volto di politico anche disincantato, anche cinico. Mi chiedo quanto questo sia un film di Spielberg e quanto invece dello sceneggiatore Tony Kushner, il drammaturgo per capirci di Angels in America, che aveva già collaborato con Spielberg per un film bello, duro e non conciliante come Munich. Ecco, propendo per la seconda, penso che il vero autore sia più Kushner di Spielberg, che peraltro fa benissimo il suo mestiere di metteur en scène, con quel senso mostruoso dello spettacolo, con quel fiuto animalesco per ciò che può piacere o dispiacere alle platee che è suo tratto distintivo da sempre. Così abile e furbo e mestierante, Spielberg, da tenere sempre la macchina da presa in movimento, da non far cadere mai la tensione in questo che è sì meraviglioso ma anche statico cinema da camera, anzi teatro da camera, un film di conversazione, dialoghi sottili e acuminati, scontri verbali tortuosi e cavillosi. Lo script di Kushner domina e dà il tono al film, racconta Lincoln mantendosi distante dagli opposti scogli dell’agiografia e del revisionismo distruttivo, è una magnifica narrazione della storia nel suo farsi, nel suo manifestarsi e nel suo dietro le quinte, e Spielberg non fa altro che mettersi, giudiziosamente, al suo servizio. Siamo nel 1965, anno quarto della guerra civile che oppone il Nord al Sud schiavista e secessionista. Son seicentomila morti, in un conflitto che già prefigura i massacri su scala gigante dell’imminente Novecento. L’apertura di Lincoln è, prevedibilmente, una scena di guerra, anzi di dopo battaglia. Corpi martoriati nel fango, in una lunga carrellata attraverso l’orrore che ricorda lo sbarco e la carneficina di Salvate il soldato Ryan. Sicchè subito dopo ci aspettiamo bandiere, discorsi, proclami, folle arringate e ancora guerra. Invece Kushner/Spielberg ci smentiscono quasi subito. Intelligentemente, e con un certo coraggio bisogna dire, il film si concentra sulla battaglia politica del presidente per far passare alla Camera dei rappresentanti il Tredicesimo emendamento che, se votato con la maggioranza dei due terzi, decreterebbe l’abolizione della schiavitù. Lincoln è un film bellissimo sulla politica, o se volete sulla realpolitik, sulla politica come arte della mediazione, del compromesso, come suprema abilità nel tessere relazioni, come tecnica della conquista e della seduzione e anche della minaccia onde raggiungere il proprio obiettivo. Lincoln è puro Machiavelli al lavoro. Continua a leggere

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Film-capolavoro stasera in tv: CRONACA FAMILIARE di Valerio Zurlini (sabato 13 giugno 2020)

Cronaca familiare di Valerio Zurlini (1962), Rai Storia, ore 21:10. Sabato 13 giugno 2020.
Chi mai se lo ricorda, questo remoto film dell’altrettanto dimenticato e violentemente rimosso dalle memorie cinefile Valerio Zurlini? Eppure – correva l’anno 1962 – Cronaca familiare vinse a Venezia il Leone d’oro ex aequo con un giovane, semisconosciuto autore di nome Tarkovsky e il suo L’infanzia di Ivan. Tant’è che quando Cronaca familiare fu riportato alla luce, letteralmente riesumato, al Locarno Festival 2014 nell’ambito della (meravigliosa) retrospettiva dedicata alla Titanus, tutti ne rimasero abbagliati come di fronte a uno splendente quanto inatteso reperto archeologico. E furono soprattutto i critici stranieri ad amarlo e a promuoverlo immediatamente a capolavoro imprescindibile. Stasera Rai Storia lo propone nella sua versione lunga di 110 minuti, non in quella tagliata e presentata non senza polemiche a suo tempo in sala di un’ora e mezza.
Portando sullo schermo l’omonimo romanzo del realista e socialista Vasco Pratolini, allora scrittore assai celebrato e anche assai letto e venduto e comprato, Valerio Zurlini più che il lato engagé di affresco sociale privilegia quello intimo dei due protagonisti, fratelli fiorentini presto divisi dopo la morte della madre e cresciuti in ambienti diversi e opposti. Il maggiore, Enrico, diventerà un gionalista impegnato a sinistra nel clima di ricostruzione dell’Italia postfascista e postbellica, il minore, Lorenzo, verrà invece allevato da una ricca famiglia mutuandone costumi e privilegi. Ma sarà colpito da una malattia mortale, diventerà l’anello debole di un’intricata relazione familiare (e fraterna, e squisitamente maschile) ricostruita e rievocata nel film in tutti i suoi passaggi da Enrico attraverso una serie di flashback. Un film anomalo per quei tempi, del resto è tutto il cinema di Valerio Zurlini a esserlo: diverso, non classificabile, non riconducibile a nessuno dei formati del nostro cinema d’autore. Qualche critico illustre (forse il sommo Pietro Bianchi? o era Tullio Kezich?) elogiò l’accurata ricostruzione della Firenze entre deux guerres citando come riferimento figurativo Ottone Rosai. Memorabili protagonisti Marcello Mastroianni (il maggiore) e Jacques Perrin (il minore), attore-feticcio di Zurlini – lo troviamo anche in La ragazza con la valigia e nel tardo Deserto dei Tartari – destinato a diventare produttore indipendente nella sua Francia. Presenza, quasi un fregio araldico, di Salvo Randone.

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23 film stasera in tv (lunedì 8 giugno 2020, tv in chiaro)

Il venditore di medicine

Incatenata

Fair Game – Caccia alla spia

Cliccare il link per la recensione di questo sito. Alcune si riferiscono a precedenti messe in onda o all’uscita del film in sala.

🌺 caldamente consigliato
☘️ guardabile, interessante

Incatenata di Clarence Brown (1934), Rete Capri,ore 21:00. ☘️
Per i devoti di Joan Crawford, una delle star maggiori che siano mai state prodotte da Hollywood. Qui nel 1934, agli inizi di una carriera che la porterà lontano, e impegnata in un romance con tinte assai melodrammatiche accanto a Clark Gable. Dirige il Clarence Brown, uno dei costruttori del mito Garbo. Diane è una giovane segretaria newyorkese (Crawford era specializzata in ruoli di donne lavoratrici e emancipate) devota al suo boss, un armatore con parecchi anni più di lei. Boss che di Diane si innamora, la vorrebbe sposare, solo che la moglie non gli concede il divorzio. Come risarcimento regalerà un viaggio in piroscafo verso l’Argentina all’amata, la quale durante la traversata conoscerà un coetaneo, e sarà ovviamente innamoramento. Solo che si sente divisa, incatenata per riconoscenza all’uomo che la voleva sposare e che non ha mai smesso di volerle bene. Cinema remoto, desueto, eppure fascinoso, anche per la presenza della meravigliosa coppia Joan Crawford-Clark Gable.
Faccia a faccia di Sergio Sollima, Rai Movie, ore 21:10. Poi su RaiPlay. 🌺
La banda del trucido di Stelvio Massi, Cine34, ore 21.10. ☘️
Del 1977, è il secondo film – dopo Il trucido e lo sbirro – con il character trucido-romanesco di Monnezza, alias Tomas Milian con la voce di Ferruccio Amendola. E stavolta la regia è di Stelvio Massi, non più del grande Umberto Lenzi dell’episodio fondativo. Stando a quanto riportato da Marco Giusti nel suo Stracult, Milian non sopportava il co-protagonista Luc Merenda.
Hulk di Ang Lee, canale 20, ore 21:12.
Supereroico d’autore (il regista è il molto, troppo?, eclettico Ang Lee) che a suo tempo – anno 2003 – passò inosservato, anzi fu un clamoroso flop. Con Eric Bana nel title-role. Conviene ridargli un’occhiata.
Scarface di Brian De Palma, Iris, ore 21:13. 🌺
Gloria (il remake) di Sidney Lumet, la7, ore 21:15.
Il remake – anno 1999 – firmato Sidney Lumet del leggendario film di John Cassavetes, stavolta con Sharon Stone nel ruolo che era stato di Gena Rowlands (l’originale alle 23:15, sempre su la7). Il canobvaccio resta lo stesso. Una signora impugna la pistola e si scatena per difendere un ragazzino minaccioato da una banda di villain.
Fair Game (Caccia alla spia) di Doug Liman, Paramount Network, ore 21:15.
Film del 2010, quasi un instant-movie, sul caso Valerie Plame, agente Cia bruciata da una fuiga di notizia si suppone più che pilotata allorquando il marito Josep Wilson, anche lui dell’Agency, decide di uscire allo scoperto per denunciare l’inesistenza della armi di distruzione di massa in Iraq. Armi su cui Bush ha giustificato l’intervento militare anti-Saddam. Il film avalla la vulgata secondo cui Valerie Palme fu vittima di una ritorsione delle chiamiamole così istituzioni. Uno di quei film in cui Sean Penn si butta a capofitto ,e difatti eccolo quale Joseph Wilson. Naomi Watts è Valerie Plame. Dirige Doug Liman.
Il velo dipinto di Jim Curran, Cielo, ore 21:20. ☘️
Revenant – Redivivo di Alejandro Gonzales Iñarritu, Tv8, ore 21:30. 🌺
Mandela: la lunga strada verso la libertà di Justin Chadwick con Idris Elba, Canale 5, ore 21:46.
Tra i biopic su Mandela, questo del 2013 è il più accreditato, con l’imprimatur dell’ufficialità. Difatti, trattasi della cineversione dell’autobiografia del grande traghettatore dal Sud Africa dell’apartheid a quello della libertà e della democrazia. Le origini in un villaggio Xhosa, la pratica come avvocato a Joannesburg, la partecipazione alle prime lotle antisegregazione. E l’ascesa a rappresentante massimo e simbolo della maggioranza black conculcata e separata a forza. E la prigionia, la libertà, la fondazione del nuovo Sud Africa. Agiografico ? Sì, certo, ma come potrebbe non esserlo? E comunque di quei film che aprono finestre su mondi e storie e Storia su cui val sempre la pena saperne di più. Idris Elba, in my opinion un grande attore naturalmente alieno da ogni tono retorico, è Mandela. Produzione inglese, dunque accurata e affidabile.
Il venditore di medicine di Antonio Morabito, Rai 5, ore 22:00. Poi su RaiPlay. 🌺
Ehi, amico… c’è Sabàta, hai chiuso! di Gianfranco Parolini, Rai Movie, ore 22:50. Poi su RaiPlay.
Una delle tante ramificazioni all’interno dell’italian western fu quella con il pistolero Sabàta, interpretato da una delle maschere pià incise e definite del genere, l’uomo-col-ghigno Lee Van Cleef.
Bersaglio altezza uomo di Guido Zurli, Cine34, ore 22:59. ☘️
«Penultimo, terribile film di Zurli» (Marco Giust, Stracult – Dizionario dei film italiani, ed. Frassinelli). «Semplicemente inguardabile (…) un autentico affronto per ogni appassionato di cinema bis» rincarano Daniele Magni e Silvio Giobbio in Cinici, infami, violenti, la bibbia del poliziottesco (ed. Bloodbuster). E però questa coproduzione italo-turca (e già questo) del 1979 si svolge a Istanbul, location irresistibile per bellezza e pure per kitsch. E però c’è Luc Merenda, star del nostro crime anni Settanta, affiancato per par condicio produttiva da un divo locale di nome Kadir Inanir. Insomma, una delizia per tutti gli archeologi del più puro cinema di serie Z. Sia Giusti che Magni-Giobbio ci ricordano che fu su quel set che Pamela Villoresi conobbe il futuro marito Gabor Pogany, direttore della fotografia. Culto, straculto, cultissimo.
Gloria. Una notte d’estate (l’originale) di John Cassavetes, la7, ore 23:15. 🌺
Man of Fire di Tony Scott, Nove, ore 23:35. 🌺
Il mondo perduto: Jurassic Park di Steven Spielberg, canale 20, ore 23:56.
Jurassic Park parte seconda: ritorno ai dinosauri. Un classico del cinema pop(olare). Con Jeff Goldblum e Julianne Moore.
I soliti idioti, Italia 1, ore 23:57.
I tre implacabili, Rai Movie, ore 0:45. Anche su RaiPlay.
Un primato ce l’ha questo oscuro film del 1963. Le enciclopedie del cinema lo segnalano difatti come il primo western di coproduzione italiana e spagnola, un’alleanza che darà moltissimo al genere: in quantità di titoli e soprattutto in location sinistre e calcinate dal sole. Perfette nel sostituire nel sud della Spagna quelle inavvicinabili degli Stati Uniti. Regia di Joaquin Luis Romero, cast binazionale che comprende Cristina Gajoni e un Fernando Sancho destinato a conquistarsi negli anni successivi un’enorme popolarità come caratterista principe dell’italian western.
Amore, ritorna! di Delbert Mann, Iris, ore 0:34. ☘️
Verità apparente, Rete 4, ore 0:53.
Incredibile mélo politico made in Usa del 2001. Con (siamo alla fine degli anni Settanta) una ragazza lascia la California per raggiungere il Portogallo dove la sorella si sarebbe suicidata tempo prima. Scoprirà una Faith (Cameron Diaz!), questo il nome della scomparsa, molto diversa da quella che conosceva, fiancheggiatrice della Rote Armee Fraktion.
Sette eroiche carogne, Cine34, ore 0:40.
Bellico italo-spagnolo del 1969, esempio di quel cinema bis mediterraneo che cercava di rifare con mezzi limitati e molta arte di arrangiarsi i grandi war movies Usa come Il giorno più lungo, Quella sporca dozzina, Il colonnello Von Ryan. E da questo ultimo film arriva Raffaella Carrà, uno dei pochi caratteri femminili di Sette eroiche carogne dove a prevalere è ovviamente il machismo più muscolare. Il solito sporco commando di cattivi ma bravi ragazzi decisi a tutto vien mandato olre le linee tedesche a liberare uno scienziato costretto dai nazi a fabbricare un virus letale. Con il quale ovviamente gli hitleriani vogliono sterminare ogni nemico e conquistare il mondo. Da vedere per Raffa nostra, ovvio.
In ostaggio con Robert Redfors, Paramount Network, ore 1:00.
Grande cast – Robert Redford, Willem Dafoe, Helen Mirren – per questo thriller del 1994 rivelatosi un flop al box office, ma che una ri-visione in tv forse se la merita. Il manager di un’importante azienda viene rapito da un ex dipendente. Le trattative per il riscatto faranno affiorare le ambiguità e i segreti di una famiglia solo in apparenza compatta.
Odio implacabile di Edward Dmytryk, Rai Movie, ore 3:35. Anche su RaiPlay. 🌺

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Film da non perdere stasera in tv: FACCIA A FACCIA di Sergio Sollima (lunedì 8 giugno 2020)

Faccia a faccia di Sergio Sollima, Rai Movie, ore 21:10. Lunedì 8 giugno 2020. Poi su RaiPlay.
Faccia-a-faccia-e1435777290775Seconda della magnifica trilogia western, e western-rivoluzionaria, diretta da Sergio Sollima negli anni Sessanta. Trilogia cominciata con La resa dei conti, conclusa da Corri uomo corri e con nel mezzo questo Faccia a faccia, per i cultori del genere (tra cui mi infilo anch’io) un capolavoro assoluto. Chi sia Sergio Sollima, e perché il suo cinema sia degno del massimo rispetto, lo spiegano meravigliosamente Mariuccia Ciotta e Roberto Silvestri nel loro blog, io ricordo solo come sia anche il regista del mitologico Sandokan tekevisivo e del noir Città violenta amato da tutti i Tarantino del mondo, e, ebbene sì, il padre di Stefano, l’uomo dietro la macchina da presa di Gomorra (la serie) e Suburra (il film). Faccia a faccia, anno 1967, si ambienta in quel Texas più messicano che yankee che, nel nostro western di allora, è terra di ogni estremismo, violenza, esagitazione, landa desolatissima dei più sanguinosi scontri tra campesinos ribelli e poteri oligarchici, e delle più feroci repressioni. Una terra da homo homini lupus dove ogni pietà è morta. Là, in quel West più immaginario che fedele alla Storia, Cinecittà realizza film che, nascosti sotto i modi del genere, vanno spesso a intercettare e esprimere gli umori rivoluzionari e le istanze neomarxiste dei tardi anni Sessanta. Continua a leggere

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Film da non perdere stasera in tv: GLORIA. UNA NOTTE D’ESTATE di John Cassavetes (lunedì 8 giugno 2020)

Gloria. Una notte d’estate (l’originale) di John Cassavetes, la7, ore 23:15. Lunedì 8 giugno 2020.
Serata, quella della 7, dedicata a Gloria, la donna che per difendere un bambino impugna la pistola: alle 23:15 l’originale firmato John Cassavetes, leone d’oro a Venezia (con una Gena Rowlands incommensurabile) e prima, alle 21:5, il remake di Sidney Lumet con Sharin Ston. Inutile dire che a vincere è l’originale.
Non capita spesso, anzi mai, che passi in tv, quindi occasione da non perdere. Anche perché si tratta di un gran film di quell’enorme regista che si chiama John Cassavetes – il suo immediatismo, la sua capacità di immergersi con la mdp nella vita nel suo farsi ha imprintato generazioni di filmmaker successivi, in un magistero che non si spegne. Forse non il suo film maggiore, di sicuro il suo più fortunato commercialmente e amato dal pubblico, ma anche assai premiato: Leone d’oro a Venezia 1980 ex aequo con Atlantic City di Louis Malle, in una Mostra che ricominciava e ritrovava il suo rango se ricordo bene con Carlo Lizzani dopo l’autolesionistica sospensione degli anni Settanta. A seguire quel Leone, infinite candidature e riconoscimenti soprattutto per la protagonista Gena Rowlands. Perché il film è lei, Gloria è lei. Omaggio e regalo di Cassavetes alla moglie-musa nonché alleata di tante battaglie indipendenti contro il sistema-cinema che ha voluto lui più come attore (Quella sporca dozzina, Rosemary’s Baby) che come autore.
Gloria ha cinquant’anni e qualcosa di più (allora pesavano e contavano, oggi son numeri da ragazzi), un passato di cantante-danseuse in locali si immagina non così immacolati, un presente con accidentata liaison con un malavitoso. Succede che i suoi vicini – siamo nel Bronx -, inimicatisi certi gangster e da quelli mincciati – le affidino il figlioletto per proteggerlo dai persecutori. Che puntualmente si faranno vivi. E a Gloria non resterà che impugnare le armi e trascinarsi via quel ragazzino che pure non le stava neanche simpatico e difenderlo. Continua a leggere

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