Film stasera in tv: ‘Il segreto dei suoi occhi (il remake)’ – merc. 21 novembre 2018, tv in chiaro

Il segreto dei suoi occhi (il remake), Rai 1, ore 21,25. Mercoledì 21 novembre 2018.
Remake dell’omonimo film argentino che nel 2010 vinse a sorpresa l’Oscar come migliore film straniero. Qui siamo invece a Los Angeles, a pochi mesi dall’attentato alle Twin Tiwers. Il cadavere di una ragazza viene trovato in un cassonetto vicino a una moschea. Anni dopo una donna magistrato risoluta e decisa riapre il cold case su sollecitazione di un agente Fbi che non ha mai creduto alla verità ufficiale, e sarà una cascata di colpi di scena e rivelazioni. Emergeranno verità amarissime, collusioni e una torbida storia rimossa. Con Julia Roberts, Nicole Kidman e Chiwetel Ejiofor. Vedibile. Ma era meglio l’originale, con la sua labirintica Buenos Aires e il suo impasto di storie personali e pagine ambigue di storia nazionale.

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Film stasera in tv: ‘Lo chiamavano Jeeg Robot’ (merc. 21 novembre 2018, tv in chiaro)

Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti, Rai 2, ore 23,20. Mercoledì 21 novembre 2018.
jr_1_20160209_1393450563Lo chiamavano Jeeg Robot, un film di Gabriele Mainetti. Con Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Ilenia Pastorelli, Antonia Truppo.
jr_35_20160209_2031088041jr_5_20160209_2022295341La pazza idea di mescolare gli anime, i supereroistici alla Marvel con le peggio suburre e gomorre dei nostri romanzi criminali (e con le cronache di Mafia capitale). Eppure Lo chiamavano Jeeg Robot riesce nell’impossibile impresa. Uno dei migliori film italiani degli ultimi anni, anomalo, inventivo, coraggioso. Ottimi Claudio Santamaria e Ilenia Pastorelli, ma a rubarsi il film è Luca Marinelli quale villain. Marinelli Joker subito! Voto 7 e mezzo
jr_4_20160209_1913364715Recensione scritta all’uscita del film.
Cosa mai si potrà aggiungere al tanto che s’è già scritto di questo film deflagrato come un caso, e nessuno se l’aspettava, all’ultima festa del cinema di Roma? Ecco, dico subito che si merita tutto il buono che ne ha scritto la stampa e il successo che sta avendo al cinema (nel suo primo weekend di programmazione ha realizzato 800mila dignitosissimi euro con un’ottima media per sala di 3.000). Pieno di idee, un film inventivo, esplorativo, coraggioso e anomalo nel panorama del nostro cinema, con la sua pazza idea, eppure riuscita, di coniugare il genere pulp-neoborgataro Roma criminale e romanzo criminale con le varie sue suburre e gomorre a quello supereroistico assai americano. C’è dentro un insolito amore, almeno per le nostre cineproduzioni, per culture e subculture pop, per il manga, l’anime, il Marvel-movie,  gli Z-movies, il tutto frullato con il pum-pum e il bang-bang e lo sbrang-sbrang dei peggio giochi da playstation. Con dentro pure infiltrazioni e robustissime dosi di canzonettismo sanremese, di quello consumato da bambini davanti alla tv tra una spaghettata e l’altra di mamma. Insomma, una extravaganza che mai avremmo pensato di vedere sui nostri schermi solitamente divisi tra il cinema pretenzioso e soidisant antropologicamente superiore e quello becero post-cinepanettonesco. Davvero Lo chiamavano Jeeg Robot sembra venire dall’ultraspazio, un oggetto cinematografico alieno e non identificato, e però perfettamente funzionante e godibile, ottimo per farci fare al cinema un viaggio-sorpresa, inaspettato come quelli vinti a una lotteria di supermercato o tv locale. Gabriele Mainetti, che non viene proprio dal niente avendo alle spalle teorie e partiche cinematografiche e teatrali di lunghi anni, non sbaglia quasi niente. Mettendo insieme una storia sulla carta inverosimile e che invece nel suo farsi marcia benissimo dalla prima all’ultima scena. Protagonista è Enzo, piccolo criminale di borgata sfigato, con impresse tutte le stimmate del perdente, un uomo solo alla deriva, con l’aria stolida e la mente annebbiata non si sa se da troppe sostanze alteranti o dallo squallore in cui è immerso, o dal mix micidiale di tutte quelle cose. Alla mercé di chi lo ingaggia per qualche sporco lavoro cui lui non può che sottomettersi passivamente, ed eseguire. Durante una delle sue male imprese ai danni di due povericristi immigrati imbottiti di ovuli di cocaina si rende conto di non essere più lui, di aver acquisito dei superpoteri dopo essere caduto qualche giorno prima nel Tevere ed essersi esposto alle radiazioni di misteriosi bidoni buttati là dentro da chissà chi. Comincia la sua nuova super-vita. Un video che lo riprende mentre scassa e si porta via come niente un bancomat diventa virale e lo trasforma in un eroe del lumpenproletariat romano (ma quella landa urbana e periferica è una Roma astratta e trasfigurata in non-luogo della mente e del fantastico). Dovrà però scontrarsi con lo Zingaro, uno psicopatico a capo di una feroce banda che vuole espandere il proprio territorio. Non dico di più. Continua a leggere

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Film stasera in tv: ‘La teoria del tutto’, il biopic di Stephen Hawking (merc. 21 novembre 2018, tv in chiaro)

La teoria del tutto di James Marsh, Iris, ore 21,00. Mercoledì 21 novembre 2018.
TOE8La teoria del tutto (The Theory of Everything), un film di James Marsh. Con Eddie Redmayne, Felicity Jones, Emily Watson, Charlie Cox, David Thewlis. TOE3Storia pubblica e privata di Stephen Hawking, lo scienziato più famoso del mondo, un’icona pop planetaria. Che, nonostante l’atrofia muscolare ha lottato, sperimentato, vinto. Film non eccelso, ma che ce la fa a evitare l’agiografia smaccata, la retorica, il ricatto pietistico. E Eddie Redmayne è proprio bravo (difatti ha vinto l’Oscar). Voto 6 e mezzoTOE1Recensione scritta all’uscita del film.
Questo La teoria del tutto, biopic non così smaccatamante celebrativo di Stephen Hawking, è un discreto film, decisamente meglio di quello su un altro scienziato inglese gravato da forti problemi che questa stagione ci ha propinato, The Imitation Game, la storia di Alan Turing eroe antinazi e gay conculcato, oppresso, condannato. Tutti e due hanno appena ricevuto una paccata di nomination all’Oscar (6 La teoria del tutto, 8 The Imitation Game), con un duello che si annuncia serratissimo tra i loro interpreti, entrambi candidati nella categoria miglior protagonista, Eddie Redmayne (neovincitore del Golden Globe) e Benedict Cumberbatch. La teoria del tutto racconta tutto quello che si può raccontare di Hawking, cominciando da lui studente che sbalordisce colleghi e docenti con le sua audaci teorie sull’origine dell’universo e sul tempo e sui buchi neri ecc. Finché una forma estrema e progressiva di atrofia muscolare rischia di bloccare la sua ascesa e le sue ricerche, e la sua stessa sopravvivenza. Ma Hawking ha la fortuna di avere accanto una moglie intelligente che lo aiuterà a diventare quello che è diventato. Cioè l’icona dello scienziato pop, il nuovo Einstein secondo il sentire collettivo. Continua a leggere

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14 film stasera in tv (martedì 20 novembre 2018, tv in chiaro)

Fur – Un ritratto immaginario di Diane Arbus

Il caso Paradine

Cliccare il link per la recensione di questo blog (alcune recensioni possono riferirsi a precedenti messe in onda).

Wyatt Earp di Lawrence Kasdan, Iris, ore 21,00.
Il caso Paradine di Alfred Hitchcock, Rete Capri (canale 66 dt), ore 21,00.
Gli ultimi saranno gli ultimi di Massimiliano Bruno, Rai Movie, ore 21,10.
Machan – La vera storia di una falsa squadra, Rai 5, ore 21,15.
Il britannico Uberto Pasolini (nipote di Luchino Visconti però, non di Pier Paolo) tenta di ripetere da regista il colpaccio che gli era riuscito parecchi anni prima con Full Monty come produttore. Ma i miracoli non si ripetono. Machan è un film dignitoso, una di quelle commedie made in UK con risvolti sociali di modesto (secondo me) divertimento. In Machan alcuni srilankesi che non ce la fanno a entrare clandestinamente in Europa, saputo che la Germania ospiterà la loro nazionale di pallamano, si improvvisano giocatori di questo sport di cui fino ad allora non conoscevano neppure l’esistenza. Ispirato a un fatto vero. Un altro film sui migranti, solo che è la chiave della commedia all’inglese a non funzionare molto bene.
Fur – Un ritratto immaginario di Diane Arbus, Cielo, ore 21,15.
La bella e la bestia di Christophe Gans, Canale 5, ore 21,21.
Diverso da chi?, Nove, ore 21,25.
Tentativo italiano abbastanza riuscito di fare una commedia sul gaysmo all’altezza di quelle internazionali. Senza cioè quei vetusti cliché italici e andando finalmente oltre l’eterno dramma-dilemma “lo dico o non lo dico a mamma e papà che sono gay?”, che per esempio si ritrova ancora in Mine vaganti di Ozpetek. Qui il protagonista, un buon Luca Argentero, è uno di quegli omosessuali pacificati ed omologati del giorno d’oggi che vivono col compagno nell’approvazione generale, compresa quella delle rispettive famiglie. Una coppiettina perbene e carinissima, perfino noiosa. Lui, Argentero, si butta in politica senza nascondere la gaytudine anzi facendone un punto di forza, imparando da esempi stranieri tipo il sindaco di Parigi Delanoë e anticipando il boom di Nichi Vendola. Tutto funziona finchè un’amica-nemica politica, la bacchettona Claudia Gerini, non si innamorerà di lui. E lui di lei. Commedia degli equivoci ben scritta dal bravo Fabio Bonifacci (lo stesso di Amore, bugie e calcetto e Si può fare) che a un certo punto se ne frega del politically correct e ribalta tutto facendo innamorare il gay di una donna. Non solo, sarà costretto a nascondere il suo amore eterosessuale a tutti, perfino alla famiglia e agli elettori, in un rovesciamento radicale e paradossale che non sarebbe dispiaciuto a Lubitsch. Che Bonifacci tenga d’occhio l’esprit viennese e la Mitteleuropa, quella che inviò a Hollywood non solo Lubitsch ma anche Wilder e von Stroheim, lo si capisce anche dalla scelta di Trieste come location della storia. Solo che il film cade nella parte finale dove, non sapendo più che pesci pigliare, cerca di accontentare tutti. Peccato. Il regista Umberto Carteni se la cava dignitosamente, la Gerini eccede un po’. Il migliore è Filppo Nigro, il fidanzato tradito di Argentero. Però avercene di commedie così da noi.
Il tempio di fuoco di J. Lee Thompson, Spike, ore 21,30.
Archeo-avventuroso del 1986 con la star del bicipite Chuck Norris che con Lou Gossett Jr. (il sergentaccio di) forma una coppia fracassona in cerca di un tesoro sepolto sotto un tempio azteco. B-movie che non pretende di essere altro che ricicla gli spielberghismi di Indiana Jones in chiave bassa e povera. Ma attenzione, alla regia c’è il glorioso veterano J. Lee Thompson di I cannoni di Navarone e Il promontorio della paura. Respect!
Dorian Gray, Rai 2, ore 22,57.
Quinto potere di Sidney Lumet, 7Gold, ore 23,30.
Il piano di Maggie – A cosa servono gli uomini di Rebecca Miller, Paramount Channel, ore 0,00.
Fatti di gente perbene di Mauro Bolognini, Rai Movie, ore 0,35.
Lock & Stock di Guy Ritchie, Cine Sony, ore 0,45.
La banda di Erin Kolirin, Rai 2, ore 1,10.

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Film stasera (tardi) in tv: ‘La banda’ di Erin Kolirin – mart. 20 novembre 2018, tv in chiaro

La banda di Erin Kolirin, Rai 2, ore 1,10. Martedì 20 novembre 2018.
Quando ancora si credeva a una possibile pace e convivenza tra israeliani e i loro vicini arabi, si potevano ancora girare – in Israele – film come questo La banda. Che risale al 2007 e oggi può anche essere visto come il riflesso di una breve stagione di illusioni. Ma anche film assai godibile, acuto, intelligente, nel suo raccontare in toni di commedia di un manipolo di suonatori egiziani di trombe e ottoni di Alessandria invitati in una cittadina israeliana per un concerto. Precisazione: cosa possibile visto che l’Egitto era allora ed è ancora tra i pochissimi paesi arabi ad aver riconosciuto lo stato ebraico. Solo che la banda sbaglia la destinazione per via del nome impossibile e si ritrova sperduta in un villaggio ai limiti del nulla. Letteralmente nel deserto. E comincia la forzata convivenza – per il prossimo autobus si deve aspettare un giorno – tra gli uomini venuti da Alessandria e gli scarsi abitanti di lì. Con la proprietaria del bar a fare da collante tra i due mondi (“sono cresciuta vedendo qua in Israele la tv egiziana e i meravigliosi melodrammi del vostro cinema”). Si sorride, ci si diverte e si fa pure qualche utile riflessione. Sceneggiatura senza una smagliatura, dialoghi brillanti, una piccola folla di personagi perfettamente messi a fuoco: una commedia non predicatoria e non retorica sul possibile incontro, partendo “dal basso”, tra arabi e israeliani che, nonostante l’urgenza del messaggio, non annoia mai. Il regista Eran Kolirin avrebbe portato qualche anno dopo in concorso a Venezia un ostico, urtante film, The Exchange, agli antipodi per tono e atmosfere di La banda. E due anni fa a Un certain regard a Cannes s’è visto il suo Beyond the Montains and the Hills sulla difficoltà, la quasi impossibilità, di una convivenza tra ebrei e arabi all’interno di Israele. Un film durissimo, aspro, disincantato, lancinante, che rovescia a dieci anni di distanza le speranze di La banda. Il quale va visto stasera non solo perché assai raro sui nostri (piccoli e medi) schermi, ma per i due attori protagonisti. La meravigliosa Ronit Elkabetz, l’Anna Magnani di Israele, purtroppo scomparsa nell’aprile 2016, ed è una perdita che ancora fa male. Le fa da specchio e contraltare Saleh Bakri nella parte del più ganzo e bello della banda in visita, attore palestinese di nazionalità israeliana visto poi in Salvo di Grassadonia-Piazza – era il silenzioso killer – e nel notevole Wajib (distribuito da noi da Satine).

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