THE BOX, horror vintage

The Box“, regia di Richard Kelly. Con Cameron Diaz, James Marsden, Frank Langella. Thriller, Usa 2009.

Cameron Diaz è Norma Lewis in "The Box"

Decidereste di mandare a morte un uomo in cambio di un milione di dollari? Su questo dilemma etico il regista Richard Kelly costruisce un horror di atmosfere patologiche e stile rétro

Valutazione: 65/100

Jeames Marsden e Cameron Diaz con la misteriosa scatola dal bottone rosso

Virginia, 1976. Nella casa suburbana dei Lewis arriva una misteriosa scatola con un bottone rosso. Seguirà una proposta indecente: se premete il bottone avrete un milione di dollari, però una persona da qualche parte della terra in quel momento morirà. Che fare? Norma e Arthur Lewis (Cameron Diaz e James Marsden) non si trovano in un brillante momento economico – lei è insegnante precaria, lui vede sfumare l’agognata carriera di astronauta – dunque sono nella situazione peggiore per resistere alla tentazione. Però un omicidio è pur sempre un omicidio, anche se a distanza e se non si preme direttamente il grilletto o si affonda la lama. Dal dilemma che attanaglia i fino a quel momento irreprensibili coniugi Lewis parte il film, arrivato in Italia con grande ritardo forse per il non brillante esito al box office Usa dove, uscito nel novembre 2009, ha raccolto poco più di 15 milioni dollari, cifra modesta per un film di budget medio-alto. Tratto da un racconto di Richard Matheson che divenne negli anni ’70 anche un episodio della gloriosa serie televisiva Ai confini della realtà, incunabolo e matrice di tanta tv e cinema successivi (Lost compreso), The Box ripropone la categoria dell’horror etico, anzi del film etico tout-court, da tempo dispersa sotto l’uragano Katrina del cinema a effetti speciali e, soprattutto, dell’immoralismo di massa. Il fatto che la protagonista Cameron Diaz insegni l’esistenzialismo di Sartre ai suoi allievi qualcosa vorrà pur dire, si tratta certo di un messaggio criptato che il regista Richard Kelly, quello di Donnie Darko, ha voluto inviarci. Talmente ben criptato però che non riusciamo a decifrarlo. D’altra parte Sartre è assolutamente out of fashion, chi se lo ricorda e ne parla più? Il suo esistenzialismo anni Cinquanta-primi Sessanta è vintage come il maglione nero di Juliette Gréco musa delle Caves o la coeva couture di Dior.

James Marsden

È che Kelly esagera con i messaggi in codice, le ellissi e le prese di distanza dalla logica cartesiana. Così il film devia continumente da se stesso, parte come dilemma etico e finisce in complotto passando per infiniti altri sentieri e generi, compreso il film spaziale con alieni. Un miscuglione abbastanza indigeribile ma piuttosto affascinante, anche perché Kelly ha stile. Uno stile impolverato, vintage, per nulla smagliante e glamour. Corroso e dimesso, smangiato dalle tarme come un second-hand cinematografico che rinunci volutamente a ogni levigatezza contemporanea, a ogni smagliante perfezione formale. La tensione nasce dal progressivo, implacabile accumulo di fatti sinistri e dalle mosse dei personaggi, non dagli sgozzamenti e dai fiumi di sangue degli horror di bassa macelleria cui siamo abituati da anni. The Box è ancora cinema di persone, ambienti, psicologie e patologie, di minacce sospese e segni premonitori, e in questo dà il suo meglio.

I due protagonisti

Il lato malriuscito sta nel fatto che Kelly, evidentemente innamorato di quell’episodio di Ai confini della realtà visto da ragazzino, gli si mantiene fin troppo fedele. Ossessivamente fedele perfino nello score musicale. Ne esce un’operazione citazionista che rispetta il materiale di partenza e non ce la a trasmutarlo in qualcosa di davvero nuovo e interessante. The Box resta un telefilm anni Settanta (anzi, Cinquanta, il ritmo e gli ampi dialoghi del cattivo Frank Langella ricordano anche Hitchcock presenta) dilatato a film. Con un punto debolissimo, che probabilmente era già nel racconto di Richard Matheson Button, Button da cui The Box è tratto. Il dilemma morale si risolve nella prima mezz’ora, bruciando quel che resta della storia. La quale prosegue seguendo un altro archetipo narrativo, quello del delitto e castigo, ma è come se The Box a quel punto avesse tradito le sue stesse premesse. Il film di Richard Kelly ha il difetto dell’incoerenza, meglio goderselo per i tanti buoni frammenti di paura che dissemina lungo il racconto. Cameron Diaz è convincente nella parte di moglie e mamma dilaniata, non la si è mai vista così intensa. James Marsden ha una faccia e un corpo perfettamente anni ’70, ricorda da vicino Raymond Lovelock, protagonista di tanti B-movie italiani di quel periodo.

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