Con SOMEWHERE torna Sofia Coppola (e va a Venezia)

Somewhere“, regia di Sofia Coppola. Con Stephen Dorff, Elle Fanning, Laura Ramsey, Benicio Del Toro, Laura Chiatti. Usa 2o1o. In concorso alla Mostra di Venezia. Nei cinema italiani dal 3 settembre.

L'affiche del film con, sullo sfondo, il leggendario Hotel Chateau Marmont di Hollywood

Tutto sul film più cool dell’anno, in concorso a Venezia. Il più atteso dai giornali glamorous e dai fashionisti. Perche Sofia Coppola è un’icona di stile, oltre che una regista che ci sa fare. Intanto ecco news, retroscena, foto e trailer.

Sofia Coppola, la regista

Johnny Marco è una star in declino, rovinato dalle dissolutezze della nuova Hollywood Babilonia, droghe, groupies, sex addiction, macchine troppo potenti e veloci. La sua deriva la vive standosene rinchiuso nello Chateau Marmont, hotel leggenda di Los Angeles. Anche leggenda nera, visto che Jim Morrison qui cercò di volare da una finestra in preda agli allucinogeni, John Belushi morì per overdose in uno dei suoi bungalow, il fotografo Helmut Newton si schiantò su uno dei muri esterni. Sono passati tutti dal Marmont, da Garbo in giù, fino (giù giù) a Lindsay Lohan e Britney Spears. Hotel star per le star. Sofia Coppola non poteva che girarla lì la storia di Johnny Marco, protagonista del suo nuovo, attesissimo (stavolta è vero) Somewhere, in concorso a Venezia e poi subito, dal 3 settembre, nei cinema italiani e di tutto il mondo.

Elle Fanning e Stephen Dorff

Dopo essersi chiusa a Versailles per Marie Antoinette, Sofia torna così agli amati non-luoghi alberghieri di Lost in translation, il suo film manifesto. Non-luoghi che sono perfetti per anime in pena e in transito, senza radici né domani. Come Johnny  (Stephen Dorff), il quale nel corso della sua deriva (ma a bordo piscina del Marmont con un long drink in mano) si vede arrivare un giorno la figlia undicenne (Elle Fanning) con cui ha sempre avuto rapporti sporadici e incostanti, e che lo costringerà con la sua presenza a riprendere (forse) in mano la sua vita. Il film sta qui, nello sguardo che la bambina quasi adolescente getta sulla vita del padre e nel come lui a quegli sguardi si espone o si ritrae.

In "Somewhere" c'è anche un episodio italiano: la consegna a Milano di un premio tipo Telegatto al protagonista. Ecco una scena

Naturale pensare che in Somewhere (pare che il titolo derivi dal Mago di Oz, “Somewhere/ over the rainbow”) Sofia Coppola abbia messo parecchio di suo e dei rapporti con papà Francis, che fu negli anni del Padrino e seguenti l’incontrastato signore di Hollywood. Di sicuro, la difficile relazione del protagonista con la ex moglie ricordano le burrasche del matrimonio tra Francis e Eleanor Coppola, raccontate dalla stessa Eleanor in due libri. Dichiaratamente autobiografico è certamente l’episodio di Somewhere, in cui uno stravolto e allucinato Johnny Marco arriva a Milano con la figlia a ritirare un premio della tv, in una cerimonia sgangherata e kitsch zeppa di sottostar da periferia dell’impero mediatico. Ricorda qualcosa? Già, Sofia Coppola proprio a undici anni accompagnò papà Francis a ritirare un Telegatto, un ricordo indelebile, visto che lo ripropone adesso, appena appena trasfigurato, in Somewhere. Questa parte italiana del film è già stracult. Come potrebbe non esserlo? Ci sono Nino Frassica presentatore della serata, Valeria Marini ospite d’onore, Simona Ventura. E Laura Chiatti amore per una notte di papà. Ricostruita e girata al teatro Smeraldo, con tanto di scenografia a base di gattoni giganti, forse non trasmetterà una grande immagine di Milano e dell’Italia nel mondo, ma tant’è. Abbiamo inventato i Telegatti e adesso ne scontiamo le conseguenze.

L'episodio milanese di "Somewhere"

Sofia dice di essersi ispirata per questo blocco a Toby Dammit, l’episodio-capolavoro di Fellini in Tre passi per il delirio dove un indimenticabile Terence Stamp, star americana al tramonto causa alcol, droghe e altri peccati, vola in Italia per ricevere un premiucolo e girare un film che dovrebbe risollevarne le sorti. E da quanto si può intuire dal trailer di Somewhere, l’atmosfera espressionista dell’episodio italiano di Sofia richiama da vicino Fellini.

Se qui non vediamo l’ora di vedere il Telegatto secondo Sofia, in America sono parecchio incuriositi invece da quello che di autobiografico trasparirà, tra le righe e fuori dalle righe, su papà Francis, che là è giustamente considerato un mito, autore dal Padrino, ovvero secondo molti la più potente narrazione americana del secolo scorso. C’è attesa poi per la performance di Stephen Dorff, attore che Sofia Copppola ha ripescato per Somewhere dopo anni di involuzione. “Il film potrebbe essere per lui quello che The Wrestler è stato per Mickey Rourke”, ha scritto un critico.

Stephen Dorff e Elle Fanning

Certo che, in vista della prima proiezione al Lido, adesso partirà il tam tam dei giornali glamorous sul film di Sofia, non solo regista amatissima ma anche personaggio tra i più cool del decennio, icona di stile consacrata ripetutamente da tutti i Vogue del mondo (Vogue France le affidò perfino un numero speciale ai tempi di Marie Antoinette) e dunque invidiata e presa a modello dalle ragazze fashioniste-intelligenti. A Venezia ci saranno tutte, le giornaliste italiane della nuova e seminuova generazione, quelle dalla penna brillante figlie di Julie Burchill e Sex and the City, che per lei stravedono e faranno a pugni per avere un’intervista esclusiva. Speriamo anche che diano un’occhiata al film, oltre che al vestito di Sofia, che sarà sicuramente di somma e severa eleganza, as usual.

Nota: la colonna sonora del film è affidata alla band dei Phoenix, il cui cantante Thomas Mars è l’attuale compagno di Sofia. Produttore esecutivo è poi il fratello, Roman Coppola. Una che ama lavorare in famiglia, Sofia. Molto, molto italiana.

IL TRAILER

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