TETRO (Segreti di famiglia): papà Coppola ci sa ancora fare

Tetro. Segreti di famiglia“, un film di Francis Ford Coppola. Con Vincent Gallo, Alden Ehrenreich, Maribel Verdú, Klaus Maria Brandauer, Carmen Maura. Usa 2009.

Vincent Gallo è Tetro

Uscito nel novembre 2009, l’ho recuperato pochi giorni fa in un’arena estiva.

Una famiglia dilaniata da conflitti e rivalità che ricorda quella del “Padrino“. Solo che qui non scorre il sangue, le ferite sono interiori ma non per questo meno terribili. Francis Ford Coppola a 71 anni gira un piccolo film indipendente in bianco e nero con la maestria e lo stile epico di sempre. Perché lui, per fortuna, non sarà mai un minimalista

Valutazione: 85/100

Foto di scena con, da sinistra, Maribel Verdù, Alden Ehrenreich e il regista Francis Ford Coppola

La star di casa Coppola sembra essere sempre più Sofia, capace di creare con ogni suo nuovo film quel buzz che coinvolge stampa, addetti ai lavoro e potenziali spettatori in tutto il mondo. Lo dimostra il suo Somewhere che, ancora prima di essere presentato in concorso a Venezia a inizio settembre, è già tra i film più chiacchierati e attesi su piazza. Se le quotazioni della figlia salgono, sono stazionarie con tendenza al ribasso quelle di papà Francis.

Alden Ehrenreich è Benny

Il regista leggendario che ha dato al cinema la saga del Padrino, Apocalypse Now e La conversazione (tutti usciti nello stesso decennio, i Settanta), oggi, all’età di 71 anni, è un outsider escluso o autoesclusosi dal sistema Hollywood, che gira i film che vuole in piena libertà e se li autofinanzia, senza troppo preocupparsi del loro esito commerciale. Come questo Tetro – Segreti di famiglia che, apparso in Italia qualche mese fa, è caduto nell’indifferenza generale e che sono riuscito a recuperare solo l’altro giorno in una benemerita arena estiva. Non era andata meglio negli Stati Uniti dove era uscito nell’estate 2009 in un numero limitato di cinema incassando in tutto la miseria di 520.000 dollari.

Maribel Verdù è Miranda

A vedere poi le cifre globali al box-office di Tetro, meno di 3 milioni di dollari nel mondo, c’è da piangere se si pensa al Coppola incontrastato king of Hollywood ai tempi del Padrino. Il suo declino commerciale è un’esemplare case history da studiare e ristudiare nelle scuole di cinema, nonché ghiotta materia per quel resta di psicanalisti e psicanalisi, disciplina che notoriamente non se la sta passando bene. Stringe il cuore anche constatare che Tetro è stato sì invitato a Cannes 2009, ma nella sezione collaterale e minore della Quinzaine des réalisateurs, come se Coppola fosse un ragazzo sveglio che promette bene, non quel nome da enciclopedia del cinema qual è. Ma lui tira dritto, non si guarda indietro e con un certo coraggio, e forse con molta autoreferenzialità, gira i film che vuole, mettendoci soldi suoi e di finanziatori che pazientemente si va a cercare in giro per il mondo (Tetro è una coproduzione che coinvolge Spagna, Argentina e Italia), esplorando nuove storie e nuovi modi di girare come un entusiasta studente di cinema.

Una scena girata nel quartiere di Boca a Buenos Aires

Andare sul sito ufficiale di Tetro è parecchio istruttivo. Il film viene presentato come uno dei tanti prodotti dell’azienda Coppola assieme (cito testualmente, e comunque ecco il link) a “wine”, “food” e “travel”. Nella sua boutique virtuale FFC vende i suoi film esattamente come i suoi noti e pare ottimi vini della californiana Napa Valley, la sua linea food e i suoi resort caraibici. Dalla grande Hollywood al fai-da-te. Produrre film come si producono vini. Qualcuno ha scritto che Coppola ha dato il meglio proprio quando era sorvegliato e imbrigliato da produttori duri ma capaci, citando il caso del Padrino, frutto di un braccio di ferro tra lui e il leggendario produttore Bob Evans. Mentre, rimasto libero di girare quel che voleva, è finito kaputt, a partire da Un sogno lungo un giorno fino a questo Tetro. Che, oltretutto è il primo film di cui Coppola abbia scritto soggetto e sceneggiatura dai tempi della Conversazione (anno 1974), quindi il suo più personale e intimo da decenni in qua. Ambientato a Buenos Aires, strana location dopo la ancora più strana Bucarest del precedente Un’altra giovinezza, è un’intricata storia di famiglia che parte dall’incontro tra Tetro (Vincent Gallo), abbreviativo del cognome di famiglia Tetrocino, e il più giovane fratelo Benny, neodiciottenne. Non si vedono da una vita, perché Tetro ha tagliato i ponti con tutti e non vuole più saperne, per misteriosi motivi, dei legami di sangue. La convivenza tra i due è complicata, ma la volontà di Benny di restare col fratello e di conoscere attraverso di lui la storia di famiglia, rimasta in gran parte occultata, ha la meglio sulle resistenze di Tetro.

Klaus Maria Brandauer, il padre-padrone

Le rivelazioni procedono secondo un copione scritto con oliato mestiere da cinema classico, i colpi di scena si susseguono sapientememte dosati e l’orribile verità verrà a galla solo nel melodrammatico finale. Con Tetro ci si rende conto che l’ossessione di Coppola per le famiglie che si amano, si dilaniano e si massacrano, per le rivalità tra fratelli e tra padri e figli, è la stessa di quando affrontava la saga del Padrino. Solo che qui le ferite sono interiori e psicologiche, là scorreva il sangue. Eppure il padre-padrone Klaus Maria Brandauer, in questo film nell’ennesima suo ruolo mefistofelico (è la sua condanna), non è meno spietato dei boss Corleone, e come là anche nella famiglia Tetrocino ci sono i lupi che azzannano e cacciano la preda, e gli agnelli sacrificali. In questo parallelismo con il Padrino, tutt’altro che forzato, sta uno dei motivi di interese del film.

Coppola sul set

E poi Coppola non ha perso il respiro epico, anzi in questo piccolo film mette in scena i sentimenti e gli amori e gli odi dei Tetrocino con la stessa grandeur e il senso dello spettacolo con cui affrontava la Corleone Dynasty. Anche quando tratta minime cose Coppola non è mai minimalista (imparassero i nostri giovani autori italiani), la grandiosità è il suo modo naturale di fare cinema, che racconti di guerra in Vietnam o di rivalità tra fratelli a Buenos Aires. Coppola è un regista epico anche nei sentimenti, esattamente come lo era il David Lean di Lawrence d’Arabia quando metteva in scena la storia d’amore tra Zivago e Lara. Registi da grande schermo, sempre e a prescindere.

Carmen Maura è un potente critico letterario-teatrale

Si sbaglierebbe dunque nel vedere in Tetro un film minore e intimista di Coppola. È muscolare e maggiore come i suoi capolavori acclarati e di successo commerciale. Intatta è la sua meravigliosa capacità di girare, a 71 anni Coppola non ha smesso la voglia di sperimentare, mescolare, innovare. Qui adotta un bellissimo bianco e nero lasciando il colore ai flashback e alle digressioni fantastico-oniriche, ribaltando la convenzione del flashback acromatico. Certo non chiedetegli di lavorare con la macchina a mano e di adottare lo stile sporco e quotidiano di molti cineasti di oggi. Lui le scene le costruisce con la sapienza artigiana di sempre e la monumentalità da classico hollywoodiano. Il nuovo lo vedi se mai in certe stravaganze, tipo le prove a teatro di una sgangherata pièce, dove il primo e più selvaggio Almodovar è citato esplicitamente. O ancora, nel recupero delle follie visionarie e cromatiche del duo Pressburger-Powell di Scarpette rosse e I racconti di Hoffman, quest’ultimo omaggiato e utilizzato come chiave di interpretazione delle tortuose vicende della famiglia Tetrocino.

Vincent Gallo

In un crescendo drammatico che sa avvincere lo spettatore (anche se 140 minuti sono francamente troppi, mezz’ora in meno avrebbe aiutato) e tra bellissime location che spaziano dal quartiere Boca di Baires ai ghiacci della Patagonia, si arriva al finale, che ricorda un altro celebre film della Hollywood anni Settanta coevo ai capolavori coppoliani, Chinatown di Roman Polanski. Vincent Gallo, il protagonsta, il Tetro disadattato e ferocemente chiuso in sé per difendersi dai fantasmi di famiglia, rifà anche stavolta Vincent Gallo (la parte era destinata a Matt Dillon, che però aveva altri impegni), cioè si recita addosso, incantando le molte spettatrici che in ogni parte del mondo lo adorano come sex symbol rovinato e sofferente. Ma dando agli altri l’impressione che il suo ego gli impedisca di mettersi al servizio della storia e del personaggio. “Vincent Gallo manca di profondità”, ha scritto un critico americano, e concordo pienamente. Di Brandauer, inchiodato al suo cliché demoniaco, si è detto. Maribel Verdù è incantevole nella parte dell’innamorata paziente di Tetro. Il diciottenne Benny è Alden Ehrenreich, faccia pulita da DiCaprio prima maniera, uno che farà strada. Carmen Maura, infine, sempre con occhiali scuri, parecchio su di chili rispetto ai tempi di Donne sull’orlo di una crisi di nervi, è una potente critica letteraria da cui dipendono i destini di Tetro e Benny. La cosa curiosa è che la parte doveva andare a Javier Bardem e, dopo la sua rinuncia, è stata riscritta al femminile per la ex musa almodovoriana.

IL TRAILER

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