Indiscrezioni Venezia: il film di Sofia Coppola è bellissimo però…

Elle Fanning e Stephen Dorff, figlia e padre nel film "Somewhere"

Qualcuno l’ha già visto, l’attesissimo Somewhere di Sofia Coppola che sarà in concorso a Venezia i primi di settembre e poi subito nei cinema italiani. E questo qualcuno assicura che il film è di livello alto, notevole, assolutamente degno della competizione veneziana. Però lascia allo spettatore un senso di déjà-vu, perché sembra proprio la copia conforme del film che ha reso famosa Sofia Coppola, Lost in translation. Il sospetto c’era già (vedi il post precedente su questo blog) e chi ha visto il film conferma: personaggi che come là vagano come sospesi in una bolla esistenziale, soprattutto anche Somewhere è ambientato in un albergo esattamente come Lost in translation. Con la differenza che dal seriale Park Hyatt Hotel in Tokyo si passa stavolta al leggendario Chateau Marmont di Hollywood. Evidentemente Sofia dopo il parziale smacco di Marie Antoinette, film parecchio interessante ma non troppo apprezzato, ha deciso di andare sul sicuro e di riproporre il suo lavoro di maggior successo.

Regista & regista: Sofia Coppola col padre Francis.

Comprensibile. Però da una giovane regista che aspira all’Olimpo dei grandi ci piacerebbe un po’ di coraggio in più, quel coraggio che invece non manca a papà Francis che all’età di 71 anni continua a sperimentare cinema come un ragazzino entusiasta (vedi il suo ultimo film Tetro. Segreti di famiglia e la recensione su questo blog).

Intanto conviene rileggere la cronaca dell’incursione che Egle Santolini fece l’anno scorso per La Stampa sul blindatissimo set milanese di Somewhere, set in cui si ricostruiva una delirante cerimonia dei Telegatti con tanto di Valeria Marini superospite e Simona Ventura superstar. L’unica giornalista, Santolini, che riuscì a introdursi al Teatro Smeraldo durante le riprese. Il link: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/spettacoli/200908articoli/46075girata.asp

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