Indiscrezioni: perché MALICK non va a Venezia

L'unica foto in circolazione di "The Tree of Life" di Terrence Malick

Era uno dei film più attesi alla Mostra di Venezia, The Tree of Life (L’albero della vita) del recluso Terrence Malick, uno che in 37 anni ha girato solo quattro film, non concede interviste, non fa entrare nessuno nel suo studio. Eppure, o proprio per questo, si è creato un’aura di venerabile maestro del cinema. Quest’ultimo e naturalmente attesissimo L’albero della vita, è il quinto titolo della scarna filmografia di Malick e ha per interpreti due pesi massimi come Brad Pitt e Sean Penn, una coppia che ogni regista sogna di avere. Veniva dato in uscita nel dicembre 2009, invece niente. Po lo si dava sicuro a Cannes, ma anche lì zero. Poi a Venezia. Solo che poche ore prima dell’annuncio dei titoli in concorso è arrivata un’agenzia in cui si diceva seccamente che il film di Malick non sarebbe stato presente al Lido. La spiegazione era la solita: non è ancora finito. Spiegazione che ha convinto tutti perché Malick è notoriamente un maniacale perfezionista (anche questo ha contribuito a costruire il suo mito) che monta e rimonta ossessivamente i suoi film senza licenziarli mai dalla post-produzione.

Invece no, la verità sarebbe un’altra, stando a quanto lasciano filtrare alcuni insider. Il film è pronto, prontissimo. Solo che i produttore e forse lo stesso Malick non vogliono portarlo al Lido perché temono le reazione dei critici, soprattutto di quelli italiani. Che negli Usa si sono fatti la pessima fama di incompetenti e snob che fischiano e distruggono film cui gli americani tengono moltissimo. Snob ottenebrati spesso da un antiamericanismo ideologico che li porta alla stroncatura facile. Del resto, anche i produttori italiani sono notoriamente poco inclini a presentare i loro film alla corrida veneziana.

Terrence Malick

Se qualche anno fa la situazione era davvero quella paventata dai produttori americani e italiani, bisogna dire però che le cose sono cambiate. I critici made in Italy oggi sono più flessibili e meno ideologizzati di un tempo. Ma smontare la cattiva fama acquisita, si sa, è dura, e il pregiudizio soprattutto oltreatlantico persiste. Gli americani continuano a temere che una stroncatura al Lido possa compromettere il destino di un prodotto su cui si è investito molto. Un pregiudizio, certo, ma che si è trasformato in un handicap per il festival veneziano rispetto ai concorrenti Cannes e Berlino.

Ma The tree of life? Circondato dal mistero, come sempre succede con i film in lavorazione del genio Malick. Pare racconti la storia di tre fratelli nell’America di provincia degli anni Cinquanta e della loro dificoltà nella successiva vita adulta. Brad Pitt è uno dei fratelli e, secondo alcune indiscrezioni dal set, anche il padre militare di carriera nelle scene d’infanzia dei tre protagonisti. Ma l’aspetto visionario e francamente sconcertante è che ci sarebbe un parallelismo tra la storia dei fratelli e l’evoluzione del pianeta terra, con sequenze ambientate nell’era preistorica. Ce n’è abbastanza per esserne incuriositi. Curiosità che però Venezia non riuscirà a soddisfare.

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