Il film porno-gay-zombie che doveva sconvolgere Locarno

L.A. Zombie“, regia di Bruce LaBruce, con François Sagat. Presentato ieri al Festival di Locarno.

Un divo porno gay per protagonista. Scene di sesso esplicite. Uno scenario da apocalisse horror. Preceduto da furibonde polemiche (a Melbourne l’avevano rifiutato), finalmente “L.A. Zombie” è stato presentato al festival svizzero. Più imbarazzati che convinti gli spettatori. “Molti, scioccati, hanno lasciato la sala”, scrive il sito IndieWire. Che riconosce però al film qualche merito

IL TRAILER

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François Sagat, il pornodivo protagonista di "L.A. Zombie" e il regsita Bruce LaBruce

Uno scandalo annunciato e programmato, quello di L.A. Zombie, il film del canadese Bruce LaBruce proiettato ieri in concorso al Festival di Locarno. E approdato in Svizzera per volontà del nuovo direttore della rassegna Olivier Père dopo che il festival di Melbourne l’aveva rifiutato per le scene sessualmente troppo esplicite. “Mi ha addolorato la censura in Australia”, ha detto il regista nella conferenza stampa a Locarno, ammettendo però che, rispetto al suo film precedente Otto che a Melbourne era stato accolto e applaudito, “qui il livello di pornografia si alza”. Lo ha difeso con decisione il neodirettore del festival svizzero: “L.A. Zombie merita sicuramente una sua collocazione nella cinematografia internazionale”, ha detto Père.

dal film

Il film ha per protagonista uno zombie, interpretato dal divo gay porno François Sagat, che si aggira in una derelitta Los Angeles in cerca di prede. Corpo possente e muscoli ipertrofici, bocca sanguinolenta, tatuaggio sulla testa, ha la missione di riportare in vita i cadaveri che incontra. E li rianima penetrandoli in ogni possibile orifizio con il suo fallo a uncino. Ce n’è abbastanza da far impallidire i direttori di festival più timorati e non solo. Anche se LaBruce ne dà una lettura nobile: “Questo zombie ha una sua morale, vive nella morte eppure attraverso il sesso restituisce la vita. In questo senso è un po’ una sorta di profeta, di Cristo, di Messia”.

una scena

In attesa di vedere se qualcuno si scandalizzerà e griderà alla blasfemia per queste dichiarazioni del regista canadese, sentiamo ancora cos’ha da dirci lui: “Il dibattito tra pornografia e arte è ormai vecchissimo, la pornografia è arte. Mi sono stancato anche di parlarne”. D’accordo con LaBruce, di discussioni sulla pornografia non se ne può più, quindi non facciamone nemmeno a proposito di L.A. Zombie.
Porno o non porno, a Locarno però l’accoglienza non è stata caldissima. La recensione del sito IndieWire spiega che, nonostante le rassicurazioni del direttore Père, “il pubblico è sembrato scioccato e le fughe dalla sala sono state continue durante la proiezione”. IndieWire non stronca però il film: “Al di là dell’aspetto gay, L.A. Zombie inequivocabilmente funziona come una meditazione sull’insulsaggine urbana di Los Angeles, evocativamente catturata dalla cinepresa”. Ma non preconizza un cammino trionfale: “Avrà più titoli che spettatori”, è la lapidaria sentenza del sito, attentissimo a registrare tutti i fenomeni del cinema più indipendente e meno mainstream, quindi non sospetto di bacchettonismo.

François Sagat a Locarno alla presentazione del film

Intanto Bruce LaBruce annuncia che dopo la versione softcore prsentata a Locarno, ce ne sarà una hardcore per l’home video. Ma L.A. Zombie è all’altezza della fama che si è fatto? “Ci sono cinque rapporti sessuali nel film”, precisa non senza pedanteria IndieWire, “il primo procura delle gran risate, poi solo stanchezza”.

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