Il festival di Locarno nel diario di un giurato

“Lettere a mamma da Locarno” è il divertente diario dal festival che l’attore Melvil Poupaud, uno dei giurati, tiene sul sito di LesInrocks (tra i più cool di Francia).

Melvil Poupaud, 37 anni, attore francese, in giuria al festival.

È divertente, il diario da Locarno che quotidianamente Melvil Poupaud publica sul sito della rivista strafiga e stracool di Francia Les Inrocks (link). In forma di lettere alla mamma, idea bisogna dire carina, Melvil racconta con leggerezza e con quel po’ di puzza sotto il naso che a un francese comme il faut non può mancare, le sue giornate da giurato del festival di cinema più lacustre del mondo.

Il diario-blog di Poupaud "Cara mamma, ti scrivo da Locarno"

A chiamarlo, il neodirettore della rassegna Olivier Père, guardacaso anche lui connesso con Les Inrocks, essendone stato il critico cinematografico prima di spiccare il volo come responsabile di manifestazioni cinematografiche. 37 anni, parigino, figlio di una sceneggiatrice dunque cresciuto in mezzo al cinema, Poupaud ha esordito a 10 anni come attore in un film di Raoul Ruiz e nel suo curriculum ha titoli di Ozon (Il rifugio), Desplechin (Un racconto di Natale), Rohmer e i fratelli Wachowski. È giovane in una giuria di giovani: l’attrice iraniana Golshifteh Farahani (la ragazza di About Elly, vista anche con DiCaprio in Nessuna verità), il regista svizzero Lionel Baier, l’indie americano Joshua Safdie. Il più vecchio è il presidente, il regista di Singapore Eric Khoo, 45 anni. Con una giuria così, in linea con lo svecchiamento voluto da Père per tutto il festival, c’è da aspettarsi un verdetto abbastanza fuori schema, magari con la premiazione di un film di genere.

Melvil Poupaud

Vedremo. Intanto il giurato Poupaud, vincolato dal segreto, dal suo blog non può certo emettere giudizi sui film in concorso. Però nelle due puntate scritte finora qualcosa lascia trapelare. Ad esempio che l’ormai celebre L.A. Zombie, l’horror del canadese Bruce LaBruce con sconfinamenti nel pornogay, non gli è dispiaciuto. Anzi pubblica sul blog anche un foto, scattata durante la proiezione, di uno dei momenti più hard. Scrive Poupaud che il pubblico si è divertito, sganasciato dalle risate, e gli amici con cui l’ha visto assicurano che assomiglia molto a un vecchio, bellissimo film di William Friedkin con Willem Dafoe di cui lui però non ricorda il titolo (glielo ricordiamo noi, Vivere e morire a Los Angeles). Tra quegli amici c’è Benoît, come lo chiama confidenzialmente lui, che è poi Benoît Jacquot, regista del film d’apertura del festival, Au fond des bois.
Si capisce insomma che lì a Locarno tutti conoscono tutti e sono parecchio amici e fanno parte degli stessi giri, il direttore, il giurato, il regista che apre il festival. E la premiata. Intendiamo Chiara Mastroianni, che a Locarno è venuta a ritirare l’Excellence Award per la sua carriera di attrice ancora giovane e già musa di autori molto branché. Con Chiara, Melvil Poupaud si frequenta dai tempi della scuola e hanno anche recitato insieme in Un racconto d’inverno. Ovvio che, come scrive nelle sue lettere a maman, Melvil a Locarno vada a fare un giro con lei: “Con la sua petite robe noire“, annota, “Chiara faceva veramente l’italienne“. Che altro? Qualche riga sulla sua compagna di giuria, l’iraniana Golshifteh Farahani, con cui ha fatto il viaggio verso Locarno (con perdita bagagli a Milano). Lei gli parla dei suoi problemi in Iran, dopo che ha sfilato in America sul red carpet senza velo in testa per il film girato con DiCaprio, dice di essere stufa certe volte di fare cinema così, troppo pesante.
Insomma, non contiene rivelazioni sconvolgenti il diario di Poupaud, però si fa leggere, e qualcosa lascia intravvedere. Sì, è anche molto snob, ma che volete farci, il ragazzo è parigino. Alle prossime puntate.

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