ANTICIPAZIONI: “Cairo Time”, il piccolo grande film che sta conquistando New York

Cairo Time“, di Ruba Nadda,
con Patricia Clarkson e Alexander Siddig.
Canada 2009

Juliette si ritrova inaspettatamente sola al Cairo. Le dà una mano Tareq, un egiziano amico di famiglia che la guida attraverso la città e le fa scoprire il cibo, la vita, quello che i turisti non vedono. Tra loro c’è amicizia, rispetto, forse dell’altro. Cairo Time è una romantic comedy di produzione indipendente, non melensa, sull’incontro tra mondi diversi. Un film che in America sta piacendo parecchio

Patricia Clarkson e Alexander Siddig sono Juliette e Tareq

Un film di sentimenti, una romantic comedy. Ma con il marchio di garanzia di una produzione indie. Cairo Time, film canadese del regista Ruba Nadda, uscito da un paio di settimane in un numero limitato di sale di New York e Los Angeles, ha fatto al suo debutto il pieno di spettatori, con una media di incassi per theater di ben 12.450 dollari, tra le più alte in assoluto dell’intera classifica settimanale. Il sito specializzato IndieWire indica Cairo Time come uno dei più promettenti successi tra le produzioni indipendenti del 2010 e una delle sorprese dell’estate cinematografica, tanto che si si sta pensando di distribuirlo su tutto il territorio americano.

Patricia Clarkson

Alexander Siddig

La storia: Juliette è redattrice in una rivista di moda, ma è insoddisfatta di come sta andando il lavoro. Decide quindi di raggiungere al Cairo il marito Mark, funzionario all’ambasciata canadese (come si vede, le analogie col nuovo film di Julia Roberts Mangia, prega, ama sono impressionanti). Ma non appena arrivata, le comunicano che Mark ha dovuto trasferirisi per una missione nei territori palestinesi. Juliette si ritrova così in una città a lei sconosciuta, non facile e perfino ostile per una donna sola, come non tarda a verificare. Interviene in suo aiuto Tareq,  un amico egiziano di Mark, che le fa da guida, la introduce anche negli angoli della città che i turisti di solito non toccano, le fa conoscere il cibo, la musica, la cultura quotidiana, i piccoli piaceri come la chicha (il nome corretto del narghilè). Juliette si lascia a poco poco incantare dall’Egitto, rendendosi conto che tra lei e Tareq si sta consolidando un’affinità che potrebbe anche tradursi in altro. E lo stesso succcede a lui. Ma i due non vogliono lasciarsi andare, sono combattuti: Juliette non vuole tradire il marito, Tareq uno dei suoi più cari amici.
Una storia romantica ma non melensa, trattata con misura e senza eccessi zuccherini dal regista canadese di origine araba Ruba Nadda, aduso alla frequentazione di festival avanguardistici come Rotterdam, nonchè collaboratore da tempo di Atom Egoyan, insomma non sospettabile di essere un confezionatore di film lacrimogeni da cassetta. Cairo Time gioca sull’eterna fascinazione orientalista, su quel doppio sentimento di attrazione e paura che l’Occidente prova da secoli per il mondo arabo-islamico. Un rapporto che negli ultimi anni si è particolarmente complicato per i motivi che conosciamo. Cairo Time non vuole essere di più di una (quasi) storia d’amore, di un incontro tra due persone, della scoperta di una grande, magnifica città. Ma in questi tempi difficili di risentimento e diffidenza tra civiltà e culture differenti, riesce lo stesso ad essere una piccola ma non inutile lezione di tolleranza. Juliette è Patricia Clarkson, Tareq è l’inglese di origine sudanese Alexander Siddig, che vedremo molto presto nel film di Julian Schnabel Miral come padre della protagonista.
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