FILM STASERA IN TV: la mia Top 20, seconda parte (venerdì 27 agosto)

I miei 20 film della sera e notte televisive, partendo dal ventesimo posto e salendo fino al vertice. Nel post precedente i titoli dal ventesimo all’undicesimo posto, adesso quelli dal decimo al primo. La scelta è assolutamente personale. Si omettono magari titoli famosi per lasciare il posto ad altri bizzarri, eccentrici, meno conosciuti. Avvertenza: si prendono in considerazioni solo i film che incominciano tra le 21.00 e la 1.00. Chi volesse avere la programmazione completa delle varie reti consulti MyMovies Guida in tv e Sky.

10) Ulisse, Sky Cinema Italia, h. 21,00. Un incanto, questa Odissea rifatta nella Cinecittà anni Cinquanta (1955, per l’esattezza) da Mario Camerini con i soldi di Dino De Laurentiis. Kirk Douglas in trasferta nella Hollywwod sul Tevere è l’eroe. Ma ci sono anche Anthony Quinn, Rossana Podestà e l’immmensa Silvana Mangano, allora signora De Laurentiis e qui nella doppia parte Penelope/Circe: santa e peccatrice. Gli effetti speciali sono di Mario Bava, che qualcuno difatti accredita come co-regista e che sicuramente girò le scene di Polifemo. Io lo trovo un film meraviglioso. Da confrontare con la successiva e altrettanto meravigliosa Odissea televisiva di Franco Rossi (il punto più alto della produzione Rai). (altre informazioni sul film)
9) Brüno, Sky Cinema Mania, h. 22,50. Dopo Borat, Sacha Baron Cohen cerca di ripetere il colpo proponendo il suo stilista-fashionista austriaco Brüno (con i due punti, mi raccomando) che si muove e combina disastri planetari tra Milano al tempo delle sfilate, la Los Angeles dei casting e dei talk-show, e il Medio Oriente, dove si reca in una delirante missione di pace. Assolutamente fuori di testa. Però non si era mai vista una demolizione così efficace del mito massificato e globalizzato della moda, e del suo frutto perverso, il narcisismo coatto e decerebrato. A uscire a pezzi è anche l’estetica gay finto macho-muscolare e il gaysmo più ipnotizzato dal culto dell’immagine. Baron Cohen però strafà e tocca punti di una sgradevolezza inaudita e quasi insopportabile. Geniale, ma solo per stomaci fortissimi. Anche qui, anime belle politically correct astenersi. Non a caso Brüno non è riuscitio a ripetere il successo di Borat. (altre informazioni sul film).
.8) La grande fuga, Sky Cinema Classics, h. 21,00. Prigionieri inglesi riescono a evadere da un lager tedesco. Steve MacQueen in moto che salta i reticolati diventa una superstar. Il paradigma di tutti i film di prigionia e fuga. Io lo adoro. Da vedere e rivedere. (altre informazioni sul film)
7) Ricomincio da capo, Sky Cinema Hits, h. 0,55. Cultissimo del 1993. Il grande Bill Murray è un meteorologo tv in trasferta in provincia per Il giorno della marmotta (è il titolo originale). Si ritroverà in una trappola temporale, costretto ogni mattina a rivivere inesorabilmente la giornata precedente, a partire dalla sveglia alla stessa ora con la stessa canzone inesorabilmente trasmessa dalla radio. Geniale. (altre informazioni sul film)
6) La doppia ora, Premium Cinema, h. 22,55. Presentato a Venezia l’anno scorso, è uno dei film italiani più sottovalutati della decade. Chissà perché molti signori della critica hanno trattato con sufficienza questo film di Giuseppe Capotondi che ha una solidità di scrittura e una confezione una volta tanto assolutamente internazionali. Forse perché è un film di genere all’apparenza poco autoriale. Eppure La doppia ora (quella che compare sugli orologi digitali quando la cifra dei minuti è uguale a quella dell’ora, e che secondo il protagonista del film segna un momento in cui tutto può accadere) è un thriller avvincente come pochi, ben costruito, in cui alla fine ogni tassello va al posto suo senza lasciare buchi nella trama. Un ex poliziotto ora custode di una villa fuori città (strepitoso Filippo Timi) incontra in uno speed-date abbastanza agghiacciante una ragazza che viene dell’est (Ksenia Rappoport), femme de chambre in un hotel. Ovvio che si innamora. Succederanno molte cose, compresa una rapina in villa in cui Guido viene colpito. E dal passato, come sempre, tornano a far visita fantasmi inquietanti. Continui capovolgimenti fino alla rivelazione finale. Ottimo film, io ne vado pazzo. Ksenia Rappoport premiata a Venezia come miglior attrice, ma non è bastato per trasformare La doppia ora in un successo al box office. Peccato. Forse la trama, complessa anche se per niente confusa, richiede un’attenzione che il pubblico distratto di oggi non ha. Da vedere, come giallo d’agosto è perfetto. Capotondi è uno che ha una carriera internazionale come regista di spot e vdeoclip, e il mestiere si vede. (altre informazioni sul film)
5) Australia, Sky Cinema Family, h. 21,00. Baz Luhrmann torna a casa in Australia e con le star connazionali Hugh Jackman e Nicole Kidman mette in piedi questo kolossal in omaggio alla storia patria. Un’epopea sull’edificazione di una nazione. Ma qui siamo lontani da Griffith, si sbanda nel mélo con abbondante ricorso a quell’estetica camp-sgargiante che ha reso celebre il Baz Luhrmann di Moulin Rouge. Solo che i miti nazionali, soprattutto quelli di fondazione, vanno maneggiati con cura e non tollerano l’uso di codici impropri. Australia difatti ha fallito, e non poteva che essere così. Ma è un film affascinante, e il tentativo di raccontare un popolo e un paese con gli stilemi camp una sfida stravagante e coraggiosa. (altre informazioni sul film)
4) Edward Mani di forbice, Italia 1, h. 23,10. Tim Burton prima dei suoi kolossal di enorme successo commerciale, forse nel suo film più bello e personale. Con la strana creatura dalle mani di forbice che incarna e sintetizza l’ossessione timburtoniana della diversità esistenziale e sociale. Una fiaba anche molto triste e gotica, come sempre in TB. Adorato da eserciti di ammiratori. (altre informazioni sul film)
3) Ogni cosa è illuminata, Premium Cinema Emotion, h. 22,45. Riuscito tentativo di dare corpo filmico al gran romanzo omonimo di Jonathan Safran Foer. Un giovane newyorkese va in Ucraina alla ricerca di quel che resta del villaggio ebraico da cui ebbe origine la sua famiglia, e della donna che salvò la vita al nonno durante le persecuzioni nasziste. Come guida troverà un coetaneo ucraino di nome Alex, pazzo per l’America e che parla uno stravagante ma a modo suo poetico e geniale inglese. Un pellegrinaggio ebraico nella memoria anche con i toni dell’umorismo newyorkese post-yiddish. Liev Schreiber, qui regista, azzecca la scelta, nel ruolo di Alex, di Eugene Hutz, il cantante-frontman della band tzigano-punk dei Gogol Bordello. Hutz, visto poi nel film di Madonna regista, è irresistibile. (altre informazioni sul film)
2) Prima dell’alba, Cult, h. 21,00. Céline e Jesse (gli indimenticabili Julie Delpy e Ethan Hawke) si incontrano sul treno per Vienna. Hanno solo 24 per conoscersi, forse innamorarsi, forse stabilire qualcosa che durerà, poi dovranno separarsi per irrinunciabili impegni. Ci provano. Vagano nella notte viennese parlando, discutendo, sfiancandosi, sfiorandosi, nell’eterna schermaglia tra i sessi. Un uomo e una donna, sic et simpliciter. Un film d’amore (anno 1994) ai confini estremi con il vero. Il regista Richard Linklater segue i suoi due protagonisti con la mdp, li pedina come in un docu o in una sorta di prefigurazione del reality, lascia che Delpy e Hawke improvvisino, aggiungano del loro ai dialoghi per accentuare il senso di verità. Piccolo grande meraviglioso film, Prima dell’alba, conta eserciti di estimatori in tutto il mondo. Dieci anni dopo arriverà l’atteso sequel Prima del tramonto, sempre con la coppia Hawke-Delpy. (altre informazioni sul film)
1) Velluto blu
, Cult, h. 1,00. David Lynch nel suo film di massimo successo commerciale, quello che per un attimo dette l’impressione di fare di lui un regista omogeneo al sistema Hollywood e alla Grande Macchina dell’entertainment. Non sarebbe stato così, come il suo lavoro successivo ci avrebbe mostrato. Ma Velluto blu, pur film popolare, resta perfettamente lynchiano, senza concessioni mainstream. Tutte quelle perversioni nei suburbia ancora cristallizzati nei modi e nello stile Fifties inquietano e perturbano. Lynchianamente, appunto. Il lato oscuro, l’ombra e la penombra, il patologico, il deviato, l’innominabile, il rimosso che insidiano la normalità e la fanno implodere. Isabella Rossellini al suo massimo, sadicamente esposta da Lynch, allora suo partner nella vita, anche nelle imperfezioni, i chili di troppo, il sospetto di cellulite. Morboso, certo. È Lynch. (altre informazioni sul film)

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