Foto da Venezia: “Post mortem” di Pablo Larrain (5 settembre)

Post Mortem del cileno Pablo Larrain, film presentato domenica in concorso alla Mostra, non sembra lontano dal clima sordido e torpido del suo precedente Tony Manero, vincitore del Festival di Torino. Un uomo di nome Mario (Alfredo Castro), l’incarnazione dell’uomo qualunque, che lavora alla morgue di Santiago si vede arrivare montagne di cadaveri: sono i giorni del golpe anti-Allende di Pinochet, settembre 1973. Lui continua a fare il suo lavoro con la solita ottusità burocratica, senza alcuna partecipazione, e si presterà senza il minimo sussulto emotivo anche a redigere sotto sorveglianza militare il verbale dell’autopsia sul corpo di Salvador Allende. Ovviamente avallerà senza battere ciglio la versione ufficiale del suicidio.
L’idea fondante il film è quello di della grande Storia vista attraverso una comparsa, un uomo oscuro dall’etica azzerata che galleggia sopra e oltre gli eventi, teso solo alla propria sopravvivenza e ai propri piacere (l’uomo, che di nome da Marco, ha come massima preoccupazione quella di conquistare una spogliarellista). Le vicende private e sullo sfondo la Storia. A me Tony Manero non era piaciuto. Di questo Post Mortem si è detto però un gran bene. Mi permetto di esprimere qualche dubbio e qualche riserva. Ma ecco le foto del regista e degli attori, e del film.

Il regista di "Post Mortem" Pablo Larrain (a sinistra) al Lido con i due interpreti del film, Antonia Zegers e Antonio Castro.

IL FILM

Alfredo Castro e Antonia Zegers in una scena del film

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