FILM STASERA IN TV: gli imperdibili 10 (mart. 2 nov.)

Vista l’eccellente offerta di film della serata e della notte in tv, anche stavolta dilato la consueta Top 7 a Top 10. La scelta è assolutamente personale. Chi volesse vedere la programmazione completa delle varie reti consulti Film.tv.it. Si prendono in considerazioni solo i film che incominciano tra le 21.00 e la 1.0o. Attenzione, la programmazione potrebbe cambiare all’ultimo momento (prima di vedere un film è meglio controllare, sempre su Film.tv.it, la sua presenza in palinsesto). Buona visione.
La scritta FREE indica i film trasmessi da canali non a pagamento.

FREE 10) I tre dell’Operazione Drago, Rai 4, h. 22,55. Con Bruce Lee, il vero Bruce Lee. Il suo ultimo film ufficiale, altri ne seguiranno, ma saranno interpolazioni e montaggi furbi con quel che era rimasto negli archivi e nei magazzini del signore assoluto dei kung-fu movies. Questa è una produzione americana e hongkonghese di larghi mezzi, e si vede. Bruce Lee cura le coreografie degli scontri, e anche qui si vede. Il suo lascito testamentario. Solo per chi ama Lee, ovvio. (informazioni sul film)
9) L’orca assassina, Sky Cinema Classics, h. 22,45. Sbrigativamente e sprezzantemente liquidato a suo tempo (1977) dai critici della nostra stampa alta (alta?) come un sotto-Squalo, è un film che invece a me piace molto. Innanzitutto perché c’è Charlotte Rampling, ovvero una delle presenze femminili più interessanti del cinema del secondo Novecento, qui nel suo fulgore. E poi perché quell’aria plumbea da mare nordico, con i fari soli e desolati a illuminare sinistramente la scogliera, la gelida acqua salmastra sulla faccia, i silenziosi e sempre minacciosi pescatori di aringhe e merluzzo, i villaggi allungati verso acque ostili e insidiose, ha il suo indubbio potere fascinatorio. Medio-ricca produzione americana con ampi contributi italiani, Luciano Vincenzoni e Sergio Donati per lo script, Ennio Morricone che fa Ennio Morricone. Ma è inutile che mi dilunghi in spiegazioni e giustificazioni: è un mio guilty pleasure, e basta. (informazioni sul film)
.8) 40 anni vergine, MGM Channel, h. 21,00. Si diceva ieri di Judd Apatow e del suo Funny People. Ecco, questo 40 anni vergine è stato nel 2005 il suo primo grande successo al box office, il fiulm che lo ha elevato a King of the Comedy dei giorni nostri. Da vedere e, perché no, anche da studiare per chi ne abbia voglia, perché contiene tutto il suo cinema (e un bel pezzo di pop culture attuale): non solo la sua abilità nell’intercettare il sentire del pubblico maschio-giovane contemporaneo, non solo la sua sapienza artigianale nel raccontare e dipanare fatti e personaggi, ma soprattutto il suo coraggio e il suo quasi demoniaco talento di trarre divertimento da temi sgradevoli. Judd Apatow è un braveheart che osa entrare nell’inconscio laddove la commedia non ha mai osato. Qui tutto ruota intorno a uno sfigato ancora vergine a 40 anni. Vi sembra una cosa da ridere? Apatow ne estrae invece qualcosa di irresistibile e insieme profondo e non privo di pietas. Questo è il suo cinema. (informazioni sul film)
7) Furyo, Sky Cinema Classics, h. 0,15. Il Nagisa Oshima dell’Impero dei sensi filma nell’83 questo Furyo, abbastanza incredibile storia di erotismi in un universo concentrazionario. Siamo in un campo di prigionia giapponese durante la Seconda guerra mondiale. Ryuichi Sakamoto, il musicista qui attore, è un ufficiale che perde la testa per un prigioniero inglese, che è poi David Bowie in una delle sue rare incursioni su grande schermo. Omoerotismo secondo il cinema alto e art-house di quei tempi, quindi raffinatezze formali, deviazioni sul sadismo, autorepressione ecc. David Bowie algido, non si sa se per scelta o per inespressività congenita. Furyo è ormai un (molto interessante) reperto archeologico, una scheggia che ci arriva da un cinema già molto lontano, e come tale va visto o rivisto. (informazioni sul film)
6) Appaloosa, Sky Cinema Hits, h. 21,15, e Premium Cinema, h. 23,05. Questo tentativo di Ed Harris, qui regista e attore, di riesumare nel 2008 il caro vecchio western non ha funzionato al box-office. Epppure più passa il tempo e più cresce lo status di Appaloosa presso una nutrita cerchia di estimatori. Grande spettacolo, cinema classico anche se rivisto e modernizzato con innesti di ironia. Ci sono, oltre a Harris, Jeremy Irons e Renée Zellweger. Soprattutto c’è lui, Viggo Mortensen. Dunque imperdibile. (informazioni sul film)
5) La grande avventura di Pee-Wee, Studio Universal, h. 21,15. È l’esordio di Tim Burton alla regia, anno 1985. E già questo ne raccomanda la visione. Trattasi poi di un film molto più che stravagante e con un suo côté sulfureo e maledetto. Qualcuno forse si ricorderà del protagonisa, quell’inquietante creatura che si faceva chiamare Pee-Wee Herman, un adulto-ancora-bambino che si aggirava in un mondo surreale tra minime avventure semicomiche. Un cartoon di carne, un personaggio venuto da lontano, dalla slapstick comedy e dalle gag pre-sonore di Harold Lloyd. Divenne, grazie a una serie tv e al cinema, personaggio amatissimo dai bambini e dagli adulti in cerca di regressioni childish, uno di quei piccoli principi dell’assurdo che tanto piacciono e fan presto a diventare fenomeni di culto. Finché il suo attore-inventore Paul Reubens non incappò in uno scandalo sessuale e Pee-Wee finì di colpo, come di colpo era assurto alla gloria. Non bastasse, qualche anno dopo Reubens sarebbe stato anche coinvolto in una storia pedofila. Sembra Hollywod Babilonia, e lo è. Bene, questo primo film di Pee-Wee è diretto nientemeno che da Tim Burton e, visto retrospettivamente, non poteva che essere così. L’accoppiata è perfetta e sensazionale. Certo che Tim Burton ha sempre parlato poco di questo suo esordio, forse troppo eccentrico perfino per lui. (informazioni sul film)
4) I guerrieri della notte, Sky Cinema Mania, h. 23,05. Sensazionale film di strada di Walter Hill che nel 1979 mette in scena la guerra urbana tra gang in una magnifica, pericolosa New York notturna. Western metropolitano che fondò e codificò un genere. Capolavoro. (informazioni sul film)
3) Il signore degli anelli – La compagnia dell’anello, Steel, h. 21,00. Il primo e il migliore della trilogia, il film che ha rivoluzionato – e stavolta non è un’iperbole – il cinema fantastico. Sdogana Tolkien, che da culto dei ragazzacci della destra estrema si installa con il successo del film al centro dell’immaginario pop degli anni zero, e già questa rende l’opera di Peter Jackson memorabile e perfino materia per i futuri storici della cultura. Colpisce dunque in Il signore degli anelli – La compagnia dell’anello, film che ha battuto ogni record di incasso, sia la sua disinvolta post-ideologia sia la sua capacità nel rivitalizzare miti e saghe che sembravano irrimediabilmente datate. Ci riesce incrociando il mondo di Tolkien con le immagini e l’epica dei videogame e delle graphic-novel, e ricorrendo come mai nessuno prima alle nuove diavolerie digitali in grado di ricreare ogni mondo parallelo, ogni realtà fantastica. Ma, molto postmodernamente, immerge il tutto nella natura ancora primordiale delle location neozelandesi. Film-spartiacque, cruciale. (informazioni sul film)
2) Inside Man, Cult, h. 21,00. Quando Spike Lee lascia perdere i suoi fantasmi ideologici e le sue ossessioni etnico-razziali, riesce ad appassionare come pochi. Questo Inside Man è una delle sue produzioni più commerciali e, dal suo punto di vista, alimentari e compromissorie, però girato alla grandissima. Classico noir, parte con un gruppo di rapinatori che irrompe in una banca. Ma non è che l’inizio di un intrigo dagli sviluppi inimaginabili, dove i colpi di scena si susseguono e disegnano un universo di avidità e abiezione in cui non sai più da che parte stiano il bene e il male, i buoni e i cattivi. Clive Owen, qui nella sua riuscita migliore, è il capo della banda, Denzel Washington (magnifico) un poliziotto pronto a tutto, Jodie Foster un’ambigua mediatrice. Il più grande successo commerciale nella carriera di Spike Lee. Peccato non ne faccia più spesso di film come questo. (informazioni sul film)
1) Accattone, Sky Cinema Italia, h. 21,00. È il primo film di una serata-notte televisiva dedicata a Pier Paolo Pasolini: seguono, sempre su Sky Cinema Italia, Decameron (h. 23,00), I racconti di Canterbury (h. 0,55); Il fiore delle Mille e una notte (h. 2,50). Sono 35 anni, da quel 2 novembre 1975 in cui Pasolini fu ucciso a Ostia. Non mi azzardo neppure, qui, a dire cosa sia stato e cosa è Pasolini. Segnalo solo questi quattro suoi film che meritoriamente Sky Cinema Italia manderà in onda nelle prossime ore. Si parte con il suo esordio da regista, Accattone, si prosegue con la cosiddetta Trilogia della vita. L’inizio della sua carriera e la parte finale (eccetto Salò). Accattone, via crucis di un povero borgataro, irruppe nel cinema italiano nel remoto 1961 come un oggetto alieno, una creatura cinematografica mai vista, totalmente nuova, senza precedenti, inclassificabile. È che Pasolini più che uomo di cinema era un intellettuale intriso della tradizione artistico-umanististica italiana, della sua pittura, della sua letteratura, e tutto questo immetteva nei propri film. Accattone, come gran parte di successivi titoli pasoliniani, è una sequenza di tableaux vivants che si rifanno via via a Mantegna, Giotto, Piero della Francesca, Masaccio, che hanno la fissità delle pale d’altare e l’austerità di una messa in gregoriano. Eppure, e qui sta l’enigma, questo cinema non-cinema diventerà pietra miliare e punto di riferimento per generazioni di futuri registi. Accattone resta uno dei vertici di Pasolini regista, il suo finale uno dei più strazianti mai visti al cinema. Decameron, il primo della Trilogia della vita, arriva molto più tardi, all’inizio degli anni Settanta. Divenne il maggior successo commerciale di Pasolini, un film che fondò un genere con centinaia di imitazioni affollate di madonne scollacciate e messeri assatanati di sesso. Ma quello di Pasolini è altra cosa, un’operazione geniale che trasporta il Decameron boccaccesco in una Campania tardomedievale più solare, tellurica e istintuale della Toscana. Popolarissimo e colto. A vederlo oggi si rimane imbarazzati e impietriti dall’estremisimo erotico, ma anche ammirati per la consapevolezza figurativa, letteraria, antropologica. Sbalorditivo, se confrontato a certo cinema italiano piccino e senza ambizioni di oggi. I due film che seguirono Decameron, I racconti di Canterbury e Il fiore della Mille e una notte, ribadivano nelle intenzioni pasoliniane il primato dell’eros su thanatos, dell’istinto di vita sull’istinto di morte. In realtà diventano una perfetta anche se inconsapevole lezione di antropologia freudiana sull’impasto inestricabile di vita e morte. Mai l’eros è apparso così insidioso e ambiguo come in questi film, dietro l’apparente giocosità che l’autore dice di mettere in scena. Il livello figurativo resta altissimo. Soprattuto vedendo Il fiore delle Mille e una notte si restra quasi increduli: qui il manierismo di Pasolini raggiunge vertici inimmaginabili di raffinatezza, ogni inquadratura trasuda citazioni e riferimenti, e un gusto sovrumano. A colpire, semmai, In Il fiore delle Mille e una notte, è – oltre all’erotismo e allo spettacoli dei corpi e della carne, oggi insostenibili – la scarsa sensibilità di Pasolini verso la cultura islamica, nonostante i mesi trascorsi nelle splendide location yemenite. Cultura raccontata ma poco capita e poco penetrata. (informazioni sul film)

Altre segnalazioni di film della serata le trovate in un successivo post: cliccate qui.

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