FILM STASERA IN TV: gli imperdibili 10 (giovedì 11 nov.)

I migliori dieci film della sera e della notte tv: la scelta è personale. Chi volesse vedere la programmazione completa delle varie reti consulti Film.tv.it. Si prendono in considerazioni solo i film che incominciano tra le 21.00 e la 1.0o. Attenzione, la programmazione potrebbe cambiare all’ultimo momento (prima di vedere un film è meglio controllare, sempre su Film.tv.it, la sua permanenza in palinsesto). Buona visione.
La scritta FREE indica i film trasmessi da canali non a pagamento.

Una Top Ten molto tarantiniana (due film più un altro da una sua sceneggiatura). Sacro (“I dieci comandamenti”) e dissacrazione (“El Dia de la Bestia”). Bertolucci e Costa Gavras. In vetta “L’avventura” di Antonioni: imprescindibile.

10 ex aequo) Pupe calde e mafia nera, Premium Energy, h. 21,00. Il film di Ossie Davis che nel 1970 ha aperto il filone blaxploitation, i film rivolti al pubblico black fatti di azione, machismo, ritmo travolgente, soul music. Un’estetica che influenzerà molto cinema futuro e molta videomusica. (informazioni sul film)
FREE 10 ex aequo) I dieci comandamenti, Retequattro, h. 21,10. Dopo la prima parte trasmessa ieri sera, va in onda stasera la seconda e conclusiva. Questo sì che è cinema-cinema, vedere e rivedere e vedere ancora per credere. La Bibbia secondo Hollywood, in un kolossal di Cecil B. De Mille che fissa per sempre il canone del peplum sacro. Molto viene linguisticamente e stilisticamente da lì, compreso Ben-Hur e perfino The Message, il film con Anthony Quinn sulla rivelazione coranica. La Bibbia che diventa canovaccio di una storia tra l’avventuroso e il melodrammatico. Mosè salvato dalle acque e poi a corte dal faraone, con la principessa innamorata di lui. Ma quando arriva il richiamo di Dio condurrà il popolo ebraico prigioniero in Egitto verso la Terra Promessa. Lo vidi da poiccolo e ricordo ancora l’emozione di quel Mar Rosso che si spalancava agli ordini di Mosè (un Charlton Heston statuario e iconico, e che importa che non fosse un grande attore), e quelle fiamme arrivate dal cielo sul Monte Sinai a scolpire nelle pietra i dieci comandamenti. La principessa innamorata, poi perfida e vendicativa per la delusione d’amore, è Anne Baxter, che con le sue smorfie e i ghigni arriva dritta da Eva contro Eva. Film leggenda. (informazioni sul film)
9) El Dia de la Bestia
, Sky Cinema Mania, h. 0,40. Come ho già ampiamente scritto, detesto lo spagnolo Alex De La Iglesia e il suo cinema turpe e sordido. Eppure la giuria veneziana presieduta da Mister Tarantino ha assegnato quest’anno ben due premi al suo orribile Balada triste de trompeta. Se lo segnalo qui, è perché è un autore oggi al suo massimo, premiato e stracitato e di cui si parlerà molto quando in Italia uscirà Balada. Allora guardiamoci (io però non so se lo farò) questo horror anni Novanta intriso di satanismo, sangue e pseudoesorcismi con Anticristo incombente sul Natale. Guardate e sappiatemi dire. Grazie. (informazioni sul film)
.8) Il caso Thomas Crown, Studio Universal, h. 23,05. Una meraviglia di commedia. Lui, Steve McQueen, è un miliardario che per noia e per gioco organizza colpi alle banche. Lei, Faye Dunaway, è la detetective incaricata dall’assicurazione di incastrarlo. Si incontrano, si sfidano come in una partita a scacchi, si innamorano. Colpi di scena e rovesciamenti a ripetizione. Norman Jewison firma nel 1968 un film anomalo e inclassificabile (chiamarlo commedia gialla?) in cui tutto è perfetto, di una grazia irripetibile, e difatti il remake del 1999 Un gioco a due, con Pierce Brosnan e René Russo, non è neppure lontanamente avvicinabile all’originale. Gran uso dello split screen, tecnica ripresa di recente in film come Nemico pubblico n. 1 di Richet. McQueen e Faye Dunaway inarrivabili, davvero. Il caso Thomas Crown è uno dei film che Studio Universal dedica a Steve McQueen nel trentesimo anniversario della sua scomparsa, il 7 novembre 1980. (informazioni sul film)
7) Una vita al massimo, Premium Cinema, h. 23,40. Coppia in fuga dopo un omicidio e il furto di una valigia piena di cocaina. Li vogliono tutti, la polizia e i narcotraficantes cui hanno sottratto la coca. Sceneggiatura di Tarantino di cui si favoleggia come di un capolavoro. Si favoleggia, perché pare che il film, diretto da Tony Scott, abbia appiattito lo script di Quentin e abbia ricondotto a una tradizionale linearità di racconto quello che in origine era un puzzle di schegge narrative. Con Chistian Slater e Patricia Arquette. La coppia giovane in fuga è un topos del cinema di quegli anni, vedi Kalifornia di Dominic Sena e Natural Born Killers di Oiver Stone. (informazioni sul film)
FREE 6) L’esorcista 2 – L’eretico, 7 Gold, h. 23,15. Non più diretto da William Friedkin come l’originale, ma da John Boorman, il maestro di Zardoz e Excalibur. Che prende la materia horror-demoniaca del primo Esorcista e la vira in chiave barbarico-primitiva, tra mitologia e antropologia. Inquietanti location africane. Ancora con Linda Blair posseduta, stavolta però l’esorcista è Richard Burton. Colossale insuccesso, ma adorato dai cinefili. Potente e malato. Con una strepitosa soggettiva di una mosca. (informazioni sul film)
5) La confessione, Premium Emotion, h. 1,00. Dop aver messo a segno il colpo di Z, il franco-greco Costa-Gavras manda nei cinema nel 1970 questo La confessione sugli immondi processi staliniani di Praga del 1951. Con la coppia monstre Yves Montand-Simone Signoret. Dal libro di memorie di Arthur London. Agghiacciante. Sì, è cinema verboso, didascalico, tutto quello che volete. Ma mostrare i meccanismi nefandi del totalitarismo pansovietico, la sua manipolazione delle coscienze, è cosa meritoria. (informazioni sul film)
4) Il tè nel deserto, Studio Universal, h. 21,00. Bertolucci, reduce dalla cascata di Oscar per L’ultimo imperatore, è all’apice della sua potenza quando, fine anni Ottanta, gira questo Tè nel deserto. Riesce ad avere due star come Debra Winger e John Malkovich e a trovare i finanziamenti per il progetto, che gli stava a cuore da tempo, di trarre un film dal romanzo abbastanza maudit di Paul Bowles, musicista-scrittore americano arenatosi a Tangeri negli anni Quaranta. Bowles, che compare anche nelle scene finali del film nella parte di se stesso, fu a partire dagli anni Cinquanta nella sua residenza tangerina punto di riferimento e modello di intere successive generazioni di autori-scrittori (Ginsberg, Burroughs, Tennessee Williams, Truman Capote) e rockstar vogliose di perdersi nei dedali marocchini. Dedali saturi di fumi di saturi di kif, sesso facile e vari piaceri allora proibiti in Occidente. Il tè nel deserto racconta di una coppia di americani (Malkovich e Winger) e un loro giovane amico (Scott Campbell) che arrivano in Marocco decisi ad addentrarsi nel deserto. Sarà una discesa nel profondo di sè e niente sarà più come prima. Tra avventure, malattie, amori berberi e paesaggi che Bertolucci riesce a far diventare sensuali, si compie il destino dei tre. Allora non mi piacque, ma oggi mi viene nostalgia di quel cinema bertolucciano magari pomposo, ma che riusciva a fare di un piccolo libro, marginale anche se di culto, un grande spettacolo per le platee mondiali. (informazioni sul film)
3) Kill Bill vol. 1, Sky Cinema Mania, h. 22,45. Ma qual è il capolavoro-capolavoro di Quentin: Kill Bill o Pulp Fiction? I tarantinologi se lo chiedono, si confrontano, si dividono (io mi chiamo fuori dalla mischia e butto lì Inglorious Basterds). Di sicuro Kill Bill è una svolta e apre la fase ipercitazionista di Quentin, che abbandona ogni residuo rapporto con la realtà extracinematografica per chiudersi nell’autoreferenzialità cinefila. Ogni scena, ogni momento della storia è rigorosamente citazione e ripetizione e ricalco di altro già visto in un altro film, in un altro cinema di un altro autore, o comunque nel recinto della pop culture e delle sue icone. La sposa che finisce in coma e poi si ridesta e si dà alla vendetta, è una lunga scia di déjà vu genialmente reinventati e riproposti con infinito amore. (informazioni sul film)
2) Bastardi senza gloria – Inglorious Basterds, Premium Cinema, h. 21,10. Travolgente Tarantino, un capolavoro che è un omaggio al cinema tutto, quello di genere dei B-movie bellici all’italiani (Quel maledetto treno blindato di Castellari) come dei bergfilm tedeschi degli anni Trenta. Quentin reinventa e piega a sè la Storia della seconda guerra mondiale, inventandosi un finale con Hitler che non c’è mai stato nella realtà. Una brigata di ebrei si infiltra oltre le linee tedesche per sabotare il nemico. Un pugno di bastardi senza gloria, la metà di una sporca dozzina fatta da bravacci che non si fermano davanti a niente. Ma quello che impressione è lo smisurato amore per il cinema di Quentin, qui all’apice del suo furore citazionista. Grandissimo, certo. Ma viene il dubbio che Tarantino si sia ormai infilato in un circolo vizioso autistico fatto di passioni e ossessioni personali e che ogni contatto con la realtà e l’oggi si sia dissolto. Come Fellini che si rinchiudeva nel suo studio di Cinecittà e lì ricreava il suo mondo di cartapesta senza più rapporti con l’esterno. Credo, temo, che Tarantino sia giunto alla stesso grado di solipsismo e autoreferenzialità. Spero che il suo prossimo film mi smentisca. (informazioni sul film)
1) L’avventura, Sky Cinema Classics, h. 0,50. Capita ogni tanto che ci si chieda a una cena, a una serata qualsiasi: “Ma qual è il tuo film preferito?”. Quando la domanda capita a me invariabilmente rispondo, senza pensarci su: L’avventura di Antonioni. Prima di Orson Welles, di Rossellini, di Hitchcock, di Godard, per me viene lui e questo suo capolavoro (basterà per definirlo?). Ogni volta che lo rivedo rimango stralunato per la forza di ribaltare le precedenti regole della narrazione cinematografica e il linguaggio prodigioso. Una ragazza di nome Anna (Lea Massari) scompare su un’isola selvaggia al largo della Sicilia, gli amici che erano con lei sullo yacht non la ritroveranno mai. Il suo uomo (Gabriele Ferzetti) e la sua amica più vicina (Monica Vitti) diventano amanti, ne tradiscono la memoria, si legano forse per elaborare la scomparsa di lei e il senso di colpa, fore per una primitiva revanche dell’istinto di vita sull’istinto di morte. Vagano per la Sicilia un po’ amandosi e molto facendosi del male, tra silenzi e parole spezzate. Non c’è molto altro, ma è tutto. Antonioni porta la rivoluzione della modernità nel cinema, sottrae e soprattutto astrae. Fa dei personaggi elementi del paesaggio e trasforma il paesaggio,  le pietre, le acque, il fuoco, l’architettura, in personaggi. Cambia la grammatica e la sintassi della narrazione (i piani sequenza, i montaggi alternati di dettagli e campi lunghi), da solo e con più radicalità della contemporanea e forse sopravvalutata Nouvelle Vague parigina. Film da rivedere, rivedere, rivedere. Insieme ai successivi L’eclisse e La notte, L’avventura costituisce un corpus di opere che ha influenzato e continua a infuenzare il cinema come nessun altro film. Mi vengono in mente Tsai-Ming Liang, Wong Kar-Wai, Sofia Coppola. Il loro cinema non esisterebbe, senza questo Antonioni. (informazioni sul film)


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