FILM STASERA IN TV: gli imperdibili 10 (mercoledì 24 nov.)

I migliori dieci film della sera e della notte tv: la scelta è personale. Per vedere la programmazione completa delle varie reti, consultare Film.tv.it. Si prendono in considerazioni solo i film che incominciano tra le 21.00 e la 1.0o. Attenzione, la programmazione potrebbe cambiare (prima di vedere un film è meglio controllare, sempre su Film.tv.it, la sua presenza in palinsesto). Buona visione.
La scritta FREE indica i film trasmessi da canali non a pagamento.

1. La zona, Rai Movie, h. 22,30. FREE
(Chi non capta Rai Movie, può seguirne i programmi in streaming su rai.it)
2. La samaritana, Iris, h. 21,05. FREE
3. Matrimonio tardivo, Cult, h. 0,30.
4. La regina Margot, Rai Movie, h. 1,10. FREE
(Chi non capta Rai Movie, può seguirne i programmi in streaming su rai.it)
5. Apocalypse Now: Redux, Sky Cinema Classics, h. 22,50.
6. Il maledetto United, Sky Cinema 1, h. 0,25.
7. Il sospetto (di Francesco Maselli), Sky Cinema Italia, h. 21,00.
8. Julia, Premium Cinema Emotion, h. 21,oo.
9. Into the Wild, Rai 4, h. 21,10. FREE
10. Ricatto d’amore, Sky Cinema Family, h. 21,00. 

Commento: Primo posto per La zona, un film poco visto del 2007 di un giovane regista messicano, Rodrigo Plà. Opera-rivelazione, che mette in scena una metropoli latino-americana apocalittica, una sorta di agglomerato urbano folle alla Blade Runner, solo molto vicina alla realtà. Da una parte le favelas, dall’altra La Zona, dove abita la ruling class, area rinchiusa, recintata, sorvegliata. Materializzazione cinematografica (non uso la parolaccia metafora) di tutte le ossessioni di arroccamento e autodifesa che percorrono oggi i privilegiati del mondo. Tre ragazzi degli slums riusciranno a entrare nella Zona, comincerà la caccia per scovare gli intrusi. Film sociale ma avvincente come un thriller, benissimo costruito, mai pesantemente didascalico, più apparentato per fortuna al cinema di genere che a quello politico.
Segue in classifica La samaritana del coreano Kim Ki-Duk, qualche anno fa al centro dell’attenzione cinefila e critica, oggi scivolato un po’ nell’ombra, come acutamente scrive, sul numero di novembre del mensile Nocturno, l’esperto di cinema asiatico Pierre Hombrebueno. Questo è uno dei vertici del regista di Seul, una storia di ragazze che si prostituiscono con spirito quasi religioso, un film che mescola carne e spirito, letteralmente. Suggestioni buddiste e cristiane per una storia di puttane sante divise tra ascesi mistiche e golgota terreni.  
Matrimonio tardivo è un film israeliano del 2001 (ma arrivato da noi due anni dopo) su uno zitellone che non ha nessuna voglia di accasarsi e che se la deve vedere con la sua tradizionalista famiglia immigrata dal Caucaso che invece lo vuole sposato a tutti i costi:  l’occasione per gettare un’occhiata a una cinematografia bella ma ancora marginale come quella israeliana. E poi c’è una delle mie attrici preferite, Ronit Elkabetz, nella parte della fidanzata clandestina. Una commedia assai godibile, etnica e insieme universale. Molto, molto interessante, anche perché non tace le differenze culturali all’interno della società israeliana (gli ebrei georgiani della famiglia protagonista non vedono di buon occhio quelli di origine nordafricana, cui appartiene la fidanzata segreta del figlio).
La regina Margot – con una Isabelle Adjani allora (1994) al massimo della sua carriera e della sua nevrotica seduttività – è un sontuoso spettacolo di luci e soprattutto ombre in quella Francia di congiure, trame, inganni e controinganni che culminò nella strage degli Ugonotti. Margot è la figlia di Caterina de’ Medici data in sposa per convenienze politiche all’ugonotto re di Navarra. Incomincia una girandola di amore, sesso, stiletti, lame, sangue e veleni da lasciare senza fiato. Un feuilleton truculento di Dumas rimesso in scena con grande partecipazione da Chéreau, che lo trasfigura in un affresco del potere, e sull’eros del potere. Attorno alla diva Adjani un cast pazzesco (Virna Lisi, Vincent Perez, Miguel Bosé, Daniel Auteuil, Pascal Greggory, Asia Argento e altri ancora). Musica di Goran Bregovic, la sua migliore colonna sonora di sempre.
Segue in classifica Apocalypse Now: Redux, la versione restaurata da Francis Ford Coppola con il ripristino di 49 minuti tagliati dall’edizione originale. Capolavoro, che altro dire? Di questo film è già stato scritto tutto il possibile. Qualcuno sostiene che fosse meglio senza i 49 minuti, e non ha tutti i torti.
Il maledetto United è il titolo più eccentrico di questa playlist. Se non altro perché tratta di calcio, materia poco frequentata al cinema, e quasi mai con buoni risultati. Poduzione inglese dell’anno scorso, ricostruisce un spezzone di storia calcistica degli anni Settanta, allorchè l’allenatore Brian Clough, ex calciatore dal carattere brusco e difficile, prese in mano la squadra del Leeds United e la portò in vetta, superando difficoltà di ogni genere. Uno sguardo non di maniera al gioco più bello del mondo, soprattutto nella sua versione britannica, meno tatticistica e più istintuale della nostra. Doveva dirigerlo Stephen Frears, poi il progetto è passato a Tom Hooper.
Il sospetto di Francesco Maselli (sì, con nome e cognome del regista inglobato nel titolo) è puro cinema politico italiano anni Settanta, film indigeribile al medio spettatore di oggi eppure sintomo di un’epoca, di un passaggio storico, di una certa sensibilità filmica. A suo modo, un reperto archeologico da studiare. Con Gian Maria Volontè, attore-feticcio di quel cinema e di quel tempo, che qui è un esule antifascista e comunista degli anni Trenta che il partito rimanda segretamente in Italia perché con la sua presenza attiri in trappola chi si è infiltrato nella cellula clandestina. Ombre, paranoie, doppi giochi. E i demoni stalinisti del sospetto al lavoro. Forse il miglior risultato di Citto Maselli. La major americana che deteneva i diritti del Sospetto di Hitchcock proibì l’uso del titolo, sicchè non si trovò di meglio che aggiungere nome e cognome del regista.
Julia (da non confondere con Giulia di Fred Zinnemann con Jane Fonda e Vanessa Redgrave) è il film più recente di quell’Erick Zonca che a fine anni Novanta ebbe il suo momento di gloria con il duro, premiatissimo La vita sognata dagli angeli. Stavolta si butta in un quasi-remake di Gloria di Cassavetes, con una Tilda Swinton bevitrice in via di redenzione dagli Alcolisti Anonimi che, per aiutare una messicana nei guai, si prende cura del figlio di lei. Si ritroverà in Messico a difendere il bambino da gente che lo vuole morto. Uno di quei film poco o nulla visti, censurati dal mercato, poco amati dai critici ufficiali, non sostenuti da nessuno, che proprio per questo meritano una visione e una chance. Anche perché Zonca non è un regista qualsiasi e Tilda Swinton è Tilda Swinton.

Al nono posto Into the Wild, celebrata regia di Sean Penn che io, confesso, non amo molto né come attore né come autore. Into the Wild, che ha fatto gridare al miracolo parecchia gente, anche se sopravvalutato resta forse la sua cosa migliore. Però questa storia di un ecologista estremo che intraprende un viaggio verso il Grande Nord, è rischiosamente (per lo spettatore) lunga e compiaciuta. Inserito in questa Top Ten più per dovere di cronaca che per passione.
Ricatto d’amore è una commedia romantico-brillante dell’anno scorso con Sandra Bullock poco prima dell’Oscar (vinto però per un altro film, The Blind Side). Solita storia. Odiosa jena in carriera per non farsi sbattere fuori dal suolo statunitense (è canadese) deve trovare immediatamente un marito americano che le consenta di regolarizzare la situazione. Detto fatto. Mette gli occhi sul suo povero, schiavizzato assistente e se lo sposa. Ma l’ufficio immigrazione, mica scemo, esige che i due risultino conviventi, quindi i finti sposi sono costretti a coabitare. Facile capire cosa succederà e come si trasformerà la bisbetica. Niente di che, film molto medio e dagli sviluppi prevedibili. Ma è interessante che anche la commedia hollywoodiana, quanto di più mainstream ci sia nel cinema globale, si occupi seppure a modo suo di immigrazione, clandestinità, sans papier, permessi di lavoro e quant’altro. Certo, tutto softizzato e glamourizzato, ma l’ossessione sullo sfondo è quella. Ricatto d’amore, pur nella sua medietà-mediocrità, è un segno dei tempi. Occhio, il protagonista maschile è Ryan Reynolds, appena eletto da People uomo più sexy del mondo.

La classifica continua con:
11. Notorious – L’amante perduta, Sky Cinema Classics, h. 21,00.
12. Kill Bill – vol. 2, Sky Cinema Mania, h. 1,00.
13. Una notte per decidere, Sky Cinema Family, h. 22,05.
14. Miami Vice, AXN, h. 21,00.
15. Cry Baby, Studio Universal, h. 23,10.
16. Le héros de la famille, Cult, h. 22,45.
17. L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente, Sky Cinema Mania, h. 23,20.
18. Funny People, Premium Cinema, h. 0,25.
19. Rappresaglia, Sky Cinema Italia, h.0,45.
20. Così fan tutte, Sky Cinema Italia, h. 23,00.
21. Ritorno a Brideshead, Sky Cinema Mania, h. 21,00.
22. Becoming Jane, MGM Channel, h. 0,20.
23. Rabbia ad Harlem, Sky Cinema Hits, h. 0,25.
24. Priscilla, la regina del deserto, Cult, h. 21,00.
25. 50.000 sterline per tradire, MGM Channel, h. 22,35.
26. Monster, Retequattro, h. 23,15. FREE
27. L’era glaciale, Sky Cinema Hits, h. 23,00.

Commento: Tenere d’occhio soprattutto i film dall’undicesima alla ventesima posizione. Come il classico Notorious di Alfred Hitchcock e Kill Bill – vol. 2 di Quentin Tarantino, già molte volte segnalati tra gli imperdibili 10 e oggi sistemati nella seconda parte di classifica solo per lasciar spazio in alto a titoli meno visti. Una notte per decidere è un film poco conosciuto su una piccola comunità inglese nella Firenze anni Trenta tratto da Somerset Maugham. E Maugham è sempre, pur nella sua inattualità (anzi proprio per quello) molto interessante. Poi, Michael Mann che rifà al cinema venticinque anni dopo Miami Vice, il serial tv che lo lanciò e che cambiò la serialità televisiva elevandola a uno standard qualitativo mai visto prima. Cry baby è un film del 199o del re del camp John Waters (Hairspray), alle prese per l’ennesima volta con una storia ambientata nella sua era-feticcio, i Fifties. Motivo di culto: il cameo di Patricia Hearst, la signora che fu negli anni Settanta vittima di un clamoroso rapimento nel corso del quale passò dalla parte dei suoi rapitori. Un Bruce Lee autentico (L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente), il film di Tinto Brass che lanciò Claudia Koll (Così fan tutte), una strana commedia francese che è una delle proposte più curiose della serata e che io non mi perderei, Le héros de la famille.
Come sempre, per saperne di più cliccare sui link.

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