FILM STASERA IN TV: gli imperdibili 10 (domenica 28 novembre)

I migliori dieci film della sera e della notte tv: la scelta è personale. Per vedere la programmazione completa delle varie reti, consultare Film.tv.it. Si prendono in considerazioni solo i film che incominciano tra le 21.00 e la 1.0o. Attenzione, la programmazione potrebbe cambiare (prima di vedere un film è meglio controllare, sempre su Film.tv.it, la sua presenza in palinsesto). Buona visione.
La scritta FREE indica i film trasmessi da canali non a pagamento.

1. Inside Man
, AXN (bouquet Sky), h. 21,00.
2. Affittasi (“Film per non dormire”), Rai Movie, h. 1,25. FREE
(Chi non capta Rai Movie, può seguirne i programmi in streaming su rai.it)
3. Verso l’Eden, Sky Cinema Mania, h. 0,45.
4. L’ussaro sul tetto, Rai Movie, h. 22,30. FREE
(Chi non capta Rai Movie, può seguirne i programmi in streaming su rai.it)
5. Black Cat, Rai Movie, h. 0,25. FREE
(Chi non capta Rai Movie, può seguirne i programmi in streaming su rai.it)
6. Solo un padre
, Canale 5, h. 21,30. FREE
7. Angelica
, Sky Cinema Classics, h. 0,20.
8. La prima cosa bella, Premium Cinema, h. 21,00.
9. Genova, Cult, h. 21,00.
10. The Hours, Sky Cinema Mania, h. 21,00.

Commento: Al primo posto uno dei film migliori di Spike Lee, Inside Man. Il quale, quando lascia perdere i suoi fantasmi ideologici e le sue ossessioni etnico-razziali, riesce ad appassionare come pochi. Questo Inside Man è una delle sue produzioni più commerciali e, dal suo punto di vista, alimentari e compromissorie, però girato alla grandissima. Classico noir, parte con un gruppo di rapinatori che irrompe in una banca. Ma non è che l’inizio di un intrigo dagli sviluppi inimaginabili, dove i colpi di scena si susseguono e disegnano un universo di avidità e abiezione in cui non sai più da che parte stiano il bene e il male, i buoni e i cattivi. Clive Owen, qui nella sua riuscita migliore, è il capo della banda, Denzel Washington (magnifico) un poliziotto pronto a tutto, Jodie Foster un’ambigua mediatrice. Il più alto incasso nella carriera di Spike Lee. Peccato non ne faccia più spesso di film così.
Numero 2 della playlist Affittasi, uno dei titoli della serie prodotta in Spagna da Telecinco Peliculas para no dormir, riuscita risposta iberica all’americana Masters of Horror. Questo è considerato l’episodio migliore, un vero e proprio film a tutti gli effetti. Non per niente lo dirige il piccolo grande maestro dell’horror spagnolo (e europeo) Jaume Balagueró, quello di [Rec] e Fragile. La storia di paura incomincia con una giovane coppia in cerca di un appartamento da affittare. Si sa che le case sconosciute al cinema possono nascondere insidie terribili. Sarà così anche stavolta.
Terza posizione per Verso l’Eden, il film più recente del glorioso Costa-Gavras. Sono in una fase di rivalutazione del regista franco-greco di Z e La confessione, un maestro del cinema civile vecchia maniera. Ritengo sia arrivato il momento di sottrarlo a quel limbo in cui è finito da qualche anno in qua, complice l’aria dei tempi non più favorevole a un cinema engagé, robusto, efficace, ma privo di ogni glamour e ruffianaggine, come il suo. In Verso l’Eden Riccardo Scamarcio è un migrante clandestino che approda sulla spiaggia di un paradiso turistico in Grecia. Verrà usato come un nuovo schiavo, diventerà merce sessuale per uomini e donne. Poveri contro ricchi: come sempre Costa-Gavras va sul manicheo e il didascalico. Però questo suo vecchio cinema può ancora dirci qualcosa.
A quarto posto il poco amato (almeno in Italia, perché in Francia fu un successo colossale) L’ussaro sul tetto. Feuilleton messo in scena e illustrato – nell’anno 1995 – con gran gusto e classe dal Jean-Paul Rappenau del Cyrano (che anche qui ricorre per costumi e scenografie al magnifico duo Ezio Frigerio-Franca Squarciapino), narra di un carbonaro italiano in fuga nella Savoia del 1832 da sicari austriaci, e intanto infuria il colera. Incontrerà una nobildonna con cui sarà amore. Lui è un fisicissimo Olivier Martinez, lei la meravigliosa come sempre Juliette Binoche. Carbonari e contesse: ricorda qualcosa? Sì, ricorda la prima parte di Noi credevamo di Martone, cui L’ussaro sul tetto si apparenta per tema risorgimental-cospirativo ma da cui si distanzia per scelta stilistica.
Segue in classifica un film completamente diverso. Black Cat (Il gatto nero) è uno dei classici del terrore firmati da Lucio Fulci, che però stavolta rinuncia ai suoi eccessi sanguinolenti e gore e gira un film dall’andamento quasi tradizionale, forse in omaggio all’Edgar Allan Poe cui si è ispirato. Siamo in un villaggio inglese dove si susseguono strani delitti, i sospetti cadono su un eccentrico signore e il suo malefico gatto nero. Attenzione: c’è Mimsy Farmer, una delle creature più incantevoli che il cinema italiano di genere (e non solo) ci abbia mai mostrato.
Al sesto posto Solo un padre con Luca Argentero e la regia di Luca Lucini, e qualche spiegazione ci vuole. Sono dell’idea che la nuova commedia all’italiana, quella di Benvenuti al Sud, di Diverso da chi?, di Oggi sposi, di Amore, bugie e calcetto meriti di essere guardata con rispetto e anche sostenuta senza troppi snobismi. Perché sta piacendo al pubblico e sta riportando gente al cinema, e al cinema italiano, che solo pochi anni fa sembrava spacciato. Perché fa ridere ma è meno greve del cinepanettonismo e del simil-vanzinismo che ci ha afflitto per vent’anni. Perché sforna storie gradevoli, spesso rette da una buona sceneggiatura, e sta sportando alla ribalta degli autori che riescono a fare spettacolo senza essere volgari. Luca Lucini è tra questi. Mentre è appena uscito nei cinema il suo La donna della mia vita, diamo un’occhiata senza pregiudizi a questo suo precedente Solo un padre, piccolo ma garbato film con il nuovo reuccio della commedia fine Luca Argentero. Che è un padre precocemente rimasto solo con una bimba di pochi mesi. Help! C’è una bella ragazza che naturalmente gli darà una mano e lo aiuterà a superare i momenti difficile. Meglio di quanto si pensi.
Ritorna nella Top Ten un fim della serie Angelica. Anzi, questo è il primo, la matrix dei successivi, quello che fonda la piccola ma duratura leggenda cinematografica della Marchesa degli Angeli. Tratto dai feuilleton dei coniugi Golon e diretto con gran divertimento dall’artigiano Bernard Borderie, Angelica trova la sua interprete perfetta in Michèle Mercier, che da allora sarà sempre identificata con il suo personaggio. In questo primo episodio si fissano i fondamentali: Angelica innamorata pazza del suo sfregiato Joffrey (un mitologico Robert Hossein), con cui ha messo su casa e famiglia, suscita la passione del Re Sole che per averla farà condannare a morte il marito. Da qui iniziano le avventure della bionda eroina, più tosta di un moschettiere e decisa a sopravvivere a ogni rovescio di fortuna. Ce la farà, ci mancherebbe.
La prima cosa bella di Paolo Virzì è approdato in tv solo da pochi giorni: quasi una prima. Un nostalgico film sulla Livorno anni Settanta, rivisitata attraverso le memorie di un quarantenne disilluso trapiantato a Roma e costretto a tornare nella sua hometown per le gravi condizioni di salute della madre. Ripercorrerà tutti i fantasmi della sua storia familiare, governata e dominata da quella madre amorevole ma ingombrante ed eccessivamente anarchica e libera, che gli ha segnato irrimediabilmente la vita. La prima cosa bella ha realizzato buonissimi incassi e incamerato premi di ogni tipo, ed è stato anche scelto come candidato italiano all’Oscar: designazione a mio parere suicida, nessuno da quelle parti conosce Virzì ed è in grado di apprezzare un film così localistico. Avrebbero dovuto candidare Io sono l’amore di Luca Guadagnino che in America è andato molto bene (però, lieto di ricredermi se andasse alla grande). La prima cosa bella non mi ha suscitato irrefrenabili entusiasmi però si lascia guardare, nonostante qualche lungaggine (20 minuti di meno avrebbero giovato). Ottimi Micaela Ramazzotti, una rivelazione, e Valerio Mastandrea. La Sandrelli rifà un po’ se stessa un po’ il suo indimenticabile personaggio di Io la conoscevo bene.
Genova è uno dei più strani titoli di un regista pur camaleontico e ogni volta diverso da se stesso e infedele a se stesso come Michael Winterbottom, uno che ha attraversato tutti i generi, pur restando sempre autore, in un furore mimetico che sarebbe interessante analizzare: adesso ad esempio è nei cinema con un noir durissimo tratto da Jim Thompson, The killer inside me (pochi registi hanno il suo eclettismo: mi viene in mente solo Stephen Frears). Interessante che abbia scelto Genova per ambientare un suo film, non lo fanno i registi italiani, figuriamoci uno straniero. E già questo è un segno di eccentricità che rende film e autore degni di interesse. Thriller psicologico che non è piaciuto a nessuno, dunque perfetto per essere prossimamente recuperato come culto, racconta di un padre (Colin Firth) che, rimasto vedovo, decide di trasferirsi a Genova ad insegnare. Un’immersione in una realtà lontana che lo dovrebbe aiutare a lenire le ferite dell’anima. Con lui le due figlie adolescenti. Nei vicoli della Genova vecchia, uno dei luoghi più misteriosi e labirintici del Mediterraneo, scenario perfetto per i demoni della mente, una delle ragazze crederà di incontrare il fantasma della madre. Film di paura e di formazione. Genova è emozionante.
Ritengo che The Hours, che chiude questa decina, sia un film sopravvalutato, così smaccatamente arty e smorfioso, come sopravvalutato è lo scrittore del romanzo che ne sta alla base, Michael Cunningham. L’aura di sacralità e nobiltà intellettuale che circonda le tre storie del film, legate tra loro solo da un filo letterario, che poi è La signora Dalloway di Virginia Woolf, è insopportabile. Però ci sono le attrici, straordinarie, che sono Nicole Kidman nei panni di Virginia Woolf alle prese con la stesura del romanzo, Julianne Moore in quelli di una sua lettrice, e Meryl Streep che, in una New York contemporanea, si identifica nell’eroina del libro e ne rivive le esperienze. Oscar strameritato a Nicole Kidman, all’apice della sua carriera.

La classifica continua con:
11. Niagara, Sky Cinema Classics, h. 22,40.
12. Il medico della mutua, Sky Cinema Italia, h. 21,00.
13. Mars Attacks!, Jimmy, h. 22,30.
14. The Truman Show, Studio Universal, h. 21,00.
15. Papà, ma cosa hai fatto in guerra?
, MGM Channel, h. 22,55.
16. A distanza ravvicinata, Studio Universal, h. 0,50.
17. Samoa, MGM Channel, h. 0,50.
18. Una bionda in carriera, Sky Cinema Family, h. 21,00.
19. Face, Iris, h. 0,55. FREE
20. W
, Cult, h. 22,40.
21. Big Night, Studio Universal, h. 22,55.
22. La prima linea, Sky Cinema 1, h. 22,55.
23. True Lies, Sky Cinema Italia, h. 23,15.
24. Vittorie perdute, MGM Channel, h. 21,00.
25. The International, Sky Cinema Max, h. 0,35.

Commento: Tra i molti titoli che meritano di essere visti o rivisti, un classico Marilyn-movie come Niagara, un Sordi-movie come Il medico della mutua, diretto da quel regista in via di rivalutazione che è Luigi Zampa e che per la sua vene crudele-grottesca si discosta parecchio dalla medietà della commedia all’italiana. Un Tim Burton non ancora giunto alla fase matura del manierismo e dell’autoreferenzialità (Mars Attacks!), un sopravvalutato e moraleggiante Peter Weir, che però a suo tempo fece sensazione (The Truman Show), un Blake Edwards con una strana commedia bellica ambientata nella Sicilia del dopo-sbarco americano ( Papà, ma cosa hai fatto in guerra?). Non mancano un Sean Penn bad boy anni Ottanta alle prese con un faticoso edipico (A distanza ravvicinata) e un avventuroso-esotico Gary Cooper anni Cinquanta (Samoa). Per saperne di più di ogni film, cliccare sul link relativo.

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