Il caso Ronni Chasen: aggiornamento (3)



L’antefatto: Ronnie Chasen, 64 anni, era una delle più famose p.r. di Hollywood (nella sua carriera si era occupata della promozione di film come A spasso con Daisy, Robin Hood, Sul lago dorato e The Hurt Locker). L’hanno trovata nella notte del 16 novembre morta sulla sua Mercedes, vicino al Sunset Boulevard. Stava tornando nella sua casa di Beverly Hills dopo aver partecipato al party di lancio del film Burlesque con Cher. Sembrava un incidente (la macchina era andata a schiantarsi contro un palo della luce), ma poi si è capito, dai cinque proiettili nel petto di Ronni Chasen, che si trattava di omicidio. Per settimane non sono trapelate indiscrezioni dalle serrate indagini in corso, niente di niente. Ieri un drammatico colpo di scena: la polizia di Los Angeles ha comunicato che un uomo, di cui non ha fornito le generalità, si è ucciso in un residence di Hollywood dopo che un gruppo di agenti aveva fatto irruzione nel suo appartamento. Così si sono svolti i fatti secondo quanto comunicato: all’ordine di alzare le mani, l’uomo è indietreggiato, ha messo mano a una pistola e si è sparato alla testa morendo immediatamente. La polizia non ha finora spiegato perché lo ritenesse collegato alla morte di Ronni Chasen:
AGGIORNAMENTO AL 2 DICEMBRE ORE 20,00. La stampa americana si sta scatenando per capire qualcosa di più di questa strano suicidio di fronte a un gruppo di poliziotti, un fatto che, anzichè contribuire a chiarire la morte di Ronni Chasen, sembra ingarbugliare ulteriormente il caso. Com’è potuto accadere che un uomo, sotto gli occhi degli agenti, abbia potuto suicidarsi? La domanda se la fanno in molti. Ma la polizia di L.A. non ha aggiunto ulteriori dettagli al comunicato di ieri. Intanto, dai tanti cronisti che stanno seguendo il caso, qualcosa emerge. Alcuni ospiti dell’Harvey Apartments di Hollywood, il residence in cui l’uomo abitava – un residence piuttosto a buon mercato per gli standard della zona – dicono che il suicida si faceva chiamare Harold, che si assentava spesso e quando tornava chiedeva se per caso la polizia lo avesse cercato. Altri particolari: pare che il misterioso Harold fosse stato in carcere almeno un paio di volte, l’ultima per detenzione di armi da fuoco e droga. Pare anche che un giorno avesse detto che, piuttosto che tornare in prigione un’altra volta, l’avrebbe fatta finita. Inoltre, ed è forse l’elemento più importante emerso dai vicini, l’uomo sosteneva di essere in procinto di incassare 10.000 dollari: per un lavoro svolto, aveva spiegato alcuni, per una causa legale vinta, aveva dettio invece ad altri.
Chi era davvero Harold? In che modo era connesso alla morte di Ronni Chasen? La polizia sospettava fosse l’omicida o un complice? In base a quali elementi la polizia è arrivata fino a lui?
Domande e ancora domande. In attesa che arrivino delle risposte chiare ed esaurienti.

Leggi in questo blog i precedenti post sul caso:

Il caso Ronni Chasen: Omicidio a Hollywood, sembra un film ma non lo è
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Omicidio a Hollywood: novità sul caso Ronni Chasen.

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