FILM STASERA IN TV: gli imperdibili 10 (martedì 7 dicembre)

I migliori dieci film della sera e della notte tv: la scelta è personale. Per vedere la programmazione completa delle varie reti, consultare Film.tv.it. Si prendono in considerazioni solo i film che incominciano tra le 21.00 e la 1.0o. Attenzione, la programmazione potrebbe cambiare (prima di vedere un film è meglio controllare, sempre su Film.tv.it, la sua presenza in palinsesto). Buona visione.
La scritta FREE indica i film trasmessi da canali non a pagamento.

IMPERDIBILI (dal 1° al 10°posto)
1. Cuore selvaggio, Studio Universal, h. 23,40.
2. Divorzio all’italiana, Sky Cinema Italia, h. 21,00; Sedotta e abbandonata, Sky Cinema Italia, h. 22,50.
3. Matrimonio tardivo, Cult, h. 22,30.
4. Elizabeth, Premium Cinema Emotion, h. 22,10.
5. L’appartamento spagnolo, Rai5, h. 0,35. FREE
6. Malèna, Premium Cinema Emotion, h. 23,10.
7. Il giorno della locusta, Sky Cinema Classics, h. 21,00.
8. Killing Zoe, Premium Cinema, h. 1,05.
9. Salvate il soldato Ryan, Rai4, h. 23,05. FREE
10 ex aequo. Il mistero di Sleepy Hollow, Italia 1, h. 23,05. FREE
10 ex aequo. Luna rossa, Rai Movie, h. 22,50. FREE

Commento:
1) Cuore selvaggio appartiene al periodo classico, e a mio parere migliore, di David Lynch, quello di Velluto blu e Twin Peaks: quando il suo processo di decostruzione di ogni forma narrativa non si era ancora compiuto e si poteva ancora parlare a proposito dei suoi film di trama. Cuore selvaggio vinse a Cannes nel 1990 e si presenta come un road movie che si inoltra progressivamente nello psycho-horror-thriller. Con Nicolas Cage e Laura Dern. Cameo di Isabella Rossellini, in quel momento musa-compagna del regista, truccata sadicamente e lynchianamente in modo da farla assomigliare a Frida Kahlo.
2) Divorzio all’italiana, vale a dire uno dei maggiori successi di sempre del nostro cinema. Un titolo che diventerà proverbiale in tutto il mondo e che imporrà una certa immagine dell’Italia destinata a diventare cliché, quella di un paese cinico, opportunista, ipocrita, dalla doppia morale. Ma la commedia di Petro Germi, qui al massimo della sua carica derisoria e grottesca, è fantastica. Il barone siciliano Fefé (indimenticabile Mastroianni) si innamora della giovane cugina Stefania Sandrelli (al suo esordio) e si libera della moglie fingendo un delitto d’onore, onde fruire dello sconto di pena che il codice allora prevedeva per quel tipo di reato. Segue sulla stessa rete il successivo Pietro Germi, Sedotta e abbandonata, anche questo una storia siciliana di sesso nascosto e doppia, tripla morale, sempre con Stefania Sandrelli. Ma il registro di commedia leggera di Divorzio all’italiana qui si incupisce e incattivisce, il film diventa una galleria di mostri a volte di una sgradevolezza quasi insostenibile, in Germi scatena il suo gusto per l’eccesso e la deformazione grottesca, qualcosa che ha pochi paragoni nel nostro cinema (solo certo Elio Petri, certo Fulci forse). In ogni caso, due vertici del cinema italiano.
3) Matrimonio tardivo è una commedia israeliana di qualche anno fa su uno zitellone che non ha nessuna voglia di sposarsi, mentre la sua famiglia – ebrei di origine georgiana-caucasica – non vedono l’ora che si accasi. Il fatto è che lui ha un’amante segreta, divorziata e con figlia, che i suoi non vorrebbero mai come nuora. Oltretutto è ebrea marocchina, e la famiglia di lui non gradirebbe. Film molto, molto interessante, che spiega parecchio della società israeliana da noi poco conosciuta e sulla quale facciamo parecchie confusioni. Mostra ad esempio, attraverso il sorriso e l’ironia, come siano tante le culture ebraiche che convivono nel paese, non così facili da amalgamare. Poi in Matrimonio tardivo c’è una delle attrici che amo di più, Ronit Elkabetz, temperamento mediterraneo alla Anna Magnani, alla Melina Mercouri. Formidabile.
4) Elizabeth è il primo dei due famosissimi film sulla grande Elisabetta I, colei che consolidò la monarchia inglese e fece delle nazione una potenza continentale: la regina vergine, la regina guerriera più salda di qualunque uomo nell’affermare il primato del suo paese. Quello che rende notevolissimo il film e lo allontana da ogni rischio didascalico-pedagogico è il suo aspetto visivo assolutamente sfavillante, molto poco occidentale e molto debitore della sgargiante estetica bollywodiana: merito del regista indiano Shekhar Kapur che qui dà prova di un altissimo mestiere, ma soprattutto di un grande talento nell’ibridare stilemi hollywoodiani e bollywoodiani. Film magnifico per la sua doppiezza formale e linguistica.
5) L’appartamento spagnolo è uno dei miei (forse irragionevoli) cult. Vi si narra di un ragazzo francese che si infila nel programma Erasmus e finisce a Barcellona in un incasinatissimo appartamento tra coetanei di ogni parte d’Europa (c’è anche l’italiano, ma ha un ruolo marginale). La solita vita da studenti sregolata ma non troppo, tra amori, bagordi, goliardate, ciucche e sballi, nulla di particolarmente nuovo rispetto ai tempi della Bohème e di Addio giovinezza. Un racconto di formazione abbastanza classico. Solo che Cédric Klapisch, il regista, è bravissimo nell’intercettare l’air du temps (siamo nel 2002), l’ansia di cosmopolitismo e di fuga dei ventenni della generazione zero, il loro – magari illusorio – sentirsi alla giannanannini ragazzi dell’europa e non di una qualche provincia. A tratti irresistibile, anche grazie a Romain Duris, qui al suo primo film, pescato dal regista fuori da una scuola, e destinato a diventare una star della cinematografia francese e non solo (io sono un suo fan). Duris in L’appartamento spagnolo è un dongiovanni indolente e restio che ricorda un po’ Mastroianni, cui nessuna sa resistere. Il film fu un successo clamoroso, che fondò e rifondò il doppio mito dell’Erasmus e di Barcellona come città giovane e trasgressiva dove tutto è permesso. Io detesto entrambi i miti, eppure adoro l’Appartamento spagnolo.
6) È venuto il momento di recuperare il maltrattato da noi Malèna di Giuseppe Tornatore, invece strepitoso successo sul mercato americano e definitiva affermazione da quelle parti di Monica Bellucci. Che qui è utilizzata al meglio, nella sua statuarietà e nel suo sex appeal incontenibile, come bellezza accecante in grado di intimorire e pietrificare ogni cosa e chiunque al suo apparire. Parla poco in Malèna la Bellucci, soprattutto si mostra, ed è spettacolare, in una storia che è quella, eterna, di una Sicilia dagli occulti e smodati appetiti sessuali, con gli adolescenti soggiogati dalla scoperta della femminilità. Siamo dalle parti di Malizia di Samperi, cui il titolo forse allude, con la differenza che Tornatore quel mondo e quel clima l’ha vissuto e respirato, e lo sa riprodurre come nessuno. Sì, è una galleria di stereotipi, ma signori, c’è sempre un brandello di verità negli stereotipi, anche se sepolto sotto un rete di segni depistanti.
7) Il giorno della locusta è un grande e dimenticato John Schlesinger sulla corruttrice e crudele Hollywood Babilonia degli anni Trenta. Tratto dal libro di Nathanael West non ebbe allora, anno 1975, alcun successo e incrinò la carriera del regista che fino a quel momento aveva inanellato una sequenza trionfale, da Darling a Un uomo da marciapiede a Domenica, maledetta domenica. Un film da ritrovare. Scrive il critico Andrea Bruni, in una delle sue acuminate, fulminanti note fatte circolare su Facebook, a proposito della scena finale: “Quante volte il cinema è riuscito a mostrarci l’Inferno? Direi che si posso  contare sulle dita di una mano: penso alla Los Angeles divorata dalle fiamme ed invasa da una umanità ferina e cieca ne Il giorno della locusta di John Schlesinger…”.
8) Killing Zoe è un dimenticato heist movie di violenza e sangue di quel regista appartato ma notevole che è il canadese Roger Avary. Un colpo in banca a Parigi che diventa un massacro spaventoso, si salva solo uno dei banditi rinserrandosi nel caveau. Tarantiniano e pulp, si disse allora, 1994, di Killing Zoe. Non a caso, visto che Roger Avary aveva collaborato alla sceneggiatura delle Iene e di Pulp Fiction. Ma Avary non è solo un epigono, come avrebbe dimostrato anche nel successivo Le regole dell’attrazione da Bret Easton Ellis. Qui c’è Julie Delpy, attrice che amo molto.
9) Salvate il soldato Ryan non è il film che preferisco di Steven Spielberg. Questa rivisitazione-revisione della seconda guerra mondiale che vorrebbe andare oltre il patriottismo e farsi condanna dell’inutile grande carnaio, arriva molto tardi e non riesce a mettere realmente in discussione tutta la precedente filmografia bellica hollywoodiana. La parte iniziale dello sbarco è potente, ma non va oltre la convenzione dell’anticonvenzione. Un film inferiore alle attese, anche se lo spettacolo è assicurato.
10 ex aequo) L’inserimento di Il mistero di Sleepy Hollw in questa classifica è un omaggio al talento smisurato di Tim Burton, anche se io non sono, come ho già da detto altre volte, un suo fan. Non è un cinema che mi sia congeniale il suo, semplicemente. Nondimeno, riconosco che Sleepy Hollow è uno dei tentativi più interessanti di Burton, una cronaca nera, nerissima di misteriosi delitti in un’Inghilterra brumosa e di brughiera di fine Settecento, con il fedele Johnny Depp a indagare. Fortunatamente c’è un plot, c’è una storia che resiste a ogni tentativo del regista di scassinarla per farne solo un gioco sfrenato di visioni.
10 ex aequo) Luna rossa è il tentativo di un outsider del nostro cinema come Antonio Capuano di raccontare la Camorra al di fuori del realismo, della cronaca criminale, di ogni naturalismo legato all’attualità dei fatti, trasformandola in teatro di una storia eterna e quasi archetipica. Esplicitamente il regista mette in scena l’ascesa e la caduta della famiglia camorristica Cammarano come fosse quella degli Atridi dell’Orestea di Eschilo. La tragedia antica è ancora fra noi e la Camorra è perfetta per farne una rappresentazione perché, come dice un personaggio del film, è la sopravvivenza dell’istintualità primaria e selvaggia all’interno della civilizzazione. Di pretese altissime, e però goffo, imbarazzante. Eppure con scene di rara potenza, frammenti che sembrano venire dal profondo della mediterraneità, echi da un mondo lontano ancora oscuramente apparentato ai miti greci: scene come quella in cui Oreste vaga in sogno tra le colonne di Paestum restano nella mente e non vanno più via. Capuano rischia molto, sbaglia moltissimo, però quando centra il bersaglio emoziona. Film da amare o odiare.

CONSIGLIATI (dall’11° al 20° posto)
11. Triage, Sky Cinema 1, h. 0,35.
12. Frida, Sky Cinema Hits, h. 1,10.
13. Strange Days, Iris, h. 21,10. FREE
14. Mr. & Mrs. Smith, Rai4, h. 22,45. FREE
15. Cenerentola, RaiUno, h. 21,30. FREE
16. The Protector
, Steel, h. 21,00.
17. Drag me to Hell, Sky Cinema max, h. 22,40.
18. Vento di passioni, Sky Cinema Family, h. 22,45.
19. Fuoco assassino, Studio Universal, h. 21,00.
20. Apollo 13, Premium Cinema Emotion, h. 1,00.
Commento: Triage è il ritorno al cinema dopo una lunga assenza di Danis Tanovic, il regista bosniaco di No Man’s Land: tentativo non riuscito però interessante di mescolare crisi private e professionali di un fotoreporter di guerra.
Frida è il biopic di Frida Kahlo realizzato da quella regista talentuosa che è Julie Taymor. Un’altra regista di talento, Kathryn Bigelow, e il suo Strange Days, sci-fi di mirabolante visionarietà. Mr. & Mrs. Smith è da vedere almeno una volta perché è il set che ha fatto incontrare Angelina Jolie e Brad Pitt: quello che Cleopatra fu per Liz Taylor e Richard Burton. The Protector è un action dell’interessante cinmatografia thailandese, Drag me to Hell il ritorno all’horror del Sam Raimi di Spider-Man, Cenerentola un classico disneyano assoluto. Per saperne di più di ogni film, cliccare il link.

INTERESSANTI (dal 21° al 30° posto)
21. L’ultimo Apache, 7 Gold, h. 23,15. FREE
22. Il bacio della morte, Cult, h. 0,15.
23. Fino all’inferno, Premium Cinema Energy, h. 0,55.
24. Cambio di indirizzo
, Cult, h. 21,00.
25. Il giurato, Retequattro, h. 0,00. FREE
26. La rivincita delle bionde, Sky Cinema Family, h. 21,00.
27. Sesso & potere, Iris, h. 21,00. FREE
28. L’uomo nero, Premium Cinema, h. 21,00.
29. The shipping news
, Rai Movie, h. 21,00. FREE
30. Scuola per canaglie, Sky Cinema Mania, h. 21,00.
Commento: L’ultimo Apache è uno dei primi western dalla parte degli indiani, con Burt Lancaster e la regia di Robert Aldrich. Il bacio della morte è un noir di quel regista anomalo, un autentico outsider del cinema, che è il francese Barbet Schroeder. Cambio di indirizzo è un piccolo, rohmeriano film di conversazione del 2005 firmato Emmanuel Mouret: solo per chi ama (come me) certo cinema francese. Per saperne di più di ogni film, cliccare sul link.

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