Intervista a ROBERTA TORRE: “Al Sundance ci sono arrivata così”

La regista di I baci mai dati spiega come il suo film è stato ammesso in concorso al festival di cinema indipendente più importante al mondo. E si toglie qualche sassolino dalla scarpa: “La Rai aveva letto la sceneggiatura e addirittura ci aveva sconsigliato di fare il film”.Roberta Torre a Librino, Catania, sul set di "I baci mai dati".
La notizia è del 1° dicembre ed è una buona notizia per il nostro cinema: l’ultimo film di Roberta Torre, I baci mai dati, sarà presentato in concorso al prossimo Sundance Film Festival nella sezione competitiva “Film drammatici da tutto il mondo” (World Cinema Dramatic competition). Lost Kisses, così viene chiamato nella pagina ufficiale del Sundance, è l’unica produzione italiana nel cartellone del festival, che si svolgerà nella consueta sede di Park City, nello Utah, dal 20 al 31 gennaio 2011. Il Sundance è la più importante manifestazione al mondo dedicata ai film indipendenti e ormai tra i maggiori festival di cinema in assoluto insieme a Cannes, Venezia e Toronto. Una vetrina di enorme prestigio, in grado di lanciare anche un piccolo film low budget sul mercato americano e globale.
Proiettato in prima mondiale il 3 settembre scorso alla Mostra di Venezia in apertura della sezione Controcampo italiano, I baci mai dati verrà distribuito da Videa Cde nei cinema italiani a fine febbraio. Il film si inscrive con coerenza nel percorso cinematografico di Roberta Torre e coniuga il realismo all’approccio fantastico-visionario. Racconta di Manuela, una tredicenne aiuto-parrucchiera di Librino, un quartiere periferico di Catania, che sostiene di parlare alla Madonna. Manuela è l’esordiente Carla Marchese, la madre è Donatella Finocchiaro, il padre Beppe Fiorello. Partecipazione speciale di Piera Degli Esposti.
Abbiamo sentito Roberta Torre per una breve intervista sulla sua partecipazione al Sundance.
Come sei arrivata al Sundance? Che procedura hai seguito? Anche perché è difficile essere ammessi, la selezione è dura, c’erano più di mille film in ballo per la tua sezione.
C’è un’importante struttura in Italia che non tutti  conoscono, FilmItalia che è nata proprio per promuovere i film italiani all’estero. In particolare Carla Cattani che si occupa dei rapporti con i festival, propone a tutti i festival stranieri tutti i film italiani nel corso dell’anno cinematografico e fa un gran lavoro per il cinema italiano. Quando i direttori dei festival stranieri e i selezionatori la chiamano lei si occupa di far vedere tutti i migliori film di quell’anno.
C’erano altri film italiani in corsa?
Ovviamente oltre al mio Carla Cattani ha mostrato tutti i film italiani, ma credo che al direttore sia piaciuto, oltre al film, anche la modalità produttiva con cui è stato fatto, cioè che si tratti di una vera produzione indipendente. Noi non abbiamo avuto le spalle coperte da Rai o Medusa, anzi Rai aveva letto la sceneggiatura e addirittura ci ha sconsigliato di fare il film, e siamo stati davvero bravi perchè siamo riusciti a fare un film piccolo ma produttivamente ad alti livelli. Siamo partiti senza distribuzione e l’abbiamo trovata strada facendo, la Videa Cde che si è aggiudicata il film di recente.
È stato avventuroso, faticoso e spesso complicato, ma questo modo di produrre è l’unico che mi abbia garantito la libertà assoluta. Io ho lavorato con tutti i tipi di produttori in Italia, dai piccoli ai più grandi, ma proprio per questo ho capito che solo la libertà garantisce un livello artistico di qualità. Libertà anche di puntare su attori sconosciuti, libertà di seguire strade narrative non convenzionali.
Sai già il giorno esatto in cui “I baci mai dati” verrà presentato al Sundance?
La data di proiezione ancora non la sappiamo, comunque verso la fine del festival.
Te l’aspettavi?
Me l’aspettavo? Ci speravo certo. Appena si esce dalle logiche di “quote latte” del cinema italiano, rinasce la speranza. Voglio dire che in Italia il cinema è in mano alla solita logica del A chi appartieni, e dunque anche un film prezioso se non ha chi lo protegge adeguatamente stenta spesso a raggiungere alti livelli del sistema. Mentre all’estero, lontani da queste logiche, si può mettere in gioco ancora il talento.

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2 risposte a Intervista a ROBERTA TORRE: “Al Sundance ci sono arrivata così”

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