FILM STASERA IN TV: gli imperdibili 10 (lunedì 13 dicembre)

I migliori dieci film della sera e della notte tv: la scelta è personale. Per vedere la programmazione completa delle varie reti, consultare Film.tv.it. Si prendono in considerazioni solo i film che incominciano tra le 21.00 e la 1.0o. Attenzione, la programmazione potrebbe cambiare (prima di vedere un film è meglio controllare, sempre su Film.tv.it, la sua presenza in palinsesto). Buona visione.
La scritta FREE indica i film trasmessi da canali non a pagamento.

IMPERDIBILI (dal 1° al 10° posto)
1 ex aequo. I giorni del cielo
, Sky Cinema Classics, h. 21,00.
1 ex aequo. Il Padrino, Retequattro, h. 21,10. FREE
2. Il Decameron
, Sky Cinema Italia, h. 22,40.
3. La casa dalle finestre che ridono
, Iris, h. 0,45. FREE
4. Gran bollito, Iris, h. 22,40. FREE
5. Senza tregua (Hard Target), AXN, h. 21,00.
6. Mio Dio, come sono caduta in basso!
, Rai Movie, h. 22,45. FREE
7. In nome del popolo italiano
, Cult, h. 22,50.
8. L’uomo che non c’era, Premium Cinema, h. 1,05.
9. I gigli del campo, MGM Channel, h. 21,00.
10. Orphan, Premium Cinema Energy, h. 23,15.
EXTRA Sesso incatenato, RaiTre, h. 1,15. FREE

Commento:
1 ex aequo. I giorni del cielo. Con questo film Terrence Malick è diventato la leggenda che è. Del 1978, racconta una coppia in fuga nell’America del primo Novcecento. I due si fermano nella farm di un ricco possidente malato, lui induce lei a sposarlo per arraffare soldi e proprietà. Non sarà così semplice. Il villain è Richard Gere ai suoi esordi, il farmer è un magnifico, dolente Sam Shepard al suo massimo. Lei è Brooke Adams. Storia magnifica di passioni e avidità, ma anche di pietas. Fotografia di Nestor Almendros che cattura la luce come nessun altro aveva mai fatto. Paesaggi di bellezza commovente. Assoluto.
1 ex aequo. Il Padrino. Il vero grande romanzo americano del Novecento. Shakespeare a Little Italy. La mafia italiana diventa tragedia greca (e viceversa). S’è scritto di tutto di questo che è più di un capolavoro: uno dei vertici della storia hollywoodiana, un titolo epocale e proverbiale, regolarmente in testa a tutti i sondaggi sul più grande film americano di tutti i tempi (insieme a Citizen Kane di Orson Welles). Non ci si stanca mai di vederlo. Marlon Brando è Don Vito Corleone, nessuno potrà mai più esserlo dopo di lui. Una famiglia di affetti estremi e di odi e rancori. Nemici dentro e fuori casa, e dunque vendette, massacri, faide. È vero, come spesso si è detto anche in tono accusatorio, che Il Padrino grazie alla sapienza e alla potenza espressiva di Francis Ford Coppola ha mitologizzato la mafia. Non solo, ha ridisegnato i modi, gli stili della criminalità globale. Dopo questo film il crimine si è conformato all’immagine che ne ha dato il cinema (sarebbe capitato in seguito anche con Scarface di De Palma e la prima Piovra televisiva, quella di Damiano Damiani).
2. Il Decameron. Il primo film della pasoliniana Trilogia della vita, cui sarebbero seguiti I racconti di Canterbury e Il fiore della Mille e una notte. Ma il Il Decameron resta il prototipo, quello in cui si fissa il modo di Pasolini di intendere la rappresentzione dell’eros al cinema, un eros veicolo di vitalità e distruttività, sublime e laido. Il film fu anche il maggior successo commerciale dello scrittore-regista, un successo di proporzioni inaudite e imprevedibili, e fondò il genere decamerotico, centinaia di imitazioni affollate di madonne e messeri assatanati di sesso. Ma quello di Pasolini è altra cosa, un’operazione geniale che trasporta il Decameron in una Campania tardomedievale più solare, tellurica e istintuale della Toscana boccaccesca. Popolarissimo e colto. A vederlo oggi si rimane imbarazzati e impietriti dall’estremisimo erotico, ma anche ammirati per la consapevolezza figurativa, letteraria, antropologica. Sbalorditivo, se confrontato a certo cinema italiano piccino e senza ambizioni di oggi.
3. La casa dalle finestre che ridono. Tra i migliori horror italiani di sempre, insieme a qualche Dario Argento e Mario Bava (e Lucio Fulci). Quando Pupi Avati era uno dei talenti più bizzarri e imprevedibili del nostro cinema. Nel 1976 realizza questo thriller padano (zona Delta del Po), davvero paurosissimo, su un restauratore (Lino Capolicchio) chiamato a sistemare un inquietante affresco in una chiesa. Andrà incontro a un mistero sepolto da decenni, un mistero di sangue ovviamente. Strepitoso, anche a rivederlo oggi. Il finale è pazzesco, tra Hitchcock (non dico di quale film, sarebbe uno spoiler) e il Georges Bernanos di un piccolo, maledetto romanzo dimenticato eppure tesissimo, Un delitto.
4. Gran bollito. Onore a Mauro Bolognini, uno dei maestri del nostro cinema più sottovalutati e meno amati. Un autore capace di passare dalle versioni filmiche di opere letterarie (La viaccia, Il bell’Antonio, Senilità) al pasolinismo prima di Pasolini (Una giornata balorda, sceneggiato da un PPP non ancora regista e solo scrittore) al perfido ritratto borghese d’epoca (Fatti di gente perbene). Questo Gran bollito sfugge a ogni classificazione di genere, è un grotesque, una dark comedy ben poco italiana che si ispira al caso vero e sensazionale di Leonarda Cianciulli, la saponificatrice di Correggio, una popolana che nell’Italia misera tra anni Trenta e Quaranta uccise un numero mai precisato di persone e le bollì per ricavarne sapone. Una serial killer che neanche la più sfrenata immaginazione camp di un John Waters avrebbe potuto pensare. Ecco, Bolognini si ispira (siamo nel 1977) a quella lontana storia di cronaca nerissima e ne cava un film unico nel nostro cinema, con una demoniaca e placida Shelley Winters assassina seriale e con Renato Pozzetto e Max von Sydow en travesti a fare da vittime. Ma anche il resto del cast è da urlo: Milena Vukotic, Mario Scaccia, Adriana Asti, Rita Tushingham.
5. Senza tregua (Hard Target). John Woo (siamo nel 1993) lascia Hong Kong e va a Hollywood, nella Hollywood minore, e gli commissionano questo B-movie con il superdivo dell’action di allora Jean-Claude Van Damme. Incontro memorabile, per chi come me è fan dell’uno e dell’altro. Il risultato non delude, anzi. John Woo rifà un vecchio, angoscioso film del 1932 di Ernest B. Schoedsack (quello del primo e verace King Kong), La pericolosa partita e reinterpreta a modo suo la storia, tostissima, di un gruppo di depravati che amano dare la caccia a essere umani. Van Damme è l’eroe che li scoverà.
6. Mio Dio, come sono caduta in basso! Bellissimo titolo per un film di Luigi Comencini del 1974 che ironizza sul romanzo d’appendice di inizio Novecento. Qui una signora, costretta alla castità matrimoniale avendo scoperto che il marito è in realtà il fratello, decide di cercare altrove quel piacere che tra le mura domestiche le è precluso. Un pretesto per una galleria di figure, figurine e loschi figuri Belle Epoque, con Laura Antonelli perfetta come eroina pseudodannunziana in caduta libera tra le braccia di vari amanti.
7. In nome del popolo italiano. Grandissimo Dino Risi del 1971, forse l’ultimo capolavoro del regista del Sorpasso e dei Mostri, anche questo scritto dagli enormi Age & Scarpelli. Un film multistrato che a ogni visione svela sottofondi nascosti. L’inflessibile magistrato Ugo Tognazzi dà la caccia a un corrotto, odioso e vanaglorioso imprenditore (Vittorio Gassman) che incarna i peggiori vizi italici della sua specie – evasione fiscale, disinteresse per l’ambiente, collusione con il Palazzo – e riesce finalmente a incastrarlo per la morte di una ragazza. Finale a sorpresa: quando lo scopre innocente il magistrato distruggerà le prove che lo discolpano per non farlo uscire dal carcere. Profetico dell’Italia che sarà, con i traffichini e faccendieri, gli affari mescolati alla politica, la magistratura raddrizzatorti (che magari esagera, si crede onnipotente e, come il giudice Tognazzi, scambia l’amministrazione della giustizia per una missione etica di pulizia della società). C’è anche, nel film di Risi, tutto il disprezzo delle élite verso la “ggente”, vista come un esercito di barbari incapaci di buon gusto e discernimento. La scena finale del giudice che si aggira disgustato in mezzo alla folla che invade le strade e delira per la vittoria della nazionale la dice lunga sullo scollamento sempre esistito in questo paese tra il ceto intellettuale e il cosiddetto popolo.
8. L’uomo che non c’era. Uno di quei noir grotteschi che ai fratelli Coen vengono sempre bene, alla Fargo per intenderci. Stavolta un barbiere, Billy Bob Thornton, si mette in testa di estorcere a un amico, che è poi l’amante della moglie, una somma di denaro con cui vorrebbe dare una svolta alla sua vita. Seguiranno guai a ripetizione, è ovvio. Cast perfetto e affiatato, oltre a Thornton ci sono James Gandolfini e la fedele e ultracoeniana Frances McDormand. Buono, molto buono, solo che assomiglia un po’ troppo a Fargo, per l’appunto.
9. I gigli del campo. Edificante film americano del 1963 su un vagabondo di colore che dà una mano a un gruppo di suore (tedesche!) a costruire una chiesa. La carne e l’anima, il maschile e il femminile, il terreno e il celestiale. Erotismi sottili e dissimulatio dietro la favola perbene. Il film è quello che è, da pubblico familiare della domenica (di allora), ma ebbe un succcesso travolgente e procurò a Sidney Poitier l’Oscar. Era la prima volta che un attore afro-americano metteva le mani sulla mitologica statuetta, e fu una svolta. Poitier divenne la faccia dell’integrazione afroamericana al cinema, e non solo al cinema, un attore e un uomo nella cui success-story l’America liberal e progressista (quella che stava dalla parte di Martin Luther King) amava rispecchiarsi. Il film è diventato, senza che i suoi autori lo volessero, epocale, il primo manifesto dell’integrazione etnico-razziale al cinema, spianando la strada al successivo e più famoso Indovina chi viene a cena?: ancora con Sidney Poitier, non a caso.
10. Orphan. Insperato successo al box office americano, ma passato pressochè inosservato da noi. Orphan è uno dei film che più hanno fatto discutere (in patria) quest’ultimo anno. Un’opera di genere, un horror familiare come se ne sono visti molti, col solito bambino, in questo caso bambina, posseduto da forze oscure (do you remember Il presagio?). Ma stavolta a fare notizia è che il film infrange un totem del politicamente corretto come l’adozione. Una coppia di americani si prende in casa un’orfana russa, che si rivelerà portatrice di ogni guaio. Curiosità: tra i produttori c’è Leonardo DiCaprio. Anime belle astenersi.
EXTRA Sesso incatenato. Dramma sociale e di passioni di William Dieterle, quando ancora si chiamava Wihelm e non era ancora andato a Hollywood, dove sarebe diventato uno dei re del mélo. Sesso incatenato, girato nella Germania weimeriana del 1928, racconta di un matrimonio spezzato causa arresto e imprigionamento di lui. Una denuncia delle condizioni carcerarie del tempo. Mandato in onda da Fuori Orario di Enrico Ghezzi.

CONSIGLIATI (dall’11° al 20° posto)
11. La doppia ora
, Sky Cinema Italia, h.
12. Kill Bill vol. 2, Sky Cinema Mania, h. 23,20.
13. L’anatra all’arancia, Cult, h. 21,10.
14. Baby Mama, Mya, h. 23,20.
15. Matrimonio tardivo, Cult, h. 0,35.
16. L’avventuriero, Sky Cinema Classics, h. 22,40. 21,00.
17. La fuga di Tarzan, Studio Universal, h. 21,00.
18. To let (Affittasi) – Film per non dormire, Rai Movie, h. 0,35. FREE
19. Pupe calde e mafia nera, MGM Channel, h. 0,30.
20. He Got Game, Sky Cinema Mania, h. 21,00.
Commento: Molti titoli importanti, in questa seconda parte di classifica. Oltre al Quentin Tarantino di Kill Bill vol. 2, già inserito molte volte nella Top Ten, oltre al bellissimo Spike Lee di He Got Game, c’è uno dei migliori film italiani delle ultime stagioni, il thriller di Giuseppe Capotondi La doppia ora. E ancora, il film che lanciò negli anni ’70 il filone blaxploitation, Pupe calde e mafia nera, adorato proprio da Tarantino; uno dei primi, autentici Tarzan con Johnny Weismuller, La fuga di Tarzan; una commedia che viene da Israele e racconta molto di quel paese, Matrimonio tardivo; una pièce del teatro boulevardier, L’anatra all’arancia, in versione italianizzata con Monica Vitti e Ugo Tognazzi e la regia di Luciano Salce. Un cappa e spada di Terence Youg che a me piace molto, L’avventuriero, e un horror del piccolo grande maestro iberico Jaume Balagueró, To let (Affittasi). Per saperne di più di ogni film, cliccare sul link.

INTERESSANTI (dal 21° al 30° posto)
21. La cruna dell’ago
, MGM Channel, h. 22,35.
22. Donnie Brasco, Premium Cinema, h. 21,00.
23. Van Helsing, Premium Cinema Energy, h. 21,00.
24.
Brothers, Sky Cinema 1, h. 22,55; Premium Cinema, h. 23,15.
25. Class
, Retequattro, h. 1,05. FREE
26. Il presidente – Una storia d’amore
, Premium Cinema Emotion, h. 23,10.
27. Air Force One, Sky Cinema Hits, h. 21,15.
28. Tutto può succedere, Premium Cinema Emotion, h. 21,00.
29. L’uomo che sussurrava ai cavalli, Sky Cinema Family, h. 21,00.
30. La casa stregata
, Iris, h. 21,00. FREE
Commento: Da segnalare almeno in questa terza parte di classifica il thriller anni Settanta La cruna dell’ago, da Ken Follett, e il mafia-movie Donnie Brasco con una cast spettacolare che comprende Johnny Depp e Al Pacino. Curiosamente, due film con protagonista il Presidente degli Stati Uniti: in Air Force One è Harrison Ford a interpretarlo, in Il presidente – Una storia d’amore è invece Michael Douglas. Per saperne di più di ogni film, cliccare sul link.

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