JAMES FRANCO: è il suo momento d’oro

Che anno per James Franco, questo 2010. Prima Howl, dov’era Allen Ginsberg. Poi è arrivato 127 Hours, che gli ha portato la nomination ai Golden Globes e lo pone tra i favoriti anche per gli Oscar. A proposito, sarà proprio lui sorprendentemente a presentare la Notte degli Oscar insieme ad Anne Hathaway: la sfida più temeraria della sua carriera. (Intanto noi in Italia dovremo aspettare il 18 febbraio per vedere 127 Hours).

Ci sono nei turning point, delle svolte nella carriera di un attore che determinano un salto, un cambio radicale. Quello di James Franco è da collocare nell’autunno 2010, quando il film 127 Hours (127 ore) con lui protagonista incomincia a fare il giro delle preview e diventa a Hollywood il talk of the day. Tutti ne parlano, gli addetti ai lavori, i critici, le pr. Parlano soprattutto di lui, James Franco, della sua performance.

127 Hours

Howl

Diretto da Danny Boyle, 127 Hours racconta di un alpinista che resta intrappolato causa frana mente sta salendo una parete nello Utah. Per liberarsi e sopravvivere sarà costretto ad amputarsi da solo il braccio incastrato. Tratto da una storia vera, il film non risparmia nessun dettaglio cruento, ha colpito al cuore il pubblico e procurato al suo interprete una grande ondata di simpatia. Uscito il 5 novembre nel circuito Art House come si conviene alle piccole produzioni indipendenti, ha subito conquistato gli spettatori arrivando a incassare fino a oggi 10 milioni di dollari, cifra altamente rispettabile per una produzione low budget.
Adesso James Franco compare regolarmente nelle numerosissime liste compilate da critici e addetti ai lavori sui favoriti al prossimo Oscar (nelle previsioni il suo nome viene al secondo posto, subito dopo il favoritissimo Colin Firth di The King’s Speech) e, tra le tante nomination, si è appena guadagnato quella ai prestigiosi Golden Globes, che verranno assegnati a Los Angeles il 16 gennaio e sono ormai universalmente considerati la più attendibile prefigurazione di quanto accadrà agli Academy Awards.
Ma anche prima di 127 Hours il 2010 aveva portato bene a James Franco. Howl, il biopic su Allen Ginsberg che lo vedevo nel ruolo del poeta-simbolo della beat generation (un po’ troppo bello rispetto all’originale, ma è il cinema), ha fatto il giro dei festival di mezzo mondo raccogliendo riconoscimenti ovunque ed è stato un successo nelle sale Art House. Soprattutto, ha procurato all’attore californiano (a proposito: è nato a Palo Alto 32 anni fa, il 19 aprile 1978) la stima dei critici che contano, quelli che con poche righe decidono lo status di un attore.
Ma questo 2010 aveva in serbo per lui un’ulteriore sorpresa, qualcosa che nessuno poteva prevedere. Ecco arrivare, tre settimane fa, l’annuncio clamoroso che a presentare la notte degli Oscar, il 27 febbraio al Kodak Theater di Los Angeles, sarà proprio James Franco insieme ad Anne Hathaway. Clamoroso, perché gli Oscar sono sempre stati affidati a comici o entertainer tv di rodata professionalità, gente abituata alle perfomance live e a reggere ore di diretta televisiva. Ma evidentemente i cattivi risultati di audience degli ultimi anni hanno convinto stavolta gli organizzatori a cambiare rotta e a puntare su volti più giovani e dotati di glamour. Ed ecco Anne Hathaway e James Franco. Il quale in un’intervista a Entertainment Weekly ha confessato di essere rimasto sbalordito quando ha ricevuto la proposta: “La mia prima reazione è stata di rifiutare, poi ci ho ripensato e mi sono detto: perché no?”. Una consacrazione, il sigillo sull’anno magico di James Franco. Ci si chiede: ma cosa succederà se, come tutte le previsioni danno per certo, lui sarà inserito nella cinquina dei nominati all’Oscar come migliore attore? E se dovesse essere lui the winner? Così, nel doppo ruolo di presentatore-arbitro e di concorrente, James Franco si appresta alla sfida più temeraria della sua carriera. Più di quando dovette nel 2001 interpretare un film-tv su James Dean, ruolo su cui si erano schiantati vari attori prima di lui, perché il confronto con il mito è quesi sempre rovinoso per chi ci prova. Invece lui se la cavò con tutti gli onori e ancora oggi lo si ricorda come il migliore e più credibile James Dean mai apparso sullo schermo. Dopo quello vero.

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