FILM STASERA IN TV: gli imperdibili 15 (mercoledì 5 gennaio 2011)

I migliori quindici film della sera e della notte tv: la scelta è personale. Per vedere la programmazione completa delle varie reti, consultare Film.tv.it. Si prendono in considerazione solo i film che incominciano tra le 21.00 e la 1.0o. Attenzione, programmazione potrebbe cambiare (prima di vedere un film è meglio controllare, sempre su Film.tv.it, la sua presenza in palinsesto). Buona visione.
La scritta FREE indica i film trasmessi da canali non a pagamento.

1. CRONACA DI UN AMORE, La7, h. 1,00. FREE
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=N2Tr70-ABjY&fs=1&hl=it_IT]
2. Gosford Park
, Iris, h. 21,05. FREE
3. Milano calibro 9
, Rai Movie, h. 0,35. FREE
4. La notte dei generali, Sky Cinema Classics, h. 22,50.
5. Tutto su mia madre, Mya, h. 22,45.
6. Due notti con Cleopatra, Sky Cinema Italia, h. 0,30.
7. Nemico Pubblico n. 1 – L’ora della fuga, Sky Cinema Mania, h. 0,25.
8. Un bacio appassionato, Rai Movie, h. 22,50. FREE
9. Love Story
, Sky Cinema Classics, h. 21,00.
10. The Blues Brothers
, Retequattro, h. 23,35. FREE
11. Arizona Junior, Cult, h. 21,00.
12. Ritratto di signora, Premium Cinema Emotion, h. 21,00.
13. L’ultima tentazione di Cristo, Studio Universal, h. 23,15.
14. La sposa cadavere, Premium Cinema Energy, h. 0,40.
15. D’Artagnan e i tre moschettieri, RaiDue, h. 23,25. FREE
Commento:
1. Cronaca di un amore. Primo lungometraggio di Michelangelo Antonioni, e scusate se è poco. È il 1950, il regista ferrarese gira questa storia di amore e tradimento, colpa e perdizione negli ambienti della borghesia (milanese), allora così poco indagata da un cinema tardo-neorealista che privilegiava le strade e i sobborghi popolari. Un meraviglioso bianco e nero, due interpreti che non si dimenticano: lui è il viscontiano Massimo Girotti, uno dei più bei volti virili del cinema italiano di sempre, lei è una Lucia Bosè agli inizi, di una bellezza che lascia senza fiato. Antonioni scruta facce e ambienti con sequenze lunghe e con avvolgenti movimenti di macchina che già lasciano presagire i futuri, leggendari piani-sequenza dei suoi capolavori. Non si può non vedere Cronaca di un amore, proprio non si può.
2. Gosford Park. Il miglior Altman dell’ultimo ventennio. Un giallo classicamente british (un castello in campagna, una festa con invitati eccellenti dell’aristocrazia e parvenu americani, un delitto) che diventa un crudele referto sulla rigida divisione in caste nell’Inghilterra pre-bellica. Al piano superiore, i signori attavolati, al piano sotto, nelle cucine, la servitù che si dà da fare. Ottimi dialoghi di Julian Fellowes, che tra l’altro figura anche tra gli sceneggiatori responsabili del maltrattato (troppo maltrattato?) The Tourist.
3. Milano calibro 9. Vertice del cinema di Fernando Di Leo, il più sofisticato e colto dei nostri registi di poliziotteschi. Ma sarebbe meglio dire noir. Tarantino ha detto di lui cose meravigliose e ormai Di Leo è considerato il nostro Jean-Pierre Melville. Quello che lo rendeva diverso dagli altri registi di genere del periodo era la cura formale, il gusto dell’inquadratura, la sapienza dei movimenti di macchina. Questo suo classico è del 1972 ed è tratto da uno dei gialli milanesi di Giorgio Scerbanenco. Da vedere, davvero.
4. La notte dei generali. Nazismo e perversione sessuale, un binomio che, dopo questo film del 1967, ritroveremo sempre più spesso al cinema (vedi Luchino Visconti e Liliana Cavani). Qui c’è un Peter O’Toole generale psicopatico in una delle interpretazioni più istrioniche della sua carriera, per qualcuno la migliore in assoluto.
5. Tutto su mia madre. Il maggior successo di sempre di Pedro Almodóvar, 100 milioni di dollari incassati worldwide, Oscar come migliore film straniero (anche se non riuscì a portarsi via la Palma d’oro a Cannes, che andò ai fratelli Dardenne per il bellissimo Rosetta). Tutto su mia madre sdogana definitivamente il Maestro della Mancha da autore di nicchia, per quanto amplissima, ad autore mainstream quasi per famiglie. Nel film ci sono tutti gli elementi tipici del suo cinema, quelli che lo rendono riconoscibile e unico: le contorte storie familiari, le disgrazie, i lutti, le trasgressioni sessuali con abbondanza di travestiti e transgender (compreso un padre che cambia sesso), però depotenziati e aggraziati (non a caso il personaggio chiave si chiama Agrado) a uso del pubblico medio. Questo è il pregio e anche il limite di un film furbissimo e perfetto, un mélo costruito senza il minimo sbandamento, una macchina narrativa irresistibile. Fin troppo.
6. Due notti con Cleopatra. La storia dell’ultima regina dei Tolomei e dei suoi amori romani, ma rivista nella chiave plebeo-ridanciana della commedia popolare all’italiana, quella che veniva direttamente dall’avanspettacolo. La gira Mario Mattoli nel 1953 e il film è a suo modo storico perché è l’incunabolo del mito Sofia Loren, qui nel suo primo ruolo importante. Con lei un altro predestinato alla fama, Alberto Sordi, più il macho Ettore Manni. Sceneggiatura di Ettore Scola e Ruggero Maccari, anche loro destinati a diventare grandi firme.
7. Nemico Pubblico n. 1 – L’ora della fuga. Secondo film del dittico di Jean-François Richet dedicato al fuorilegge francese anni ’60-70 Jacques Mesrine. Stavolta si racconta il consolidarsi del suo mito, le numerose, incredibili evasioni di Mesrine dal carcere, il suo flirtare con i gauchiste e la lotta armata. Performance pazzesca di Vincent Cassel, che lo situa tra i massimi attori europei. Con lui Ludivine Sagnier (una delle mie attrici preferite). Notevole polar. Sceneggiatura del franco- algerino Abdel Raouf Dafri, che di lì a poco avrebbe scritto il capolavoro di Jacques Audiard Un prophète, e che non sbaglia un dialogo. Tra poco vedremo se il Vallanzasca di Michele Placido, che forse non si sarebbe mai fatto senza il successo europeo di Nemico pubblico n. 1, è riuscito  a esserne il corrispettivo italiano.
8. Un bacio appassionato. Dal titolo non si direbbe mai che si tratta di un film di Ken Loach, invece sì, questo Un bacio appassionato (del 2004) porta la firma del maestro inglese del neo-neorealismo proletario. Però un risvolto social-engagé ci dev’essere. Difatti qui si tratta di amore inter-etnico, anzi inter-religioso, insomma attraverso una storia privata si va dritti al cuore di quel problema cruciale che è l’incontro-scontro tra Occidente e Islam. In Un bacio appassionato lui è un ragazzo pakistano cresciuto a Glasgow, di professione dj e però ligio alle regole familiari e di clan. Si innamora di una ragazza iralndese cattolica, e questo cozza contro le regole rigidamente endogamiche dell’una e dell’altra comunità sociale. Insomma, molto interessante. Naturalmente non aspettatevi dal multiculturalista Loach una critica serrata al fondamentaismo islamico. Lui nel suo racconto adotta la par condicio sottolineando equamente la chiusura di entrambe le culture. È Ken Loach, appunto.
9. Love Story. Ci sono film che non sono soltanto un film e vanno oltre i propri limiti e la propria mediocrità. Che intercettano lo spirito di un tempo e lo sanno restituire, pur senza volerlo e pur volendo fare dell’altro. Film che sono un pezzo di storia. Love Story (1970) è fra questi. Guardarlo almeno una volta, commuoversi e ripetere senza vergogna il mantra: amare significa non dire mai mi spiace. (Anche qui, fregarsene delle critiche bacucche)
10. The Blues Brothers. Sì, certo, è il film che ha consolidato il mito di John Belushi, e il migliore a tutt’oggi del suo regista John Landis. Sì, è un film-matrice, da cui tutti hanno preso, generazioni intere di videomaker da Mtv. Certo, ci sono dei numeri musicali irresistibili, massimanente quello di Aretha Franklin, e le divise nere con occhiali neri di Belushi e Akroyd hanno creato più moda e imitazioni loro di centinaia di collezioni di stilisti messe insieme. Eppure a me The Blues Brothers non è mai piaciuto davvero. È che non amo il blues, e anche il soul non mi va tanto giù. Non amo la commedia demenziale e gli sbracamenti tipo ‘Vorrei la pelle nera’, come cantava quello là. Non è il mio cinema, non è il mio film, però doverosamente segnalo.
11. Arizona Junior. Uno dei più lontani e più fragranti film dei frateli Coen (si parla del 1987). Una commedia su una coppia di sciagurati-sprovveduti molto alla Coen (cretini, deficienti, anime candide, schlemiel: il loro cinema ne è pieno) formata da un ex delinquente (Nicolas Cage, allora sopportabile) e una ex poliziotta (Holly Hunter). Siccome non possono avere bambini decidono di rapirne uno. Seguono abbondanti e anche divertenti complicazioni.
12. Ritratto di signora. Una giovane americana si reca al seguito di una zia in Europa, prima in Inghilterra poi a Firenze, dove resterà impigliata in un reticolo di trame e inganni. Da Henry James, uno dei plot così tipicamente suoi di confronto-scontro tra vecchio e nuovo mondo. Dirige Jane Campion dopo il trionfo planetario di Lezioni di piano, scegliendo come protagonista la conterranea Nicole Kidman. Ma qualcosa non funziona in questo pur notevole film. Forse Jane Campion è incompatibile con le sottigliezze e le nervature psicologiche di Henry James, lei è una muscolare dei sentimenti e delle passioni, le ombre, i chiaroscuri, le ambiguità non le si addicono.
13. L’ultima tentazione di Cristo. Un Cristo carnale, e l’ultima tentazione è la Maddalena. Il tutto molto prima dei deliri sullo stesso tema del Codice da Vinci. Allora, 1988, fu preceduto da polemiche feroci, accuse di blasfemia e quant’altro. Così il trambusto finì col sommergere l’opera, firmata pur sempre da un grande come Martin Scorsese. Una lettura revisionistica e modernistica di Cristo, più umano che divino, che allora sembrava avanguardistica e oggi appare vetusta e polverosa. Willem Dafoe è Cristo.
14. La sposa cadavere. Un prodotto con il marchio Tim Burton. Film d’animazione del 2005 girato in stop motion, a raccontare una fiaba d’amore e soprattuto di morte che, come ci si aspetta da Burton, è gotica, dark ed eccentrica. Ispirata a una storia yiddish ma trasposta in una fantastica era vittoriana, con un ragazzo che non riesce a impalmare la sua tizia perché una sposa-cadavere lo trascina agli inferi e lo vuole tenere con sè. Tim Burton lo firma in condominio con Mike Johnson, responsabile della parte più tecnica. Bello, con però il sospetto che Burton sia entrato nella fase matura del manierismo.
15. D’Artagnan e i tre moschettieri. L’ultima trasposizione conosciuta (del 2005) del celeberrimo romanzo di Dumas, un colosso (lui e il romanzo) della letteratura di ogni tempo, detto senza esagerazione alcuna. Una storia talmente irresistibile che ogni prodotto ciematografico o televisivo come questo, che la rimette in scena, merita comunque la visione. Essendo di produzione francese, D’Artagnan e i tre moschettieri è fedele all’esprit dumasiano più di altri simili cappa-e-spada hollywoodiani. Fluviale: dura tre ore buone. Con Emmanuelle Béart perfida Milady.

La classifica prosegue con:
16. Sotto corte marziale, Rai 4, h. 22,40. FREE
17. Hidalgo – Oceano di fuoco, Sky Cinema Max, h. 22,40.
18. Diary of the Dead. Le cronache dei morti viventi, Sky Cinema Max, h. 1,05.
19. Viola di mare, Sky Cinema Italia, h. 22,40.
20. I Vicerè, RaiUno, h. 21,10. FREE
21. La mafia lo chiamava il Santo ma era un castigo di Dio, 7 Gold, h. 21,05. FREE
22. L’organizzazione ringrazia. Firmato il Santo, 7 Gold, h. 23,15. FREE
23. La macchia umana, Rai Movie, h. 21,00. FREE
24. Tango & Cash
, Premium Cinema Energy, h. 21,00.
25. Australia, Sky Cinema Hits, h. 22,55.
26. Apollo 13, Premium Cinema Emotion, h. 23,30.
27. Castaway, la ragazza Venerdì, MGM Channel, h. 0,30.
28. Io vi troverò
, Sky Cinema Hits, h. 21,15.
29. Ti odio, ti lascio, ti…, Cult, h. 22,50.
30. Faccia a faccia, RaiTre, h. 21,05. FREE
Commento su alcuni titoli: Viggo Mortensen dal West va nella penisola arabica per una corsa di cavalli (Hidalgo); l’ultimo e uno dei più interessanti degli zombie-movie di George A. Romero, che stavolta ricorre al mockumentary stile Cloverfield e The Blair Witch Project (Diary of the Dead); un amore tra donne nella Sicilia di fine Ottocento (Viola di mare); un non riuscitissimo film da Philip Roth, con Anthony Hopkins e Nicole Kidman (La macchia umana); due titoli di Roger Moore pre-James Bond, quando era famoso per il personaggio televisivo e poi cinematografico di Simon Templar detto Il Santo; un classico della nostra letteratura diventato film per la regia di Roberto Faenza (I Vicerè). Per saperne di più di ogni film, cliccare il relativo link.

Questa voce è stata pubblicata in cinema, film, film stasera in tv, stasera in tv, tv e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.