FILM STASERA IN TV: gli imperdibili 15 (martedì 11 gennaio 2011)

I migliori quindici film della sera e della notte tv: la scelta è personale. Per vedere la programmazione completa delle varie reti, consultare Film.tv.it. Si prendono in considerazione solo i film che incominciano tra le 21.00 e la 1.0o. Attenzione, la programmazione potrebbe cambiare (prima di vedere un film è meglio controllare, sempre su Film.tv.it, la sua presenza in palinsesto). Buona visione.
La scritta FREE indica i film trasmessi da canali non a pagamento.

1. GIORNO DI FESTA, Sky Cinema Classics, h. 0,40.
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2. Gangs of New York, Cult, h. 23,10.
3. In nome della legge, Sky Cinema Italia, h. 22,55.
4. Heat – La sfida, Premium Cinema Energy, h. 21,00.
5. Il giorno della civetta, Sky Cinema Italia, h. 21,00.
6. Jackie Brown, Premium Cinema Energy, h. 23,55.
7. (500) giorni insieme, Sky Cinema 1, h. 0,50.
8. Delta Force, Sky Cinema Max, h. 0,45.
9. Alice in Wonderland 3D, Sky Cinema 1, h. 21,00.
10. Mezzanotte nel giardino del Bene e del Male, Studio Universal, h. 0,25.
11. Robocop, Rai4, h. 22,45. FREE
12. Bambole russe
, Sky Cinema 1, h. 21,00.
13. Appaloosa, Sky Cinema Hits, h. 0,50.
14. L’appartamento, Sky Cinema Classics, h. 21,00.
15. Lo strano vizio della signora Wardh, Rai Movie, h. 0,55. FREE

Commento:
1. Giorno di festa. Le avventure di un postino allegramente folle in un villaggio francese. Film del 1947 di e con Jacques Tati, in cui l’attore francese mette a punto e codifica la sua comicità non verbale, fatta di corporalità e una mimica facciale da cinema presonoro. Questa è la versione originale a colori, uscita però solo nel 1995. Un omaggio dichiarato a Tati è il cartone animato belga L’illusionista, uscito in Italia in autunno e nominato recentemente anche ai Golden Globe.
2. Gangs of New York. Poderoso film del 2002 di Martin Scorsese sulla immigrazione di metà Ottocento a New York e sulla conseguente, inevitabile nascita e ascesa di gangs etniche (irlandesi, in questo caso) in lotta per il territorio. Capolavoro sfiorato. Scorsese esagera in scrupoli filologici, ricostruisce maniacalmente, anche con l’aiuto dello scenografo Dante Ferretti, gli ambienti e il degrado dei nuovi ghetti, ma sembra non trovare un percorso all’interno di tanti e sovrabbondanti materiali, narrativi e non. Gioca la carta della violenza estrema, quasi animale, tribale, pre-civilizzazione – ed è la parte più interessante –  mettendo al centro del film la figura del Macellaio, il primitivo ras del quartiere, paurosa incarnazione del Male (un possente anche se manierato Daniel Day-Lewis). Gangs of New York non centra il bersaglio forse perché se ne dà troppi (vuol essere un film storico, anzi archeologico e perfino antropologico sulla malavita nascente ma anche epos, romanzo criminale). L’ambizione è quella di essere il nuovo e più colto Padrino, ma non ce la fa a diventare altrettanto epocale. Resta comunque un’opera importante, la cui statura sta crescendo nel tempo. C’è l’attore-feticcio dello Scorsese degli anni Duemila, Leonardo DiCaprio, e c’è Cameron Diaz promossa in una produzione d’autore.
3. In nome della legge. Un Pietro Germi anni Quaranta. Un magistrato distaccato in una piccola pretura della Sicilia (Massimo Girotti) si trova a fronteggiare un boss mafioso: nonostante le intimidazioni lo combatterà senza tirarsi indietro, anche se dovrà fare i conti con con la paura e l’omertà. Il primo film del nostro cinema postbellico sulla mafia, protototipo di infiniti altri che verranno. C’è lo speciale stile di Germi, rude, virile, deciso, assai poco italiano se visto retrospettivamente.
4. Heat – La sfida. Film del 1995 che eleva il suo regista Michael Mann ai vertici di Hollywood. Grande guardie-e-ladri movie con Robert DeNiro che prepara un colpo e Al Pacino che cerca di fermarlo. Per tutti e due è una lotta contro il tempo e i propri limiti. La genialità sta nell’uso delle due massime star maschili di allora, DeNiro e Pacino, confrontandole soprattutto attraverso il serratissimo montaggio.
5. Il giorno della civetta. Uno dei migliori mafia-movie di sempre, diretto da Damiano Damiani nel 1968 da un romanzo di Leonardo Sciascia. Il capitano Bellodi arriva in Sicilia dal Nord, ancora convinto che contro la mafia si possa fare qualcosa. Alla prima occasione, la misteriosa scomparsa di un impresario edile, si dà parecchio da fare con le indagini. Clima omertoso, una donna minacciata e ricattata, testimoni sfuggenti. Finirà con la sconfitta dell’uomo venuto dal Nord. Con un fantastico Franco Nero e una Claudia Cardinale bellissima. Damiani dirige con quel suo modo di fare cinema efficace, spiccio, concreto. Gran film.
6. Jackie Brown. Il Tarantino più sottovalutato e meno amato. Forse perché Jackie Brown veniva dopo l’immenso successo di Pulp Fiction e le aspettative erano smisurate e smodate, e quando arrivò la delusione fu inevitabile. Rivisto serenamente oggi, Jackie Brown ci consegna un Tarantino più che mai strepitoso nell’arte del dialogo e ancora agganciato a una trama solida (il film è tratto, pur prendendosi molte libertà, da un romanzo di Elmore Leonard). Il citazionismo cinefilo c’è ed è ovunque, ma non ancora soverchiante rispetto al plot, come accadrà invece da Kill Bill in poi. Protagonista Pam Grier, diva della blaxploitation anni Settanta adorata da Tarantino e qui usata come puro feticcio. C’è anche Robert DeNiro.
7. (500) giorni insieme. Il goffo titolo italiano purtroppo non rende l’originale (5oo) Days of Summer, ovvero (5oo) giorni di Summer, che non sta per estate ma è il nome della protagonista. O meglio, la ragazza disperatamente amata dal protagonista Tom. Piccola storia d’amore e delusione però senza smancerie, raccontata dalla parte e dal punto di vista di lui, e non di lei, il che è raro per un film di sentimenti (quello che gli americani chiamano romantic comedy). Il film che le donne dovrebbero vedere per capire qualcosa degli uomini. Qui tra Tom e Summer è lui il più innamorato, il lato debole e romantico, quello che vorrebbe una storia seria e duratura, lei invece nicchia, sfugge, si sottrae, non ha voglia di impegnarsi. Si capovolgono i cliché maschili e femminili. I 5oo giorni misurano la durata della storia prima di spezzarsi. Li racconta Tom, saltando su e giù oltre ogni linearità cronologica e narrativa. Si passa dal giorno 300 a quello 25 e così via. Il regista Marc Webb decostruisce, destruttura e ristruttura con grande leggerezza, senza metterla giù dura come certi autori autoreferenziali. Sperimenta, ma racconta anche una storia come si deve che riesce ad appassionarci, a farci sorridere, a immalinconirci un po’. Girato in una Los Angeles quasi umana e vivibile che non sembra Los Angeles. Film del 2009 che negli Usa è stato un gran successo del cinema indie e che in Italia non si è filato nessuno. Peccato. Da vedere. La dedica iniziale rende subito l’idea: “Ogni riferimento a persona vivente è puramente casuale… dico a te, Jenny Beckman, brutta stronza”.
8. Delta Force. Cult assoluto della serata. Action del produttore – qui anche regista – israeliano Menahem Golan, l’uomo che con la sua Cannon Film tra anni Settanta e Ottanta cercò di conquistare il mercato mondiale dei film popolari e di genere. Un gigante del cinema di intrattenimento, un personaggio romanzesco, bigger than life, che il festival di Locarno 2010 ha giustamente celebrato assegnandogli il premio Raimondo Rezzonico per il miglior produttore indipendente. Questo è uno dei suoi film di maggior successo. Delta Force è la squadra di specialisti che riesca a liberare gli ostaggi di un aereo dirottato da terroristi mediorientali. Cast incredibile: Chuck Norris, Lee Marvin e perfino Hanna Schygulla.
9. Alice in Wonderland 3D. Arriva in tv (anche in 3D, per chi ce l’ha) uno dei film di maggiore incasso del 2010. Un Tim Burton che ha diviso anche i suoi appassionati, tra chi lo ritiene l’ennesimo Capolavoro del Maestro e chi una concessione fin troppo cinica alla logica mercantile delle majors. La messinscena è come sempre rutilante e debordante, con sequenze stracolme di segni e oggetti, che non danno tregua all’occhio dello spettatore. Siamo oltre il barocco, e Tim Burton ci consegna la perfetta incarnazione del suo cinema attuale: riduzione del plot a puro pretesto per il gioco dell’immaginazione, inquadrature visivamente sature fino al limite del sopportabile, manierismo e autocitazionismo. Lo spettacolo è grandioso, ma gelido come il Casanova felliniano, senz’anima e anche con un che di malato che disturba. Si dirà: ma è Lewis Carroll, è Alice, se non si sfrena la fantasia qui dov’è che lo si deve fare? Solo che Burton è sì un gran visionario, ma la levità di Lewis Carroll, quella proprio non ce l’ha.
1o. Mezzanotte nel giardino del Bene e del Male. Uno dei film meno amati del Clint Eastwood regista, eppure da porre tra i suoi risultati più alti. Tratto da un romanzo che molto vendette in America, racconta una torbida vicenda ambientata nel torbido e afoso e naturalmente peccaminoso profondo Sud, a Savannah, Georgia. Un signore molto ricco (Kevin Spacey) e di gusti raffinati è accusato di aver ucciso un ragazzo (Jude Law), ma dichiara di averlo fatto per legittima difesa. Un cronista decide di indagare sulla vicenda, e mentre il processo infiamma la città scopre che i due erano amanti. Il macho Eastwood alle prese con una storia di omosessualità vecchia maniera, più alla Tennesseee Williams (difatti siamo nel suo amato Sud) che sintonizzata sull’era del gay pride. E se la cava assai onorevolmente, trattando la sdrucciolevole vicenda con il suo piglio asciutto, depotenziandone la carica melodrammatica ma lasciandone intatta l’ambiguità. Gran riuscita, per un film difficilissimo da tenere in pugno.
11. Robocop. Per combattere la città devastata e infestata dalla criminalità si mette a punto un superpoliziotto metà uomo metà macchina, Robocop. Magnifico film hollywoodiano anni Ottanta, ma sempre molto personale, dell’olandese Paul Verhoeven, che qui porta al massimo grado la sua ossessione heavy-metal e métal hurlant, declinata con quella sua durezza, anche grevità, nordico-fiamminga. Robocop comunica un senso di allarme vero, di disagio che nessun Terminator all-american potrà mai dare.
12. Bambole russe. Sequel del fortunatissimo L’appartamento spagnolo, il film di Cédric Klapisch che celebrava il doppio mito giovanile dell’Erasmus e di Barcellona. Bambole russe riprende il personaggio di Romain Duris qualche anno dopo, ormai nella sua fase post-studentesca, alle prese con il lavoro di sceneggiatore. Divertente, ma non ha la stessa fragranza dell’originale, anche se l’escursione russa è molto ben riuscita. Duris al solito conquista tutte e si lascia conquistare da tutte.
13. Appaloosa. Questo tentativo di Ed Harris, qui regista e attore, di riesumare nel 2008 il caro vecchio western non ha funzionato al box-office. Epppure più passa il tempo e più cresce lo status di Appaloosa presso una nutrita cerchia di estimatori. Grande spettacolo, cinema classico anche se rivisto e modernizzato con innesti di ironia. Ci sono, oltre a Harris, Jeremy Irons e Renée Zellweger. Soprattutto c’è lui, Viggo Mortensen. Come si fa a perderlo?
14. L’appartamento. Il capo cerca un posto tranquillo e discreto per i suoi appuntamenti d’amore, così il solerte contabile gli presta l’appartamento: in cambio avrà trattamenti di favore e avanzamenti di carriera. Finchè un bel giorno l’impiegato vede arrivare la ragazza di cui è innamorato, e tutto cambia. Commedia bittersweet però mai veramente cinica di Billy Wilder. Non è all’altezza dei suoi capolavori, anche se ottenne un successo travolgente e una pioggia di Oscar. Con Jack Lemmon e Shirley MacLaine.
15. Lo strano vizio della signora Wardh. Thriller di Sergio Martino del 1969 con una Edwige Fenech, attrice-feticcio del regista, perseguitata da un maniaco in una Londra parecchio finta. Ci sono nomi noti dei nostri B-movies come George Hilton e il grande Ivan Rassimov, indimenticabile faccia da cattivo scolpita nella pietra. Film seminale dell’italian gialli e fondativo del mito Fenech. Quentin Tarantino lo ama molto, tanto da aver inserito un tema musicale di Lo strano vizio della signora Wardh (di Nora Orlandi!, quella dei 4+4 dei Sanremo-mito) in Kill Bill Vol. 2.

La classifica prosegue con:
16. L’albero del male
, AXN, h. 21,00.
17. La confessione, Premium Cinema Emotion, h 22,35.
18. Sale e pepe: super spie hippy, MGM Channel, h. 21,00.
19. Brothers, Premium Cinema, h. 21,00.
20. I favolosi Baker, 7 Gold, h. 21,05. FREE
21. City Hall, Steel, h. 22,40.
22. Passione fatale, Sky Cinema Mania, h. 0,25.
23. Kaw. L’attacco dei corvi imperiali, Sky Cinema Max, h. 22,45.
24. Gioco d’amore
, Premium Cinema Emotion, h. 0,35.
25. Il passato è una terra straniera, Rai Movie, h. 22,50. FREE
26. L’uomo che fissa le capre
, Sky Cinema Mania, h. 21,00.
27. L’orca assassina, Sky Cinema Classics, h. 23,10.
28. La maschera di ferro, Retequattro, h. 21,10. FREE
29. Il pesce innamorato, Sky Cinema 1, h. 22,55.
30. Baciami ancora, Premium Cinema, h. 22,50.
Commento su alcuni titoli: William Friedkin, il regista dell’Esorcista, torna all’horror con la fosca storia di una baysitter appartenente a una setta dedita ai sacrifici di bambini (L’albero del male); la cinecoppia anni Sessanta Dean Martin-Sammy Davis Jr in trasferta nella Swinging London (Sale e pepe: super spie hippy); un melodramma familiare su un reduce dall’Afghanistan con Natalie Portman, Tobey Maguire e Jake Gyllenhaal (Brothers); una notevolissima romantic comedy, con due fratelli cantanti da night innamorati della stessa donna: loro sono Jeff e Beau Bridges, lei la meravigliosa Michelle Pfeiffer (I favolosi Baker); un horror in cui la parte dei cattivi la fanno gli uccelli: un omaggio a uno dei più paurosi film di Hitchcock (Kaw. L’attacco dei corvi imperiali); intrighi, impegno politico e lotte di potere nel municipio di New York, con Al Pacino sindaco della Grande Mela (City Hall). Per saperne di più di ogni film, cliccare il relativo link.

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