FILM STASERA IN TV: gli imperdibili 15 (mercoledì 12 gennaio 2011)

I migliori quindici film della sera e della notte tv: la scelta è personale. Per vedere la programmazione completa delle varie reti, consultare Film.tv.it. Si prendono in considerazione solo i film che incominciano tra le 21.00 e la 1.0o. Attenzione, la programmazione potrebbe cambiare (prima di vedere un film è meglio controllare, sempre su Film.tv.it, la sua presenza in palinsesto). Buona visione.
La scritta FREE indica i film trasmessi da canali non a pagamento.

1. THE FALL, Sky Cinema Mania, h. 21,00.
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=iO0LYcCoeJY&fs=1&hl=it_IT]
2. La donna che visse due volte, Studio Universal, h. 23,20.
3. Umberto D, Premium Cinema, h. 0,35.
4. Shutter Island, Sky Cinema 1, h. 22,45.
5. The Pusher, Iris, h. 21,05. FREE
6. Una relazione privata, Cult, h. 0,50.
7. Il treno per il Darjeeling, Retequattro, h. 23,45. FREE
8. L’isola del tesoro, Sky Cinema Classics, h. 23,05.
9. Perché quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer?
, Rai Movie, h. 0,15. FREE
10. Il laureato
, Studio Universal, h. 21,00.
11. Waitress – Ricette d’amore, La5, h. 21,10. FREE
12. Le relazioni pericolose, Premium Cinema Emotion, h. 23,05.
13. Turista per caso, Premium Cinema Emotion, h. 21,00.
14. The Rocky Horror Picture Show, Iris, h. 0,30. FREE
15. Nathalie, Cult, h. 23,30.

Commento:
1. The Fall. Il secondo folle, ultravisionario, debordante, incontrollato film di quel gran talento che è l’indiano Tarsem Singh, anzi Tarsem e basta, autore tra i più celebrati di videoclip e spot pubblicitari, che esordì nel cinema maggiore un po’ di anni fa con The Cell: peccato ci fosse l’orrida Jennifer Lopez a rovinare tutto. Scrive il critico Andrea Bruni: «Il Nostro, dopo aver fatto deambulare Jennifer Lopez fra le atrocità ultracool di Serrano e della Sigismondi (The Cell) è tornato a donarci un film, The Fall (2006), che in pratica non ha visto nessuno. Cosa che grida vendetta, visto che ci troviam di fronte ad un’opera sontuosa, che, vivaddio, ha “il coraggio del Kitsch”». E il decano, il venerato mammuth della critica Usa Roger Ebert non si risparmia in elogi: «The Fall è una follia, un’orgia di stravaganze, una caduta in discesa libera che dalla realtà ci conduce verso le rive di mondi incantati. Tarsem ha tirato fuori di tasca propria milioni di dollari per poter realizzare The Fall, girato nell’arco di quattro anni in ben 28 nazioni diverse, ed ha realizzato un’opera che vorrete vedere per il solo fatto che esiste: non vi sarà mai più un altro film come The Fall. Questo film è così audace che ricordandovi di Variety che lo definisce “un progetto vanitoso”, ringrazierete che esista un uomo così vanitoso al punto di realizzare un film come questo… Un’opera “assurda”, certo, ma io sto dalla parte di Werner Herzog quando dice che se non scoviamo nuove immagini, non possiamo che perire». La trama è poco più che un pretesto: uno stuntman paralizzato a causa di un incidente sul lavoro (siamo nella Los Angeles anni Venti) incontra in ospedale una ragazzina ricoverata per un frattura. Per consolarla (ma si scoprirà poi che c’è un secondo fine) incomincia a raccontarle le storie più strane, tutte puntualmente messe in immagini dallo sfrenato Tarsem. Imperdibile. Se il film è circolato almeno un po’, è stato grazie anche a Spike Jonze e David Fincher che l’hanno sostenuto in ogni modo.
2. La donna che visse due volte. Uno dei più bei film della storia del cinema, il miglior Hitchcock di sempre. Se lo metto qui solo al secondo posto è perché l’abbiamo già visto molte volte, ed è meglio lasciare il vertice a un film poco conosciuto che ancora deve farsi largo tra gli spettatori come The Fall. Difficile dire qualcosa su Vertigo (questo il titolo originale, anche se quello italiano non gli è inferiore), film su cui si sono esercitati i critici più acuminati e gli amanti del cinema più passionali degli ultimi decenni, dai Cahiers in giù. Dico solo che Hitchcock qui sfonda tutti i generi e le convenzioni filmiche confezionando un’opera assoluta. Il voyeurismo, la necrofilia, il tema del doppio, la coazione a ripetere, l’ineluttabilità del destino, il sogno dell’immortalità: c’è questo e altro in La donna che visse due volte. James Stewart riesce a conferire levità al suo patologico personaggio, a rendercelo accettabile. Kim Novak nella parte della vita.
3. Umberto D. Il film più spoglio ed essenziale del De Sica neorealista. Straziante, non saprei come definirlo altrimenti. Per molti il capolavoro assoluto del regista. Certo è una delle storie più commoventi che il cinema ci abbia mai consegnato quella del dignitoso signor Umberto, cui una magra pensione non consente più il decoro cui era abituato. Pensa al suicidio, però il fedele cagnolino (bravissimo) lo farà desistere. Ma è la scena di lui ridotto a chiedere l’elemosina a far versare fiume di lacrime. Preparare i fazzoletti.
4. Shutter Island. Quale mistero nasconde quell’isola maledetta? Che cosa succede ai (presunti) malati di mente che vi sono ricoverati? Il detective Leonardo DiCaprio indaga con l’aiuto Mark Ruffalo (però, che coppia). Grandissimo thriller che, chissà perché, è stato maltrattato da gran parte dei critici, in particolare italiani. Forse non si perdona a Martin Scorsese di aver girato un film deliberatamente (anche cinicamente) mirato al box office (e difatti Shutter Island ha incassato molto bene, quasi 300 milioni di dollari worldwide). Ma che importa. Come gira un film lui non lo sa girare nessuno, e anche questo, pur tra qualche eccesso da primo della classe, è da manuale, anzi da lezione di cinema. Poi, scusate, il gran colpo di scena finale io non me l’aspettavo proprio, mi ha spiazzato, pensare che di un thriller azzecco quasi sempre la soluzione a metà. Tratto da un romanzo del Dennis Lehane di Mystic River e The Town, che stavolta crea fantasmi della mente peggiori di ogni tortura fisica. DiCaprio come in Inception pencolante tra realtà e sogno-incubo.
5. The Pusher. Uno spacciatore di alta gamma, mica da marciapiede, con bella casa a Londra e modi garbati e raffinati (Daniel Craig appena prima di James Bond: siamo nel 2005) decide di ritirarsi. Della serie ‘abbiamo già dato’ (e abbiamo già fatto abbastanza soldi e adesso godiamoceli). Ma, come sempre nel noir, quando si prende la decisione di uscire dal giro ecco sbucare sempre qualcuno che ti chiede l’ultimo favore, l’ultimo lavoro, l’ultima carognata che se non la fai peggio per te. Succede puntualmente anche stavolta. Buon film, a me piace molto, soprattutto per le sue atmosfere borghesi che nascondono, un po’ alla Paul Schrader, colpe e peccati, anche dubbi e macerazioni. Firma la regia Matthew Vaughn, già produttore dei primi, bei film di Guy Ritchie e nella vita marito fortunato di Claudia Schiffer.
6. Una relazione privata. A suo tempo – 1999 – ricevette una vagonata di premi (qualcuno anche a Venezia) e piacque parecchio al pubblico delle Art House europee. Lui e lei si incontrano grazie a un annuncio, non si conoscono, non vogliono sapere nulla dell’altro, non raccontano nulla di sè, restano nel più assoluto anonimato: fanno l’amore e basta in una camera d’albergo. Si vedono regolarmente, ma sempre a patto di non svelare mai la propria identità. Idea notevole, difatti il film regge benissimo. Dirige il belga Frédéric Fonteyne, che dopo Una relazione privata si sarebbe un po’ perso. Lei è Nathalie Baye, lui il fantastico Sergi Lopez, naturalmente nella parte di un proletario. Patrice Chéreau girerà qualche anno dopo un film molto simile, Intimacy, vincendo a Berlino. Che si sia ispirato a questo?
7. Il treno per il Darjeeling. Ma che fine ha fatto mamma? È ancora laggiù in qualche ashram? Così tre fratelli newyorkesi uno più bislacco dell’altro, neanche uno dei tre che sia pur lontanamente corrispondente ai canoni della normalità, partono per l’India e da lì in treno vanno alla ricerca della genitrice, che è poi Anjelica Huston. Il viaggio come scoperta ed esplorazione di sè ecc. ecc. Si respira molto clima Tenenbaum, difatti il regista è sempre Wes Anderson, e oltre alla Huston qui rivediamo anche l’adorabile Owen Wilson. Completano il trio di fratelli Adrien Brody e Jason Schwartzman. Che dire? Molto wesandersoniano, con quelle vite deragliate, la famiglia patologica che avvinghia, i ragazzi che restano eterni ragazzi, i genitori vagamente sciagurati. I colori dell’India, così pieni e saturi, fanno una gran figura, come sempre al cinema.
8. L’isola del tesoro. Perfetto esempio di cinema bis, una coproduzione anche italiana del 1971 firmata da noi da Andrea Bianchi, per l’estero da John Hough. Un film di serie, abbastanza qualsiasi, però c’è nella parte di Long John Silver nientemeno che Orson Welles, in una delle sue tante interpretazioni alimentari per tirar su un po’ di soldi. Eppure il talento si manifesta anche qui. Vedere Orson Welles è un’emozione, sempre e a prescindere.
9. Perché quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer? Per chi ama gli italian gialli anni Settanta, questo film dal titolo chilometrico è imperdibile. Edwige Fenech, anno di grazia 1973, è al centro di una trama di ragazze assassinate. Stroncato as usual dalla critica bacchettona, recuperato e perfino osannato dalle fanzine e dai siti horror. Un po’ ingenuo e ruspante per gli standard attuali, però sintomatico di una stagione felice del nostro cinema di genere. Dirige un onesto artigiano come Giuliano Carnimeo.
1o. Il laureato. È un classico, però chissà perhé io non l’ho mai amato. Mi è sempre sembrato di parecchio inferiore ad altri film che in quel periodo, alla fine degli anni Sessanta, cambiarono i connotati a Hollywood traghettando la massima industria cinematografica verso lidi e pubblici più giovani. Easy Rider o M.A.S.H. furon di gran lunga più radicali e innovativi. In fondo, Il laureato è una piccola commedia borghese, o una commedia piccolo-borghese, su un ragazzo che ha una sbandata per la futura suocera. La signora Robinson, ovvero Anne Bancroft, che si infila le calze nere mentre Simon & Garfunkel sussurrano sullo sfondo, ha imprintato l’eros di una generazione, anche se a rivederla oggi fa sorridere. Forse è per questa scena che Il laureato è stato reclutato tra i titoli che hanno fatto la storia del cinema. Dustin Hoffman qui agguanta la celebrità, e non la mollerà più. Alla regia Mike Nichols.
11. Waitress – Ricette d’amore. Film lanciato dal Sundance 2007 su una cameriera con marito violento che, esasperata, si dedica alle ricette di torte sperando con quelle di sfondare e cambiare vita. Chick flick però indie, quindi con il realismo e lo stile sporco del caso. Ma Waitress è diventato un culto per un motivo extrafilmico, la morte della regista Adrienne Shelly pochi giorni dopo che era stato selezionato per il Sundance. Fu uccisa nella sua casa di New York da un vicino dopo una banale discussione di pianerottolo su rumori e disturbi. Il ragazzo, un immigrato clandestino, ha ammazzato la Shelley e poi inscenato un finto suicidio per depistare le indagini. Ma il film ha una sua validità al di là di questa tragedia.
12. Le relazioni pericolose. Sembrava un’impresa disperata portare sullo schermo quel capolavoro di crudeltà settecentesca che è Les Liaisons dangereuses, romanzo epistolare di Choderlos de Laclos in cui una coppia di libertini, per una sfida perversa, cerca di corrompere la più incorruttibile e virtuosa delle signore, Madame de Tourvel. Stephen Frears ci prova (siamo alla fine degli anni Ottanta) e con Le relazioni pericolose vince la scommessa. Grazie alla sceneggiatura di Christopher Hanpton, brillano i dialoghi acuminati e letali tra i due grandi peccatori Valmont e la Marchesa di Merteuil. John Malkovich nel film della vita, anche se eccede in occhiatacce perverse. Glenn Close al suo culmine. Incantevole Michelle Pfeiffer nella parte dell’innocente vittima del complotto. Ma la cosa più stupefacente fu il successo commerciale ottenuto in tutto il mondo. Oggi un film così non resisterebbe in una multisala per più di un weekend.
13. Turista per caso. Film molto anni Ottanta di Lawrence Kasdan, e temo anche molto sopravvalutato. Quel che è rimasto è soprattutto il titolo, diventato proverbiale e anche di più (un programma tv ad esempio). Una coppia borghese, lui William Hurt lei Kathleen Turner, scoppia dopo la morte del figlio. Lui, autore di guide turistiche, si inabissa nel lavoro e nella malinconia, finchè una buffa ed estroversa istruttrice di cani lo farà riaffiorare a una vita meno desolata. Mah. Corretto, ma grigio come il suo protagonista, anche abbastanza sussiegoso. Temo non abbia retto alla distanza. Oscar a Geena Davis, l’istruttrice, come best supporting actress.
14. The Rocky Horror Picture Show. Non sono un fan del film, non sono mai andato qui a Milano al cinema Mexico a ballare e cantare quando lo proiettavano a mezzanotte (e la cosa è andata avanti per anni). Sorry, non ho mai trovato travolgente questa storia gothic-punk gay e bisessuale e transgender con musica, un prodotto finto-underground e in realtà medio e mainstream. Un film molto anni Settanta e a mio parere datatissimo. Però TRHPS è, per legioni di fan, un culto vero, un culto assoluto. Dunque doverosamente segnalo.
15. Nathalie. Fanny Ardant in crisi con il marito Depardieu, assolda una prostituta (Emmanuelle Béart) e la infila nel letto di lui: per rivivere atttraverso di lei il riaccendersi della passione, per sorvegliare lui attraverso di lei. Cerebrale. Morboso. Francese. Diretto da una donna, Anne Fontaine.

La classifica prosegue con:
16. Quel treno per Yuma
, Retequattro, h. 21,10. FREE
17. Largo Winch
, Rai4, h. 21,10. FREE
18. The Defiance
, Sky Cinema Hits, h. 23,05.
19. Fucking Åmål – Mostrami l’amore
, Rai Movie, h. 22,45. FREE
20. Dog Soldiers, Fantasy Channel, h. 22,00.
21. Per amare Ofelia, Sky Cinema Italia, h. 23,00.
22. Human Traffic, Iris, h. 23,00. FREE
23. Dark Summer
, Rai 4, h. 0,20. FREE
24. Men in Black
, Sky Cinema 1, h. 21,00.
25. Birdy – Le ali della libertà, Sky Cinema Classics, h. 21,00.
26. Kate & Leopold, Sky Cinema Family, h. 21,00.
27. Cop Land, Premium Cinema Energy, h. 21,00.
28. Il figlio più piccolo, Premium Cinema, h. 22,45.
Commento su alcuni titoli: Il remake di un western classico degli anni Sessanta, stavolta con la coppia Christian Bale e Russell Crowe, che però non carburano come dovrebbero (Quel treno per Yuma); un gruppo di ebrei si dà alla macchia e alla guerriglia contro i tedeschi che avanzano in Russia (The Defiance); in un paesino svedese, due ragazze si innamorano, ed è scandalo anche se siamo in Scandinavia (Fucking Åmål); l’action-fantascientifico che portò in cima agli incassi Will Smith e Tommy Lee Jones (Men in Black); il penultimo Pupi Avati (Il figlio più piccolo). Per saperne di più di ogni film, cliccare il relativo link.

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