FILM STASERA IN TV: gli imperdibili 15 (sabato 15 gennaio 2011)

I migliori quindici film della sera e della notte tv: la scelta è personale. Per vedere la programmazione completa delle varie reti, consultare Film.tv.it. Si prendono in considerazione solo i film che incominciano tra le 21.00 e la 1.0o. Attenzione, la programmazione potrebbe cambiare (prima di vedere un film è meglio controllare, sempre su Film.tv.it, la sua presenza in palinsesto). Buona visione.
La scritta FREE indica i film trasmessi da canali non a pagamento.

1.
COME ERAVAMO, Cult, h. 21,00.
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=QsDlm25uKr4&fs=1&hl=it_IT]
2. La casa dei giochi, MGM Channel, h. 22,55.
3. Il fiume rosso, Sky Cinema Classics, h. 22,55.
4. Il fiore del male, Cult, h. 1,00.
5. Demoni, Rai Movie, h. 0,25. FREE
6. Il sospetto di Francesco Maselli, La7, h. 0,25. FREE
7. Irina Palm – Il talento di una donna inglese
, Rai Movie, h. 22,40. FREE
8. Drag Me to Hell, Sky Cinema Max, h. 21,00.
9. Explorers, Sky Cinema Mania, h. 0,40.
10. Amabili resti, Sky Cinema 1, h. 0,40.
11. Che fine hanno fatto i Morgan?
, Sky Cinema 1, h. 21,00.
12. Il fiume del grande caimano, Sky Cinema Italia, h. 0,30.
13. Vogliamo i colonnelli
, Sky Cinema Italia, h. 21,00.
14. Blindato!, Sky Cinema 1, h. 22,50.
15. Doringo!, MGM Channel, h. 21,00., Cult, h. 21,00.

Commento:
1. Come eravamo. Uno dei più bei film d’amore di sempre, e il mio preferito. Lo gira nel 1973 Sydney Pollack, realizzando un sensazionale successo commerciale, con una colonna sonora che da allora non ci ha più lasciato. Lui, Robert Redford, è un wasp bello e quasi naturalmente destinato al successo. Lei, Barbra Streisand (magnifica, nella sua migliore interpretazione), è una ragazza ebrea povera ma volitiva che con enormi sacrifici, talento e dedizione riesce a entrare al college. Si conoscono a un comizio di lei, militante comunista. Siamo alla fine degli anni Trenta, Katy è interventista, lotta per la partecipazione degli Stati Uniti alla guerra in Europa contro la Germania nazista. Hubbel è disimpegnato, svagato, anche sfuggente. Ma è attratto dall’energia di lei. Si mettono insieme. La storia andrà avanti tra su e giù fino agli anni Sessanta, attraversando la guerra, il dopoguerra, la carriera di lui a Hollywood come sceneggiatore. Finché si lasceranno. Sono troppo diversi, sono socialmente diversi, appartengono a culture diverse. Si sforzano entrambi di superare la barriere che li separano, ma non ce la fanno, non ce la possono fare. È questa la lezione di Come eravamo, che il peso dei ruoli sociali è più forte di ogni sforzo individuale, di ogni passione. Un film straziante sull’impossibilità di amarsi. Perché, oltre alla divisione sociale, tra lui e lei qui c’è un’altra barriera, forse la più invalicabile: Hubbel è bello, bellissimo, Katy no. Prima o poi lui non potrà che andarsene, è una legge inesorabile (e mi viene in mente Jennifer Aniston mollata da Brad Pitt per Angelina). Il razzismo della bellezza è il peggiore, il più duro. Come eravamo è un film d’amore-non amore esemplare, che sfugge al melodramma e al tradizionale racconto di sentimenti. Il regista Sidney Pollak e lo sceneggiatore Arthur Laurents ne fanno un affresco storico focalizzato su una coppia, anche una spietata riflessione sulle forze esterne che sovrastano una storia fino a schiacciarla e distruggerla. Quella di Come eravamo, soprattutto della prima parte, sembra un’America ormai lontana, remota, e però, vedendo The Social Network su un caso così recente e attuale come Facebook, ci si rende conto che quelle barriere sociali al college tra wasp e gli altri, tra wasp e ebrei middle class, esistono ancora e contano ancora, eccome se contano.
2. La casa dei giochi. Una psicanalista e un truffatore. Lui, Joe Mantegna, ha abbastanza charme da intrigarla e coinvolgerla nel suo mondo. Lei, Lindsay Crouse (allora, 1987, moglie di Mamet), è abbastanza curiosa e anticonformista da farsi coinvolgere e accettare un giro nei bassifondi. Incomincia una partita tra loro due, forse una guerra, con inganni, doppi giochi, spettacolari rovesciamenti di fronte. Chi manipola chi? Un thriller psicologico, avvincente come pochi. Rivisto oggi, un film dalla costruzione perfetta, da manuale.
3. Il fiume rosso. Back to classics. Vertice assoluto del western americano. Howard Hawks mette in scena prima l’affetto tra due uomini di diverse generazioni, un maturo allevatore e un ragazzo che potrebbe essere suo figlio, e poi il conflitto – tra complesso di Edipo e complesso di Crono – tra di loro. Il tutto tra maestosi paesaggi e con mandrie di migliaia bufali da portare laggiù, al mercato di Abilene. John Wayne e Montgomery Clift sono i due maschi alfa antagonisti. Meraviglioso.
4. Il fiore del male. Veleni e conflitti all’interno di una famiglia borghese di Bordeaux, capitanata dalla matriarca Suzanne Flon, nome leggendario del cinema francese. Alla regia – chi se no? – Claude Chabrol, che firma uno dei suoi memorabili film (siamo nel 2002) sui vizi e le tare nascoste dietro le facciate dei palazzi rispettabili. Vedere al lavoro Chabrol, uno dei padri fondatori della Nouvelle Vague, è sempre un piacere, per come sa dipanare le vicende dei suoi personaggi e metterle in scena: con una clarté e una (apparente) linearità tutte francesi, da uomo dei lumi. Anche se ad attrarlo sono le ombre.
5. Demoni. Attenti, non indossate quella maschera, diventereste dei demoni. Che è quanto succede agli sventurati interpreti di questo film che, prodotto da Dario Argento, rivelò nel 1985 il talento registico di un ragazzo con il cinema horror nel dna, Lamberto Bava, figlio del grande Mario. Buonissimo successo, anche sui mercati esteri, e film subito adottato dai fan del genere come uno dei migliori horror mai realizzati dal nostro cinema.
6. Il sospetto di Francesco Maselli . Sì, con nome e cognome del regista inglobato nel titolo: la major americana che deteneva i diritti del Sospetto di Hitchcock proibì l’uso del titolo, sicchè non si trovò di meglio che aggiungere “di Francesco Maselli”. Puro cinema politico italiano anni Settanta, film indigeribile al medio spettatore di oggi eppure sintomo di un’epoca, di un passaggio storico, di una certa sensibilità filmica. A suo modo, un reperto archeologico da studiare. Con Gian Maria Volontè, attore-feticcio di quel cinema e di quel tempo, che qui è un esule antifascista e comunista degli anni Trenta che il partito rimanda segretamente in Italia perché con la sua presenza attiri in trappola chi si è infiltrato nella cellula clandestina. Ombre, paranoie, doppi giochi. E i demoni stalinisti del sospetto al lavoro. Forse il miglior risultato di Citto Maselli. Ci sono anche Renato Salvatori e Annie Girardot, allora coppia anche nella vita (si erano conosciuti sul set del mitologico Rocco e i suoi fratelli di Visconti).
7. Irina Palm – Il talento di una donna inglese. Uno di quei film inglesi furbetti che, partendo da un’idea superficialmente trasgressiva, confezionano poi una storia alla fin fine molto media e molto accettabile e spesso di ottimo esito commerciale. Esempi: gli operai spogliarellisti di Full Monty, la casalinga coltivatrice di marijuana di L’erba di Grace, il figlio di minatori che vuol fare il ballerino classico di Billy Elliott, le mature signore che si spogliano di Calendar Girls. Lo schema è sempre lo stesso: rovesciare una convenzione e buttare il tutto in commedia. Qui la (finta) trasgressione sta nel prendere una nonna, che è poi la veramente mitica Marianne Faithfull, cantante meravigliosa dalla voce arrochita e della vita spiegazzata come poche, e farle fare addirittura la masturbatrice di professione. In cerca di soldi per il nipotino gravemente ammalato (De Amicis! Dickens!) risponde a un annuncio e si ritrova a esercitare quel mestiere in un peep-show, manipolando i clienti attraverso un glory hole, e il suo tocco è così fatato da farla diventare subito richiestissima. Materia greve, che Irina Palm, grazie anche alla sua interprete, risolve con una certa leggerezza. Film premiatissimo, però inesorabilmente sopravvalutato.
8. Drag Me to Hell. Christine lavora in banca e un giorno ha la pessima idea di negare un prestito a una zingara. Riceverà in cambio una maledizione che le cambierà la vita e la trascinerà in gorghi sempre più infernali. Sam Raimi, dopo la lunga parentesi mainstream con Spider-Man e squel, torna nel 2009 alla sua vocazione primaria, che è quella horror, vocazione che lo aveva portato a realizzare a suo tempo un film-spartiacque del genere come La casa. Drag me to Hell spaventa e avvince, è un prodotto pienamente all’altezza della fama del suo regista. Certo, ricorrere ancora allo stereotipo della zingara apportatrice di sventure e malefizi fa molto feuilleton ottocentesco, anzi opera verdiana, e non è per niente politically correct. Uno sforzo in più per trovare una soluzione di sceneggiatura meno sdata lo si poteva anche fare.
9. Explorers. Un gruppo di ragazzini costruisce un’astronave e cerca di stabilire un contatto con gli alieni. Film dell’85, resta uno dei migliori esiti di sempre di Joe Dante, anche se la produzione lo manipolò fino a quasi compromettere le intenzioni iniziali del regista. Tra i protagonisti anche il povero River Phoenix.
1o. Amabili resti. Peter Jackson torna nel 2009, dopo la trilogia del Signore degli anelli e King Kong, a un piccolo film con una piccola storia. Sceglie uno strano romanzo di Alice Sebold, dove una ragazzina quattordicenne violentata e uccisa sorveglia dall’al di là i familiari in cerca di giustizia e anche di vendetta. Forse è questa dimensione surreal-metafisica ad aver intrigato Jackson, certo è quella che distacca Amabili resti dalla prevedibilità. Il film, dichiaratamente ambizioso e molto atteso, ha deluso però le aspettative e si è rivelato uno di quei dignitosi insuccessi fatti di mezze critiche positive-negative e incassi medi tendenti al basso. La confezione è comunque impeccabile, e una visione televisiva il film la merita sicuramente.
11. Che fine hanno fatto i Morgan? Testimone di un omicidio, una coppia newyorkese di usi e costumi tipicamente metropolitani è costretta a entrare in un programma di protezione e a trasferirsi in un posto molto country nello Wyoming. Per i due super-manhattaniani sarà uno shock ritrovarsi a che fare con bovari, vacche e ruvide abitudini di vita. Commedia dell’anno scorso non travolgente, però l’idea dei cittadini che finiscono in campagna è sempre un buon motore di comicità (come del resto quella speculare dei campagnoli in città). Lei è Sarah Jessica Parker con molte rughe, lui è uno Hugh Grant unb po’ bollito, ma insomma, il film si lascia vedere, basta non aspettarsi Billy Wilder.
12. Il fiume del grande caimano. Un B-movie italico diretto da Sergio Martino sull’ennesimo animale-mostro che, sloggiato dalla sua quiete naturale dall’avidità umana (in questo caso: speculazione), attacca e fa strage. Il prototipo è Lo squalo di Spielberg, qui invece c’è un caimano, animale totem di una tribù centroamericana che si ribella contro un villaggio turistico e i suoi occupanti. Poveristico, ma efficace. Perfetto esempio di quel che è stato il nostro cinema-bis, nel bene (la creatività, l’arte di arrangiarsi) e nel male (la riproduzione di modelli filmici altrui).
13. Vogliamo i colonnelli. Non il miglior Mario Monicelli, che nel 1973 mette in burla le smanie golpistiche di qualche alto ufficiale dell’esercito italiano magari stregato dai vicini colonnelli greci (il cui regime crollerà di lì a qualche anno). Film esagerato, da vedere solo come sintomo dei tempi, di quegli anni Settanta in cui le paranoie complottistiche serpeggiavano nel corpo profondo della nazione e dilagavano i sospetti su oscure trame della Cia e di militari e servizi più o meno deviati. Anni pessimi, altro che provarne nostalgia.
14. Blindato. Alcune guardie giurate organizzano una rapina ai danni dell’azienda che dovrebbero proteggere. Sarà solo l’inizio di una serie di colpi di scena. Ottimo action dell’anno scorso prodotto da Sam Raimi e diretto da Nimród Antal, il talento statunitense-magiaro che qualche anno prima aveva firmato l’insolito Kontroll, tutto ambientato nei budelli di una metropolitana. Matt Dillon, Jean Reno e Lawrence Fishburne sono gli interpreti.
15. Doringo! Western hollywoodiano del 1965 diretto da un oscuro routinier come Arnold Laven, ma che ha il pregio di una sceneggiatura dell’allora non ancora famoso Sam Peckinpah, che è il vero motivo per cui vale la pena vederlo. C’è però anche una coppia di attori interessanti, James Caan e Senta Berger, bellissima.

La classifica prosegue con:
16. Darkman
, Studio Universal, h. 23,25.
17. Amici per la morte, Premium Cinema, h. 23,35.
18. Il bacio del serpente
, Sky Cinema Mania, h. 21,00.
19. Hulk
, Premium Cinema Energy, h. 21,00.
20. Sorvegliato speciale, AXN, h. 22,50.
21. Transformers, Sky Cinema Max, h. 22,50.
22. Dave – Presidente per un giorno, Studio Universal, h. 21,00.
23. Robin e Marian, Sky Cinema Classics, h. 21,00.
24. La regola del sospetto, Retequattro, h. 21,10. FREE
25. A distanza ravvicinata, Rai4, h. 21,20. FREE
26. I tromboni di Fra’ Diavolo, Sky Cinema Italia, h. 22,45.
27. Sette anime, Sky Cinema Hits, h. 21,15.
Commento su alcuni titoli: Sam Raimi alle prese con un eroe del fantastico molto, molto prima di occuparsi di Spider-Man: siamo ancora nel 1990, infatti, e l’eroe stavolta è Liam Neeson (Darkman); un film così simile ai Giardini di Compton House di Greenaway da sembrarne quasi un remake: anche qui un giovane artista deve occuparsi del giardino di un aristocratico nell’Inghilterra tra Sei e Settecento: con Ewan McGregor (Il bacio del serpente); il primo Hulk, quello generosamente sbagliato da Ang Lee, con Eric Bana nel title-role; prison-movie con un Sylvester Stallone maltrattato da Donald Sutherland, direttore carogna del carcere (Sorvegliato speciale); uno dei film-popcorn di maggiore incasso degli ultimi anni (Transformers). Per saperne di più di ogni film, cliccare il relativo link.

Questa voce è stata pubblicata in cinema, film, film stasera in tv, stasera in tv, tv e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.