FILM STASERA IN TV: gli imperdibili 15 (martedì 18 gennaio 2011)

I migliori quindici film della sera e della notte tv: la scelta è personale. Per vedere la programmazione completa delle varie reti, consultare Film.tv.it. Si prendono in considerazione solo i film che incominciano tra le 21.00 e la 1.0o. Attenzione, la programmazione potrebbe cambiare (prima di vedere un film è meglio controllare, sempre su Film.tv.it, la sua presenza in palinsesto). Buona visione.
La scritta FREE indica i film trasmessi da canali non a pagamento.

1. SALVATORE GIULIANO, Sky Cinema Italia, h. 21,00.
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=5BDFCHpKM6Q&fs=1&hl=it_IT]
2. The Fall, Sky Cinema Mania, h. 22,20.
3. Come eravamo
, Cult, h. 23,45.
4. Mio zio (Mon Oncle), Sky Cinema Classics, h. 0,50.
5. Serpico
, Iris, h. 21,05. FREE
6. Il caso Mattei, Sky Cinema Italia, h. 23,05.
7. Quella sporca dozzina, 7 Gold, h. 21,05. FREE
8. Nemico pubblico n. 1 – L’istinto di morte, Sky Cinema 1, h. 0,15.
9. Cassandra Crossing, Sky Cinema Classics, h. 21,00.
10. The Interpreter, Studio Universal, h. 21,00.
11. Oxford Murders – Teorema di un delitto, Premium Cinema Energy, h. 0,40.
12. Shakespeare in Love, Premium Cinema Emotion, h. 22,45.
13. Slevin – Patto criminale
, Sky Cinema 1, h. 22,20.
14. Le pistolere, Sky Cinema Classics, h. 23,15.
15. Miriam si sveglia a mezzanotte, Cult, h. 0,55.

Commento:
1. Salvatore Giuliano. Della serie: quando il cinema italiano era grande e rispettato ovunque. Salvatore Giuliano, anno 1962, è uno dei primi film della carriera registica di Francesco Rosi e per molti il suo punto più alto. Abbagliante bianco e nero (Rosi chiese al direttore della fotografia Gianni di Venanzio di usare tre toni diversi di B/N), ricostruisce tra l’epico e il docu la complessa vicenda del bandito Giuliano nella Sicilia tra guerra e dopoguerra, sostenendo la tesi che fosse manipolato e manovrato da forze esterne. Un film che sarà modello e lezione per il successivo cinema d’impegno di tutto il mondo. Mai noioso, anche perché scritto da sceneggiatori che conoscevano il mestiere, tra cui la grande Suso Cecchi d’Amico scomparsa qualche mese fa.
2. The Fall. Il secondo folle, ultravisionario, debordante, incontrollato film di quel gran talento che è l’indiano Tarsem Singh, anzi Tarsem e basta, autore tra i più celebrati di videoclip e spot pubblicitari, che esordì nel cinema maggiore un po’ di anni fa con The Cell: peccato ci fosse l’orrida Jennifer Lopez a rovinare tutto. Scrive il critico Andrea Bruni: «Il Nostro, dopo aver fatto deambulare Jennifer Lopez fra le atrocità ultracool di Serrano e della Sigismondi (The Cell) è tornato a donarci un film, The Fall (2006), che in pratica non ha visto nessuno. Cosa che grida vendetta, visto che ci troviam di fronte ad un’opera sontuosa, che, vivaddio, ha “il coraggio del Kitsch”». E il decano, il venerato mammuth della critica Usa Roger Ebert non si risparmia in elogi: «The Fall è una follia, un’orgia di stravaganze, una caduta in discesa libera che dalla realtà ci conduce verso le rive di mondi incantati. Tarsem ha tirato fuori di tasca propria milioni di dollari per poter realizzare The Fall, girato nell’arco di quattro anni in ben 28 nazioni diverse, ed ha realizzato un’opera che vorrete vedere per il solo fatto che esiste: non vi sarà mai più un altro film come The Fall. Questo film è così audace che ricordandovi di Variety che lo definisce “un progetto vanitoso”, ringrazierete che esista un uomo così vanitoso al punto di realizzare un film come questo… Un’opera “assurda”, certo, ma io sto dalla parte di Werner Herzog quando dice che se non scoviamo nuove immagini, non possiamo che perire». La trama è poco più che un pretesto: uno stuntman paralizzato a causa di un incidente sul lavoro (siamo nella Los Angeles anni Venti) incontra in ospedale una ragazzina ricoverata per un frattura. Per consolarla (ma si scoprirà poi che c’è un secondo fine) incomincia a raccontarle le storie più strane, tutte puntualmente messe in immagini dallo sfrenato Tarsem. Imperdibile. Se il film è circolato almeno un po’, è stato grazie anche a Spike Jonze e David Fincher che l’hanno sostenuto in ogni modo.
3. Come eravamo. Uno dei più bei film d’amore di sempre, e il mio preferito. Lo gira nel 1973 Sydney Pollack, realizzando un sensazionale successo commerciale, con una colonna sonora che da allora non ci ha più lasciato. Lui, Robert Redford, è un wasp bello e quasi naturalmente destinato al successo. Lei, Barbra Streisand (magnifica, nella sua migliore interpretazione), è una ragazza ebrea povera ma volitiva che con enormi sacrifici, talento e dedizione riesce a entrare al college. Si conoscono a un comizio di lei, militante comunista. Siamo alla fine degli anni Trenta, Katy è interventista, lotta per la partecipazione degli Stati Uniti alla guerra in Europa contro la Germania nazista. Hubbel è disimpegnato, svagato, anche sfuggente. Ma è attratto dall’energia di lei. Si mettono insieme. La storia andrà avanti tra su e giù fino agli anni Sessanta, attraversando la guerra, il dopoguerra, la carriera di lui a Hollywood come sceneggiatore. Finché si lasceranno. Sono troppo diversi, sono socialmente diversi, appartengono a culture diverse. Si sforzano entrambi di superare la barriere che li separano, ma non ce la fanno, non ce la possono fare. È questa la lezione di Come eravamo, che il peso dei ruoli sociali è più forte di ogni sforzo individuale, di ogni passione. Un film straziante sull’impossibilità di amarsi. Perché, oltre alla divisione sociale, tra lui e lei qui c’è un’altra barriera, forse la più invalicabile: Hubbel è bello, bellissimo, Katy no. Prima o poi lui non potrà che andarsene, è una legge inesorabile (e mi viene in mente Jennifer Aniston mollata da Brad Pitt per Angelina). Il razzismo della bellezza è il peggiore, il più duro. Come eravamo è un film d’amore-non amore esemplare, che sfugge al melodramma e al tradizionale racconto di sentimenti. Il regista Sydney Pollack e lo sceneggiatore Arthur Laurents ne fanno un affresco storico che ruota intorno a una coppia, una disincantata riflessione sulle forze esterne che sovrastano un amore fino a schiacciarlo e distruggerlo. Quella di Come eravamo, soprattutto della prima parte, sembra un’America ormai lontana, remota, e però, vedendo The Social Network su un caso così recente e attuale come Facebook, ci si rende conto che quelle barriere sociali al college tra wasp e gli altri, tra wasp e ebrei middle class, esistono ancora e contano ancora, eccome se contano.
4. Mio zio (Mon Oncle). Monsieur Hulot va in città a casa della sorella, magione dotata di ogni comfort della modernità (ma quella di allora, 1958), da cui rimane sconvolto e rispetto a cui resta antropologicamente estraneo. Tra lui e gli oggetti sarà guerra, ma nascerà un’alleanza con il nipotino, che preferisce il mondo rétro dello zio alle infernali, nuove macchinerie di cui è circondato. Jacques Tati gira il suo Tempi moderni, con garbo appena polemico, in quello stile lieve, aereo e surreale-giocoso che gli è proprio. Oscar come migliore film straniero. Io, che non sono un gran fan di Tati, lo ritengo il suo film migliore, anche se intessuto di nostalgie ruraliste e poveriste a tratti fastidiose.
5. Serpico. Il primo, vero poliziottesco americano, diretto da un Sidney Lumet in forma smagliante e con un Al Pacino strabordante nell’interpretazione che farà di lui una star popolare a tutte le latitudini. Produce, con grandissimo fiuto, Dino De Laurentiis da poco sbarcato in America (è il 1973), che subito intuisce le potenzialità di questa storia vera di un poliziotto di strada parolacciaro e coatto ma di gran cuore che cerca di lottare contro la corruzione del suo dipartimento, e dovrà amaramente imparare come va il mondo. Serpico che si travesta da tossico frikkettone è indimenticabile. Tutto il poliziottesco trucido di Tomas Milian (Monnezza, Gobbo ecc.) viene da qui e ha Pacino-Serpico come modello di riferimento.
6. Il caso Mattei. Un altro Francesco Rosi, trasmesso stasera da Sky Cinema Italia in abbinata con Salvatore Giuliano. Il caso Mattei, Palma d’Oro a Cannes 1972 ex aequo con La classe operaia va in paradiso di Elio Petri (che tempi per il cinema italiano, entrambi i film erano interpretati da Gian Maria Volontè), ricostruisce l’irresistibile ascesa di un uomo della provincia italiana quale Mattei al rango di signore mondiale del petrolio con il suo Eni. Un personaggio bigger than life, scomparso poi vicino a Pavia in un incidente occorso all’aereo privato su cui viaggiava. Incidente che ha sollevato inumerevoli ipotesi e scatenato dietrologie e vari complottismi. La vulgata vuole che fosse una congiura di quei potentati del petrolio cui Mattei, con la sua strategia di apertura verso i paesi produttori, aveva dato parecchio fastidio. Il film sposa questa conspiracy theory, come peraltro andava di moda in quei primi anni Settanta. Vista oggi, è la parte più ideologica, datata e caduca di un film che invece nei suoi momenti migliori resta un vigoroso esempio di biopic girato secondo le regole del cinema civile all’italiana. Quel cinema di cui Rosi è stato maestro indiscusso.
7. Quella sporca dozzina. Uno di quei film di cui solo con il passare del tempo cogliamo pienamente l’importanza, e l’influenza che hanno avuto su tanto cinema successivo. Questo bellico particolare e anomalo viene diretto dal robusto Robert Aldrich nel 1967 ed è tra i primi a tentare una lettura non agiografica della Seconda vittoriosa Guerra mondiale. Bisogna preparare lo sbarco in Normandia e sabotare un castello che è quartier generale e luogo di riposo, vizi e delizie dell’alto comando tedesco. Ma la missione è ai limiti dell’impossibile. Così si promette la libertà a dodici galeotti se accetteranno di far parte del commando. La peggior feccia si riscatterà attraverso il sangue, il sudore e l’eroismo, nel fango della più sporca guerra che si possa immaginare. Meraviglioso, con una squadraccia di attori da vertigine, Ernest Borgnine, John Cassavetes, Jim Brown, Lee Marvin, Telly Savalas, Donald Sutherland. Imprescindibile. Inglorious Basterds di Tarantino deve molto più a questo sublime prototipo firmato Aldrich che a Quel maledetto treno blindato di Castellari, come invece si è detto più volte.
8. Nemico pubblico n. 1 – L’istinto di morte. Il primo dei due film del 2008 interpretati da Vincent Cassel sul bandito francese anni 60-’70 Jacques Mesrine. Uno che con le sue imprese tenne banco sui media e flirtò anche con le frange rivoluzionarie anti-sistema. Una figura con qualche analogia con il nostro Vallanzasca. Il dittico firmato dal regista Jean-François Richet è un risultato grandissimo, che testimonia di quanto il polar, il crime-movie alla francese, sia in forma smagliante. Occhio, la sceneggiatura più vera del vero è del franco-algerino Abdel Raouf Dafri, autore anche dello script di quel capolavoro che è Un prophète di Jacques Audiard. Vincent Cassel è semplicemente monumentale, in una perfomance di virtuosismo mimetico che richiama quelle di Volontè. Accanto a lui c’è Cécile de France, la giornalista di Hereafter di Clint Eastwood, qui amica-amante-complice di Mesrine.
9. Cassandra Crossing. Ognuno ha i suoi guilty pleasure, il mio (uno dei miei) è Cassandra Crossing. Ogni volta che lo ridanno cerco di non perdermelo. Causa presenza di virus letale, blindano un treno con dentro gli incolpevoli passeggeri e lo mandano verso l’abisso. Richard Harris e una Sofia Loren ultraquarantenne nel suo ultimo film da vamp (poi passerà ad altri ruoli) cercheranno di fermarlo e di salvare i compagni di viaggio. Incrocio dei generi catastrofico e apocalittico. Molto, molto anni Settanta. Fantastico.
1o. The Interpreter. Da recuperare, questa spy-action-story che è stata a metà del decennio scorso un enorme flop per il suo regista, Sydney Pollack, e per i due interpreti, allora entrambi al massimo della carriera, Sean Penn e Nicole Kidman. Forse a decretare l’insuccesso di The Interpreter fu l’antipatia di massa per Nicole, troppo bella, troppo brava, troppo premiata perché potesse passarla liscia: in qualche modo quella parte oscura, profonda del pubblico che cova odi, amori e risentimenti verso gli idoli della società-spettacolo, gliela doveva far pagare. Invece, rivisto serenamente, The Interpreter è un buon thriller benissimo girato, molto hitchcockiano (Intrigo internazionale), con quella sua protagonista ragazza qualunque – una interprete dell’Onu che ha la malasorte di sentire una conversazione compromettente – coinvolta in un gioco più grande di lei.
11. Oxford Murders – Teorema di un delitto. Strano film per più motivi. Innanzitutto è l’esordio qualche anno fa di Alex De La Iglesia, il regista iberico di Crimen perfecto e del due volte premiato a Venezia Balada triste de trompeta, in una produzione di lingua inglese. Poi si tratta di un thriller anomalo, con la chiave del mistero nascosta tra inaccessibili teorie matematiche. Il libro dell’argentino Guilermo Martinez, da cui il film è tratto, me lo ricordo non molto appassionante ma insolito e ben costruito. Tutto si svolge tra le mura secolari di un college inglese, interpreti John Hurt e Eljiah Wood. Ma è la regia di Alex De La Iglesia l’elemento di attrazione. Il plot non è molto congeniale ai suoi slittamenti nel trucido-horror-granguignolesco, ma proprio per questo De La Iglesia è costretto ad astenersi (e meno male) dai suoi eccessi di sgradevolezza insostenibile.
12. Shakespeare in Love. L’amore di Shakespeare per una sua attrice (ma che si traveste da uomo per poter recitare, visto che alle donne a quei tempi era proibito). Falso storico, però gradevole. Di quei film inglesi di erudizione e divulgazione, ma in chiave leggera e pop. Il film lanciò Joseph Finnies, fratello di Ralph. Oscar esagerato a Gwyneth Paltrow (evidentemente quell’anno la concorrenza non era agguerritissima)
13. Slevin – Patto criminale. Un ragazzo si ritrova per colpa di un malaugurato  scambio di identità a essere braccato da alcuni killer e costretto a lottare letteralmente per la sopravvivenza. L’uomo qualunque in una situzione che lo sovrasta: una storia già letta e vista, che il regista Paul McGuigan affronta puntando sprattutto sullo stile e i dettagli. Il protagonista, un Josh Hartnett faccia di pietra che ricorda il giovane Charles Bronson, soffre di frigidità emotiva e non riesce a esprimere, anche somaticamente, ciò che sente. I personaggi, gente alla deriva e ai bordi, ricordano certe figure di Tarantino, come tarantiniana è la violenza scenografica. Il risultato è buono anche se non originale. Ma è un film che merita di essere visto, e parecchio sottovalutato.
14. Le pistolere. Western girato nel 1971 dal regista francese pre-Nouvelle Vague Christian-Jaque. A dominare la scena è una coppia femminile da urlo, Brigitte Bardot e Claudia Cardinale, che da sole meritano la visione.
15. Miriam si sveglia a mezzanotte. Esordio di Tony Scott, è un film che come pochi sa restituire il gusto dei primi anni Ottanta. Catherine Deneuve e David Bowie sono una coppia di vampiri newyorkesi che adesca ragazzi nei locali gothic e se li porta a casa per succhiarne il sangue. C’è anche Susan Sarandon in questo film che è diventato un manifesto dell’estetica di quel tempo, molto influenzata dal maledettismo tardo-punk, dalla mistica del sangue e della ferita, e tesa a recuperare ogni precedente bohème e decadenza. Molto amato dai fashionisti, un film il cui status è irresistibilmente cresciuto nel tempo.

La classifica prosegue con:
16. 38° parallelo: missione compiuta
, MGM Channel, h. 0,15.
17. La finestra di fronte, Cult, h. 21,00.
18. Il giorno dello sciacallo, Studio Universal, h. 0,10.
19. I segreti di Brokeback Mountain, Sky Cinema Hits, h. 1,05.
20. The Messengers, RaiDue, h. 1,05. FREE
21. La coda dello scorpione
, Sky Cinema Italia, h. 1,05.
22. Nemico pubblico (Public Enemies)
, Premium Cinema, h. 21,00.
23. To let (affittasi), Rai Movie, h. 0,45. FREE
24. Un giorno perfetto
, RaiDue, h. 23,15. FREE
25. Largo Winch
, Sky Cinema Max, h. 23,05.
26. Amistad, Sky Cinema Mania, h. 21,00.
27. Non è mai troppo tardi, Premium Cinema, h. 23,25.
28. Abissi
, Fantasy Channel, h. 23,40.
29. Radiofreccia, Retequattro, h. 0,20. FREE
30. Occhi di cristallo
, Rai Movie, h. 22,55. FREE
31. Duplex – Un appartamento per tre
, Sky Cinema Family, h. 22,40.
32. Death Race, Italia 1, h. 21,10. FREE
33. Chaos
, Steel, h. 22,40.
34. Una canzone per Bobby Long, Rai Movie, h. 21,00. FREE
35. Bad Boys
, Sky Cinema Max, h. 21,00.
36. Robocop 2, Rai4, h. 23,10. FREE
Commento su alcuni titoli: Un vecchio film americano del 1959 sulla guerra di Corea: un’occasione per ripensare a quel conflitto ormai dimenticato (38° parallelo: missione compiuta); ben due Ozpetek (La finestra di fronte e Un giorno perfetto); la ricostruzione con parecchie libertà dell’attentato dell’Oas contro Charles De Gaulle (Il giorno dello sciacallo); il film che ha riscritto il paradigma gay nell’immaginario globale (I segreti di Brokeback Mountain); uno degli horror girati in America dai fratelli hongkonghesi Pang, quelli di The Eye (The Messengers); l’episodio filmato da Jaume Balagueró per la serie spagnola Film per non dormire (To let – Affittasi); uno Spielberg poco conosciuto su una nave di schiavi che, finiti in territorio americano, chiedono la libertà (Amistad). Per saperne di più di ogni film, cliccare il relativo link.

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