FILM STASERA IN TV: gli imperdibili 15 (mercoledì 19 gennaio 2011)

I migliori quindici film della sera e della notte tv: la scelta è personale. Per vedere la programmazione completa delle varie reti, consultare Film.tv.it. Si prendono in considerazione solo i film che incominciano tra le 21.00 e la 1.0o. Attenzione, la programmazione potrebbe cambiare (prima di vedere un film è meglio controllare, sempre su Film.tv.it, la sua presenza in palinsesto). Buona visione.
La scritta FREE indica i film trasmessi da canali non a pagamento.

1. LA COMMARE SECCA, Premium Cinema, h. 0,50.
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2. The History Boys, Iris, h. 21,05. FREE
3. Shutter Island, Sky Cinema 1, h. 21,00.
4. Creature del cielo, Cult, h. 23,10.
5. L’uomo che volle farsi re, Sky Cinema Classics, h. 22,50.
6. La contessa bianca, Iris, h. 1,05. FREE
7. Frost/Nixon. Il duello, Premium Cinema Emotion, h. 1,25.
8. Lègami!, Rai Movie, h. 22,45. FREE
9. Perché quelle strane gocce sul corpo di Jennifer?
, Sky Cinema Italia, h. 0,50.
10. Texasville, MGM Channel, h. 0,10.
11. Jade, Sky Cinema Max, h. 22,40.
12. La prima cosa bella, Premium Cinema, h. 22,40.
13. L’ultimo dei Mohicani, La7, h. 21,10. FREE
14. C’era una volta in Messico, Retequattro, h. 23,35. FREE
15. La metà oscura, Sky Cinema Mania, h. 0,55
Commento:
1. La commare secca. Film rarissimo, prezioso. Esordio nel remoto 1962 di Bernardo Bertolucci, allora soltanto ventunenne!, che sbalordì per la sapienza registica mostrata da un ragazzo di quell’età. Soggetto di Pier Paolo Pasolini, e si vede, difatti lo scenario è quello dei diseredati alla Accattone e tutto si muove intorno all’omicidio di una povera prostituta. Gli uomini che l’hanno vista quel giorno danno la propria versione dei fatti, sicchè il film è una sorta di Rashomon di borgata in cui si incrociano più narrazioni, verità e punti di vista. Bertolucci sembrò con La commare secca (che poi vuol dire la morte) essere solo un epigono, per quanto dotato, di Pasolini, ma a riguardare oggi il suo film ci si rende conto di una personalità già autonoma, che si sarebbe di lì a poco emancipata dall’ingombrante maestro e mentore (Pasolini vegliò su La commare secca come un fratello maggiore) dando vita allo stupefacente Prima della rivoluzione. Incredibile la precocità di Bertolucci, così come è stata altrettanto incredibile la sua precoce senilità negli ultimi vent’anni, con film decrepiti, quasi inguardabili e lontani da ogni sensibilità contemporanea (Io ballo da sola, L’assedio, The Dreamers).
2. The History Boys. Un’occasione, questo passaggio televisivo, per ripescare un film di cui in Italia non si è accorto nessuno, e invece tutt’altro che trascurabile, anche perché tratto da un premiatissimo play di Alan Bennett, lo scrittore-drammaturgo inglese di cui Adelphi ha pubblicato una serie di bestseller, da La sovrana lettrice a Una vita come le altre a Nudi e crudi. Scrittura acuminata e nello stesso tempo tersa e lineare, dialoghi perfetti, costruzioni narrative impeccabili: Alan Bennett è un talento di pura scuola britannica, e con The History Boys ha messo a segno uno dei suoi più grandi successi teatrali. Il film è di due anni fa e rispecchia fedelmente il testo d’origine. In una scuola superiore di provincia (siamo nell’83, nello Yorkshire) un gruppo di allievi si prepara ai test di storia per essere ammessi a Oxbridge, i college più prestigiosi del regno, Cambridge e Oxford, culla da sempre della ruling class. Paure, dubbi, impegno forsennato, c’è chi ha una determinazione di ferro e chi è tentato di abbandonare l’impresa. Sostengono e sorvegliano due insegnanti, dai metodi profondamente diversi, e il preside. Vite adolescenti, riti di passaggio, sogni di scalata sociale. The History Boys è proprio in questi giorni di scena (fino al 23 gennaio) al Teatro Elfo di Milano, in un allestimento che sta ottenendo un consenso di pubblico oltre le previsioni.
3. Shutter Island. Quale mistero nasconde quell’isola maledetta? Che cosa succede ai (presunti) malati di mente che vi sono ricoverati? Il detective Leonardo DiCaprio indaga con l’aiuto Mark Ruffalo (però, che coppia). Grandissimo thriller che, chissà perché, è stato maltrattato da gran parte dei critici, in particolare italiani. Forse non si perdona a Martin Scorsese di aver girato un film deliberatamente (anche cinicamente) mirato al box office (e difatti Shutter Island ha incassato molto bene, quasi 300 milioni di dollari worldwide). Ma che importa. Come gira un film lui non lo sa girare nessuno, e anche questo, pur tra qualche eccesso da primo della classe, è da manuale, anzi da lezione di cinema. Poi, scusate, il gran colpo di scena finale io non me l’aspettavo proprio, mi ha spiazzato, pensare che di un thriller azzecco quasi sempre la soluzione a metà. Tratto da un romanzo del Dennis Lehane di Mystic River e The Town, che stavolta crea fantasmi della mente peggiori di ogni tortura fisica. DiCaprio come in Inception pencolante tra realtà e sogno-incubo.
4. Creature del cielo. Nascita di un autore, Peter Jackson, che sarebbe diventato celebre e ricco realizzando uno dei più grandi successi della storia del cinema, la trilogia del Signore degli anelli. In quel momento, 1994, Jackson è solo uno sconosciuto anche se talentuoso ragazzo neozelandese che per questo suo esordio da regista sceglie un torbido fattaccio di cronaca nera accaduto dalle sue parti qualche decennio prima. Due ragazze diventano amiche, fino a sfiorare la storia d’amore, e creano un mondo fantastico in cui si rifugiano e che diventa il loro regno particolare. Quando la madre di una di loro cercherà di introdursi in quel legame e di tenerlo sotto controllo la uccideranno. Con una giovane e naturalmente già brava Kate Winslet. Leone d’argento a Venezia (ci videro bene, i giurati). Qualcosa di Le creature del cielo (l’adolescenza inquieta, la passione criminale) ritorna anche nell’ultimo film di Jackson, Amabili resti.
5. L’uomo che volle farsi re. Un John Huston anno 1975, con Michael Caine e un Sean Connery già parecchio lontano da Bond, tratto da un racconto coloniale e colonialista di Kipling. Signori, attenzione: questo avventuroso-favolistico è ambientato nell’Ottocento nelle inaccessibili zone montuose tra Pakistan e Afghanistan. Sì, proprio quelle che oggi fanno da santuario per Al Qaeda e formazioni parallele. Allora la regione faceva parte del Grande Gioco, oggi gli attori in scena sono cambiati, ma l’interesse delle potenze continua. E il film merita di essere rivisto proprio per questo. (Utile leggere non solo Kipling ma anche l’appassionante Il grande gioco. servizi segreti in Asia centrale di Peter Hopkirk, Adelphi).
6. La contessa bianca. Sì, la regia è di James Ivory, sempre così illustrativo, così laccato e leccato. Però siamo nella Shanghai del 1936, peccaminosa, leggendaria, la stessa della Marlene di Shanghai Express, dell’Impero del sole pre-invasione giapponese di Ballard/Spielberg, la stessa che ospitò anche la coppia Edda Mussolini/Galeazzo Ciano negli anni miglior della loro storia prima del tragico epilogo. Stavolta a rievocare quella Shanghai sentina di ogni vizio e corruzione, luogo letterario e cinematografico per eccellenza, è Kazuo Ishiguro, dal cui romanzo è tratto il film di Ivory, storia di una aristocratica russa costretta a fuggire dalla Rivoluzione e a prostituirsi nella più depravata e occidentalizzata città cinese. Semplicemente fantastico. Conoscerà un ex diplomatico che è Ralph Fiennes. Attenzione, la protagonista è la povera Natasha Richardson, e in ruoli collaterali compaiono mamma Vanessa Redgrave e zia Lynn Redgrave. Era il 2005. Oggi, 2010, Natasha e Lynn non ci sono più. Anche per questo La contessa bianca merita più di un’occhiata, per vederle ancora insieme a Vanessa.
7. Frost/Nixon. Il duello. Ricostruzione dell’intervista televisiva che il giornalista inglese David Frost fece a Richard Nixon dopo il caso Watergate e l’impeachment. A dirla così, sembra la cosa più anticinema che ci sia, invece il gran mestierante Ron Howard, stavolta in un piccolo film quasi indie, riesce a tenerci avvinti come in un thriller. Ma il merito è soprattutto della sceneggiatura, opera di Peter Morgan, ovvero quello che ha scritto anche The Queen e, attenzione, Hereafter per Clint Eastwood. Frank Langella/Nixon nominato all’Oscar.
8. Lègami! Un Almodóvar del periodo di mezzo, forse il meno felice, collocato tra i trasgressivi e innovativi film dei primi anni e quelli molto costruiti e classicheggianti della maturità (diciamo da Tutto su mia madre in poi). In Lègami! c’è ancora l’attore-feticcio del regista, Antonio Banderas, in procinto di emigrare a Hollywood (siamo nel 1990), nel ruolo di un fuori di testa uscito dall’ospedale psichiatrico che si fissa ossessivamente su una diva soft-porno (Victoria Abril) e la vuole tutta per sè. A suo modo, riuscirà nell’impresa, anche se non mancheranno gli effetti collaterali. Film irrisolto, senza più la selvaggeria degli inizi, di trasgressione addomesticata con quel sadomasochismo da grande platea, e già con un sospetto di autocitazionismo e manierismo. Ma, al solito, alcuni momenti sono travolgenti. Da non perdere l’irresistibile numero musicale interpretato dalla mamma (vera) di Pedro, la señora Francisca Caballero.
9. Perché quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer? Per chi ama gli italian gialli anni Settanta, questo film dal titolo chilometrico è imperdibile. Edwige Fenech, anno di grazia 1973, è al centro di una trama di ragazze assassinate. Stroncato as usual dalla critica bacchettona, recuperato e perfino osannato dalle fanzine e dai siti horror. Un po’ ingenuo e ruspante per gli standard attuali, però sintomatico di una stagione felice del nostro cinema di genere. Dirige un onesto artigiano come Giuliano Carnimeo.
1o. Texasville. Peter Bogdanovich torna vent’anni dopo (siamo nel 1990) nella cittadina texana che aveva raccontato nel suo meraviglioso film del 1971 L’ultimo spettacolo, titolo poi diventato proverbiale. Allora si celebrava malinconicamente la chiusura dell’ultimo cinema in quell’angolo di provincia americana (con la proiezione di Il fiume rosso di Howard Hawks) e con esso l’addio alla giovinezza di una coppia di amici. In Texasville ritornano alcuni personaggi, con un bagaglio di vita più pesante sulle spalle, ed è l’occasione per un bilancio dolceamaro. Se avete amato L’ultimo spettacolo (come non amarlo?) non perdetevi questo tardo sequel, anche se non è all’altezza dell’originale.
11. Jade. Sottovalutato noir con dark-lady di William Friedkin. Ma oggi tutto il cinema di Friedkin è considerato imperdibile dalla cinefilia. Anno 1995: il maestro di Vivere e morire a Los Angeles prende una sceneggiatura dell’allora pagatissimo Joe Eszterhas, quello di Basic Instinct e The Music Box, e ne fa un film molto personale. Il tema del sesso come inganno e manipolazione gli è congeniale, e il risultato è cupo e malsano come si conviene a uno psycho-thriller di serie A.
12. La prima cosa bella. Il film di di Paolo Virzì continua a essere replicato vorticosamente in tv. Un’operazione nostalgia sulla Livorno anni Settanta, rivisitata attraverso le memorie di un quarantenne disilluso trapiantato a Roma e costretto a tornare nella sua hometown per le gravi condizioni di salute della madre. Ripercorrerà tutti i fantasmi della sua storia familiare, governata e dominata da quella madre amorevole ma ingombrante ed eccessivamente anarchica e libera, che gli ha segnato irrimediabilmente la vita. La prima cosa bella ha realizzato buonissimi incassi e incamerato premi di ogni tipo, ed è stato anche scelto come candidato italiano all’Oscar: designazione a mio parere suicida, nessuno da quelle parti conosce Virzì ed è in grado di apprezzare un film così localistico. Avrebbero dovuto candidare Io sono l’amore di Luca Guadagnino che in America è andato molto bene. Ottimi Micaela Ramazzotti, una rivelazione, e Valerio Mastandrea. La Sandrelli rifà un po’ se stessa un po’ il suo indimenticabile personaggio di Io la conoscevo bene.
13. L’ultimo dei Mohicani. Magnifico avventuroso, tratto dal classico di James Fenimore Cooper e girato nel 1992 da un Michael Mann reduce dalla notevole prova di Manhunter. Sullo sfondo dela guerra franco-britannica per il possesso dei territori americani, la storia di un bianco adottato dai pellerossa, che si muove e combatte sospeso tra due mondi. Una vicenda che ha fatto sognare generazioni di ragazzi, e che in questa versione viene riproposta con il massimo dei mezzi. L’ultimo dei Mohicani è interpretato alla grandissima da un Daniel Day-Lewis all’apice della sua forma fisica. Paesaggi immensi. Senso epico. Cinema-cinema, già con parecchia consapevolezza storica e antropologica (la doppia appartenenza culturale del protagonista Occhio di falco) che però non appesantisce lo spettacolo.
14. C’era una volta in Messico. Per chi ama il cinema grandguignolesco, eccessivo, baraccone, fracassone, esagitato, squinternato, fumettistico, ispanico-barocco di Robert Rodriguez si accomodi. Qui Rodriguez riprende uno dei suoi personaggi-feticcio, El Mariachi (Antonio Banderas), il killer-suonatore, che viene scovato nella clandestinità e ingaggiato da un Johnny Depp agente della Cia allo scopo di sventare un imminente golpe di narcotraficantes in Messico. Gran dispiegamento di star. Oltre a Banderas e Depp ci sono Salma Hayek e Willem Dafoe.
15. La metà oscura. George Romero meets Stephen King. Il maestro degli zombie-movie stavolta lascia perdere i suoi amati morti viventi e si misura con uno psycho-thriller di King nel quale si parla di uno scrittore che, non potendone più di un suo pseudonimo che ormai ha più successo di lui, decide di farlo fuori. Ma non sarà così facile. Anche perché lo pseudonimo si è materializzato in una creatura che non ha nessuna intenzione di sparire e che anzi si è trasformato in persecutore. Niente male.

La classifica prosegue con:
16. Twin Town
, Iris, h. 23,10. FREE
17. Lama tagliente
, Studio Universal, h. 0,55.
18. Abissi, Fantasy Channel, h. 22,00.
19. La scuola della violenza
, Sky Cinema Classics, h. 21,00.
20. Vampiro a Brooklyn
, Sky Cinema Mania, h. 21,00.
21. Il ciclone, Premium Cinema, h. 21,00.
22. Gloria, Premium Cinema Emotion, h. 23,40.
23. Virus letale, Premium Cinema Energy, h. 23,10.
24. Metronotte, Sky Cinema Italia, h. 22,50.
25. Fino a prova contraria, Premium Cinema Energy, h. 21,00.
26. Il colore viola, Premium Cinema Emotion, h. 21,00.
27. Codice Magnum, AXN, h. 21,00.
28. La casa Russia, Cult, h. 21,00.
Commento su alcuni titoli: Lo strano incontro tra un maestro dell’horror come Wes Craven e un attore pop come Eddie Murphy: ne esce una commedia stravagante (Vampiri a Brooklyn); un lontano avventuroso-fantastico-catastrofico-marino diretto dall’appena scomparso Peter Yates, con Nick Nolte e Jacqueline Bisset (Abissi); Sidney Poitier insegnante liberal in una scuola difficile dell’East End londinese (La scuola della violenza); derive giovanili con eccessi, crudeltà e varia demenzialità in una provincia british desolata che ricorda quella di Trainspotting (Twin Town); il remake firmato Sidney Lumet di un leggendario film di John Cassavetes, stavolta con Sharon Stone nel ruolo che era stato di Gena Rowlands (Gloria); Diego Abatantuono si cimenta, con esiti incerti, con il genere noir (Metronotte). Per saperne di più di ogni film, cliccare il relativo link.

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