FILM STASERA IN TV: gli imperdibili 15 (sabato 22 gennaio 2011)

I migliori quindici film della sera e della notte tv: la scelta è personale. Per vedere la programmazione completa delle varie reti, consultare Film.tv.it. Si prendono in considerazione solo i film che incominciano tra le 21.00 e la 1.0o. Attenzione, la programmazione potrebbe cambiare (prima di vedere un film è meglio controllare, sempre su Film.tv.it, la sua presenza in palinsesto). Buona visione.
La scritta FREE indica i film trasmessi da canali non a pagamento.

1 ex aequo. VENGA A PRENDERE IL CAFFÈ DA NOI, Sky Cinema Italia, h. 22,05.
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=qfSjPNDQPl0&w=480&h=390]
1 ex aequo. GLI UCCELLI, Premium Cinema Energy, h. 23,15.
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=qFj_lpzsCLA&w=480&h=390]
2. Inseparabili, Studio Universal, h. 1,10.
3. Alta tensione
, Fantasy Channel, h. 23,45.
4. Ore 10: calma piatta
, Mya, h. 22,45.
5. Brüno
, Sky Cinema Mania, h. 0,25.
6. Le piace Brahms?, Sky Cinema Classics, h. 21,00.
7. Spartan
, Rai4, h. 21,20. FREE
8. Gente comune
, RaiUno, h. 1,10. FREE
9. Operazione Valchiria, Sky Cinema Hits, h. 21,15.
10. Bagdad Café
, Cult, h. 21,00.
11. Sotto tiro
, Iris, h. 23,00. FREE
12. The Blues Brothers, Joi, h. 21,00.
13. Rappresaglia
, La7, h. 0,25. FREE
14. Colors – Colori di guerra, Rai4, h. 23,10. FREE
15. La febbre dell’oro, Sky Cinema Classics, h. 0,50.

Commento:
1 ex aequo. Venga a prendere il caffè da noi. Un perfido racconto lacustre-varesotto di Piero Chiara tradotto in cinema nel 1970 da quel gran signore di ironie e melodrammi che era Alberto Lattuada. Perfetto protagonista un Ugo Tognazzi nei panni di Emerenziano Paronzini che, nella Luino post-bellica, sposa una delle tre sorelle Tettamanzi, diventando però anche l’amante delle altre due: perché nessuna è perfetta, anzi viste così sono tutte sgraziate, però ognuna di loro ha una virtù segreta che nell’alcova si esprime al meglio, e nell’insieme costituiscono l’amante ideale. Ma Emerenziano Paronzini non ha fatto i conti con la perfidia femminile e la smania di possesso, che porterà a un paradossale epilogo. Del 1970, Venga a prendere un caffè da noi fu un enorme successo al botteghino italiano e resta ancor oggi un ritratto godibile, acidissimo e senza sconti, della piccolissima borghesia ipocrita e insieme peccatrice. Ma non è tanto la fustigazione dei costumi a interessarci oggi, un po’ troppo moraleggiante, ma la scorrevolezza della narrazione, la perfezione dell’intreccio, la regia distaccata ed elegante che riesce a mantenere la materia raccontata molto al di qua del volgare e del sordido. Strepitose le tre sorelle, Milena Vukotic, Angela Goodwin e la smisurata Francesca Romana Coluzzi. Il più bel film mai tratto da Piero Chiara, anche meglio del successivo e pur notevole La stanza del vescovo, sempre con Tognazzi, ma con la regia di Dino Risi.
1 ex aequo. Gli uccelli. Non solo uno dei più grandi successi commerciali di Alfred Hitchcock, ma anche uno dei suoi lavori più geniali e profetici, uno di quei film in cui Hitch riusciva a vedere lontano e ad aprire nuovi orizzonti cinematografici, perfino a fondare nuovi paradigmi narrativi. In Gli uccelli (che è del 1963) c’è già moltissimo dell’horror che verrà, c’è la crudeltà che si fa spettacolo, il sadismo che viene sfacciatamente esibito davanti allo spettatore e non cerca più alcun alibi, alcuna giustificazione alla propria efferatezza: la scena di Tippi Hedren beccata dagli uccelli assassini è terribile almeno quanto la morte sotto la doccia di Psycho, e queste due sequenze sfondano una barriera, varcano un confine, dopo il cinema non sarà più lo stesso (e forse bisogna aggiungere a questi due Hitchcock anche Peeping Tom-Lo sguardo che uccide di Powell-Pressburger). Con Gli uccelli il thriller lascia il posto all’horror nella sua forma moderna. La storia è nota: in una cittadina della baia di San Francisco gli uccelli impazziscono e diventano ferocissimi killer. Contano solo le scene degli assalti omicidi degli orridi pennuti, nient’altro importa. Tra l’altro, è anche il film capostipite del genere animali assassini, anticipatore dei vari squali, piranha, caimani che a partire dagli anni Settanta invaderanno gli schermi e popoleranno i nostri incubi. Perché all’inizio, prima di tutto e di tutti c’è stato lui, Hitchcock.
2. Inseparabili. Il miglior Cronenberg di sempre, il suo film assoluto e più, come dire, cronenberghiano, quello in cui le sue ossessioni sono rappresentate e cristallizzate allo stato puro.  Due gemelli, naturalmente omozigoti (sennò come si potrebbe giocare sull tema del doppio?), crescono scambiandosi le parti e ingannando gli altri come in un eterno gioco infantile, e lo fanno anche nelle loto storie di sesso e amore con le donne. Finchè non entra in scena Claire. Allora la perfetta osmosi tra i due gemelli si incrina, comincia un percorso di follia che coinvolge prima l’uno poi, inevitabilmente, anche l’altro. Beverly, il lato più pazzo della coppia omozigote, è ossessionato dal corpo femminile, ne immagina le più spaventevoli mutazioni, per le quali inventa e realizza bizzarri e terrificanti strumenti ostetrici (difatti come il fratello è ginecologo). Ed è in queste scene che il talento disturbante, non privo di risvolti sordidi e laidi, di Cronenberg raggiunge vette ineguagliate. Jeremy Irons, in versione doppia, è ovviamente bravissimo. Citazioni: da Freaks di Browning (moltissimo) fino a Le due sorelle di Brian De Palma.
3. Alta tensione. Due ragazze in una casa nel bosco. Chiaro che arriva il maniaco. Riusciranno le due a sopravvivere allo scatenato pluriomicida? L’horror nella sua versione slasher (tagli e squarci) e splatter (sangue e budella) sbarca trionfalmente in Francia. È il 2003 e il giovanissimo Alexandre Aja confezione questo Alta tensione riuscendo nell’impresa di eguagliare i modelli statunitensi. Successo in patria e, quel che più conta, in territorio americano, tanto che Aja verrà chiamato a Hollywood a dirigere il remake di Le colline hanno gli occhi. Chi ha ammirato Cécile De France in Hereafter di Clint Eastwood non si perda Alta tensione: è lei la protagonista.
4. Ore 10: calma piatta. Me lo ricordo realmente pauroso, questo film australiano firmato Philip Noyce nel lontano 1989. Una coppia in mare aperto veleggia. I due scorgono una scialuppa con un tale che dice di essere il solo sopravvissuto di un equipaggio falcidiato dal botulino (inteso come tossina che uccide, non asfaltatrice di rughe). Lo prendono a bordo: male, molto male. Il tizio si rivelerà difatti uno piscopatico e per i due incomincerà un gioco al massacro e la più dura lotta per la sopravvivenza che si possa immaginare. Billy Zane, il cattivo, nella parte della vita. Lui è Sam Neill, bravo attore e faccia da brav’uomo, lei una Nicole Kidman alla sua prima grande affermazione, nel film che la porterà a Hollywood e a tutto quello che ne seguirà. Un film che ricorda, per cerebrale crudeltà, Funny Games (l’originale europeo, non il remake Usa) di Michael Haneke.
5. Brüno. Dopo Borat, Sacha Baron Cohen cerca di ripetere il colpo proponendo il suo stilista-fashionista austriaco Brüno (con i due punti, mi raccomando) che si muove e combina disastri planetari tra Milano al tempo delle sfilate, la Los Angeles dei casting e dei talk-show, e il Medio Oriente dove si reca in una delirante missione di pace. Fuori di testa. Però non si era mai vista una demolizione così efficace del mito massificato e globalizzato della moda, e del suo frutto perverso, il narcisismo coatto e decerebrato. A uscire a pezzi è anche l’estetica gay finto macho-muscolare e il gaysmo più ipnotizzato dal culto dell’immagine. Baron Cohen però strafà e tocca punti di una sgradevolezza inaudita e quasi insopportabile. Geniale, ma solo per stomaci fortissimi. Anche qui, anime belle politically correct astenersi. Non a caso Brüno non è riuscito a ripetere il successo di Borat.
6. Le piace Brahms? Tratto dal bestseller di Françoise Sagan che nel 1959 confermò il clamoroso successo di Bonjour tristesse. Una coppia di amanti (Yves Montand e Ingrid Brgman), e lei insoddisfatta che si innamora di un ragazzo più giovane (Anthony Perkins). Triangolo moderatamente trasgressivo, con quell’inconfondibile sapore borghese-esistenzialista alla Sagan. Allora maltrattato dalla solita critica bon ton, oggi da vedere come prezioso reperto d’epoca (il film è del 1961) e di un gusto.
7. Spartan. Un David Mamet del 2004, tra i meno conosciuti. Però Mamet è sempre Mamet, e merita comunque. Stavolta si mette a dipanare lo strano caso della figlia di un esponente del governo rapita non si sa da chi e per quali scopi. Piste e depistaggi, doppie verità e anche triple, rovesciamenti, colpi di scena, inganni e cointroinganni, insomma tutto il repertorio del thriller e del noir secondo il drammaturgo americano, affascinato anche stavolta dalle stanze degli specchi dove tutto può essere il proprio contrario e il riflesso di qualcos’altro. Con un Val Kilmer recuperato dagli abissi hollywoodiani: un attore cui basta apparire con la propria faccia e il proprio corpo pesante per raccontare qualcosa, per comunicarci dubbi e brividi.
8. Gente comune. Titolo proverbiale, e il film di maggior successo del Robert Redford regista. Molto ben raccontata e girato, però assolutamente mainstream: un film che piacque moltissimo a suo tempo (1980) e incamerò un bel po’ di Oscar (e di dollari). Una coppia – lui è Donald Sutherland, lei Mary Tyler-Moore allora regina della tv Usa – vede morire uno dei due figli. Quel che segue è l’elaborazione del lutto, l’angoscioso interrogarsi sulle proprie responsabilità e le eventuali mancanze e colpe, la ricadute psicologica sull’altro figlio. Un film medio, che però ha saputo andare al cuore del pubblico come pochi.
9. Operazione Valchiria. Megaproduzione con Tom Cruise che ricostruisce il fallito attentato a Hitler organizzato dallo junker Claus von Stauffenberg. Parziale insuccesso (120 milioni l’incasso totale del film nel mondo che, tenendo conto delle ambizioni di partenza e della presenza di Cruise, è poco). Lavorazione funestata da incidenti e polemiche. Operazione Valchiria è a suo modo un film maudit. Da vedere, anche perché il regista è Bryan Singer, quello dei Soliti sospetti, autore di sensibilità rara.
1o. Bagdad Café. Film tedesco che allora (1980) piacque molto al pubblico radical-chic, per via di quella certa idea di America che metteva in scena: un’America on the road, di grandi spazi, di provincia profonda e anonima, un po’ sulla scia del Paris, Texas di Wim Wenders (anche lui tedesco). Qui il regista è Percy Adlon, di cui poi si sarebbero perse le tracce, e che con Bagdad Café realizzò il film della sua vita. Una matronale signora tedesca finisce in uno sperduto punto sulla carta geografica tra Las Vegas e Disneyland, con motel e orrida cafeteria chiamata incongruamente col nome della capitale irakena (ancora ben lontana dall’entrare nelle cronache quotidiane statunitensi con la sue guerre e i suoi attentati).  Lei porterà la sua vitalità da Mutti allegra e benevolente, irradiando gioia e entusiasmo. Non c’è molto più di questo, ma tanto bastò a farne un piccolo culto in quel remoto 1980.
11. Sotto tiro. Nick Nolte è un reporter che si trova via via sempre più coinvolto nella rivoluzione sandinista e anti-dittatura somozista nel Nicaragua del 1979. Con lui altri due giornalisti, anzi periodistas: una coppia in crisi composta da Gene Hackman e Joanna Cassidy (di una bellezza maestosa e smagliante). Amori e altre passioni mentre sullo sfondo infuria la lotta. Il nostro passerà dalla terzietà e dall’osservazione distaccata a una decisa presa di posizione (pro-sandinisti). Film molto liberal e molto politically correct e molto gauchiste, secondo l’air du temps (1983). Parecchio simile al di poco successivo Salvador di Oliver Stone.
12. The Blues Brothers. Sì, certo, è il film che ha consolidato il mito di John Belushi, e il migliore a tutt’oggi del suo regista John Landis. Sì, è un film-matrice, da cui tutti hanno preso, generazioni intere di videomaker da Mtv. Certo, ci sono dei numeri musicali irresistibili, massimanente quello di Aretha Franklin, e le divise nere con occhiali neri di Belushi e Akroyd hanno creato più moda e imitazioni loro di centinaia di collezioni di stilisti messe insieme. Eppure a me The Blues Brothers non è mai piaciuto davvero. È che non amo il blues, e anche il soul non mi va tanto giù. Non amo la commedia demenziale e gli sbracamenti tipo ‘Vorrei la pelle nera’, come cantava quello là. Non è il mio cinema, non è il mio film, però doverosamente segnalo.
13. Rappresaglia. Roma 1944, prima l’attentato partigiano di Via Rasella, poi l’eccidio delle Fosse Ardeatine da parte dei tedeschi. Cosa successe veramente? Sulla scia di un discusso bestseller americano, il film lascia intendere come il massacro tedesco fosse la rappresaglia all’azione partigiana e che se l’attentato non ci fosse stato non ci sarebbe stata nemmeno la reazione nazitedesca. Una lettura protorevisionista che, il film è del 1973, innescò allora furibonde polemiche. Regia robusta anche se effettistica di George Pan-Cosmatos. Ma il film vale, più che per le sua non eccelse qualità cinematografica, per il suo rimettere al centro dell’attenzione un episodio fondamentale degli anni di guerra italiani. Con Marcello Mastroianni e, stracult!, Richard Burton che fa Herbert Kappler. Da rivedere (e poi io adoro i film bellici realizzati tra anni Sessanta e Settanta).
14. Colors – Colori di guerra. Film di Dennis Hopper del 1988, dunque del suo secondo periodo registico, quello che viene dopo il lungo ostracismo decretatogli da Hollywood per l’insuccesso di The Last Movie (1971), uno dei film più maledetti e di culto dell’intera storia del cinema. Il ritorno alla regia per lui arriverà solo nell’81 con Out of the Blue, cui seguirà a fine anni Ottanta questo Colors, ritratto pop della guerra a Los Angeles tra due gang giovanili ispaniche. Sorvegliano la situazione due poliziotti, l’anziano e saggio Robert Duvall e l’aggressivo, testosteronico Sean Penn, allora con fama di violento anche fuori dal set. Quasi un omaggio e un remake aggiornato al tempo delle gang di Gioventù bruciata, il film che da ragazzino Dennis Hopper interpretò accanto al suo idolo James Dean.
15. La febbre dell’oro. Confesso: non mi è mai piaciuto molto Charlie Chaplin, così sentimentale e autocompiacente, e anche furbetto la sua parte. Poi di fronte a certi suoi film ci si inchina, ovvio. Questo è uno dei meglio del periodo del Vagabondo. Il suo Tramp stavolta finisce tra i cercatori d’oro del Klondike, e già si avverte, anche se siamo nel 1925 in pieno cinema muto, qualcosa del Chaplin sociale e più maturo che verrà, quello che si misurerà con i Grandi Temi della storia e della politica (Il grande dittatore, Tempi moderni).

La classifica prosegue con:
16. Il sesto senso, Retequattro, h. 21,10. FREE
17. Brothers
, Premium Cinema, h. 23,25.
18. Il segno degli Hannan, MGM Channel, h. 0,40.
19. Montecristo, Premium Cinema Emotion, h. 0,15.
20. Van Helsing, Premium Cinema Energy, h. 21,00.
21. Inferno
, Rai Movie, h. 22,55. FREE
22. Anna, quel particolare piacere
, Sky Cinema Italia, h. 0,40.
23. Ogni maledetta domenica, Joi, h. 23,25.
24. Scherzo del destino in agguato dietro l’angolo come un brigante da strada, Sky Cinema Italia, h. 21,00.
25. Il… belpaese
, Rai Movie, h. 21,00. FREE
26. Angeli e demoni
, Sky Cinema Max, h. 0,25.
27. Posse – La leggenda di Jessie Lee, MGM Channel, h. 21,00.
28. Xmas Tale
, Rai Movie, h. 0,40. FREE
29. Amori e vendette, Sky Cinema Mania, h. 21,00.
30. Ho voglia di te
, Mya, h. 0,30.
31. Independence Day, Sky Cinema 1, h. 22,55.
32. The Quiet American
, Iris, h. 21,05. FREE
33.
La casa Russia, Sky Cinema Classics, h. 21,00.
34. Il processo di Norimberga
, Retequattro, h. 23,25. FREE
35. Una notte al museo 2 – La fuga
, Sky Cinema family, h. 21,00.
36. Nanny McPhee – Tata Matilda
, Disney Channel, h. 21,00.
Commento: Il primo film che ha utilizzato i temi new age e l’al di là in chiave thriller: un colpo di genio del regista indiano M. Night Shyamalan e un successo clamoroso al box office (Il sesto senso); melodramma con complicazioni familiar-affettive su un reduce dall’Afghanistan, remake hollywoodiano di Non desiderare la donna d’altri della danese Susanne Bier (Brothers); un bel thriller di un Jonathan Demme poco più che esordiente che è anche un ritratto sensibile di vita e cultura ebraiche (Il segno degli Hannan); dark-movie transilvanico con incursioni nel fantastico, con Dracula e il suo storico nemico (Van Helsing); il machismo del rugby visto da quel regista già muscolare di suo che è Oliver Stone (Ogni maledetta domenica); un Lina Wertmüller-movie dimenticatissimo e, al solito, dal titolo chilometrico e impossibile (Scherzo del destino…). Per saperne di più di ogni film, cliccare il relativo link.

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