FILM STASERA IN TV: gli imperdibili 15 (martedì 25 gennaio 2011)

I migliori quindici film della sera e della notte tv. La scelta è personale. Per la programmazione completa delle varie reti, consultare Film.tv.it. Si prendono in considerazione solo i film tra le 21.00 e la 1.0o. La programmazione potrebbe cambiare: controllare su Film.tv.it o sui siti delle varie reti la permanenza in palinsesto. Buona visione.
La scritta FREE indica i film trasmessi da canali non a pagamento.

1. LA SPOSA TURCA, Cult, h. 23,00.
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=3PDRleSXLbk&w=480&h=390]
2. Ben-Hur, La7, h. 21,10. FREE
3. Controsesso
, Sky Cinema Italia, h. 21,00.
4. L’uomo che verrà
, Sky Cinema 1, h. 22,55.
5. Sherlock Holmes, Premium Cinema, h. 21,00.
6. Due sporche carogne
, Sky Cinema Classics, h. 21,00.
7. Shaft il detective
, Steel, h. 22,40.
8. Frank Gehry. Creatore di sogni
, Studio Universal, h. 21,20.
9. Il gioco di Ripley
, Rai Movie, h. 22,40. FREE
10. Insider – Dietro la verità
, Retequattro, h. 23,25 FREE; Strade violente, MGM Channel, h. 0,45.
11. Number 23, Rai 5, h. 22,40. FREE
12. Julia
, Premium Cinema Emotion, h. 23,10.
13. Casanova ’70
, Sky Cinema Italia, h. 0,00.
14. Jurassic Park
, Premium Cinema Energy, h. 0,50.
15 ex aequo. Basta che funzioni, Sky Cinema Mania, h. 21,00.
15 ex aequo. Mar Nero
, Sky Cinema Italia, h. 0,55.

Commento:
1. La sposa turca. Il primo grande film del turco tedesco Fatih Akin, quello che impose il suo nome nella top list degli autori europei e gli fece pure vincere a Berlino 2004, meritatissimamente, l’Orso d’oro. Furioso e insieme rassegnato melodramma, come su questo continente non se ne vedevano dai tempi di Fassbinder (vero, c’è Almodovar, ma i suoi sono mélo depotenziati, senza quell’inesorabilità, quella fatalità, quel dolore lancinante che il genere esige). Anzi, se si deve parlare di un possibile erede dell’enorme e non rimpiazzabile Rainer Werner F., l’unico serio candidato è proprio Akin, altri non ce n’è. Vedere e rivedere per credere questo La sposa turca. Lei, Sibel, bellissima, è figlia di immigrati turchi e come tutti quelli di seconda generazione si ritrova divisa tra la cultura dei padri e quella della terra dov’è cresciuta. Vorrebbe vivere l’amore senza costrizioni e impacci, ma si scontra con il codice patriarcale della famiglia e del clan. Tenta il suicidio per sfuggire alla gabbia, si ritrova in una clinica psichiatrica dove conosce un altro tentato suicida, Cahit, anche lui diviso tra la cultura turca dei genitori e quella tedesca. Ha qualche anno più anni più di lei, è vedovo ed è triste. Beve, si droga, si autodistrugge. Sibel gli propone un matrimonio di facciata, in modo che lei si possa emancipare dalla famiglia e vivre sa vie (godardianamante!). Si sposano. Ma, come vuole il melodramma, lui si innamora davvero, e comincia così una storia tormentosa che condurrà i due prima alla separazione, poi a ritrovarsi a Istanbul. Fiammeggiante, emozionante come poche volte s’è visto al cinema nell’ultimo decennio. Travolgente. Fatih Akin si ripeterà due anni dopo agli stessi livelli con Ai confini del paradiso, altro film vicino al capolavoro. Poi arriverà Soul Kitchen, il suo maggior successo commerciale, però film triviale, ruffiano e furbastro, e sgangheratissimo, un passo indietro rispetto ai precedenti, che tradisce tutte le promesse che il regista turco-tedesco aveva fatto intravvedere. Ma Akin è giovane, ha il tempo e l’energia per consegnarci altri film come La sposa turca.
2. Ben-Hur. Uno dei film più popolari della storia del cinema, di quelli che si sono impiantata nella memoria collettiva e non se ne sono più andati via. Non sono poi molti ad avercela fatta, Via col vento innanzitutto, poi Star Wars, Titanic, qualcosa di Spielberg, forse Il signore degli anelli e Avatar. Film che sono totem della pop culture, che ne sono stati creati e l’hanno a loro volta rimodellata. Ben-Hur è il peplum al suo massimo di sempre, ovvero il massimo di uno dei generi fondativi dello stesso cinema (do you remember Cabiria e Gli ultimi giorni di Pompei?). Roma agli albori dell’Impero, la Palestina ebraica colonia riottosa, il passaggio da quelle parti di un uomo di nome Gesù, e Ben-Hur, ebreo di alto lignaggio che ingiustamente finisce sulla galere romane ma poi avrà modo di riscattarsi e far carriera nella capitale del mondo. Tutto questo è il film di William Wyler (anno 1959), che mette in campo e in pista lo statuario Charlton Heston, sex symbol perbene per le famiglie di quegli anni Cinquanta-Sessanta frequentatrici delle platee popolari e parrocchiali, con tutti suoi muscoli in evidenza ma privo di ogni carica perturbante. Scene indimenticabili: la leggendaria, e non è un’iperbole, corsa delle bighe, uno di quei pezzi di cinema che continuano a generare cloni e imitazioni, nei film (vedi la corsa sulle moto virtuali di Tron: Legacy), nelle graphic novel, nei videogames. Fu diretta, come sta scritto nei sacri testi di storia del cinema, da Sergio Leone. E poi la visita alla cava dei lebbrosi, puro horror che feconderà l’immaginazione e le allucinazioni di molti ragazzi del cinema che verranno dopo. Una montagna di dollari si riversò su Ben-Hur, e una pioggia di Oscar: ben 11, record eguagliata solo recentemente da Titanic e Il ritorno del re – Il signore degli anelli.
3. Controsesso. Film a episodi, come si usava nel nostro cinema nei primi anni Sessanta (questo è del 1964). Dirigono Marco Ferreri, Renato Castellani e Franco Rossi. Ma il film è rimasto, e viene ricordato, solo per l’espisodio di Ferreri, Il professore, interpretato da un Ugo Tognazzi in uno dei suoi ruoli più sordidi e imbarazzanti (nessuno come lui ha avuto, tra i nostri attori di quegli anni, lo stesso coraggio nel buttarsi in personaggi impossibili). Io non lo amo, anzi lo trovo repellente, però Controsesso secondo Ferreri-Tognazzi è il reperto di un cinema che va visto e conosciuto, perché oggi sarebbe non solo irrealizzabile, ma neppure pensabile. Allora, agli albori della cosiddetta rivoluzione sessuale, nel nome – e con l’alibi – della libertà e dei diritti si poteva mettere in scena ogni abominio e ignominia, ogni slittamento nel lercio. Sentite qui: un professore di liceo costringe le sue alunne a non allontanarsi per andare in bagno, col pretesto che potrebbero copiare e passarsi i compiti, dunque fa costruire un gabbiotto in classe in cui al momento del bisogno le allieve potranno rinchiudersi. Ma lo scopo, per il pervertito, è auscultare i rumori corporali che da quella cabina promanano. Naturalmente il tutto viene presentato da Ferreri e dal suo sceneggiatore Rafael Azcona come un’accusa e uno sberleffo al bigottismo e alla repressione, che di individui e comportamenti siffatti sarebbero i responsabili. Mah. Io l’ho rivisto recentemente, e devo dire che ho faticato a resistere fino in fondo. Oggi Controsesso è un’esperienza di cinema estremo e disturbante, quasi insostenibile. Provateci.
4. L’uomo che verrà. Grande sorpresa del cinema italiano dell’anno scorso, un film dell’indipendente Giorgio Diritti (presentato anche al Festival di Roma) che ha colpito spettatori e addetti ai lavori per la sua diversità, e che ha avuto anche un un buonissimo esito al box-office. Maturo allievo di Olmi, Diritti  aveva già conquistato un ristretto ma compatto manipolo di estimatori con il suo precedente Il vento fa il suo giro, crudele e per niente indulgente e politically correct racconto su un villaggio di cultura occitano d’alta quota in una valle del Piemonte. Per L’uomo che verrà alza il tiro e le ambizioni, e racconta – siamo sempre in un villaggio di montagna ma stavolta dell’Appennino bolognese – la strage nazista di Marzabotto nel suo prepararsi e nel suo farsi, vista attraverso gli occhi di una piccola comunità contadina. La prima parte, tutta in dialetto emiliano delle alture, è quasi un trattato antropologico sulla vita quotidiana, con una ricostruzione filologica delle abitudini e dei riti, ed è la migliore, la più olmiana e anche la più coraggiosa stilisticamente e linguisticamente. Quando poi nella seconda parte Diritti scende sul terreno della ricostruzione della strage nazista, il film sale di intensità emotiva ma cala in innovazioone e sperimentazione, diventando più prevedibile e percorrendo solchi storiografici fin troppo collaudati e politicamente corretti. Lo sguardo dal basso sulla Grande Storia riesce a metà, non la riscrive davvero, non mette in discussione certezze, totem e tabù e finisce inesorabilmente, pur se nobilmente, nell’agiografico. Diritti accenna ai dissensi dei contadini anche verso certe frange partigiane, ma non va oltre qualche prudentissima inquadratura e qualche frase sommessa. Ma il film, pur non risolvendo i suoi squilibri interni, resta un risultato alto e un’opera a parte – fuori dalla medietà – del nostro cinema.
5. Sherlock Holmes. Enorme, inaspettato successo al box office delle vacanze natalizie 2009: qualcosa come 530 milioni di dollari incassati nel mondo, ottimi risultati anche in Italia. Guy Ritchie con questo suo Sherlock Holmes adrenalinico e poco compassato, per la prima volta nella sua vita di regista centra in pieno il bersaglio commerciale. Era ora, dopo i tanti piccoli bei film però di nicchia, e soprattutto dopo il matrimonio con Madonna che l’aveva come creativamente bloccato: non più un film decente, da quando stava con lei. Poi, a separazione avvenuta, ecco la rinascita con Sherlock Holmes (gli psicanalisti indaghino, per favore). Niente a che vedere con tutte le precedenti versioni cinematografiche del detective di Conan Doyle. Qui SH non ha più niente dell’aplomb british, è un nevrotico signore che si nuove freneticamnente in una Londra vittoriana molto steampunk: vapori, fabbriche, vicoli bui. muri e antri fuligginosi, porti e angiporti plumbei, ferraglia ovunque.  Lo aiuta l’amico-assistente Watson, stavolta, più che una spalla e una comparsa, una sorta di angelo bonario che assiste il deragliante (psicologicamente e socialmente) Sherlock. Trama di un giallo molto venato di nero, con brividi oltrtetombali. Ma che importa la storia, lo spettacolo lo fanno lui e lui: Sherlock è un enorme Robert Downey Jr che si sarebbe meritato l’Oscar, Watson un Jude Law che si diverte a non fare più il figaccione ma l’uomo posato in grigio. Gran coppia maschile. La rivedremo: è in lavorazione l’inevitabile (visto il successo) sequel.
6. Due sporche carogne. Polar del 1968 con due superstar come Alain Delon e Charles Bronson. Produzione francese: protagonisti due legionari reduci dall’Algeria (e già questo) coinvolti in un colpo da due ragazze pericolose tendenza dark lady. Due uomini veri del cinema a confronto, l’europeo e più sofisticato Delon, con alle spalle i suoi bei film d’autore (Visconti ecc.) e l’americano Bronson, tutto azione e pugni. All’inizio si detestano (la solita guerra tra maschi alfa), poi diventeranno amici. Film da recuperare, un brillantissimo prodotto della cinematografia francese che nel genero noir-crime-poliziesco ci ha sempre saputo fare. Il regista Jean Herman non è Melville, ma confeziona un film impeccabile. Una delle cose migliori della serata tv.
7. Shaft il detective. Il primo detective nero. Siamo nel 1971 e Shaft apre un nuovo genere cinematografico che da allora non si è mai esaurito, quello che glorifica gli eroi black, destinato a un pubblico primariamente black, con una storia esclusivamente black. Il film si apparenta alla cosiddetta blaxplotation, ma non è proprio la stessa cosa, viene prima e ne è semmai un precursore nobile. Shaft ha come modello le grandi detective-story chandleriane e hammettiane (ovvero, al cinema Il mistero del falco e Il grande sonno), guarda ancora alla Grande Hollywood, mentre la blaxploitation che seguirà sarà più selvaggia, rumorosa, scomposta ma anche originale, figlia diretta della cultura del ghetto. L’attacco del plot è assolutamente chandleriano: un boss della mafia nera incarica Shaft di rintracciare la figlia scomparsa, lui pensa siano state le Black Panthers a rapirla, ma si sbaglia di grosso. Già da questi elementi si capisce come il film, interpretato da Richard Roundtree, si porti dietro parecchie ossessioni del tempo suo, di come riecheggi quel ribollente magma che era allora il mondo dei ghetti neri, diviso tra ansie integrazioniste, devianze criminali e ribellismi antistema. Molto, molto interessante. Fu un successo travolgente: il film e anche la colonna sonora.
8. Frank Gehry. Creatore di sogni. Sydney Pollack intervista Frank Gehry e ricostruisce la sua storia di architetto-star che ha cambiato per sempre l’immagine urbana e il modo stesso di pensarla. Pollack (questo è il suo ultimo film prima della scomparsa) e Gehry erano amici di vecchia data. Interessante, perché è anche un confronto tra stili, quello solidamente artigianale e tradizionale di Pollack regista e quello visionario, oltre-realista, decostruzionista di Gehry.
9. Il gioco di Ripley. Rivalutare Liliana Cavani, toglierla dall’immeritato limbo (o inferno?) in cui spettatori e penultime e ultime leve della critica l’hanno collocata. La signora appartiene a quella stagione del gran cinema italiano che si tormentava con il peccato e la colpa e la difficile redenzione, che si muoveva (anche goffamente) tra il richiamo della carne e l’anelito al sublime e al sacro, tra estetismi che riciclavano l’eterno dannnzianesimo italico e sprofondamenti nel kitsch più delirante. Si parla insomma di Visconti e Pasolini in testa, ma anche di certo Bertolucci, Patroni Griffi, e di lei, Liliana Cavani. Questo suo tardo film, anno 2002, non è al livello dei suoi classici, ma è da vedere con rispetto. Ed è, altro motivo di interesse, l’ennesima esercitazione sul mito cinematografico e letterario di Ripley, il criminale dandy e carogna inventato da Patricia Highsmith, già interpretato al cinema da Dennis Hopper (L’amico americano), Matt Damon (Il talento di Mr. Ripley), Alain Delon (Delitto in pieno sole). Stavolta c’è John Malkovich, che eccede al solito in smorfie e occhiatacce oblique per far salire il tasso di ambiguità e perversione. (Il mio Ripley preferito resta sempre quello del giovane Delon nel film di René Clément).
1o. Insider – Dietro la verità e Strade violente. Su canali diversi, e per fortuna in orari diversi, due film di Michael Mann, il regista di Collateral e The Heat, uno dei migliori della Hollywood degli ultimi decenni. Insider è uno dei suoi film maturi (1999) ed è l’ambiziosa, complessa ricostruzione della guerra a Big Tobacco, l’industria del fumo, rappresentata attraverso due caratteri maschili, l’uomo che ha le prove per incastrare la multinazionale per cui ha lavorato e il giornalista in cerca di scoop che lo spinge a farlo. Gran prova attoriale sia di Al Pacino che di Russell Crowe. Strade violente è invece una crime story del 1981, tra i primi film di Michael Mann, con un ladro che vorrebbe fare l’ultimo colpo della vita e poi ritirarsi, ma che finisce intrappolato in una rete di minacce e ricatti. Con James Caan.
11. Number 23. Walter è ossessionato dal numero 23, si ritrova invischiato in una serie di fatti e coincidenze che ruotano proprio intorno a quel numero. Delirio o realtà? Joel Schumacher film questo strano thriller psicologico che avvolge lo spettatore così come la paranoia avvolge a poco a poco il suo protagonista. Che è Jim Carrey, credibile e bravissimo.
12. Julia. Da non confondere con Giulia di Fred Zinnemann con Jane Fonda e Vanessa Redgrave: questo è invece il film più recente di quell’Erick Zonca che a fine anni Novanta ebbe il suo momento di gloria con il duro, premiatissimo La vita sognata dagli angeli. Stavolta si butta in un quasi-remake di Gloria di Cassavetes, con una Tilda Swinton bevitrice in via di redenzione dagli Alcolisti Anonimi che, per aiutare una messicana nei guai, si prende cura del figlio di lei. Si ritroverà in Messico a difendere il bambino da gente che lo vuole morto. Uno di quei film poco o nulla visti, censurati dal mercato, poco amati dai critici ufficiali, non sostenuti da nessuno, che proprio per questo meritano una visione e una chance. Anche perché Zonca non è un regista qualsiasi e Tilda Swinton è Tilda Swinton.
13. Casanova ’70. Uno dei film rimossi e cancellati di Mario Monicelli: chi se lo ricorda più? Un ufficiale dell’aeronautica, che poi è Marcello Mastroianni, riesce a fare l’amore solo in situazioni ad alto riscbio. Pensa di poter guarire con una terapia psicanalitica, ma è proprio in quel momento che incomincano per lui le complicazioni. Del 1965, una commedia che non ha lasciato nessuna traccia. Ci sono Virna Lisi, Beba Loncar e Margaret Lee. Il fatto che Casanova ’70 sia stato dimenticato è anche il suo motivo di interesse e quello che lo rende meritevole di una visione e di una revisione.
14. Jurassic Park. Uno dei film di maggiore incasso della storia di Hollywood, un colpo do genio di Steven Spielberg che intuisce tutto il potere fascinatorio e di incantamento sull’immaginario (ebbene sì, collettivo) della lontana era dei dinosauri. Inutile raccontare la storia, che è tra le più conosciute almondo. Film giocattolo nel senso migliore, rifondazione del cinema popolare attraverso il primato degli effetti speciali su ogni altro elemento, plot e attori compresi.
15 ex aequo. Basta che funzioni. Per chi ama Woody Allen e per chi, come me, non lo amo, ecco il suo penultimo lavoro, girato prima di Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni. Storia senile (al solito) di una signore parecchio maturo che si innamora di una ragazza. Insomma, uno dei tormentoni del cinema woodyalleniano. Autobiografico? Il ritorno americano di Allen dopo i suoi film inglesi e spagnoli (ma il muovo film, quello con la comparsata di Madame Sarkozy, lo ha girato di nuovo in Europa).
15 ex aequo. Mar Nero. Il film che fece ottenere due anni fa il premio come miglior attrice a Ilaria Occhini al festival di Locarno. Un’anziana signora (la Occhini) e la sua giovane badante rumena: dapprima un rapporto di reciproche diffidenze, poi di solida complicità e intesa. Finché alla badante scompare il marito rimasto in Romania e lei torna in patria per scoprire che fine ha fatto: la signora la seguirà. Edificante apologo sulla convivenza-alleanza tra italiani e stranieri, e in effetti uno dei rarissimi film che abbiano trattato le relazioni tra noi e gli immigrati. Nobile e anche efficace, ma inesorabilmente politically correct. Chi ha avuto a che fare per un qualche motivo con delle badanti noterà come la realtà sia molto, molto diversa da quella del film.

La classifica prosegue con:
16. Harsh Times – I giorni dell’odio, Sky Cinema Mania, h. 22,40.
17. Le vie della violenza
, Iris, h. 23,15. FREE
18. Seduzione pericolosa, Iris, h. 21,10. FREE
19. Freeze Me
, Rai Movie, h. 0,30. FREE
20. Il grande dittatore, Sky Cinema Classics, h. 0,45.
21. Il tunnel dell’orrore, Fantasy Channel, h. 0,05.
22. Passo a due
, RaiDue, h. 23,15. FREE
23. 2012
, Sky Cinema Max, h. 22,40.
24. Marines: sangue e gloria
, MGM Channeel, h. 22,55.
25. Disastro a Hollywood
, Premium Cinema Energy h. 23,00.
26. Caccia a Ottobre Rosso
, Studio Universal, h. 23,25.
22.
El Condor, 7 Gold, h. 23,15. FREE
27. Psycho II
, Cult, h. 1,00.
28. The Island, Fantasy Channel, h. 22,00.
29. Max Payne
, Sky Cinema Hits, h. 22,50.
30. La custode di mia sorella
, Mya, h. 21,00.
31. Mystic Pizza
, Cult, h. 21,00.
32. L’amore non va in vacanza
, Premium Cinema, h. 23,15.
33. Io, grande cacciatore
, Sky Cinema Classics, h. 23,00.
34. Soldato Jane
, Premium Cinema Emotion, h. 21,00.

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