No, il cinema di pomeriggio no

Bene, adesso posso andare finalmente al cinema di pomeriggio, mi son detto quando mi sono ritrovato con più tempo a disposizione, liberato finalmente da quegli impegni che mi avevano assillato e riempito la vita per tanti anni. Per una vita, appunto.
Non sapevo della tristezza che mi sarebbe capitata. Io che adoro il cinema, mi sono ritrovato immalinconito in mezzo a un pugno di spettatori, una decina al massimo, capitati lì per non si sa quale motivo. Soprattutto signore, sono loro le affezionate, con l’aria e pettinature e makeup da sciure e l’immancabile pelliccetta. Tutte, tutti molto, molto al di sopra dei settant’anni, e non è per fare il vetusto, attempato, patetico giovanilista, però scusate, ci sta una bella differenza tra l’essere in età matura (sì, mi si permetta l’odiato eufemismo) e l’essere sugli ottanta tendenza novanta. Poi quell’orribile riduzione di prezzo il pomeriggio – ma solo in certi giorni per carità, che anche la bontà ha i suoi limiti dettati dal marketing – per ultrasessantenni, che ghettizza, come si diceva negli anni Settanta, classifica, segmenta e separa, due euro di sconto, una miseria, per far sentire i poveretti del cinema dell’après-midi irrimediabilmente decrepiti, di un’altra tribù rispetto a quella, magari meno abbiente ma di sicuro più vispa, dei giovani o di chi non ha ancora maturato per sua fortuna il diritto alla famigerata riduzione.
Ma l’aria polverosa, decadente, da ballo sull’orlo dell’abisso, quasi sepolcrale, che ha assunto il cinema di pomeriggio non è altro che l’immagine vera, purificata, quintessenziale, di quello che il cinema tutto è diventato nei centri urbani, in quelle poche sale che sono sopravvissute alla falcidia (a Milano, delle sale che facevano di corso Vittorio Emanuele la via del cinema, sono rimasti solo l’Arlecchino, l’Apollo e l’Odeon in piazza Duomo: hanno chiuso il Corso, l’Ariston, l’Astra, l’Excelsior, il Mediolanum, il Mignon, l’Ariston, e sicuramento ne dimentico qualcuno). Il cinema urbano è cinema per vecchi, di giovani se ne vedono pochi o quasi niente, soprattutto nelle art house tipo Centrale o Ariosto, anche perché il film che una volta si diceva d’essai è diventato roba da ultracinquantenni, le giovani generazioni se ne guardano bene. Loro affollano i multiplex extraurbani, quelli con pizzeria, ristorante messicano e vagonate di popcorn, e che nemmeno a me dispiacciono, intendiamoci, le cose tipo Avatar o Inception è meglio vederle lì su quei megaschermi e con poltrone comode su cui ti puoi distendere. Lì il cinema di pomeriggio fa un po’ meno malinconia, ma solo appena un po’.

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