Ricordando MARIA SCHNEIDER e la sua più grande performance: la sua vita

Michelangelo Antonioni con Maria Schneider sul set di "Professione: reporter" (1975).

Non ce l’ha mai fatta, Maria Schneider, a emanciparsi da quel film troppo potente, troppo famoso, troppo mediatizzato. Ultimo tango a Parigi l’aveva scoperta e lanciata, l’ha anche travolta e intossicata. Morta ieri a Parigi a 58 anni per cancro, Maria Schneider lascia dietro di sè quella luce forte, quelle scene memorabili (giustamente memorabili?) con Marlon Brando, e un lungo buio, che soffocò e annullò il brillio che sempre più fiocamente promanava da lei. La sua carriera è una carriera mancata. Si è data la colpa, lei stessa l’ha fatto, a quel film di Bernardo Bertolucci, ma la Schneider ci deve aver messo anche molto di suo. La sua incapacità di piegarsi a una disciplina professionale emerse ben presto, dopo i fasti del film che dal nulla e da un giorno all’altro ne fece una star. Sussurri e qualche grido sono usciti da quei set in cui avrebbe dovuta essere la protagonista e da cui si allontanò, o fu allontanata, a lavorazione appena iniziata, o poco prima che incominciasse. Doveva essere la maestra di Novecento, ancora con il suo mentore Bertolucci, fu sostituita all’ultimo minuto da Stefania Sandrelli. Tinto Brass la licenziò dal set quasi-porno di Io, Caligola rimpiazzandola con Thérèse-Ann Savoy, Buñuel dopo un giorno le disse basta, e per Quell’oscuro oggetto del desiderio ricorse a Carole Bouquet e Angela Molina. Bertolucci, Buñuel, Brass: registi (e film) che avrebbero potuto cambiare la vita a Maria Schneider, sottrarla al destino di attrice-da-un-solo-film. Fu in quel momento che si decise il suo futuro e la sua collocazione nello star-system. Al bivio fra starsene dov’era e inoltrarsi in nuovi territori, Maria scelse la conservazione, o gli altri scelsero per lei, chissà: ci incuriosirebbe saperlo, e speriamo che un biografo un giorno ricostruisca questi passaggi ancora misteriosi della sua storia e ci faccia capire finalmente perché lei si fermò, e incominciò a spegnersi. Sono emersi alla cronache certi suoi guai, le droghe, l’alcol, il ricovero in cliniche, Maria andò in prima pagina per via di una complicata storia gay. Ma questo non basta a spiegare il suo progressivo inabissamento nel nulla, e l’enigma permane.
Solo un altro film dopo Ultimo tango brilla davvero nella filmografia di Maria Schneider, che pure allinea una cinquantina di titoli, ed è il meraviglioso Professione: reporter di Michelangelo Antonioni. Lei è la ragazza che accompagna Jack Nicholson, uno che ha assunto l’identità di un altro come un nuovo Mattia Pascal, in fuga non si sa da chi e da che cosa attraverso una Spagna prima metropolitana (Barcellona), poi assolata e spettrale. Con quel finale, Dio mio che finale, uno dei più belli e alti che Antonioni e il cinema ci abbiano mai dato, un piano sequenza circolare da vertigine, un lungo giro della macchina da presa che lascia Jack Nicholson vivo nella sua stanza d’albergo, esce letteralmente dalla finestra, scende sulla piazza, inquadra Maria Schneider, rientra in albergo, percorre il corridoio, rientra nella stanza, e adesso Jack Nicholsono è morto, ucciso. L’occhio del regista e del cinema (e di noi spettatori) non si stacca mai, eppure in quel cerchio che la macchina da presa disegna nel suo lento movimento tutto succede, si passa dalla vita alla morte. Per me spettatore Maria Schneider non resterà quella di Ultimo tango, film che non ho mai amato e che tantomeno oggi riesco ad amare – oggi che è così malamente invecchiato – ma quella ragazza ansiosa che si agita in una piazza di un villaggio spagnolo sotto il sole, mentre il destino del suo compagno sta per compiersi. Questo è il film che mi piacerebbe si ricordasse di lei. Il resto, il film più potente che abbia mai girato Maria Schneider, è la sua vita oscura, da eterna promessa mai mantenuta. Per favore, qualcuno si occupi di lei, ne ricostruisca le tracce, ce la racconti quella storia, ne tragga un libro, ne faccia un film. Il vero film di Maria Schneider.

Professione: reporter (The Passenger)

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