FILM STASERA IN TV: gli imperdibili 10 (giovedì 10 febbraio)

I migliori film della sera e della notte tv: la scelta è personale. Per vedere la programmazione completa delle varie reti, consultare Film.tv.it. Si prendono in considerazione solo i film che incominciano tra le 21.00 e la 1.0o. Attenzione, la programmazione potrebbe cambiare (prima di vedere un film è meglio controllare, sempre su Film.tv.it, la sua presenza in palinsesto). Buona visione.
La scritta FREE indica i canali non a pagamento.

IMPERDIBILI
1. Seven, Premium Cinema, h. 23,15.
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=J4YV2_TcCoE&w=640&h=390]
2. The Wrestler
, Sky Cinema Hits, h. 23,20.
3. Domenica, maledetta domenica
, MGM Channel, h. 22,45.
4. Frantic
, Studio Universal, h. 21,00.
5. La battaglia dei tre regni (Director’s Cut)
, Sky Cinema Mania, h. 0,45.
6. La notte dei generali, Sky Cinema Classics, h. 21,00.
7. Basic Instinct
, Iris, h. 21,00. FREE
8. Inside Man
, Premium Cinema, h. 21,00.
9. Il grande caldo
, Sky Cinema Classics, h. 23,30.
10 ex aequo. Alone
, Rai Movie, h. 23,00. FREE
10 ex aequo. Cuore sacro
, La5, h. 21,10. FREE
Commento:
1. Seven, Premium Cinema, h. 23,15. Ci sono molti motivi per vederlo o rivederlo. Innanzitutto perché è di David Fincher, il regista di The Social Network sulla nascita e l’ascesa di Facebook, candidato a una gran quantità di Oscar, compreso quello per la miglior regia. Poi, perché è uno dei più bei film di sempre su un serial killer (oltre a M, il mostro di Düsseldorf di Fritz Lang e pochi altri), anche meglio dell’ottimo ma sopravvalutato Il silenzio degli innocenti. Ultimo ma non trascurabile motivo: è interpretato dalla magnifica coppia Brad Pitt-Gwyneth Paltrow, allora anche fidanzati. Visivamente inventivo e innovativo per i tempi (1995). Un prototipo che sarà poi replicato e copiato infinite volte.
2. The Wrestler, Sky Cinema Hits, h. 23,20. Leone d’oro a Venezia 2008 e gran successo in tutto il mondo. Soprattutto, resurrezione di Mickey Rourke, recuperato da Darren Aronofsky per l’indimenticabile protagonista, un ex campione di wrestler oltre il viale del tramonto che per sopravvivere si esibisce nei circuiti più periferici e scalcinati. Il gusto forte, barocco-pop, quasi heavy metal di Aronofsky trova la sua perfetta espressione in questo The Wrestler (intanto il suo ultimo film, Black Swan, ha razziato in America nomination a ogni premio possibile, Oscar compresi, e sta incassando oltre ogni previsione: ormai siamo vicini ai 10o milioni di dollari, un’enormità per un film indie).
3. Domenica, maledetta domenica, MGM Channel, h. 22,45. Forse il miglior film di quel regista fuorischema e di difficile classificazione che fu John Schlesinger, uno che attraversò il cinema inglese e americano degli anni Sessanta-Settanta con lo sguardo dell’outsider, del mai omologato. Del 1971, Sunday, Bloody Sunday (titolo bellissimo) segue il protagonista, un maturo medico omosessuale interpretato da Peter Finch, nelle sue avventure esistenziali e nella passione per un giovane designer che forse lo ama forse no, e che di sicuro ama anche una signora (Glenda Jackson, allora attrice di primissima fascia). Non c’è molto più di questo, ma il miracolo è che Schlesinger sa raccontare una materia del genere senza turgori melodrammatici, soprattutto inventa un altro modo di raccontare al cinema l’omosessualità, non ancora politicizzato ma non più da minoranza catacombale.
4. Frantic, Studio Universal, h. 21,00. Dopo la fuga dall’America in seguito alla ben nota vicenda giudiziaria, Roman Polanski non è stato più lui, non ha più raggiunto i livelli dei suoi film statunitensi e del periodo antecedente. Nulla di paragonabile, nella sua produzione del lungo esilio parigino post-Hollywood, a Rosemary’s Baby, a Chinatown o a Repulsion. Lo dico, amaramente, da fanatico di Polanski e del suo cinema. Tra i pochi buoni risultati di questa sua stagione si può inserire Frantic, anno 1988, thriller girato con un senso perfetto dei tempi, con sapienza tutta polanskiana nell’evocare la minaccia e il pericolo. A un professore americano a Parigi, Harrison Ford molto bene in parte, rapiscono la moglie. Quel che segue è un’affannosa ricerca della desaparecida da parte del professore trasformatosi in detective e uomo d’azione. La terra straniera è colma per lui di insidie nascoste, a partire dall’incomprensibile lingua. Una ragazza gli farà da guida nel labirinto, è Emmanuelle Seigner signora Polanski, e sarà la purtroppo necessaria vittima sacrificale. Il senso di spaesamento e perdita, il disorientamento che colgono il protagonista e, con lui, noi spettatori, è qualcosa di squisitamente alla Polanski – lui, l’eterno esule senza patria – ed è qualcosa che trasforma questo thriller (hitchcockiano, nel suo everyman trascinato in situazioni più grandi di lui esattamente come in Intrigo internazionale) in un film memorabile.
5. La battaglia dei tre regni (Director’s Cut), Sky Cinema Mania, h. 0,45. Del 2008, La battaglia dei tre regni segna il ritorno in Cina dal lungo e proficuo esilio hollywoodiano di John Woo, che con questo kolossal si mette al servizo della storia patria, rievocando lo scontro fra tre diversi regni con tanto di battaglia finale nell’anno 208 d.C. Un episodio che sarà determinante per il futuro della Cina. John Woo usa tutta la sua formidabile tecnica cinematografica, il gusto enfatico per il dettaglio e, specularmente, per le scena di massa, la sua velocità, il ritmo, per una produzione costata 80 milioni di dollari, la più impegnativa nella storia del cinema cinese. Una festa per gli occhi. Film immenso, smisurato, che stasera si può vedere in versione integrale, non quella ridotta circolata finora in Occidente. Da non perdere, per capire la potenza del cinema asiatico e di come la Cina attuale celebra se stessa attraverso la celebrazione del proprio passato. Interessante anche perché John Woo è diventato famoso come regista del cinema di Hong Kong, e qui rientra da ex straniero e da figliol prodigo nel grembo della grande madre Cina.
6. La notte dei generali, Sky Cinema Classics, h. 21,00. Nazismo e perversione sessuale, un binomio che, dopo questo film del 1967, ritroveremo sempre più spesso al cinema (vedi Luchino Visconti, Liliana Cavani e Tinto Brass). Qui c’è un Peter O’Toole, generale psicopatico e dall’erotismo distorto e sadico, in una delle interpretazioni più istrioniche della sua carriera, per qualcuno la migliore in assoluto. Il regista Anatole Litvak (La fossa dei serpenti, Anastasia) è uno di quei cineasti emigrati a Hollywood che hanno portato con sè, dalle loro vite viennesi, berlinesi, est europee, il senso dell’ambiguo, dell’ombra, del rimosso. Litvak, ebreo di Kiev, questo bagaglio lo immette anche in La notte dei generali, un film che allora sembrò di routine e che invece è cresciuto con il tempo fino ad assurgere a classico.
7. Basic Instinct, Iris, h. 21,00. Mi piace Paul Verhoeven e mi ostino a pensare che Basic Instinct non sia solo il film in cui Sharon Stone accavalla le gambe senza slip. Verhoeven è indigesto, ma è un autore molto riconoscibile, anche abbastanza unico. C’è in lui quell’immaginario erotico spesso, denso, pesante, greve, da Nord profondo, da Fiandre tra Anversa, Amsterdam su su fino a sfiorare Amburgo. Quell’erotismo che ha prodotto la tristezza delle ragazze in vetrina e la prima, livida pornografia europea anni Cinquanta-Sessanta. Ecco, Basic Instinct è così. Europeo, nordico, per niente hollywoodiano nonostante le sue sembianze di noir seriale. Basic Instinct è una pala fiamminga di corpi pallidi già oltretombali e di colpevoli senza redenzione.
8. Inside Man, Premium Cinema, h. 21,00. Uno dei film che preferisco di Spike Lee: il quale, quando lascia perdere i suoi fantasmi ideologici e le sue ossessioni etnico-razziali, riesce ad appassionare come pochi. Questo Inside Man è una delle sue produzioni più commerciali e, dal suo punto di vista, alimentari e compromissorie, però girato alla grandissima. Classico heist movie, parte con un gruppo di rapinatori che irrompe in una banca. Ma non è che l’inizio di un intrigo dagli sviluppi inimaginabili, dove i colpi di scena si susseguono e disegnano un universo di avidità e abiezione in cui non sai più da che parte stiano il bene e il male, i buoni e i cattivi. Clive Owen, qui nella sua riuscita migliore, è il capo della banda, Denzel Washington (magnifico) un poliziotto pronto a tutto, Jodie Foster un’ambigua mediatrice. Il più alto incasso nella carriera di Spike Lee. Peccato non ne faccia più spesso di film così.
9. Il grande caldo, Sky Cinema Classics, h. 23,30. Leggendario noir del 1953 di Fritz Lang, che raggiunge qui uno dei risultati più alti della sua produzione americana. Con l’implacabilità di certi precedenti film chandleriani (anche se il romanzo che origina Il grande caldo non è di Chandler), con in più il disincanto europeo e il gusto tutto espressionista per le ombre così tipicamente, riconoscibilmente langhiano. Un agente viene estromesso dal corpo di polizia per i suoi modi troppo spicci. Si farà giustizia da solo dando la caccia ai criminali che gli hanno massacrato la moglie, aiutato solo dalla pupa del boss, sfigurata dall’amante-padrone e anche lei in cerca di di vendetta. Il protagonista è Glenn Ford, ma l’apparizione che non si può dimenticare è Gloria Grahame dal volto deturpato (il personaggio di Two-Face interpretato da Aaron Eckhart in The Dark Knight di Nolan ne è una derivazione-citazione). Lee Marvin è il sadico villain.
10 ex aequo. Alone, Rai Movie, h. 23,00.
Un buonissimo psycho-horror thailandese uscito in Italia non molto tempo fa (io l’ho visto qui a Milano l’estate scorsa) e che ora approda in televisione. Due gemelle siamesi (e la storia si svolge in Thailandia, già Siam…) sviluppano una dipendenza psicologica reciproca e patologica, finché l’arrivo dell’adolescenza e degli innamoramenti scaverà un solco tra di loro. Vengono chirurgicamente separate, ma una non ce la fa. La sopravvissuta avrà incubi e tormenti, e se la dovrà vedere con il fantasma ritornante della sorella che sembra volerla trascinare con sè. Gran colpo di scena finale. Girato piuttosto bene, senza effettacci ma puntando con una certa nobiltà più sulla forza dell’intreccio e delle atmosfere che sul grand guignol, sembra a tratti quasi un remake, chissà quanto consapevole, di Le due sorelle di Brian De Palma. Denso di citazioni, da Hitchcock a Dario Argento a Ted Browning (Freaks, of course). Film che ci arriva dal Far East e da quella cinematografia thailandese assai vitale in grado di produrre una Palma d’oro come Zio Boonmee che si ricorda delle sue vite precedenti di Apichatpong Weerasethakul, ma anche solidi film artigianali e di genere come questo. Il guaio del cinema thai è l’impronunciabilità dei nomi. Proviamoci: i due registi di Alone si chiamano Banjong Pisanthanakun e Parkpoom Wongpoom, le gemelle interpreti Marsha e Withaya Wasukraipaisan.
10 ex aequo. Cuore sacro, La5, h. 21,10. Il film più coraggioso, l’unico azzardo nella carriera di una regista altrimenti felpato e cauteloso come Ferzan Ozpetek, solito a raccontare certe piccolissime trasgressioni (l’omosessualità più perbene) ovattandole con un galateo cinematografico che tutto smussa, attenua, ammorbidisce. Invece con Cuore sacro (2006) Ozpetek abbandona i sentieri tranquilli di La finestra di fronte e Le fate ignoranti, che tanto l’avevano fatto apprezzare dalle platee, per inoltrarsi in una storia difficile di ascesi mistiche, derive esistenziali, scelte estreme al limite del delirio. Una giovane imprenditrice in seguito ad alcuni incontri casuali non sopporta più l’aridità della sua vita, entra in crisi, si spoglia dei suoi privilegi e passa dall’altra parte: la parte dei poveri, dei derelitti, degli umiliati e offesi. Una parabola francescana tanto più strana ed eccentrica per il turco Ozpetek proveniente, si presume, dalla cultura islamica. Il modello preso a riferimento è il Rossellini altissimo, rischioso e ostico di Europa ’51, con una indimenticabile Ingrid Bergman folle di Dio e intrisa di pietà per gli uomini, una santa laica contemporanea affine per certi versi a Simone Weil. Cuore sacro è irrisolto, qua e là insostenibile e imbarazzante, ma è, vivaddio, un film che si muove fuori dalla medietà e dalla mediocrità. Fu un flop clamoroso, non poteva essere diversamente, e prontamente Ozpetek ritornò ai suoi film carini e morbidi, ritrovando il successo di pubblico prima con Saturno contro poi con Mine vaganti. Barbora Bolulova, una delle migliori attrici di cui possa disporre il cinema italiano, alle prese con un personaggio impossibile se la cava più che bene. Ma Cuore sacro vede anche la ricomparsa, dopo un lungo oscuramento, di Lisa Gastoni, ed è un evento. Gastoni è stata una presenza importante nel nostro cinema anni Sessanta e Settanta, protagonista di film come Grazie zia, Svegliati e uccidi e Mussolini ultimo atto.

CONSIGLIATI
11. Il pianeta errante, Sky Cinema Italia, h. 0,30.
12. Il crimine di Padre Amaro, Cult, h. 0,55.
13. Il bagno turco – Hamam, Sky Cinema Italia, h. 22,50.
14. Ragazze interrotte
, Retequattro, h. 23,40. FREE
15. Essi vivono, Studio Universal, h. 23,10.
Commento:
11. Il pianeta errante, Sky Cinema Italia, h. 0,30. Uno dei bellissimi fantascientifici, poveri e inventivi e pieni di grazia, girati da Antonio Margheriti nei primi anni Sessanta, B-movies che firmava con lo pseudonimo international di Anthony B. Dawson e che venivano esportati in tutto il mondo, Stati Uniti compresi. Vederli significa immergersi in un cinema di genere italiano che non c’è più, un cinema vitale che copiava modelli hollywoodiani alti e costosi e li reinventava genialmente a basso costo, un’operazione che avrebbe toccato il suo culmine con gli spaghetti-western. Margheriti fu invece il mago della nostra sci-fi fatta in casa con un pugno di lire. In Il pianeta errante una spedizione va a intercettare un asteroide che minaccia di distruggere la terra. Dovranno sbarcare e farlo esplodere. Ricorda qualcosa? Sì, il kolossal hollywoodiano Armageddon (1998) con Bruce Willis. Solo che Margheriti arriva ben 33 anni prima. Motivi di straculto: c’è Ombretta Colli (e già questo) e c’è Giacomo Rossi Stuart, il bel papà di Kim. Per cultori e non solo.
12. Il crimine di Padre Amaro, Cult, h. 0,55. Melodramma messicano del 2002 con un pretino (Gael Garcia Bernal) che si innamora di una giovane parrocchiana, mentre assiste impotente ai crimini e alla corruzione del clero locale (addirittura colluso con i narcotraficantes: esagerati). Chiaro il messaggio che il film ci invia: cosa volete che sia il peccato della carne a fronte di altre e ben peggiori colpe? Al di là di questa predica politically correct e molto Teologia della liberazione, il film per fortuna ha quel giusto torbido che lo trasforma in un buon mélo. Grande successo negli Stati Uniti e candidatura all’Oscar, nessun successo in Italia.
13. Il bagno turco – Hamam, Sky Cinema Italia, h. 22,50. Non sono un fan del cinema di Ferzan Ozpetek, autore ripetitivo e troppo compiaciente e accomodante e che molto di rado azzarda film fuori dagli schemi (vedi Cuore sacro, non gradito dal pubblico ma interessante). Però questo Hamam, sua opera d’esordio, ha una freschezza e una levità che non mi dispiacciono. Uscito nel 1997, fu subito adottato e inglobato nella cultura queer, anche in America, dove fu un piccolo caso e restò in programmazione per un anno e mezzo senza interruzione in un cinema newyorkese. Racconta di Alessandro Gassman che lascia Roma per andare a Istanbul a prendere possesso di un vecchio hammam (con una o due m, va sempre bene) lasciatogli in eredità da un’eccentrica zia che lì aveva trascorso la sua vita di esule esistenziale. Tra i vapori ci scapperà l’amore con un ragazzo turco. Morbidissimo, alla Ozpetek insomma. Così morbido da essere evanescente. Ma forse è proprio per questo che Ozpetek piace tanto.
14. Ragazze interrotte, Retequattro, h. 23,40. Ci rendiamo conto che per questo film nel 2000 Angelina Jolie si prese l’Oscar come miglior attrice non protagonista? Allora era considerata una vera attrice, mica come adesso. Con Winona Ryder forma una coppia di ragazze sballate e molto ai bordi che, siamo nei Sixties, si ritrovano in un ospedale psichiatrico. C’è anche la povera Brittany Murphy. E Vanessa Redgrave. Il titolo è diventato molto più famoso del film, surclassandolo e eclissandolo.
15. Essi vivono, Studio Universal, h. 23,10. Un John Carpenter del 1988, nella sua migliore stagione, alle prese con una storia di alieni e zombie. Un muratore (e già questo rende straordinario il film, quando mai si vede un protagonista working class?) trova un paio di strani occhiali e quando se li inforca vede che molte persone sono in realtà degli zombie. Bella idea, che genera un film teso ma anche acuto, sagace, con lampi di ironia, perché il bersaglio vero di Carpenter è, come allora ancora usava, il potere, anzi l’establishment. Al di lè di questo aspetto diciamo così politico, oggi datato, il film resta più che fruibile.

INTERESSANTI
16. Saturn 3, 7 Gold, h. 23,30. FREE
17. Matrix Reloaded
, Premium Cinema Energy, h. 0,40.
18. Angelica alla corte del re, Sky Cinema Classics, h. 1,05.
19. The Spirit, Cielo, h. 21,00.
20. Viola di mare
, Sky Cinema Italia, h. 21,00.
21. È una sporca faccenda tenente Parker
, 7 Gold, h. 21,05. FREE
22. Resurrection
, Fantasy Channel, h. 23,45.
23. Blueberry, Rai Movie, h. 21,00. FREE
24. Joseph Andrews
, MGM Channel, h. 21,00.
25. The Italian Job
, Sky Cinema Max, h. 21,00.
26.
Lei mi odia, Cult, h. 22,35.
27. Les dents de la nuit
, Rai Movie, h. 0,35. FREE

VEDIBILI
28. Un sogno ad occhi aperti, Sky Cinema Family, h. 0,45.
29. La linea
, Sky Cinema 1, h. 0,55.
30. Non prendere impegni stasera
, Premium Cinema Emotion, h. 22,45.
31. Tutte le donne della mia vita, Premium Cinema Emotion, h. 21,00.
32. Zelda
, Hallmark, h. 21,00.
33. I due superpiedi quasi piatti
, Retequattro, h. 21,10. FREE
34. Io e Marilyn, Sky Cinema 1, h. 23,10.

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