OSCAR Highlights (14 cose da ricordare della grande notte)

Dalla Notte degli Oscar appena trascorsa, quello che non dimenticheremo: non i momenti maggiori e istituzionali (la consegna dei premi, le presentazioni ecc.), ma i dettagli, i lapsus, le cose marginali che però lasciano il segno.

1) Kirk Douglas. Arriva con bastone e badante (maschio) con i suoi bei 95 anni e il passo strascicato di chi ha avuto un ictus. Biascica a fatica le parole, però che grinta signori. Fa battute neanche male, butta un occhio e anche due a Anne Hathaway e fa il galante. Getta il bastone e si regge in piedi da solo. A Melissa Leo dice che è molto più bella che nel film (vero). Non se ne vuole andare più via, il badante lo deve trascinare fuori. Standing ovation. Il momento migliore della serata. Ragazzi, c’è da imparare da ‘ste querce.
2) James Franco drag queen. Sbuca a un certo punto sul palco en travesti con una parruccona bionda e un abito di raso lungo da gran sera alla maniera (ho capito dopo) di Marilyn Monroe in Gli uomini preferiscono le bionde. Ci deve aver preso gusto, dopo che sulla copertina di non ricordo più quale rivista* (poi cerco e ve lo dico) era apparso qualche mese fa vestito e truccato da donna. È l’unico momento della serata in cui ci accorgiamo che c’è. Por nano, come presentatore è stato inesistente, spaesato, smarrito, terrorizzato, sovrastato dalla ben più volitiva Anne Hathaway. Carino sì, ma insomma un po’ di carattere ragazzo mio. Il travestimento non ha scosso più di tanto la platea, ci vuole ben altro ormai.
* la rivista è Candy. Grazie a Silvia Mapelli che me lo ha ricordato.
3) Il fuckin’ di Melissa Leo. Lo scandalo della serata, insomma lo scandaletto. A un certo punto l’oscarizzata miglior attrice non protagonista per The Fighter nel canonico discorso di ringraziamento si lascia sfuggire un fuckin’ easy, stava dicendo che starsene a casa o in platea a vedersi l’Oscar è fuckin’ easy, maledettamente più facile che starsene lì sul palco. Come si vede, una robetta innocente, ma tanto è bastato oggi a far parlare e sparlare le gazzette.
4) Il Bloody Hell di Christian Bale. Anche lui, Oscar come miglior attore non protagonista (sempre per The Fighter), si lascia scapparea all’inizio del discorso da vincitore quelle due parole. Mini-scandaletto. Anzi micro.
5) L’intestino ballerino di Colin Firth. Con l’Oscar in mano, ci comunica con molta regalità che il suo intestino si è messo a ballare e che i problemi addominali si stanno acuendo, dunque sarà velocissimo nel ringraziare. Conclude: “Adesso ho alcuni impulsi cui devo dare seguito, scusate”, e scappa via, immaginiamo in un un meraviglioso bagno tutto marmi e ori e specchi déco degno di un premio Oscar.
6) La faccia di Annette Bening quando annunciano l’Oscar a Natalie Portman. La inquadrano sadicamente per un attimo, ma tanto basta. Su quella faccia (ormai rugosissima) leggi sprezzatura, alterigia, disappunto, delusione, incazzatura, il “tanto lo sapevo che finiva così maledizione”, tutto in una frazione di secondo. Nominata un casino di volte, mai premiata. Pensare che è stata in testa ai pronostici fino al mese scorso, poi Natalie Portman, anche grazie all’effetto simpatia del pancione, ha effettuato il sorpasso.
7) Warren Beatty che assomiglia a Umberto Veronesi. Accompagna la moglie Annette Bening sul red carpet, ed è ormai assolutamente e definitivamente un signore anziano, anche se ancora con qualcosa dello charme di un tempo. Somiglianza impressionante con Umberto Veronesi, potrebbero scambiarsi le parti.
8) I gioielli disegnati da Angelina Jolie. Li indossa sul red carpet la moglie di Robert Downey jr. Ed è lei a spiegare, tra lo sgomento dell’intervistatore, che a disegnarli è stata proprio la (quasi) signora Pitt. Ma si sarà fatta pagare? e quanto?
9) Russell Brand sul red carpet con la mamma. Quel pazzo di Russell Brand ha lasciato a casa la moglie Katy Perry e ha scelto come accompagnatrice sul tappeto rosso la mamma, una compita e gradevole signora inglese che sembrava per la verità un po’ intimidita e spaesata accanto al ciclonico figliolo.
10) L’apparizione in video di Obama, nostalgico di Casablanca. Poteva mancare alla notte degli Oscar il vero grande divo dell’America di oggi? No che non poteva. Così il piacione Barack Obama si è palesato via video (registrato) a introdurre le canzoni nominate all’Oscar. A domanda su quale fosse la sua canzone da film preferita, risponde che nel cuore ne ha tante (ovviamente), ma ce n’è una che ama particolarmente, As time goes by da Casablanca. Scelta impeccabile, anche se un po’ ovvia.
11) Il discorso di David Seidler, Oscar per la miglior sceneggiatura originale. L’uomo che ha scritto Il discorso del re è apparso anche il più spiritoso nel discorso del vincitore. “Mio padre mi diceva sempe che sarei stato una fioritura tardiva, infatti eccomi qua, sono il più vecchio vincitore nella storia dell’Oscar (ha 74 anni, ndr), speriamo che presto qualcun altro batta il record. Ringrazio Sua Maestà la Regina per non avermi rinchiuso nella Torre di Londra”. Io non ho molto amato il film, però Seidler l’ho trovato davvero amabile e molto britannicamente spiritoso. Mica come Aaron Sorkin, Oscar per la miglior sceneggiatura non originale per The Social Network, che ancora una volta ha brillato (dopo i Golden Globes) per il tono sprezzante dell’allocuzione. Non c’è niente da fare, Sorkin è geniale ma odioso.
12) La dichiarazione più politica della serata la fa Charles Ferguson. Il suo Inside Job, che ha ricevuto l’Oscar come miglior documentario, è una ricostruzione della crisi che ha colpito Wall Street e i templi della finanza. Ferguson dice che a due anni dal ciclone, i truffatori e i responsabili del crack sono ancora liberi e che non si è mai fatta giustizia. Applausi di circostanza. Ecco, questo è stato il massimo della provocazione politica della serata. Non granchè.
13) Il ringraziamento gay. Lo fa uno dei tre produttori (Iain Canning, Emile Sherman e Geeth Unwin) premiati con l’Oscar per il miglior film a Il discorso del re. “Rigrazio il mio compagno Ben”, dice. Però mannaggia mi sono perso il nome, non so chi dei tre si tratti. 14) Anne Hathaway: “E stato l’anno delle lesbiche”. Ricordando all’inizio della cerimonia i fatti salienti dell’annata cinematografica trascorsa, la presentatrice della serata ricorda che è stato anche l’anno delle signore gay, e il riferimento palese è al film The Kids Are All Right, che ha per protagonista una coppia lesbica formata da Annette Bening e Julianne Moore: grande successo al box office e molte nomination all’Oscar (però nessuna statuetta vinta).

Tutto il resto sulla Notte degli Oscar nella cronaca live minuto per minuto su questo blog.

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